EURO ’24 – PRE GARA – QUARTI DI FINALE – OLANDA – TURCHIA: UNA PORTA PER IL PARADISO

Si giocherà a Berlino, città nota per la Porta di Brandeburgo, il quarto di finale di Euro 2024 tra Paesi Bassi e Turchia, in programma nella serata di sabato 6 luglio.

Calcisticamente parlando, tuttavia, la porta che questo incontro può spalancare è quella per un posto tra le 4 semifinaliste; risultato alla vigilia inimmaginabile per i turchi e comunque complicato da ottenere per gli orange.

Il terzo posto con cui gli uomini di Koeman hanno concluso il proprio gruppo non ha comportato il dover affrontare avversari qualificati come sarebbe stato lecito aspettarsi. Alla luce degli eventi è andata peggio ai francesi, finiti davanti a loro, costretti tuttavia ad incrociare prima il Belgio e poi il Portogallo.

La sfida negli ottavi di finale contro la Romania è corsa liscia come l’olio a fronte di un avversario per lunghi tratti impotente, privo del mordente e del temperamento dimostrati nella fase a gironi.

Di sicuro, le difficoltà dei rumeni sono state evidenziate da una compagine, quella olandese, finalmente propositiva, a tratti dirompente e sempre in controllo, se non in dominio, del gioco.

Ritrovata la fisicità di Dumfries e confermata la capacità di Gapko di rientrare sul piede forte partendo dall’out di sinistra, l’inserimento (ben riuscito) di Malen a partita in corso, oltre ad aver portato in dote due reti, potrebbe indurre il commissario tecnico a rimodulare la propria trequarti, privandosi di un centrocampista al fine di posizionare il suddetto dietro a Depay, sulla linea di Gapko e Simons.

Improbabile, infatti, la rinuncia a quest’ultimo che, anche se non ancora determinante nella fase di finalizzazione, ha dimostrato contro i rumeni, arretrando di qualche metro il raggio d’azione, di saper illuminare il gioco disegnando filtranti per i compagni di reparto.

Come più volte dedotto, gli infortuni, che alla vigilia del campionato europeo hanno privato l’Olanda del terzetto di centrocampo titolare, penalizzano soprattutto la fase di costruzione e di sviluppo. L’idea di inserire Malen potrebbe, pertanto, da un lato dare maggior peso all’attacco, dall’altro, portare Simons a giocare in una zona più nevralgica abbandonando la posizione di esterno alto a sinistra ove non pare rendere al meglio.

Il tutto  innestando maggior qualità nella fase di rifnitura.

Certo, per fare ciò è necessario rinunciare ad un centrocampista di ruolo.

Sulla carta parrebbe la soluzione ideale se non fosse che la Turchia vista all’opera contro l’Austria non si è mossa secondo i canoni del possesso palla e del palleggio cari al fortunato periodo di Montella nella sua prima e triennale esperienza fiorentina né tramite una fase di sviluppo tendente all’occupazione della metà campo e trequarti avversaria.

Complice l’assenza del leader Chalanoglu, i turchi, agevolati dall’aver trovato subito il goal del vantaggio, si sono distinti in fase di aggressione e ripartenza, riuscendo a compensare (parzialmente) alcune lacune tecniche.

Il tecnico ischitano ha proposto il giovane madridista Arda Guler in una posizione leggermente arretrata rispetto ad Yildiz e Yilmaz, schierati a loro volta larghi, demandogli la funzione di legare il gioco e di innestare i due compagni.

Yilmaz, sino al 95′, si è rivelato una spina nel fianco della difesa austriaca, dando la sensazione di non risentire della stanchezza che, sul finire di una prestazione del genere, sarebbe stata lecita.

Conseguentemente, l’idea, per quanto attraente, di togliere un centrocampista dall’undici olandese, non è detto risulti azzeccata considerato il rischio di allungare una squadra che, complice una difesa ancora troppo statica, ha sofferto, e molto, le imbucate dell’Austria in occasione della terza partita del gruppo eliminatorio.

         Fermo restando le considerazioni di cui sopra relative al trio di giocatori offensivi, il resto della squadra turca si è battuto negli ottavi di finale con determinazione e, soprattutto, applicazione dimostrando ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che dove la tecnica e la gamba non arrivano può risultare determinante l’essere ordinati.

Poi, questo è vero, non capita tuti i giorni che Demiral realizzi una doppietta.

A fronte di una Turchia che recupera il suo leader in mezzo al campo (ma perde, sempre per squalifica, Yuksek e Korku) l’Olanda dovrà essere concentrata e attenta.

I Turchi, storicamente, peccano di concentrazione e di continuità ma se entrano in un contesto emotivo favorevole può risultare estremamente difficile tirarli fuori da un torneo breve.

Per farlo Depay e compagni dovranno far pesare personalità, tasso tecnico e valore del collettivo ma, soprattutto, dovranno essere attenti in occasione dei calci piazzzati, situazione di gioco dirimente in questo campionato europeo che, più che i grandi giocatori d’attacco, sta portando alla ribalta i portieri.

A tal proposito, l’intervento con cui il turco Gunok ha evitato il 2-2 al 95′ della sfida con gli austriaci è parso qualcosa di eccezionale, quasi irreale.

Capita quando le cose vanno bene e, se l’appetito vien mangiando, i ragazzi di Montella hanno ancora una fame da lupi.

A fare la partita saranno chiamati i Paesi Bassi contro un’avversario che dovrà scontare ancora defezioni in mezzo al campo e che di energie ne ha comunque spese.

Sarà una bellissima sfida anche sulle tribune in virtù dei tantissimi tifosi dell’una e dell’altra nazionale. Ma se gli orange, per quanto appassionati e rumorosi, vivranno la contesa come un fattore sportivo, i turchi tendono a farne una questione sociale, ambientale e nazionalista considerato come rappresentino la comunità straniera più popolosa in Germania con oltre 3 milioni di connazionali immigrati e/o comunque residenti.

La vittoria ottenuta a Berlino per 3-2 nella scorsa primavera ha dato il là a festeggiamenti chiassosi e memorabili sia in Germania che in patria.

Nelle ultime ore l’entusiasmo si è spinto a livelli altissimi.

Riteniamo che, almeno sulla carta, la nazionale olandese abbia qualità individuali e collettive per far sua questa partita e il fatto d’esser capitati in una zona di tabellone non proibitiva potrebbe essere un segnale propiziatorio.

Dopo essere uscita dagli ultimi due mondiali a cui ha partecipato senza perdere una partita, e dopo un numero infinito di eliminazioni ai calci di rigore durante le manifestazioni per nazioni, sarà questa la volta in cui la fortuna sarà dalla sua parte?

BIO: Alessio Rui è nato e vive a San Donà di Piave-VE ove svolge la professione di avvocato. Dal 2005 collabora con la Rivista “Giustizia Sportiva”, pubblicando saggi e commenti inerenti al diritto dello sport. Appassionato e studioso di tutte le discipline sportive, riconosce al calcio una forza divulgativa senza eguali. Auspica che tutti coloro che frequentano gli ambienti calcistici siano posti nella condizione di apprendere principi ed idee che, fatte proprie, possano contribuire ad una formazione basata su metodo e coerenza, senza mai risultare ostili al cambiamento.

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