DENTRO IL “MEMORIAL FRANCO CHIGNOLI”, TORNEO INTERNAZIONALE U11: IDEE, METODOLOGIE E DIFFERENZE TRA I CLUB

Il Torneo Chignoli U11 International Tournament, svoltosi il 22-23 e 24 maggio, non ha rappresentato soltanto un momento di confronto tra giovani calciatori provenienti da realtà diverse. È stato soprattutto un’opportunità preziosa per osservare da vicino metodologie, organizzazione settimanale, tempi di lavoro e filosofie educative adottate da alcuni importanti settori giovanili europei. Dietro una partita o un risultato, infatti, si nascondono spesso idee e percorsi differenti.

Dalle informazioni raccolte emerge subito un aspetto interessante: quasi tutti i club lavorano con tre sedute settimanali, ma la durata e la struttura del lavoro cambiano sensibilmente.

Il Leeds United organizza la propria settimana con tre allenamenti da 90 minuti e una partita da 80 minuti, mantenendo una distribuzione piuttosto lineare del lavoro.

Il Torino FC aumenta invece il tempo dedicato al campo, proponendo tre allenamenti da 120 minuti, accompagnati da due partite suddivise in quattro tempi da 20 minuti. Una struttura molto simile viene adottata anche da AC Milan ed Empoli, entrambi con tre sedute da due ore. Il Milan disputa una gara al sabato e una alla domenica, entrambe articolate in 4 tempi da 20 minuti, mentre l’Empoli affianca alla partita del sabato un test match domenicale, sempre con la stessa durata.

L’Espanyol utilizza un modello leggermente diverso: tre allenamenti da un’ora e mezza e una partita settimanale da quattro tempi di 15 minuti.

L’Atalanta propone invece una struttura più flessibile: due allenamenti da 90 minuti, più una seduta facoltativa, oltre alla partita di campionato del sabato e a un test match la domenica. Ma il dato che colpisce maggiormente non riguarda il campo. Nelle gare, infatti, i genitori non possono intervenire verbalmente, nemmeno dalla tribuna. Una scelta forte, che sembra voler proteggere autonomia, attenzione e serenità dei bambini.

Anche il Celtic prevede tre allenamenti più una seduta facoltativa da due ore, con una partita da 90 minuti. Interessante la differenza nel formato di gioco: i giovani scozzesi giocano 7 contro 7, diversamente dal 9 contro 9 adottato in altri contesti.

Il Manchester United lavora con tre sedute da due ore e una o due partite settimanali, con una particolare attenzione sia allo sviluppo individuale sia alla dimensione collettiva: grande spazio all’uno contro uno, senza perdere il valore del gioco di squadra.

Il Paris Saint-Germain, invece, propone tre allenamenti da un’ora e mezza e una partita da un’ora, giocando in 8 contro 8.

Tra gli aspetti metodologici emersi, particolarmente interessante appare l’approccio dell’Empoli che costruisce gli allenamenti partendo dalle fasi di possesso e non possesso, dalle quali vengono successivamente estratti principi e comportamenti di gioco. L’idea è quella di partire dal gioco reale e dalle sue dinamiche, anziché da esercitazioni decontestualizzate.

Tra numeri, tempi e organizzazioni differenti, una frase raccolta durante il torneo sembra racchiudere il significato più profondo di tutto: “Se tu non capisci, quando vinci, come vinci e come giochi, non capirai mai perché perdi.”

Forse il punto centrale è proprio questo. Non nel numero di minuti trascorsi in campo o nella quantità di sedute settimanali, ma nella capacità di comprendere ciò che accade durante il gioco. Perché la vittoria, soprattutto nel calcio dei bambini, racconta poco se non si comprende il percorso che l’ha generata. Capire come si vince, come si gioca e perché si sbaglia è probabilmente il primo passo verso una crescita autentica.

BIO: Giovanni Sangalli, 47 anni, figlio, fratello e compagno.

  • Docente di Scienze Motorie nella scuola superiore di sec.grado e Osteopata.
  • Dal 2001 immerso nel mondo del settore giovanile della Us Canzese poi Giovanile Canzese, società per cui ho ricoperto diversi ruoli, da allenatore e referente dell’attività di base, agonistica e in seguito responsabile dell’intera area tecnica.
  • Da diversi anni faccio del mio meglio per allenare gli allenatori, crescendo tutti insieme.

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