QUELLA STELLA SUL PETTO ROSSONERO

Quarantasette anni fa il Milan, guidato da Nils Liedholm, conquistò il decimo Scudetto cucendo così la sua prima Stella sulla maglia rossonera. Fu l’unico, nella gloriosa storia della squadra, ad esser vinto con una rosa interamente italiana e se in questo campionato in corso ammettessimo per un attimo il paradosso di poter arrivarne alla sua conquista con annessa la seconda Stella, conteremmo nell’attuale organico a disposizione soltanto 5 italiani su 30 tesserati….”tempus fugit”…e tante, troppe cose cambiano, si evolvono…a volte in bene…ma delle altre in meno bene…però, ora, amerei riavvolgere il nastro e sintetizzare in queste prossime righe, soprattutto a beneficio dei lettori più giovani, gli accadimenti più salienti che portarono il nostro Diavolo alla conquista della sua prima ed agognata Stella che, in verità, sfuggí per un sol punto sei anni prima ad opera dei malefatti della “fatal Verona”…correva infatti il 20.5.1973… quando una moltitudine di migliaia di tifosi rossoneri, forti della fresca vittoria di soli tre giorni prima maturata in Coppa delle Coppe a Salonicco ai danni del Leeds, invase lo stadio Bentegodi ma, purtroppo, venne letteralmente annichilita dal risultato finale di 5 reti a 3 a favore degli Scaligeri e nostro malgrado il Diavolo, complice la rete di Cuccureddu all’Olimpico, venne scavalcato dalla Juventus perdendo così in una sola mano Scudetto e Stella!    

Sarà dunque quel titolo, quella unica “Stella” ad avere un sapore del tutto particolare, perché oltre ad essere il decimo Scudetto, rappresenterà per il Milan la possibilità di fregiarsi di un orpello raro e peculiare da cucirsi per sempre sul petto, un emblema dunque rappresentante un’impresa top e già riuscita in precedenza a due sole squadre, nel 1966 ai “cugini” nerazzurri e nel lontano 1958 alla Signora Juventus peraltro già da due stagioni detentrice del titolo e quindi avviata alla conquista della sua seconda Stella.

Un corteo tumultuoso e festoso di tifosi rossoneri si snoderà dal Nord al Sud dello stivale per confluire in massa allo stadio San Siro Domenica 6 maggio 1979 dove il Milan affronterà il Bologna nel penultimo match di campionato e sarà bastevole agguantare un solo punto affinché tutto “il grande popolo rossonero” ritorni a festeggiare quello Scudetto con tanto di Stella sfuggito di mano anch’esso per un sol punto sei anni prima. 

È fuor di dubbio che il protagonista assoluto da mettere in prima piano di quell’epico traguardo è “lui”, il capitano, l’ex golden boy, il primo Pallone d’Oro italiano, la bandiera del Milan, il 36nne Gianni Rivera protagonista assoluto di 20 anni di storia rossonera (dal 1960 al 1979) che vuole chiudere come meglio non potrebbe una carriera che lo ha visto indossarla per 658 volte realizzando 164 reti e che a soli 20 anni non ancora compiuti lo insigní della conquista della prima Coppa Campioni a Wembley nel 1963 battendo il tenace Benfica di Eusebio.

Ma quello stesso Milan beffato a Verona vivrà purtroppo un oscuro periodo societario che vedrà susseguirsi in una sola manciata di anni ben quattro Presidenti, dopo Albino Buticchi nel 1975 seguirà Bruno Pardi, Vittorio Duina ed infine nell’estate 1977 assisterà all’insediamento in via Turati dell’imprenditore brianzolo Felice Colombo.

Un analogo avvicendamento avverrà in panchina, dove la coppia triestina composta da Cesare Maldini con Nereo Rocco in qualità di D.T. verrà poi rilevata per una stagione da Gustavo Giagnoni proveniente dagli ottimi risultati ottenuti con i Granata ma si tratterà di una infausta annata marcata dai continui dissidi con Capitan Rivera. Farà seguito un campionato sotto la conduzione di Giovanni Trapattoni che condurrà il Diavolo al terzo posto, ma nella stagione ’76/’77 si cambierà nuovamente puntando sull’emergente Pippo Marchioro fresco reduce dell’impresa condotta nell’aver portato il Como nella massima serie.

Ma quel campionato ’76/’77 generó una sorta di vera e propria “stagione del terrore” ed il Milan dopo la prima giornata vittoriosa in casa contro il Perugia per 2 a 1 (Maldera, Capello e Vannini) collezionerà 9 pareggi, 4 sconfitte e una sola vittoria chiudendo così il girone d’andata in 11ª posizione con 13 punti, 3 in più della zona retrocessione. La dirigenza si vide costretta ad esonerare Marchioro e chiamare al suo posto Nereo Rocco. Ma la sostituzione in panchina non cambierà di molto la situazione lasciando il nostro povero Diavolo nei bassifondi della classifica tant’è che al 28mo turno dopo la sconfitta col Toro sarebbe virtualmente retrocesso ma il semplice fatto che il calendario gli offrisse una doppia zattera di salvataggio nell’affrontare Catanzaro e Cesena, le uniche due squadre a seguirlo in classifica, farà scattare la molla per centrare l’ambo finale andando prima a battere in casa il Catanzaro per 3 a 2 con reti di Silva, Morini e Bigon ed a seguire esplodere in un boato al Dino Manuzzi di Cesena con tanto di standing ovation dedicata a Capitan Rivera autore di una splendida doppietta omaggiante alla nutrita sequela di tifosi una insperata salvezza concludendo cosí l“orribilis tempus“ al decimo posto con 27 punti, anche se poco dopo la stagione verrà allietata dalla conquista della sua quarta Coppa Italia a spese dell’Inter, sconfitta per 2-0 nella finale di San Siro con reti di Maldera e Braglia. 

Nella stagione successiva ’77/’78 il presidente Colombo vorrà riaffidare la squadra ad una mano sicura (visto il recente sventato pericolo) e chiamó il Barone, Niels Liedholm, già alla guida del Milan dal ’61 al ’64.

Contrariamente alle previsioni piuttosto scettiche dovute ad un mercato estivo di vacche magre che vide in entrata soltanto Buriani, Antonelli e Tosetto, i Rossoneri, dopo aver pareggiato con i Bianconeri freschi di scudetto s’imporranno nel derby di andata per 3 a 1 grazie alla doppietta siglata da uno scatenato Ruben Buriani, tanto da comandare la classifica in solitaria alla 10ma giornata.

Ma il vento purtroppo cambierà a causa di due brutti inciampi, con la Lazio a Roma e col Napoli a San Siro. Concluderà comunque il campionato con un’onorevole quarto posto dietro a Vicenza, Torino e alla Juventus confermatasi campione d’Italia.

Ed eccoci arrivati al campionato ’78/’79 che ci conferirà la tanto agognata Stella.

È fuor di dubbio che l’autorevole saggezza di Niels Liedholm abbia portato una buona dose di serenità ed autostima a tutto l’ambiente rossonero disturbato nelle precedenti annate dai continui cambiamenti societari e così dopo aver diligentemente svolto un primo anno di rodaggio, il Barone darà spazio alle sue scoperte calcistiche fondate in prevalenza sui giovani quali Fulvio Collovati ed Aldo Madera e dulcis in fundo, profittando della cessione al Catanzaro di “Tato” ovvero Giuseppe Sabadini dopo 7 anni di militanza rossonera fece esordire, nel successo ottenuto il 23.4.78 al Bentegodi sul Verona per 2 reti ad 1, il18nne e futuro condottiero del nostro Milan, il mitico Franco Baresi!

Il Milan inizia il torneo con un buon passo, scandito soprattutto dal successo per 3-0 a Roma sui giallorossi alla seconda giornata (reti di Maldera e doppietta di Chiodi su rigore) cui faranno seguito le vittorie contro Atalanta a Bergamo (3-1) e a SanSiro contro la Fiorentina (4-1) con la tripletta di Bigon.

E così dopo un solo mese il Milan si trova solitario in vetta alla classifica con 9 punti ed a ruota viene e verrà incalzato per tutto il campionato dal sorprendente Perugia di Castagner mentre la Juventus campione in carica rincorre attardata di 4 punti.

Tutto filierà liscio fin quando, come un fulmine a ciel sereno, arriverà l’inattesa sconfitta per 0-1 alla prima di ritorno al Partenio per opera del difensore Vincenzo Romano dell’Avellino. Fortuna volle che Perugia, Inter e Torino, gli immediati inseguitori, non andassero oltre il pareggio.

Ma una triste vicenda scosse l’ambiente del Milan nel Febbraio 1979, la prematura scomparsa del “Paron” Nereo Rocco il leggendario allenatore triestino dal Palmares, tutto rossonero, semplicemente invidiabile: 

2 Scudetti, 3 Coppe Italia, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe delle Coppe, 1 Coppa Intercontinentale.

E seppur in un clima reso plumbeo dalla dolorosa notizia ci si appresterà ad affrontare l’Inter nel derby di ritorno privi di Collovati, Bet, Antonelli e Rivera.          

Ma il saggio Barone pensò di rispolverare Fabio Capello, per la prima volta in campo, affidandogli le chiavi della regia a centrocampo e che il friulano applicó puntualmente senza sbavature.

Il ritmo aggressivo dei cugini obbliga spesso Ricki Albertosi a ricorrere agli straordinari, ma nulla può su di un fulmineo tap-in di Lele Oriali.

Il Diavolo accusa il colpo, sterilmente accenna una timida reazione, ma quando a soli 12′ dal termine Altobelli raddoppia su cross di Pasinato gli spalti di fede rossonera iniziarono a svuotarsi. Nessuno scommetterebbe sulla possibilità di recuperare quel doppio svantaggio in due manciate di minuti, servirebbe solo un miracolo….ed eccone il suo propiziatore! il mediano Walter De Vecchi che dapprima con un violento tiro rasoterra dal limite su punizione beffa Bordon e poi ad un solo minuto dal fischio finale raccoglierà furbescamente una corta respinta nerazzurra per uccellare ancora una volta e nel medesimo angolo, con una sopraffina rasoiata, l’esterefatto Bordon….e a San Siro fu come se fosse d’improvviso cascata…una benaugurante Stella!!…ed eccola finalmente la vera Stella, immortalata in quel celebre pomeriggio di Domenica 6 Maggio 1979 dove il nostro nastro riarrotolato si stoppa con l’iconica immagine di capitan Gianni Rivera che, microfono alla mano, invita gli 80.000 tifosi rossoneri a non perdere la calma altrimenti il Questore farebbe sgomberare lo stadio e la Lega darebbe partita persa a tavolino e di conseguenza … anche la Stella al Diavolo!…il Diavolo??…sì il Diavolo!!..ma non era quel demone che una volta faceva le pentole??…sì!!…una volta…ma si rispose che non faceva i coperch!!…ma insomma: fa le pentole oppure i coperchi??…boohhh!!!..fate voi!!

A noi, tifosi suoi, starebbe molto bene che conquistasse, e presto, un’altra luccicante e splendente Stella!

Vogliamo fortemente crederci!

Forza Milan! Sempre, ovunque e comunque!

BIO: MASSIMO BALDONI

Massimo 48 nasce a Roma nei primi anni del dopoguerra da mamma umbra e papà francese. Negli anni dell’adolescenza ama spesso frequentare l’agenzia di stampa ove il padre opera in qualità di telescriventista rimanendo particolarmente attratto dalla stesura  degli articoli nella redazione sportiva.

Si diploma Perito Tecnico in Telecomunicazioni e dedica tutta la sua vita lavorativa al settore radio elettronico in varie aziende. Poi, dopo i primi anni di grigia pensione, inizierà quasi per gioco a scrivere in qualità di blogger nella sezione Vivoperlei di Calciomercato.com dove oltre che di calcio si può scrivere di qualsiasi altro accadimento ad esso correlato. 

Viene insignito dal Direttore Stefano Agresti nella sede di CM a Milano con una targa risultando il miglior blogger dell’anno 2021 in quella specifica sezione.

Ora è alla ricerca di nuovi siti di scrittura, ed aver trovato l’incontro con “La complessità del calcio” con la regia di Filippo Galli è un’assoluta ed autentica vera chicca!

4 risposte

  1. Articolo lungo quanto bello, Massimo.
    Già, evocare Nils Liedholm, significa dare poesia e profumo di positività al contenuto.
    I miei ricordi partono da fine ’74, l’ultimo Milan di Buticchi.
    Certamente, gli anni precdenti li conosco, avendo “studiato” la storia del Milan, attraverso libri e biblioteca Sormani.
    Come ho sempre detto, Buticchi a mio avviso, si preoccupò troppo di pensionare tutti (partendo da Nereo Rocco), senza mai preoccuparsi di sostituire i campioni.
    Prati fu ceduto con grande leggerezza ed al suo posto non arrivò un ricambio all’altezza: risultato settimo posto senza centravanti.
    L’anno dopo ci fu la battaglia con Rivera con un quinto posto determinato anche da un calo del capitano.
    L’errore grosso, a mio parere, fu fatto nella stagione del terzo posto (scudetto granata), perché Trapattoni andava confermato.
    Benetti/Capello, Chiarugi/Braglia?.
    Forse è vero, ma non dimentichiamo che Braglia veniva da grandi stagioni a Napoli, mentre il buon Chiarugi ebbe un leggero appannamento.
    Benetti invece, era più dinamico di Capello e forse qui ci fu una valutazione sbagliata, dal punto di vista del ritmo, soprattutto per ciò che voleva Marchioro, il quale portò Maldera mezzala, Boldini titolare e Rivera ala destra.
    Ma in coppa Italia, quel Milan ridisegnato da Rocco, mostrò che non era così scadente.
    Poi tornò Liedholm che, in due stagioni fece un capolavoro: nella prima, trasformò Maldera in un goleador e rigenero’ Rivera; peccato che Calloni in quella stagione ebbe una crisi tecnica, altrimenti avremmo potuto vincere lo scudetto.
    Poi l’anno successivo vincemmo un meritato scudetto senza centravanti e con Rivera a mezzo servizio, con un enorme Albertosi, che fu straordinario in tutte le stagioni.
    Milan Bologna è tutta nel microfono di Gianni Rivera e nel signore di Reggio Calabria e dei suoi 1300 chilometri ed il Gianni, quasi imbarazzato, perché capiva il sacrificio di quel tifoso.
    Peccato che Colombo decise di non fare il triennale a Nils Liedholm, perché non lo avrebbe fatto nemmeno al :”proprio fratello “.
    Bravo Colombo: Dino Viola ringrazia….

  2. Condivido in pieno il tuo commento Gianpaolo ringraziandoti per la paziente lettura. Sottolineo quanto hai scritto in riferimento alla mancata conferma sulla panchina di Trapattoni dopo il terzo posto ottenuto. Purtroppo furono quelle annate antecedenti la Stella decisamente in penombra per il nostro Milan. Liedholm costruì un vero miracolo nel portarci con il suo certosino lavoro alla conquista della Stella. Per molte analogie il Barone ricorda molto, a mio avviso, lo stesso percorso che ha fatto Stefano Pioli con la conquista del nostro 19mo Scudetto.
    Buona serata e buon Milan!

    Massimo 48 ❤️🖤

  3. Buongiorno Massimo: è vero, Pioli in quella stagione, ha fatto un lavoro simile a quello di Nils Liedholm, ma il valore di quest’ultimo è nettamente superiore (a mio avviso).
    Infatti, se Colombo gli avesse fatto un triennale, invece di rispondergli :” caro Liedholm, un triennale non lo farei nemmeno a mio fratello”, con risposta del Barone:”anche io non lo farei a suo fratello “, sono convinto che, al netto del calcioscommesse, quel percorso fatto dalla Roma di Dino Viola, lo avremmo fatto noi.
    È vero che non abbiamo la controprova, ma non dimentichiamo che dove è andato Liedholm, ha sempre fatto bene.
    Il suo capolavoro fu a Monza, ma anche in piazze dove non ha fatto sfracelli, ha lanciato giovani e rigenerato giocatori che sembravano finiti, il tutto, dando sempre uno stile di gioco piacevole e presentando molte volte, varianti al suo “credo calcistico”.
    Con Pioli, tutto questo non è accaduto.
    Io l’analogia tra i due Milan la vedo soprattutto nei giocatori.
    Maignan-Albertosi, Hernandez-Maldera, Kalulu-Baresi, Kessie-De Vecchi, Tonali-Bigon, Ibrahimovic-Rivera, sono i primi che mi vengono in mente.
    Ti auguro una buona giornata.
    E buon Milan.

  4. La tua analisi non fa una grinza, Chapeau Gianpaolo!
    Liedholm non solo è da elogiare per la sua professionalità e serietà ma soprattutto per la sua umanità. Inoltre, da eccellente intenditore di vini quale era, dopo quella battuta al fulmicotone in risposta al presidente Colombo è stato di un’empatia unica al mondo come del resto l”espressione del suo calcio.
    Buona settimana e buon Milan!

    Massimo 48 ❤️🖤

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