II Mondiale del 1958, tristemente noto per essere il primo a cui l’Italia non riuscí a qualificarsi (un’anomalia che nessuno avrebbe osato supporre potesse tramutarsi in consuetudine), si svolse in Svezia e decretò la prima vittoria del Brasile nella competizione: la compagine verde-oro ebbe così modo di riscattare l’incredibile “Maracanazo” avvenuto nell’edizione domestica del 1950.
Fu, per antonomasia, il campionato del mondo dell’allora diciassettenne Pelé, il quale divenne il più giovane marcatore in un’edizione ed il più giovane calciatore a fregiarsi del titolo mondiale.
“O Rei” concluse il torneo siglando sei reti (alle spalle del capocannoniere Fontaine che, con tredici marcature, detiene tutt’oggi il record di reti messe a segno in una singola edizione), tre delle quali contro la Francia in semifinale: i carioca si imposero contro i transalpini per 5-2, stesso risultato favorevole ottenuto in finale contro i padroni di casa della Svezia, in questa circostanza con due gol di Pelé.
II Brasile, sulla scia della dirompente supremazia tecnica della propria scuola calcistica, bissó quattro anni più tardi il successo del 1958 aggiudicandosi la Coppa Rimet in Cile e agguantando nell’albo d’oro Uruguay e Italia.
Senza Pelé, infortunatosi nella prima fase, i carioca riuscirono comunque a vincere il titolo battendo in finale la Cecoslovacchia di Masopust per 3-1: i vari Didì, Garrincha, Vavà, Amarildo, Djalma Santos, risultarono decisivi nel sopperire all’onnipotenza del più illustre fra gli attori protagonisti.
La Cecoslovacchia fu costretta ad accontentarsi per la seconda volta, dopo l’atto conclusivo perso contro l’Italia nel 1934, del titolo di vice campione del mondo: resterà, in ogni caso, la prima compagine europea della storia a disputare una finale al di fuori dei confini del Vecchio Continente.
I padroni di casa del Cile riuscirono altresì nella sorprendente impresa di salire sul gradino più basso del podio battendo la Jugoslavia nella “finalina”.
Nel 1966 l’Inghilterra vinse fra i confini domestici l’unico trofeo della sua storia: i britannici, battendo la Germania Ovest per 4-2 dopo i tempi supplementari, interruppero la striscia del Brasile (costretto a fare a meno di Pelé dopo il primo incontro), eliminato nella fase a gironi.
Fu, per l’Italia, il Mondiale che racchiuse l’onta più grande (superata verosimilmente dalle recenti eliminazioni per mano della Macedonia del Nord e della Bosnia che neppure hanno consentito agli azzurri di prendere parte alla manifestazione iridata) dell’intera, nobilissima, storia degli azzurri: la sconfitta contro la Corea del Nord, costituita da giocatori per lo più non professionisti, sancì il mancato approdo ai quarti di finale e rappresenterà la Caporetto del calcio nostrano per decenni.
Quanto all’atto conclusivo, Geoff Hurst riuscí nell’impresa di siglare tre delle quattro reti dei padroni di casa, stabilendo l’ancora detenuto e condiviso record di numero più elevato di marcature siglate da un unico giocatore in finale ( sarà Mbappe ad eguagliare questo straordinario primato nel 2022).
Uno dei suoi tre gol, in realtà, non varcò mai la linea di porta: l’aggravante, a posteriori, fu rappresentata dal fatto che trattavasi del 3-2 che spianò la strada al successo inglese.
Pelé ebbe modo nel 1970 di rientrare a pieno servizio consentendo al Brasile, “ça va sans dire”, di dominare un Mondiale che segnò lo spartiacque relativamente al trofeo e alla denominazione della competizione: fu infatti l’ultima”Coppa Rimet” della storia che il Brasile si aggiudicò definitivamente, dopo averla contesa all’Italia, raggiungendo, come avrebbero potuto fare gli azzurri, la terza vittoria nella manifestazione.
I verde-oro staccarono le rivali ponendosi sul gradino più alto del medagliere storico e Pelè divenne il primo e tuttora unico giocatore ad aver trionfato per tre volte ai campionati del mondo.
Si trattò di un’edizione che altresì passò alla storia per la “partita del secolo”: Italia e Germania, nell’incredibile atmosfera dello stadio “Azteca”, regalarono al mondo emozioni che, circoscritte alla portata dell’incontro, non furono più eguagliate.
Schnellinger allo scadere pareggiò l’iniziale vantaggio di Boninsegna e determinò la disputa dei tempi supplementari più incredibili della storia: Burgnich, Muller, Riva, ancora Muller e Rivera sancirono il 4-3 definitivo scolpendo mitologia calcistica.
Ma non è finita qui: il Mondiale assistette alla “parata del secolo”, compiuta da Gordon Banks, intento a sventare un colpo di testa di Pelé con un sensazionale intervento all’angolino basso grazie alla sublime ed incomprensibile efficacia del quale il pallone fu spedito oltre la traversa; lo stesso Pelé disegnò la finta di corpo più famosa di ogni eроса, aggirando il portiere uruguaiano Mazurkiewicz, pur indirizzando a fil di palo la successiva conclusione.
In finale l’Italia non poté nulla contro “la squadra più forte di tutti i tempi”.

BIO: ANDREA FIORE
Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.











2 risposte
Il Brasile del 70 dal 7 all’ 11 i 5 numeri 10 delle squadre di San Paolo e Rio : Gerson, Jairzinho, Tostao, Pelè e Rivelino, mentre da noi Mazzola e Rivera non potevano giocare insieme, come Baggio e Del Piero eccetera! E niente…..siamo un paese a forma di scarpa (cit. Freakantoni), ciaoooo!
Il vero problema è che oggi nemmeno il Brasile ha più i numeri dieci! E questo è l’emblema della scomparsa del giocatore per eccellenza del football, come declinato nella mia rubrica a riguardo.