La ricreazione è finita. Da domenica a Torino si fa sul serio e il MIlan è subito atteso da un test molto probante, su un campo dove la storia ha esaltato o mortificato i rossoneri con singolare alternanza. Campo duro, da qualsiasi prospettiva lo si guardi. C’è Ignazio Abate in panchina, anzitutto. Nessun motivo di rivalsa, ma di sicuro lo accompagnerà una dose di adrenalina fuori dalla norma: ha una lunga gavetta alle spalle, molte esperienze che lo hanno forgiato: cammino sportivo in crescendo, rapporti umani deludenti soprattutto a Terni dove non ha goduto di riconoscenza e stima come avrebbe meritato.
Il Toro ha fatto una discreta campagna estiva, intesa come mercato e prestazioni nonostante un faticoso debutto in Coppa Italia. La prima linea, in particolare, è di spessore e qualità con Adams, Zapata e Simeone. Amorim sta completando il mosaico. Dopo Gila per la difesa e Ramos per l’attacco, Moreira puntella la zona nevralgica del campo sospeso tra fascia e trequarti. Se il portoghese prelevato con un vero e proprio blitz dal Salisburgo fosse, nell’idea del tecnico, abile per il ruolo di esterno mancino di centrocampo, la squadra avrebbe una taratura davvero molto offensiva: pensatela con Chukwueze a destra, Pulisic – non ancora abile e arruolato – e Leao (o Loftus o Saelemakers) alle spalle di Ramos, Rabiot e Modric a centrocampo.
Non sappiamo se nella testa del nuovo allenatore del Milan e nelle gambe di alcuni giocatori (Rabiot, Pulisic, lo stesso Leao) sia già pronta la formazione dell’esordio, ma certo questa squadra va attesa con curiosità e speranza. Al di là delle buone prestazioni con il Celtic (nella ripresa), con l’Inter (una quarantina di minuti) e l’intera gara con lo United, ridisegnare modulo, sistema di gioco e soprattutto l’undici iniziale con 3 volti nuovi – potrebbero anche diventare 4 o 5 a fine mercato – e le idee chiare dell’allenatore, rappresentano una buona iniezione le risposte di alcuni singoli, la conferma di Modric e Rabiot, la volontà di Cardinale di porre fine a un’emorragia di risultati veramente mortificante in queste ultime 2 stagioni.
Dopo il lustro targato Ibra-Giroud, manca un centravanti dai tempi di Inzaghi. Fallite tutte le scommesse, da Morata a Gimenez, da Abraham a Nkunku fino allo stesso Leao. Non si può buttare in mischia Camarda con queste premesse, ma ora finalmente un 9 come Dio comanda il Milan ce l’ha. Camarda può crescere e aspettare il suo momento. Rinverdire Loftus-Cheek, spolverare Jashari e dare nuova linfa, nuovi stimoli a Chukwueze sono le prime scommesse di Amorim.
Il nodo spinoso che resta da sciogliere non è tanto quello di liberarsi degli esuberi e recuperare 3 giocatori come quelli appena citati, ma capire cosa fare di alcuni titolari, a cominciare da Leao se restasse, dello stesso Pulisic, di Saelemakers, di Maignan. Mi sembrano i casi più evidenti di malesseri da guarire e credo possano curarsi da soli, senza medici né medicine: capire quali sono le idee e le intenzioni, i progetti dell’allenatore e della società, per poi scegliere se farne parte e scommettere anche su sé stessi o prendere altre strade.
Di sicuro, questo spogliatoio non ha più bisogno di intralci umorali. L’epurazione fatta a maggio con i quadri dirigenziali va completata con quella in corso sul mercato. Settembre comincerà a dirci quali sono le prospettive, ma intanto Torino potrebbe già essere l’alba di un giorno nuovo. E diverso.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.











6 risposte
Decimo posto assicurato. Forse nono visto che la Lazio è messa peggio di noi. Secondo me a metà novembre verrà esonerato Amorim.
Mi sembra un articolo frettoloso e confuso
La frase
“Al di là delle buone prestazioni con il Celtic (nella ripresa), con l’Inter (una quarantina di minuti) e l’intera gara con lo United, ridisegnare modulo, sistema di gioco e soprattutto l’undici iniziale con 3 volti nuovi – potrebbero anche diventare 4 o 5 a fine mercato – e le idee chiare dell’allenatore, rappresentano una buona iniezione le risposte di alcuni singoli, la conferma di Modric e Rabiot, la volontà di Cardinale di porre fine a un’emorragia di risultati veramente mortificante in queste ultime 2 stagioni”
mi sembra priva di un’adeguata sintassi
Invece
“ma capire cosa fare di alcuni titolari, a cominciare da Leao se restasse, dello stesso Pulisic, di Saelemakers, di Maignan”
mi sembra campata per aria
Pulisic, Sale e Maignan sono nel gruppo squadra
Leao è fuori
Mi sembra chiaro
Grazie Stefano. Per significati e soprattutto sintassi, mi segno la tua mail per consulenze future
E per forza di cose carissimo Luca il capoluogo sabaudo dovrà rappresentare l’alba, l’aurora, il marcato segno di un caustico rinnovamento del nostro Diavolo. A volte credo nella scaramanzia, si ricordi la prima dello scorso anno con la Cremonese in casa seguita dall’ effimera gioia di tornare troppo presto in vetta alla classifica per poi pagarne a caro prezzo una sorta di tortura di Sisifo!
Buona giornata e buon Milan!
Massimo 48 ❤️🖤
Al momento non ci sono certezze: squadra ancora incompleta, giocatori che devono andare via, l’unica sicurezza sono i tifosi.
Il mio timore è che la difesa sarà spesso in crisi: spero di sbagliare.
Ma se giochiamo come col Manchester Utd allora potrebbe essere che arriveremo quarti.
Diamo tempo ad Amorin, ma almeno 2 acquisti vanno fatti.
Giustissimo, caro Luca, c’è anche molta curiosità per Cissè che mi dicono essere molto bravo, ma personalmente temo la vendetta dell’ ex Ignazio contro Zlatan, sperando che quest’ultimo abbia il buon gusto di vedersi la partita da casa sua.
Allora forza Milan, nonostante tutto