YURI ALBERTO, UN TRASFORMISTA PER IL TIMÃO

Ormai alcuni simboli hanno perso un po’ della lora carica mistica in questa modernità sempre più vacua ed agnostica.

“Dio è morto” cantava Guccini, le grandi ideologie non se le passano granché bene però la maglia numero 9 verdeoro mantiene intatto o quasi il suo fascino.

Vestire quell’iconico pezzo di stoffa che fu di Ronaldo, Romario, Tostão, Ademir o Careca rappresenta un orgoglio, un sogno, ma anche un riconoscimento.

Yuri Alberto è fra coloro che hanno avuto questo onore per qualche minuto in occasione dell’amichevole della Seleçao contro il Marocco nel marzo 2023.

Certo si è trattato di una occasione particolare, sicuramente legata ad assenze importanti e, ammettiamolo, ad un leggero momento di appannamento della scuola verdeoro per quanto concerne gli attaccanti. Ma ciò non deve farci pensare che il classe 2001 Yuri Alberto rappresenti un ripiego.

Probabilmente il premio di quel numero iconico è giunto presto ma non è immeritato, per prospettive future e qualità.

DOMINIO E SCONSOLAZIONE

Nato nello stato di San Paolo, a São Josè dos Campos – città importantissima per lo sviluppo del settore aereo ed aereospaziale brasiliano e non solo – non è un caso che il ragazzo inizi a volare alto già da giovanissimo. Infatti a tredici anni entra nel settore giovanile del Santos. ll club di Villa Belmiro ha una tradizione vivaistica che non ha bisogno di presentazioni, eppure il giovane Yuri riesce a far breccia nei cuori degli appassionati e di tanti scout.

Il suo 2016, 51 reti in 39 partite, è leggendario. Più di qualche sopracciglio inizia ad alzarsi, anche dalla lontana Europa.

Il Santos lo coccola e lo premia. Il tecnico ad interim Elano lo include nel gruppo della prima squadra e il ragazzino terribile risponde mettendo a segno il suo primo gol da professionista il 7 marzo 2018, a 16 anni, 11 mesi e 20 giorni, diventando il sesto marcatore più giovane della storia del Peixe, superato solo da atleti del calibro di  Coutinho, Pelè, Gabigol, Edu e Victor Andrade.

Nelle stagioni successive però Yuri Alberto fatica. Il calcio degli adulti è duro, troppo fisico e spigoloso per un ragazzo di un quartiere bene, che con i pari età fa ciò che vuole, ma con i grandi arranca.

Non aiutano i tecnici, Sampaoli e Ferreira, che lo vedono poco e nulla, arrivando ad una situazione critica dal punto di vista contrattuale.

Yuri rifiuta il rinnovo, accetta la corte dell’Internacional, facendo però trapelare i dettagli dell’offerta alla stampa, cosa poco gradita al club di Porto Alegre.

Dopo qualche scaramuccia, alla fine Yuri Alberto saluta il club della sua infanzia per vestire il rosso.

ZENIT E IL TIMÃO

All’Internacional trova spazio e minuti e i dubbi si dissolvono.

Subito in doppia cifra di gol in Série A nel 2020, cresce di gara in gara e torna al centro di tante voci di mercato. Si parla di Italia e di Inghilterra, ma alla fine un po’ a sorpresa sono i russi a staccare un assegno da 25 milioni per portare il brasiliano a vestire la maglia dello Zenit. È il 31 gennaio 2022, pessimo tempismo, ma comunque 6 goal in 15 presenze (in tutte le competizioni) non è un bottino da sottovalutare.

Dopo l’invasione dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni il centravanti spinge per tornare in Brasile. Ad accoglierlo c’è il Corinthians, il club in cui aveva speso gli ultimi momenti di carriera il numero 9 per eccellenza, Ronaldo il Fenomeno.

Vestendo la maglia speciale del Timão, Yuri Alberto sta andando benissimo, migliorando il proprio repertorio, con un occhio sempre rivolto al Vecchio Continente, dove potrebbe far comodo a molti.

Tecnicamente parlando si tratta di un centravanti estremamente mobile, addirittura in grado di giocare come sottopunta o esterno offensivo.

Le sue qualità sono quelle del numero 9 brasiliano moderno, non più un mero finalizzatore, ma elemento di raccordo e di manovra, ovviamente in grado di colpire nei sedici metri finali, offrendo però un contributo a tutto tondo.

Fisicamente non è un panzer, ma dopo un impatto difficile con il calcio degli adulti ha saputo costruirsi una fisicità adeguata, soprattutto contando di una forte parte inferiore del corpo.

Come tipologia di attaccante ricorda un pattern che inizia a diventare ricorrente nel Futebol brasiliano, ma non solo.

9 molto mobile, polivalente, con buona propensione ad associarsi e al dialogo. Un profilo, che con diverse declinazioni ovviamente, abbiamo già visto.

Basti pensare a Gabriel Jesus, Richarlison, Gabigol o alle nuove leve talentuose e giovanissime come Vitor Roque, Marcos Leonardo o Endrick.

COSA GLI MANCA?

Difficile riassumere in poche parole, ma la sensazione da fuori è che debba crescere nella personalità e nella lucidità tanto in finalizzazione che nelle scelte di gioco, dove può incappare in errori di superficialità.

Sembra un paradosso, ma talvolta la sua qualità tecnica lo porta a sottostimare la difficoltà di alcune situazioni tattiche e tecniche.

In quest’ottica potrebbe essere che mettersi alla prova in un contesto diverso, meno familiare a lui, come per esempio un campionato europeo, potrebbe fargli bene, trovando una tensione mentale positiva che gli permetta performance più costanti e precise.

Resta comunque un ragazzo estremamente bravo, dotato di una sensibilità calcistica rara ed in grado di adattarsi in maniera proficua a tante dimensioni tattiche e anche culturali diverse, un investimento che un club di medio cabotaggio nelle leghe Top5 o un grande di un campionato minore può fare ad occhi chiusi.

Con l’obiettivo di tornare quanto prima a vestire quel mitologico numero 9 verdeoro.

BIO: Stefano Follador

  • Sono nato a Valdobbiadene, provincia di Treviso nel 1988.
  • Enologo presso l’azienda vinicola di famiglia, laureato a Udine e con esperienze lavorative e di studio negli Stati Uniti ed Argentina.
  • Sposato con Desiree, ho due bambini che crescono più svelti di quanto vorrei.
  • Scrivo  per Sottoporta, collaboro con la webzine Juvengers e con il sito UK Calcio. Lavoro nel mondo del vino e ne sono appassionato, perché come il calcio collega il mondo e sono sempre ottimi argomenti di conversazione, anzi sono scuse ottime per raccontare il mondo

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