SAN SIRO COMPIE CENT’ANNI…

San Siro compie 100 anni. San Siro presto non ci sarà più o comunque non potrà più ospitare le partite del nostro Milan. La nostra nuova casa, secondo un programma già definito, sarà adiacente all’attuale e dovrebbe essere pronta nel 2031 per ospitare il Campionato europeo dell’anno successivo.

Celebrare il centesimo anniversario di San Siro significa rendere omaggio a ciò che lo ha reso iconico: chi lo ha vissuto da semplice spettatore, appassionato o tifoso, i campioni che vi hanno giocato, le atmosfere e le emozioni che si sono generate.

Numerosi sono i momenti che mi legano a San Siro. Provo a ricordarne qualcuno, scrivere di tutti è impossibile. La mia “prima volta” è stata nel 1969, avevo 6 anni e mio cugino mi portò a vedere Milan-Celtic di Coppa Campioni. Finì 0-0. Ammetto di non ricordare nulla della partita. Ricordo però molto bene che fummo costretti ad aspettare che il piazzale davanti allo stadio si liberasse per individuare la nostra auto: la neve aveva ricoperto tutto e nessuno si ricordava esattamente dove avessimo parcheggiato!

Da quel giorno un lungo digiuno. I miei impegni di ginnasta prima e di giovane calciatore poi, nella società del mio paese, (Villasanta – MB), mi impedirono di andarci. Vi tornai, molti anni dopo, con alcuni amici dei miei genitori iscritti al Milan Club di Arcore. L’autobus si fermava a Villasanta, al Bar “Democrazia”. Poi conquistai la fiducia di mamma e papà convincendoli a lasciarmi andare con gli amici che frequentavano la curva.

“Meteor estintori Meteor” era una delle pubblicità che si sentivano provenire dall’altoparlante all’interno dello stadio e furono proprio gli estintori che mi portarono a combinarne una…”grossa”. Insieme a tre amici ci organizzammo per andare a rubare gli estintori dei TIR alla dogana di Concorezzo. Ma perchè gli estintori vi chiederete? In curva, per un certo periodo ci fu  l’abitudine di spruzzarne la schiuma!

Ero il più giovane e doveva essere una sorta di iniziazione. Beh, la ronda dei Carabinieri passò proprio mentre ci apprestavamo ad allontanarci con gli estintori tra le braccia: li buttammo nel prato e scappammo via. Ancor oggi quando ci penso mi do del pirla! Poi fu il periodo delle partite con Giorgio, Pinuccia e i due Sergio, amici di famiglia. Si andava in auto. Ho perso memoria dell’ esatto arco temporale ma ricordo bene l’atmosfera magica che ci accompagnava prima, durante e dopo le partite.

Datemi retta: chi non c’è ancora stato ci vada! Una volta nella vita bisogna esserci, che vi piaccia il calcio o che non vi piaccia, che si tifi Milan oppure no. Andateci la sera, in una partita di coppa: è qualcosa che non dimenticherete. La salita sulle rampe elicoidali per raggiungere i vari settori è impagabile.

Poi ti appare il campo e tutto quello che sta intorno, prendi consapevolezza dei tifosi: lo spettacolo nello spettacolo. Basterebbe questo ma, già che ci siete, godetevi la partita!

La prima immagine che mi sovviene, quando penso al terreno di gioco della Scala del Calcio, è quella di Gianni Rivera che, con il microfono in mano, chiedeva al popolo rossonero di lasciare libera la parte inagibile del secondo anello altrimenti la partita contro il Bologna non sarebbe iniziata e il Milan avrebbe perso a tavolino mettendo in discussione la vittoria del 10° scudetto e della Stella.

L’altra immagine è quella di un giovane con la maglia numero 6 tenuta fuori dai pantaloncini. Fluttuava sull’erba. Un giovane che avrebbe compiuto 19 anni due giorni più tardi: solo tre anni più di me! Un marziano!

Non ero ancora al Milan, ci arrivai l’anno dopo, nel 1980, a 17 anni. Proprio nel luglio di quell’anno vissi la mia prima esperienza “musicale” a San Siro: il concerto di Edoardo Bennato. Ero nel prato ad ascoltare le sue canzoni. Su tutte ricordo “Un giorno credi”. (sua e di Trampetti)…”. La storia di San Siro va infatti oltre il calcio: Bob Marley, Bruce Springsteen, David Bowie, Vasco Rossi, Michael Jackson, Madonna e Taylor Swift sono solo alcuni degli artisti internazionali che hanno fatto di San Siro un riferimento anche per la musica e l’intrattenimento.

Tornando al calcio, mai avrei immaginato di giocare, un giorno, al fianco di Franco Baresi, CAPITANO e 6XSEMPRE, in quello scenario meraviglioso. IL CAPITANO rappresenta in modo unico il legame tra Milan, persone e San Siro: oltre cinquant’anni della sua vita sono legati a questo stadio, prima da calciatore e CAPITANO, poi da dirigente e Vice Presidente Onorario. Dal suo esordio a San Siro nel 1978 alla partita d’addio fino all’ingresso con la fiamma olimpica di Milano Cortina nel 2026, la sua storia attraversa generazioni diverse e incarna il rapporto tra il Club, il suo stadio e i suoi tifosi.

Al mio debutto di fatto lui non era in campo perché squalificato (debuttai proprio per la sua assenza). All’ingresso in campo, che allora avveniva da un angolo dello stadio, mi sembrò di aver di fronte una muraglia vivente, il cuore in gola: per fortuna la mia capacità di concentrarmi riuscì in qualche modo a farmi superare l’emozione. Di fronte c’era la curva sud, con i gruppi Ultras: la Fossa dei Leoni e le Brigate Rossonere al secondo anello, i Commandos Tigre invece erano ancora lì, sulla mia sinistra, al primo anello della curva nord.

Recentemente ci sono stato poche volte. Ero andato il 15 dicembre 2024, la sera di Milan-Genoa, in occasione della festa per il 125° anniversario del Club e poi ci son tornato giovedì con il “Tasso” per un’intervista per la RAI TV ( foto di copertina).

125° ANNIVERSARIO DEL CLUB – IN ATTESA DI ENTRARE IN CAMPO CON IL CAPITANO (RIP), TASSOTTI, VIRDIS E GIOVANNI GALLI

L’11 aprile 2024 sono tornato con Sabina, la mia compagna, Simone, uno dei miei figli, e la moglie Giulia, tifosa giallorossa.

CON SABINA, GIULIA E SIMONE

Chiudo con il ricordo della prima volta con i miei figli, Simone e Tommaso, sul prato di San Siro in occasione della partita Milan-Cremonese del 12 maggio 1996. Avevamo già vinto lo scudetto la domenica precedente a Firenze ma l’ultima partita in casa fu l’occasione per festeggiare ancora insieme ai nostri tifosi.

12 MAGGIO 1996: IN CAMPO CON I MIEI FIGLI TOMMASO E SIMONE

Ora qualche dato sullo stadio. San Siro venne inaugurato nel 1926, costruito per volontà del Presidente rossonero Piero Pirelli. Il Milan rimase l’unico inquilino fino al 1948. L’evoluzione architettonica di San Siro racconta la crescita del suo pubblico: nel 1926 la capienza era di 35.000,

nel 1955 con il secondo anello per il successo della Gre-No-Li (Gren, Nordahl e Liedholm, il trio di nazionali svedesi che giocò nel Milan degli anni ’50) e con il terzo in occasione dei Mondiali del 1990 arriva agli odierni 75.817 spettatori.

Oggi è ancora lo stadio più capiente d’Italia e continua a richiamare decine di migliaia di persone per eventi sportivi, culturali e di intrattenimento.

E allora perché uno stadio nuovo?

Ce lo spiegano così:

Il nuovo stadio è una priorità strategica nella visione di lungo termine della proprietà per l’AC Milan. Un’infrastruttura moderna che permetterà alla Società di avvicinarsi ai benchmark dei principali Club europei, in particolare sul fronte matchday, hospitality e ricavi con elevato margine.

La natura multifunzionale dell’impianto permetterà di generare valore e attività durante tutto l’anno, andando oltre il tradizionale modello dello stadio utilizzato prevalentemente nei giorni partita. Il progetto rappresenta quindi non soltanto un investimento infrastrutturale, ma un elemento strutturale della crescita futura e della competitività internazionale del Club. Gli investimenti e le scelte strategiche della proprietà sono orientati a rafforzare nel lungo periodo la competitività, la solidità e il posizionamento internazionale di AC Milan.

Che dire, comprendo le ragioni per un nuovo impianto ma il pensiero che San Siro non ci sarà più mi rattrista e continuo a non credere che possa succedere. Così come mi rattrista il fatto che non si sia pensato di ricordare il 100° anniversario con una manifestazione all’interno dello stadio. San Siro oggi resterà vuoto e: “…tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia…”, (Rutger Hauer nei panni di un replicante, nel film “Blade Runner” del 1982 diretto da Ridley Scott). Non vado oltre.

Buon 100° compleanno San Siro. Per me sarai sempre lì.

7 risposte

  1. Articolo bellissimo Filippo!
    La narrazione della storia dello Stadio di San Siro, uno dei più iconici al mondo, è, per accadimenti e personaggi nel suo secolo di vita semplicemente sublime!
    Hai espresso molta nostalgica franchezza nel tuo scritto che, da interprete in prima linea quale sei stato e sei tuttora, ti rende onore e merito. Ti confesso che, da tifoso rossonero quale diventai dopo aver visto giocare all’Olimpico nel ’62 Gianni Rivera
    (avevo 13 anni) ho sempre seguito il Milan nelle sue trasferte romane ed una sola volta lo vidi giocare a San Siro. Correva una sera di una domenica del Settembre 1968 (e chissà che non ci fossi da bambino anche tu!) in un Milan Ternana (2-0) di Coppa Italia. Nel pomeriggio assistei con mio padre al Gran Premio all’autodromo di Monza
    (ne avverto ancora I brividi al solo pensiero) e la sera godei di vero cuore nel pieno dei miei vent’anni appena compiuti.
    Lo spettacolo dalla tribuna stampa (mio papà aveva la tessera essendo dipendente della Agence France Presse) era da film…All’Olimpico i calciatori li vedi ma col binocolo…mentre mi pareva di toccare Rivera, Amarildo…ed il borsalino in testa al Paron!!! Che spettacolo!!!
    Grande San Siro!!!
    Grazie Filippo!!!

    Massimo Baldoni ❤️🖤

  2. In in Mondo normale Lo stadio di san Siro sarebbe conservato come le piramidi.L’ho frequentato assiduamente dal 1983 al 1994 …poi molto poco.Direi che ho vissuto degli anni favolosi,ricordo con gioia anche gli anni meno fortunati. Che atmosfera elettrizzante!!!! Filippo tu sei stato un grande specie nell’ anno dello scudetto.30su30.pulito preciso implacabile.

  3. Caro Filippo, prima di tutto il ringraziamento per la condivisione. Poi, le congratulazioni per lo scritto; credo ce ne siano pochissimi che sono stati protagonisti in prima persona ai tuoi livelli e abbiano la capacita’ di trasmettere in maniera cosi’ diretta, semplice e sincera le esperienze che hanno vissuto.
    Solo da ultimo colgo l’occasione per dire la mia; di San Siro ce n’e’ e ce ne sara’ sempre uno solo. Voltare pagina non dovrebbe essere nient’altro che “lo stadio del Milan” (e quello dell’Inter, altrove…). Uno stadio in esclusiva, come accade per tutte le top 30 del club ranking UEFA a esclusione delle squadre di Milano e Roma…
    Ancora grazie e congratulazioni!

  4. Buonasera Filippo e anche a Mauro Tassotti (nella foto).
    Bellissimo ricordo espresso in questo articolo che ha fatto ripercorrere anche a me, diversi momenti passati a San Siro.
    Ricordo anche se non ero a San Siro quel giorno, il microfono di Gianni Rivera, ma ancor più la voce di Everardo Dalla Noce che annunciava lo scudetto rossonero: ero al parco Lambro a giocare con gli amici.
    Naturalmente ricordo l’esordio di Filippo col Verona (Baresi squalificato per reazione su Osti(?) dell’Avellino: un esordio che ho soltanto sentito perché quella domenica rimasi fuori da San Siro per l’ingordigia dei bagarini.
    Così a 20 minuti dalla fine me ne andai, ma arrivato in via Caprilli, sentii il boato per il gol di Blissett.
    “Meteor italiana, via Costa 1 Rho”.
    Ma ancor prima c’era la “Carlo Pellegrino di Marsala che vi offre la formazione delle due squadre.
    Pellegrino è il marsala”: stagione 82/83.
    È vero, quando entri a San Siro c’è qualcosa di elettrico e voi avete avuto il merito di far sentire ancor più quella elettricità; e tuuto questo lo avvertivo anche il serie B (Filippo Galli non c’era, ma Mauro Tassotti si).
    Oggi non so se questa scossa elettrica si avverte ancora, anche perché sono anni che non metto più piede.
    Certo è che se voi mi garantivate il “proseguimento della scossa elettrica”, oggi non credo che proverei la stessa cosa.
    Forse è meglio così: San Siro non merita questi spettacoli scialbi con questi interpreti senza anima.

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