Quando il pallone rotola sul prato del Lincoln Financial Field di Philadelphia per il calcio d’inizio contro la Costa d’Avorio, l’Ecuador scriverà il primo capitolo della sua quinta avventura mondiale. Ma questa volta, qualcosa sembra diverso. Qualcosa nella compostezza con cui questa squadra ha attraversato le qualificazioni sudamericane — la più dura al mondo, senza discussioni — suggerisce che “La Tri” non sia venuta soltanto a partecipare.
UN PERCORSO DA GRANDE
Il cammino verso i Mondiali 2026 racconta già tutto quello che c’è da sapere sull’Ecuador di Sebastián Beccacece. La squadra ha chiuso le qualificazioni CONMEBOL al secondo posto, davanti a giganti come Brasile, Colombia e Uruguay. Un risultato straordinario, reso ancora più significativo da un handicap iniziale pesantissimo: la FIFA aveva inflitto tre punti di penalizzazione all’Ecuador prima ancora che il girone cominciasse, sanzione ereditata dallo scandalo della precedente qualificazione con Byron Castillo. Partire con il segno meno, dunque, e arrivare secondi.
Il tutto costruito su una difesa imperiale: appena cinque gol subiti in 18 partite nel girone CONMEBOL, il migliore dell’intera confederazione. Nelle ultime undici partite di qualificazione, la squadra è rimasta imbattuta, subendo una sola rete. Numeri che non si commentano: si ammirano.
Il sigillo finale lo ha messo Enner Valencia — di cui parleremo — che alla sua centesima presenza in nazionale ha segnato il gol che ha battuto l’Argentina campione del mondo a Guayaquil, consegnando all’Ecuador il secondo posto nella classifica finale.
BECCACECE: L’UOMO CHE HA TRASFORMATO LA TRI
Sebastian Beccacece, argentino, 46 anni, è un tecnico anomalo nel panorama del calcio sudamericano. Non ha mai giocato professionalmente: è entrato nel mondo del pallone direttamente dalla panchina, cresciuto come secondo di Jorge Sampaoli. Quel Sampaoli che ha vinto la Copa América 2015 con il Cile e portato l’Argentina a Russia 2018, con Beccacece al suo fianco. Dal primo agosto 2024, è il commissario tecnico dell’Ecuador.
La sua filosofia è semplice e brutale nella sua efficacia: non puoi perdere se non subisci gol. Due linee di quattro compatte, pressing sul portatore di palla, controllo del centro del campo, e poi — quando si apre lo spazio — velocità e verticalità. Non è calcio spettacolare. Ma è calcio che vince.
I PROTAGONISTI: CHI GUARDARE
Moisés Caicedo — Il motore. Il Chelsea ha pagato 130 milioni di euro per strapparlo al Brighton nell’estate 2023, e ogni centesimo appare giustificato quando lo si vede giocare. Centrocampista completo, capace di recuperare palloni in modo sistematico, di distribuire il gioco con precisione e di imporsi fisicamente su chiunque. A 24 anni, Caicedo è uno dei migliori centrocampisti difensivi del mondo, il punto di equilibrio attorno a cui ruota tutta la costruzione dell’Ecuador.
Kendry Páez — Il talento generazionale. Diciannove anni, di proprietà del Chelsea, attualmente in prestito al River Plate dove sta crescendo con continuità. Páez è l’imprevedibile, il giocatore che sfugge ai piani tattici avversari. Ha la libertà di trovare spazi tra le linee, di accendere la luce quando la squadra ne ha bisogno. È il punto interrogativo più affascinante di questa Ecuador: fino a che punto può spingersi un ragazzo di 19 anni su un palcoscenico mondiale?
Willian Pacho e Piero Hincapié — La diga. Il duo di centrali difensivi è probabilmente la coppia più solida che l’Ecuador abbia mai portato a un Mondiale. Pacho, 24 anni, è esploso all’Eintracht Francoforte, ora pilastro difenisvo del PSG. Hincapié, anche lui 24 anni, ha giocato nel Bayer Leverkusen di Xabi Alonso, campione di Germania. Ora in forza all’Arsenal fresco campione di Premier League. Due difensori giovani, europei, abituati a pressioni altissime.
Enner Valencia — Il capitano, la leggenda. Ha 36 anni, gioca nel Pachuca messicano, e questo sarà quasi certamente il suo ultimo Mondiale. Capocannoniere dell’Ecuador nella storia della Coppa del Mondo, è rimasto nel giro della nazionale con una tenacia quasi commovente. Beccacece si fida di lui come riferimento offensivo e leader dello spogliatoio. La sua centesima presenza in nazionale — con il gol che ha battuto l’Argentina — è già nella storia del calcio ecuadoriano.
Gonzalo Plata — L’esterno del Flamengo è un giocatore di velocità e fantasia, capace di puntare l’uomo e creare superiorità. La sua capacità di saltare il diretto avversario è uno degli strumenti principali per scardinare le difese avversarie.
Joel Ordóñez — Il talento difensivo più giovane e promettente. Centrale del Club Brugge, è stato nel mirino dell’Inter e di diversi club di Premier League. A 22 anni, potrebbe essere il grande protagonista del futuro del calcio ecuadoriano.
IL GIRONE E LE AMBIZIONI
L’Ecuador è inserita nel Gruppo E insieme a Germania, Costa d’Avorio e Curacao. La Germania è la favorita indiscussa per il primato nel girone. Il vero scontro diretto è quello con la Costa d’Avorio per il secondo posto, che darebbe la qualificazione agli ottavi di finale.
Il calendario recita:
- 14 giugno — Ecuador vs Costa d’Avorio (Philadelphia)
- 20 giugno — Ecuador vs Curacao (Kansas City)
- 25 giugno — Ecuador vs Germania (New Jersey)
L’obiettivo realistico è arrivare secondi alle spalle della Germania. Ma Beccacece, conoscendo la sua natura tattica, non escluderà nulla: contro i tedeschi, la sua squadra cercherà di difendersi in modo compatto e colpire in contropiede, esattamente il tipo di approccio che ha storicamente messo in difficoltà le grandi squadre europee abituate al possesso palla.
Il grande punto interrogativo rimane l’attacco: con appena 14 gol segnati in 18 partite di qualificazione, la fase offensiva è il tallone d’Achille. Beccacece deve trovare il modo di essere pericoloso senza Valencia, nel caso in cui il capitano non riesca a reggere tutti e tre i match.
LA STORIA CHE VALE
Questa è la quinta partecipazione dell’Ecuador a una Coppa del Mondo (dopo 2002, 2006, 2014 e 2022). Il miglior risultato restano gli ottavi di finale a Germania 2006, quando la squadra fu eliminata 1-0 dall’Inghilterra in una partita che avrebbe potuto andare diversamente. Da allora, l’Ecuador non è mai riuscito a replicare quella impresa.
Ma questa squadra — con la coppia difensiva più giovane e forte della storia del paese, con Caicedo a centrocampo, con Páez che cresce partita dopo partita — ha gli ingredienti per scrivere un nuovo capitolo. Non per caso, ma per merito.
Lo stadio di Quito è a 2.850 metri sul livello del mare. L’Ecuador è abituato a respirare aria rarefatta. Forse è per questo che i suoi giocatori, quando la pressione sale, sembrano non sentirla.
I CONVOCATI
Portieri: Hernán Galíndez (Huracan), Gonzalo Valle (LDU Quito), Moisés Ramírez (AE Kifisias).
Difensori: Ángelo Preciado (Atletico Mineiro), Willian Pacho (Paris Saint-Germain), Piero Hincapié (Arsenal), Félix Torres (SC Internacional), Jackson Porozo (Club Tijuana), Joel Ordóñez (Club Brugge), Pervis Estupiñán (AC Milan), Yaimar Medina (Genk).
Centrocampisti: Alan Franco (Atlético Mineiro), Moisés Caicedo (Chelsea), Pedro Vite (Pumas UNAM), Kendry Páez (River Plate / Chelsea), Jordy Alcívar (Independiente del Valle), Denil Castillo (Midtjylland), Anthony Valencia (Royal Antwerp), Alan Minda (Atlético Mineiro), Nilson Angulo (Sunderland).
Attaccanti: Enner Valencia (Pachuca), Gonzalo Plata (Flamengo), John Yeboah (Venezia), Kevin Rodríguez (Union Saint-Gilloise), Jordy Caicedo (Huracán), Jeremy Arévalo (Stoccarda).

Federico Locarno, 21 anni, studente di Management dello Sport con una grande passione per il calcio. Scrivo articoli da circa un anno e mi dedico con entusiasmo e curiosità ad esplorare e analizzare il mondo del calcio, sia quello attuale che quello passato. Inoltre, condivido i suoi miei approfondimenti sul calcio attraverso lo story-telling sui miei profili Instagram e LinkedIn.
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