Pensate a questo numero: 46620
È il numero di ragazze che giocano a calcio in Italia.
Ora, indovinate quante di loro diventeranno professioniste.
Lo 0,5%. Forse lo 0,7%.
In pratica: pochissime.
Tutte però avranno una vita oltre il calcio.
Anni di scuola, una carriera lavorativa, un futuro da costruire.
Allora lo sport non può essere solo l’insegnamento di una tecnica e massima performatività.
Quindi la domanda è: che cosa può fare lo sport per queste ragazze?
Ora, pensiamo ad esempio a quando in terza media ci siamo trovati di fronte alla grande scelta di quale liceo o istituto frequentare. È forse una delle prime e più importanti decisioni che una ragazza e un ragazzo si trovano a dover affrontare. Una scelta che porta con sé il peso del futuro e la pressione della progettazione.
Purtroppo in Italia questa scelta è ancora molto condizionata da quelli che sono gli stereotipi di genere e quindi capiterà che diverse ragazze dovranno scontrarsi con l’idea ad esempio che i ragazzi siano più portati delle ragazze per le materie scientifiche o tecnologiche. Frasi semplici, sottili ma che minano l’autostima, influenzano la percezione delle proprie capacità, condizionano le scelte scolastiche e professionali, spingendo le ragazze verso percorsi considerati “più adatti” al loro genere contribuendo a perpetuare il divario di genere in ambito lavorativo e sociale.
Per contrastare questo fenomeno, nell’ambito dell’orientamento e consulenza scolastica, è stato sviluppato un paradigma interessante: il Life Design.
Questo approccio, infatti, si fonda sull’apprendimento continuo e sullo sviluppo di risorse come l’autoefficacia, la resilienza e la consapevolezza, essenziali per prevedere e affrontare ostacoli, cambiamenti e situazioni imprevedibili. Inoltre, considera la progettazione formativa e professionale in virtù della costante relazione tra le persone e i loro contesti di vita tenendo saldo il focus sui loro desideri, passioni, soddisfazioni e benessere. Questo lavoro permette anche indirettamente di contrastare l’influenza deleteria degli stereotipi di genere.
Adesso mi rivolgo a voi, allenatori e allenatrici che state leggendo questo articolo e che forse starete pensando: “Ma io cosa posso fare, non sono uno psicologo né un consulente”.
Ecco a voi mi rivolgo perché più di tutti avete una grande possibilità. In un’epoca di fragilità delle principali istituzioni quali scuola e famiglia, lo sport può raccogliere questa sfida educativa e lo può fare avendo dalla sua un grande alleato, il divertimento, espresso all’interno di una attività che ragazze e ragazzi hanno scelto e nella quale vogliono essere protagonisti.
Quindi se il life design mi parla dell’importanza di aumentare le capacità di gestione dello stress, come posso, io allenatore o allenatrice, allenarle attraverso il mio mezzo di allenamento? Come posso stimolare la resilienza dopo un errore? Come posso allenare l’adattabilità al cambiamento?
Il Life Design parte dal presupposto che ogni individuo costruisca la propria identità e il proprio futuro in relazione all’ambiente in cui vive. Nel calcio, sport di situazione, nulla può esistere al di fuori del contesto e se lo analizziamo vediamo che esso è costituito dalla giocatrice, dalla palla, dalle compagne, dalle avversarie e dalla porta che ci dà la direzione. Se ci pensiamo bene e proviamo ad astrarre però ci accorgiamo che queste dinamiche le ritroveranno, in forme diverse, anche tra i banchi di scuola, nelle sale riunioni a lavoro, nelle esperienze di tutti i giorni.
E allora, anche se solo poche di loro diventeranno professioniste, tutte stanno costruendo il proprio futuro.
Voi allenatori avete la fortuna di poterle aiutare a credere in sé stesse, a sviluppare le proprie risorse, a immaginare possibilità nuove.
Così allenare non significa soltanto insegnare a giocare a calcio ma significa anche accompagnarle nella crescita e dare loro strumenti per vivere meglio, dentro e fuori dal campo.
Non sprecate questa occasione.

BIO: LAURA ZUCCHETTI
Gen Z di nascita ma vintage nei modi, parlerei per ore di sport e questioni di genere. Vivo il calcio femminile da tifosa ma con lo sguardo da psicologa sociale per riflettere sulle sue contraddizioni e opportunità figlie della realtà nella quale siamo immersi.










Una risposta
Ottima riflessione. Il calcio femminile deve sdoganare soprattutto a livello culturale e superare quegli ostacoli mentali che ormai altri sport hanno ormai metabolizzato.