Raccontare Renzo De Vecchi significa fare un salto nella preistoria del calcio italiano, quando ancora non esisteva il campionato che siamo soliti seguire, difatti si chiamava 1^Categoria, nel quale il professionismo non si era ancora affermato. Era una realtà multiforme, costituita da pionieri d’Oltremanica, missionari del football alla ricerca di adepti da convertire al nuovo Evangelo, di squadre che resistevano e vincevano, di altre che scomparivano o che si fondevano o, ancor peggio, che tradivano i vecchi soci per dare vita a nuove entità, come quei noti quarantaquattro dissidenti rossoneri che nel 1908 diedero vita all’Internazionale FC.
Proprio in quegli anni lì, che sconvolsero inesorabilmente la rivalità cittadina, faceva il suo esordio il giovane De Vecchi. Il classe 1894 si rivelò agli occhi dei suoi concittadini, non molti per la verità, in una partita, finita 2 a 1 per i più noti meneghini (anche l’Ausonia aveva come colori sociali il rosso e il nero), che La Stampa definì “dal giuoco brillante”.
Era il 14 novembre 1909.
Che il ragazzo fosse capace, si capì qualche settimana più tardi, nella sfida di Torino contro i granata. Nel 6 a 2 finale per i padroni di casa la prima marcatura fu proprio di Renzo De Vecchi, dopo solo tre minuti di gioco, con una “volatina”. Altri tempi, altro modo di fare cronaca calcistica che si evolveva nell’idioma tenendo il passo con il football, che stava diventando popolare e che trovava spazio anche sulle pagine dei giornali e tra la gente che aveva preso a seguirlo. Il terzino rossonero, all’occorrenza mezzala, andò ancora in rete contro la Juventus. Anche questa volta il suo gol non portò al successo. Il campionato del Milan fu fallimentare e la squadra finì a dodici punti dalla Pro Vercelli e dall’Internazionale che giocarono uno spareggio Scudetto, vinto dall’Inter contro la quarta squadra della Pro Vercelli, ragazzini di 11 anni! Accadde pure che nella stagione successiva la Juventus retrocedesse ma che, per meriti sportivi, fosse ripescata.
Ma non recriminiamo, siamo milanisti!
Con fare British, torniamo allora al nostro caro De Vecchi.
Le doti del giovanotto erano sotto gli occhi degli addetti ai lavori e fu il primo a portare sulla schiena il tre, che per i colori rossoneri avrà un valore sacro, metafisico, divino perché quella maglia sarà indossata da altri illustri campioni. D’altronde, il tre nella numerologia sacra cristiana rappresenta la Trinità, mutuato a sua volta dalla tradizione ebraica che in quel numero scorge la pienezza, la completezza divina, la sintesi degli opposti. Non è un caso che Emilio Colombo, noto giornalista dell’epoca, avendo intuito nel ragazzo un qualcosa di trascendente, dopo averlo visto giocare esclamasse ” Ma quel li l’è el fieu del Signur!”
Da allora Renzo De Vecchi divenne il Figlio di Dio. Tra i successori di questo Patriarca della fascia, qualcuno avrà già pensato a Paolo Maldini che era ambidestro, proprio come il De Vecchi. Una volta Renzo raccontò in un’intervista interessante come imparò a calciare con il destro: “Nel calcio, ho fatto come per la scrittura, e mi sono applicato con ogni studio e volontà per imparare l’uso del piede destro, ma debbo confessare che mi riuscì molto difficile, e che ci volle il concorso di una particolare circostanza. Avevo sedici anni, e dopo essere stato una mezzala giocavo terzino sinistro in prima squadra del Milan, senza usare mai il piede destro, quando mi capitò una distorsione alla caviglia sinistra. Si tratta, come è noto, d’un Infortunio piuttosto lungo a guarire, e poiché avevo una voglia matta di riprendere a giocare, non potendo assolutamente adoperare il piede sinistro, o dovendo, in seguito, farlo solo con molta cautela, andò a finire che imparai a servirmi anche dell’altro piede!”
Con il Milan arrivarono due secondi posti nel 1910/1911 e nel 1911/1912. Come il Cristo giovane che insegnava tra i Dottori, fu subito iniziato alla consuetudine della convocazione in Nazionale con la quale esordì il 26 maggio 1910 a Budapest, tra quei maestri di calcio per i quali mostrò una particolare devozione. Accadde che Cevenini I al 46’ uscisse per infortunio e così il giovane Renzo, a soli sedici anni, fece il suo esordio con l’Italia, non ancora di azzurro vestita.
Infatti, la nostra Nazionale giocava, anche per motivi economici, con una casacca bianca. Altri tempi, come già detto. La partita finì con un sonoro 6 a 1 per i magiari, ma per De Vecchi fu il primo di 43 gettoni di presenze (tra poco egli stesso dirà 45) che per quel tempo erano un numero considerevole e solo per una questione di giorni il calciatore lombardo non fu presente all’esordio assoluto dell’Italia contro i francesi del 15 maggio (6-2). Egli stesso raccontò le impressioni di quelle prime presenze con l’Italia: “Nella primavera del`10 intanto formano la nazionale ed io sono chiamato come riserva, terzino, anche per la penuria di giocatori in quel momento, per la squalifica avvenuta dei giocatori della Pro Vercelli. C’era proprio, si vede, una buona stella che voleva favorire il mio rapido cammino. La partita era: Italia – Francia, all’Arena (6-2). Ma io non potei giocare. Subito dopo, invece ,a Budapest, e nelle stesse condizioni, ero chiamato nella ripresa a sostenere il mio antico ruolo di mezzo sinistro. Cominciò qui la serie di quelle che dovevano diventare le quarantacinque partite internazionali della mia carriera.”
Quando un giocatore del Diavolo segna nel derby, giocoforza merita di essere ricordato. De Vecchi segnò su rigore il pareggio nella sfida del 5 novembre 1911 sul campo di Porta Monforte in via Bronzetti e il Milan Club (come spesso lo chiamavano i giornali) battè quelli per 2 a 1. De Vecchi è stato il primo fuoriclasse italiano della storia del Milan e rimase il dispiacere per quel campionato vinto dalla Pro Vercelli e perso dal Milan per un punto che avrebbe dato all’ancor giovane Renzo la gioia di un titolo con la maglia rossonera.
Le strade si separarono nel 1913 allorquando il Figlio di Dio passò al Genoa. Qualcuno sostiene che con quel trasferimento De Vecchi diede inizio al professionismo. La profferta era allettante e consisteva in un’importante somma in lire e in un posto di lavoro garantito. La partenza del forte terzino non fu indolore, in particolare per l’ingegnere Giannino Camperio, ex calciatore e dirigente del Milan, che aveva uno sconfinato amore nei confronti della nostra squadra per la quale aveva dedicato “tempo, denaro, energia e salute.” La sua più grande paura era che Renzo potesse dare “ausilio” all’altra squadra concittadina, l’Internazionale.
Al Genoa De Vecchi ottenne ciò che non gli era riuscito con i rossoneri, ossia tre Scudetti nelle stagioni 1914/1915, 1922/1923 e 1923/1924. Con il Grifone ebbe anche una buona vena realizzativa andando in rete per 37 volte nelle 269 apparizioni. Qualcuno ha scritto che era “troppo giovane per vincere con il Milan, troppo vecchio per vincere con la Nazionale”.
Effettivamente fu così.
De Vecchi arrivò in prima squadra qualche anno dopo gli Scudetti del 1906 e del 1907. Con gli Azzurri, la sua ultima apparizione è datata 22 marzo 1925 contro la Francia, partita finita 7 a 0 per l’Italia. Soltanto tre anni più tardi avrebbe potuto vincere un prestigiosissimo bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam, ma l’età purtroppo non aspetta.
Al termine della sua carriera da calciatore ha allenato il Genoa dal 1927 al 1930 e nella stagione 1934/1935.
In mezzo un’esperienza di tre anni al Rapallo (1930-1933).
De Vecchi e il football sono cresciuti insieme.
Finché ha potuto, Il Figlio di Dio ha visto la sua strabiliante evoluzione, la sua crescente popolarità che ha raccontato nel ruolo di commentatore sportivo che ha imparato “con ogni studio e volontà.”
Morì a Milano il 14 maggio del 1967, all’età di 73 anni.
Con il Milan ha giocato 64 partite e segnato 7 volte. Con il gol al Torino del 28 novembre 1909 è stato il marcatore più giovane della storia del club: 15 anni, 9 mesi e 25 giorni.

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










4 risposte
Splendida cronistoria di un Maldini dell’inizio secolo scorso Vincenzo che ti vale un doppio Chapeau!!
Il primo per la consueta fluenza scrittoria che ti contraddistingue ed il secondo per la certosina ma encomiabile ricerca delle preziose informazioni.
Buona giornata e buon Milan!
Massimo 48
Grazie Massimo, vedo solo ora il tuo generoso commento! È una figura che mi ha affascinato anche per quel soprannome che l’ha reso (quasi) divino. Il primo fuoriclasse italiano del Milan, senza dubbio. Un giocatore arrivato con leggero ritardo alla prima scorpacciata di vittorie ma autore di grandissime stagioni. Un po’ avvezzo con gli autogol devo dire, ne ho trovati un paio.
Intanto, visto che siamo alla vigilia di Milan- Genoa, non mi resta che augurarci un successo importante.
Forza Milan ♥️🖤
Complimenti Vincenzo per l’articolo e la passione; se De Vecchi fosse rimasto al Milan, avremmo vinto un paio di scudetti in più.
Lui e Van Hege erano due fuoriclasse, basta leggere le cronache dell’epoca.
Tra l’altro De Vecchi ha smesso ad un’età ragguardevole per l’epoca, segno che doveva essere molto attento ad ogni particolare.
Comunque, quando si leggono questi articoli, a me fa enormemente piacere, perché si da la possibilità a tanti di “respirare la storia ” e le origini.
Va bene Leao, Pirlo, Maldini ecc., ma sapere da dove “veniamo”, lo trovo affascinante….
Forza Milan.
Grazie Gian Paolo per i complimenti e per la tua costante lettura di questi grandi fuoriclasse del nostro Milan. Sono d’accordo su tutto ciò che hai detto e soprattutto l’importanza della memoria, ricordarci da dove veniamo per capire quale deve essere il nostro ruolo nel calcio non solo Italiano, ma soprattutto europeo. Ho notato che a molti cuori rossoneri queste figure un po’ più storiche suscitano e una certa nostalgia e un forte attaccamento
Forza Milan
Vincenzo ❤️🖤