Lo Stadio Azteca è la ziggurat del calcio planetario. Un tempio che si arrampica su alture improbabili che ha consegnato all’immortalità Pelé e Maradona. Qui ha fatto il suo esordio il Messico, uno dei Paesi ospitanti in questa sorta di NAFTA calcistica. Forse Quiñones e Raúl Jiménez non godranno dell’immortalità ma, intanto, il Messico ha iniziato col piede giusto il suo Mondiale.
Per la prima volta tre paesi. Per la prima volta tre inaugurazioni. Dispersivo. Il Canada ha fatto cantare il suo inno nazionale a Alanis Morissette, ex bambina prodigio del rock mondiale. In campo la squadra di Jesse Marsch ha sentito l’emozione, ma è riuscita a recuperare lo svantaggio contro la Bosnia. A Lukić ha risposto Larin. Qualche ora più tardi, nella notte italiana, a pochi passi da Hollywood, Pochettino ha messo su una scenografia coi fiocchi per l’esordio degli Stati Uniti. Attore protagonista Balogun, autore di una doppietta. Christian Pulisic è tornato a rivestire i panni di Captain America e ha riscattato mesi di abulia in maglia rossonera.
Questo è il Mondiale delle prime volte. Qualcuno già si lamenta per il basso tasso tecnico. La prestazione di Curaçao farebbe propendere per il sì.
La Germania ha disintegrato la più piccola nazionale del mondo, dando l’impressione che dalla trequarti in sù possa essere molto pericolosa. Havertz, Musiala, Sanè e Wirtz possono fare molto male. La Spagna ha steccato contro Capo Verde. Gli Squali hanno imbrigliato le Furie Rosse con rigore tattico e difesa ad oltranza. Vozinha, portiere quarantenne della Segunda Liga, è salito agli onori della cronaca per le sue parate. Alcune squadre europee hanno sofferto del mal d’Africa.
Il Belgio è stato colto dal gioco febbrile dei calciatori del Nilo. L’Egitto di Salah ha tenuto in scacco per un tempo De Bruyne e compagni. La Golden Generation sta pagando il suo dazio con il tempo che passa. Lukaku resta comunque un fattore. Entrato nella ripresa, ha causato l’autogol di Ashour.
Clamoroso è stato il mezzo passo falso di una delle favorite del torneo, il Portogallo, che è stato fermato sul pari dal Congo. Dopo cinquantadue anni i Leopardi sono apparsi molto più solidi di quella combriccola di gattini spaventati che si presentò in Germania sotto il nome di Zaire. Chi conosce meglio i lusitani mi riferisce di una fase offensiva imperfetta. Alla lunga, questo Cristiano Ronaldo potrebbe far più male che bene. Manca un rifinitore negli ultimi sedici metri, un Figo per intenderci. Chi da sempre occupa il ruolo di favorito è il Brasile di Carlo Ancelotti. La Seleçao ha dovuto faticare più del previsto per venire a capo del Marocco che quattro anni fa era arrivato in semifinale. I magrebini stupiscono e continueranno a farlo. Un nome su tutti: Ayyoub Bouaddi. I Leoni dell’Atlante hanno pescato a piene mani dalla diaspora, che è un’altra tendenza del calcio contemporaneo. Curioso il fatto che l’unico marocchino nato in patria sia Azzedine Ounahi.
Francia e Argentina non hanno deluso le attese.
Le finaliste della scorsa Coppa del Mondo hanno bagnato l’esordio segnando tre gol, concedendosi però qualche sofferenza di troppo, prima che i loro due giocatori più rappresentativi, Mbappé e Messi, non decidessero di lasciare il segno. Il giocatore del Real Madrid si è acceso, come tutta la Francia, nella ripresa e ha segnato una doppietta che l’ha reso il marcatore più prolifico nella storia della nazionale francese, superando Olivier Giroud. La Francia ha vinto 3 a 1 contro il Senegal. In goal anche Barcola su assist del milanista Rabiot. Messi, invece, ha scritto per l’ennesima volta la storia del torneo. La sua tripletta gli ha consentito di agganciare a sedici reti Miroslav Klose in testa alla speciale classifica dei marcatori all time. È stato graziato, a dire il vero, per un brutto fallo sul quale il VAR non è intervenuto. Va segnalato il primo punto del Qatar che è riuscito ad imbrigliare la Svizzera, sprecona e disattenta.
Una riflessione merita il successo della Svezia. Nel suo girone di qualificazione aveva totalizzato la miseria di due soli punti e, grazie al cervellotico sistema UEFA basato sui risultati della Nations League, si è giocata il play-off contro la Polonia. Alla prima giornata ha liquidato 5-1 la Tunisia con la doppietta del tunisino di Svezia Ayari. Morale della favola: l’importante è arrivarci.
Così va il mondo del pallone. Succede anche che Sabri Lamouchi venga subito esonerato e che la Tunisia assuma Hervè Renard, ex CT dell’Arabia Saudita.
Giudizio sospeso sull’Olanda: due volte in vantaggio la squadra di Koeman si fa rimontare da un Giappone in versione samurai. Erling Haaland iscrive il suo nome alla storia del Mondiale. Non avevamo dubbi che sarebbe accaduto. Deludente il pari dell’Uruguay di Bielsa: gioca una partita a due facce contro la sempre ostica Arabia Saudita che passa in vantaggio, prima del gol del pari del talentuoso Maxi Araujo.
Il 17 giugno 1970 a Città del Messico si giocava la partita del secolo tra Italia e Germania. Nella stessa data è andata in scena Uzbekistan-Colombia. Non era la stessa cosa, ma la partita è stata divertente e ha visto il ritorno al Mondiale di Fabio Cannavaro. I colombiani si sono imposti per 3 a 1 con una prestazione grandiosa del giocatore del Bayern Monaco Luis Diaz. Dici Bayern e la mente va a lui, Harry Kane, vero e proprio uragano contro la Croazia di Modrić, quest’ultimo tra i peggiori in campo. Vittoria della squadra del tedesco Tuchel per 4 a 2. Il tecnico, che ha lasciato a casa Foden e Palmer, ha costruito una squadra basata sulla coesione e sul gioco di squadra. L’esordio è stato promettente, vedremo se saprà confermarsi nel prosieguo del Mondiale. In questi giorni ricorreva l’anniversario dell’uscita dell’album The Queen Is Dead degli Smith.
Beh, Elisabetta ha già guardato da lassù il suo secondo Mondiale. Da Qatar 2022 i sudditi di Sua Maestà cantano God Save the King. Chissà se riusciranno davvero a riportarla nell’Old Blighty. Quella stessa coppa che la più longeva regina britannica consegnò, per la prima e unica volta, a Bobby Moore. Solo allora potremo davvero dire che il calcio è tornato a casa. Intanto val bene cantare Wonderwall degli Oasis, giusto per gradire. In fondo, sono inglesi.

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










