GIVE BACK – QUANDO CALCIO E RESPONSABILITÀ SOCIALE SI INCONTRANO.

Una squadra di “Campioni per-bene”

Un Undici fatto di Calciatori Socialmente Responsabili.

Un libro per analizzare l’evoluzione del ruolo sociale del calciatore, da Peppino Meazza con la brillantina ai giorni nostri.

Give Back’ vuole raccontare una storia differente: in un mondo – quello del calcio – troppo spesso abbagliato da stipendi milionari, WAGs e supercars, l’obiettivo si sposta a inquadrare un panorama diverso.

Nessuno può negare l’enorme visibilità di cui godono – e di cui talvolta sono schiavi – i calciatori: la differenza sta nell’uso che, di questa visibilità, decidono di farne.

Ecco quello che distingue ‘Give Back’ da tanti altri libri che raccontano il dietro le quinte del calcio di oggi. Niente gossip su Instagram, niente segreti di spogliatoio, niente notti brave.

Piuttosto, storie di Calcio Socialmente Responsabile.  Undici esempi in cui il pallone smette di essere il protagonista principale e si fa strumento per raggiungere risultati di impatto sociale.

Gli inglesi chiamano platform un concetto che tiene insieme da una parte l’ideale piedistallo su cui tutti noi issiamo il campione di turno e dall’altra il seguito che ne deriva. Onesti pedatori che diventano, magari senza volerlo, esempi per milioni di appassionati. Un peso non facile da sopportare, ma che alcuni di loro decidono di utilizzare per lanciare messaggi di responsabilità sociale.

L’idea di noi autori è stata quella di disegnare un’ideale formazione guidata da un modo di giocare che ha finito per dare il titolo al libro: ‘Give Back’, letteralmente dare indietro. Restituire una parte di quello che il calcio ha regalato a questi sportivi. Che si tratti di fondare un’associazione in prima persona o di appoggiare iniziative portate avanti da altri, l’obiettivo è fare della propria popolarità un amplificatore per cause di alto valore sociale.

La domanda che ci siamo fatti è stata semplice: “Quali sono gli esempi migliori? Chi sono i calciatori con una carriera parallela a quella sportiva, quelli da ricordare non tanto per i trofei vinti quanto per i traguardi raggiunti fuori dal campo?”

È così iniziata una girandola di nomi e proposte che ha presto portato il progetto a prendere forma.

Il primo nome è arrivato dal più grandicello di noi: per motivi anagrafici sono l’unico ad aver visto giocare Astutillo Malgioglio, ed il suo impegno nell’assistere ragazzi disabili e le loro famiglie è un esempio che dura fino ad oggi non poteva non essere il capofila dei capitoli del libro.

Da lì ci siamo detti: “Il portiere ce l’abbiamo: ne mancano solo altri dieci e la squadra è fatta!”

Quel che ne è uscito è un 3-4-3 abbastanza spregiudicato, dove calciatori e calciatrici trovano spazio a prescindere dal Paese di nascita o dal campionato in cui militano.

La linea difensiva è comandata da Sara Gama, capitana della Nazionale femminile di calcio, supportata dai compagni di reparto Héctor Bellerìn e Javier Zanetti.

A centrocampo si alternano la corsa muscolare di Mathieu Flamini e Morten Thorsby e la classe di Juan Mata e Sadio Mané, a supportare un tridente d’attacco in cui la statunitense Megan Rapinoe divide l’area di rigore con Marcus Rashford e Samuel Eto’o.

Il modulo è un pretesto per mostrare come le differenze siano in realtà un elemento di forza e non di debolezza: ruoli diversi così come diverse sono le missioni portate avanti da ognuno degli undici protagonisti. Tutte meritevoli di essere raccontate e sostenute, senza che una risulti più importante delle altre.

Per tornare al titolo del libro, sono tante le maniere in cui si può restituire tramite il calcio. Alcuni si rivolgono alla comunità di origine, qualcun altro allarga lo sguardo al mondo intero: non c’è una strada migliore delle altre.

Quel che si è voluto raccontare è l’impegno, la volontà di seguire un obiettivo preciso nel quale il giocatore per primo si sia identificato, perché solo in questo modo quell’intenzione può essere di esempio per chi lo segue.

Non c’è spazio invece per donazioni munifiche fatte dal campione di turno, che però a stento conosce l’identità del destinatario. Non eravamo interessati ad assegni milionari che passano di mano a favor di telecamera, quanto invece a storie che unissero protagonista e beneficiari in modo inscindibile.

La forza del legame che porta Capitan Zanetti ad aprire la sua Fondazione a due passi dal quartiere in cui è cresciuto, fa capire come certi ricordi rimangano intatti in ognuno di noi. Qualcuno ha la tenacia e la possibilità di tramutarli in stimolo, carburante per un viaggio a ritroso che possa aiutare chi ha bisogno di trovare la propria strada. Questo è ‘Give Back’, nel senso più immediato del termine.

In altri casi, l’obiettivo che viene perseguito sembra essere perfino troppo alto e ambizioso: pensiamo al cambiamento climatico, probabilmente la sfida di questo tempo, una lotta che richiede lo sforzo di tutti.

Eppure, la costanza con cui Thorsby e Bellerìn propongono iniziative di sostegno all’ambiente è la dimostrazione di quanto concreti si possa essere partendo – letteralmente – dal proprio orticello e utilizzando al meglio la platform a disposizione: un formidabile moltiplicatore di piccoli gesti che, messi insieme, portano a risultati enormi. Che si tratti di piantare migliaia di alberi dopo una vittoria o di coinvolgere i tifosi in una gara a chi ricicla più plastica, la musica di sottofondo è un crescendo di iniziative e di gesti tangibili.

Uno dei luoghi comuni che volevamo sfatare era  l’automatismo che a prima vista lega responsabilità sociale a beneficenza: è vero che spesso i due universi convivono, ma volevamo dimostrare che, tra le tante sfaccettature del termine, la sostenibilità potesse ad esempio essere applicata anche all’imprenditoria.

La storia di Flamini ne è la dimostrazione concreta: l’ex mediano di Arsenal e Milan è oggi un esperto businessman nel campo della biochimica, attento ad utilizzare materie prime di estrazione non fossile e processi produttivi improntati all’efficienza. La massimizzazione del profitto non per forza deve andare a discapito dell’attenzione allo spreco e a una strategia di sostenibilità nel lungo periodo. Una lezione per tanti imprenditori di casa nostra e non solo.

Un’altra declinazione del concetto di responsabilità sociale ha a che fare con la lotta alle discriminazioni di qualsiasi tipo.

È difficile da accettare, ma la rivendicazione di diritti che a noi sembrano perfino banali, come la ricerca di pari opportunità o di una retribuzione adeguata sono ancora attuali nel terzo millennio. Il calcio femminile ne è l’esempio calzante: pensare che in Italia calciatrici di successo come Sara Gama abbiano ottenuto lo status di sportive professioniste solo a luglio del 2022 dà da pensare al ritardo del calcio italiano sul tema.

Non si tratta solo di un doveroso riconoscimento all’impegno delle tante calciatrici che giocano in Italia: professionismo vuol dire contributi versati, copertura assicurativa in caso di infortuni, tutela in caso di gravidanza.

Ma anche realtà che a noi paiono più strutturate nascondono lati oscuri. Quella di Megan Rapinoe è una vita di lotta e sfida continua a quell’odiosa frase fatta che dice “si è sempre fatto così”.

È dell’anno scorso lo storico accordo firmato tra le calciatrici della Nazionale americana e la Federazione statunitense, con cui sono stati sanati anni di discriminazione retributiva tra la squadra femminile e quella maschile. Una vicenda che ha attraversato fasi diverse, con l’opinione pubblica ad alternare il supporto alle ragazze e lo scetticismo di una battaglia che ai più era sembrata troppo difficile da combattere.

Scrivendo queste pagine abbiamo capito quanto sia complesso e variegato il mondo della responsabilità sociale legata al calcio. Un sistema nato da poco, senza nemmeno un progetto preciso, ma spinto dalla volontà di alcuni singoli che sta facendo proseliti in un sistema tradizionalmente chiuso e conservatore come quello del calcio.

La speranza è che questo libro possa essere una salutare ventata d’aria fresca: una finestra che si apre a mostrare quanto si possa fare mettendo lo sport più bello del mondo a servizio della comunità.

GIVE BACK – 11 Storie di Calcio Socialmente Responsabile

Di Mario Rucano, Stefano D’Errico, Valentino Cristofalo

Prefazione di Gianfelice Facchetti

Grafiche di Paolo Bernardini

Ed. Urbone Publishing  www.urbone.eu

MARIO RUCANO

BIO:

Mario Rucano (Milano, 1973), di madre inglese e padre italiano, ha passato l’adolescenza a chiedersi se avrebbe preferito giocare per gli Azzurri o per i Tre Leoni. Probabilmente questa indecisione gli è costata la convocazione in Nazionale. Dopo una prima vita da cooperante e una seconda da uomo di azienda, negli ultimi anni scrive di calcio e responsabilità sociale.

Con Urbone Publishing nel 2021 ha pubblicato ‘È Complotto – Considerazioni di uno Psicolabile Interista

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