MILAN LEGENDS – WALTER NOVELLINO: IL BRUCO GIOCOLIERE CHE DIVENNE CAMPIONE

NB: LA FOTO DI COPERTINA È DI MAGLIA ROSSONERA.IT

Tutti lo conosciamo come Walter Novellino, amato centrocampista del Milan della stella e apprezzatissimo allenatore. I più scrupolosi aggiungerebbero il suo secondo nome, Alfredo. Giusto per essere precisi. Ma pochi sanno che all’anagrafe Walter Alfredo Novellino porta altri due nomi: Amato Lenin. Un nome che avrebbe reso fiero Palmiro Togliatti o Enrico Berlinguer. Certamente ne va fiero suo padre, Giuseppe da Montemarano, che risulta l’unico comunista del suo paese. Divenuto calciatore del Torino, un giorno si presenta in visita al Filadelfia il pugile Nino Benvenuti. Si ritrova di fronte un ragazzo che assomiglia vagamente al noto pugile argentino Monzon. A presentarlo è il duro Giorgio Ferrini, uno che di botte se ne intende, ed è proprio Ferrini, secondo la tradizione, a regalargli quel soprannome. Diventa allora più facile chiamarlo Monzon, un po’ meno con quella lungaggine anagrafica di cui ci risparmiamo la fatica.

Walter Monzon Novellino ha anche avuto a che fare con quel Sudamerica da cui proveniva il pugile. Dopo una breve parentesi in Inghilterra a Manchester dove supera il severissimo esame di meccanico, papà Giuseppe emigra con la famiglia in Brasile dove il piccolo Walter cresce tirando calci ad un pallone per strada. Impara il portoghese e tifa Palmeiras. Tornati in Italia, i Novellino si stabiliscono a Milano. È qui che Walter studia e sfida i bambini del quartiere. Entra nella Pomense, dove rimane per due anni prima di essere acquistato dal Legnano. A Legnano Novellino vive un’importante esperienza formativa sotto la guida di Sassi. “Un allenatore che mi voleva molto bene e che mi ha insegnato molte cose” dirà qualche anno più tardi in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. Il grande salto nel calcio professionistico arriva quando viene ingaggiato dal Torino.

Ma le cose non vanno come sperato. L’esperienza in granata dura pochissimo. Walter gioca in prima squadra una sola partita e la maglia granata gli lascia in eredità solo…il soprannome. Conviene farsi le ossa in provincia. Durante il periodo di naja, gioca in prestito prima alla Cremonese, poi viene venduto a titolo definitivo all’Empoli: “A Cremona trovai Rota, un ottimo allenatore, un grande amico e l’anno dopo quindi mi dispiacque sapere di essere stato venduto all’Empoli.”

Il signor Giuseppe pensa che dopo il prestito suo figlio avrebbe rivestito la casacca granata. Ma il general-manager del Torino Bonetto disilluse il papà dicendo che suo figlio “non era un giocatore ma un giocoliere.” La replica è un anatema di Giuseppe Novellino, quasi alla maniera di Béla Guttman.

A Perugia Novellino cresce come uomo e come calciatore. Il merito va attribuito a Castagner e Ramaccioni, per i quali Walter sarà per sempre riconoscente. Arriva la chiamata del Milan a cui non si può dire di no. I rossoneri sono reduci da una buona stagione e vogliono finalmente conquistare la tanto agognata stella. Novellino fa parte dei nomi illustri della campagna acquisti, insieme a Chiodi – prelevato dal Bologna – e all’ex Monza Walter De Vecchi.

L’impatto con il mondo Milan è estremamente positivo per Novellino che non fa molta fatica ad ambientarsi in quella Milano che già conosceva. Sotto la guida di Liedholm, che lo impiega come numero nove, proprio dietro a Chiodi e un po’ più avanti di Gianni Rivera, Novellino è protagonista di partite di sostanza. Non è più il “giocoliere” che i dirigenti del Torino scaricarono su due piedi facendo andare su tutte le furie papà Giuseppe. Ora è un calciatore completo, capace di servire i compagni e di mettere in rete palloni importanti. Il bruco giocoliere sta diventando crisalide per spiccare il volo. Il primo gol in rossonero arriva in Coppa UEFA, nell’interminabile e leggendaria sfida con il Lokomotiv Košice. In campionato quattro gol, distribuiti equamente tra andata e ritorno. Agli stessi avversari, Hellas Verona e Catanzaro. Nella città di Romeo e Giulietta il Milan sfata gli incubi del 1973 e vince per 3 a 1. La punizione di Monzon batte Superchi e spiana la strada del successo per i rossoneri.

Dopo la marcatura al Catanzaro, si ripete di nuovo a San Siro contro i gialloblù di testa e in terra calabra. Sono due gol molto importanti perchè avvicinano il Milan alla stella che viene definitivamente cucita sulla prestigiosa maglia rossonera il 6 maggio 1979, giorno della sfida interna contro il Bologna. Novellino è indubbiamente tra i protagonisti della marcia trionfale assieme a tutta quella squadra leggendaria fatta di uomini, ancor prima che di calciatori. Gli anni 70 si chiudono finalmente con il titolo e sembra l’inizio di un ciclo di vittorie. Improvvisamente piomba sul Milan la spada di Damocle del calcioscommesse. Per Novellino è un duro colpo. Ai microfoni di magliarossonera.it ha confessato di aver pianto a casa di Aldo Maldera per la retrocessione in Serie B e di aver preso la decisione di continuare con il Milan anche tra i cadetti.

Di quella maledetta stagione è autore di due gol importanti. Iscrive il suo nome nel tabellino della gara di andata contro la Juventus e soprattutto si ricorda per il più classico dei gol degli ex contro il Torino. Il suo guizzo, un pallonetto a ridosso del 90’, vale due punti pesanti per il prosieguo della stagione. Un colpo da giocoliere, per intenderci. Così parla della sua prova: “ Non ho iniziato molto bene, ma nel secondo tempo credo di essermi riscattato. Il gol, quanto vale? In assoluto per il successo della squadra, ma non in particolare per quella che è stata la mia prova.”

É importante la sua esperienza nell’anno di purgatorio in B della stagione 1980/1981.

Dal punto di vista realizzativo non segna molto. Solo tre le sue reti a SPAL, Lazio e Monza. Ma i suoi gol sono sempre importanti perché evidenziano un dato incontrovertibile: nelle quattordici volte in cui è andato a segno nel corso della sua permanenza, il Milan non ha mai perso. Peccato che nella stagione 1981/1982 Novellino segni soltanto un gol in campionato, alla 27^ giornata contro l’Avellino. Le altre marcature le realizza in Coppa Italia, di cui una all’Inter, e in Mitropa Cup. A fine stagione Novellino lascia Milano per accasarsi ad Ascoli dove resta per due stagioni. Il cuore lo richiama a Perugia prima di congedarsi dal calcio giocato nella stagione 1986/1987 vestendo la maglia del Catania. Una sola presenza in azzurro contro la Turchia nella sfida amichevole del 23 settembre 1978.

Sicuramente ricca di soddisfazioni la sua carriera di allenatore. Si specializza nelle promozioni dalla Serie B alla Serie A con Venezia, Napoli e Piacenza. Ha conosciuto il suo apice con la Sampdoria che ha riportato in Serie A nella stagione 2002/2003 e con la quale ha sfiorato la qualificazione in Champions League nel 2004/2005. Ad un certo punto è stato a un passo dalla panchina dell’Inter.

Novellino è rimasto fortemente legato ai colori rossoneri. L’aver segnato a Juve e Inter e, soprattutto, l’aver scritto il suo nome nel firmamento della stella, l’hanno reso un giocatore simbolo di quegli anni. Come tanti suoi compagni, avrebbe potuto vincere di più e sarebbe stato lecito anche lasciare il Milan nel tempo della burrasca. Ma Walter Novellino è stato fedele a questi colori, fino all’ultimo, finché ce n’è stata la possibilità. Il bruco giocoliere del Filadelfia si è evoluto nel campione che abbiamo apprezzato con i nostri colori.

Con il Milan ha giocato 151 partite e segnato 14 gol.

Ha vinto lo scudetto della stella (1978/1979) e la Mitropa Cup (1982)

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

6 risposte

  1. Peccato per la sua carriera da allenatore, avrebbe meritato molto di più. Tra il 1997 e il 2005 era il Conte della Serie B, non falliva un colpo.

    1. Gran bel pezzo Vincenzo, Chapeau! Ad averne ora al Milan di giocatori con la sua verve ed astuzia ed inoltre con quel particolare primato: nelle 14 volte che è andato a rete il Milan non ha mai perso! Grande Walter!
      Un caro abbraccio!

      Massimo 48 ❤️🖤

      1. Grazie, carissimo Massimo! Ti scrivo alla vigilia della prima di 38 finali. Riprendo un concetto mal celato da Amorim nella conferenza stampa di ieri.

  2. Buonasera Vincenzo, il ricordo di Novellino per me è dolce/amaro.
    Dolce perché nell’anno della Stella fece bene.
    Amaro perché proprio per la sua classe, ritengo lui ed Antonelli più responsabili degli altri per la retrocessione del 1982.
    Poi fece molto bene ad Ascoli.
    La stoffa c’era e tanta.
    Ottimo allenatore ed ottima persona, avrebbe meritato di allenare di più.

    1. Ciao Gian Paolo, ma lo sai che ho pensato la stessa cosa? Quel Milan del 1982 avrebbe dovuto fare molto più e probabilmente gli uomini chiave hanno inciso in negativo.

      Intanto prepariamoci all’esordio

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