“MILAN ’83. LA STAGIONE DELL’ORGOGLIO MILANISTA” – RECENSIONE DI MAX RUZZANTE

Ci sono stagioni che si ricordano per i trofei e altre che sopravvivono nella memoria perché hanno restituito un’identità. Milan ’83.  La stagione dell’orgoglio milanista appartiene alla seconda categoria. Edito per i tipi di Milieu, per la collana Parterre e primo volume di un’opera concepita su più volumi chiamata “MilanOttanta”, Conte Fiele e Andrea Saronni gli autori dell’opera scelgono di raccontare un anno apparentemente minore – il secondo campionato di Serie B della storia rossonera – trasformandolo in una sorta di romanzo corale sull’orgoglio, sulla fedeltà e sul significato più autentico dell’essere tifosi.  Il grande merito del volume è quello di non limitarsi alla cronaca sportiva. Le partite sono il filo conduttore, ma ciò che emerge davvero è il mondo che le circonda: la Milano dei primi anni Ottanta, gli stadi ancora popolari, le trasferte, la musica, i bar, le amicizie e quella malinconia tipica di chi ama una squadra anche quando non offre alcuna certezza. Il calcio in questo frangente diventa così uno strumento per raccontare un’epoca.

I capitoli dell’opera alternano precisione documentaristica e memoria personale. Conte Fiele porta nel racconto la sua ironia pungente, la capacità di cogliere il dettaglio che restituisce umanità ai protagonisti; Andrea Saronni aggiunge profondità storica e rigore nella ricostruzione. Il risultato è un equilibrio riuscito tra saggio, memoir e narrativa sportiva. Uno degli aspetti più affascinanti è la scelta di dare dignità e importanza anche ai comprimari di quella squadra. Accanto ai futuri simboli del Milan degli “Immortali” prima e “Invincibili” poi – Baresi, Tassotti, Evani – trovano spazio giocatori spesso dimenticati ma fondamentali per quella promozione quali “lo squalo” Jordan, Oscar Damiani, Vinicio Verza, Aldo Serena, Giancarlo Pasinato, Ciccio Romano e Stefano Cuoghi. Giocatori questi che non vengono celebrati come eroi invincibili, bensì restituiti nella loro dimensione più umana, con i loro pregi e i loro limiti. Uno dei grandi protagonisti di quell’annata non può che essere l’allenatore fautore di quel “Perugia dei miracoli” del 1979,  Ilario Castagner, che è riuscito a creare una macchina da gol con sprazzi di calcio spettacolare con conseguente promozione conquistata in scioltezza con la vittoria del campionato cadetto dominato fin dall’inizio.

Il libro è attraversato da una convinzione semplice ma potente: esistono stagioni che valgono più di uno scudetto perché insegnano cosa significhi restare tifosi. Restare dopo una retrocessione bruciante, continuare a riempire San Siro in Serie B, credere che il futuro possa nascere proprio dal momento più buio. Guardata oggi, a distanza di quarant’anni, quella stagione assume quasi il valore di un prologo alla rinascita che avrebbe portato il Milan, solo sei anni dopo, sul tetto d’Europa. Oltre ai vari capitoli dedicati alle vicende calcistiche, ce n’è anche uno extra-calcio intitolato “Musica di retrocessione e resurrezione” un excursus musicale con la hit-parade della stagione ’82-’83 curata dal buon Paolo Madeddu.

Milan ’83 infine non è soltanto di un libro per nostalgici, ma una riflessione sul rapporto tra memoria e appartenenza, sul calcio come archivio sentimentale e sulla capacità dello sport di raccontare uno spaccato sociale. Un’opera che dimostra come, a volte, le pagine più significative della storia di un club non siano quelle scritte sui grandi successi, ma quelle costruite con la pazienza, la sofferenza e la fedeltà. Chiudo segnalando le bellissime foto di archivio a colori e in bianconero che corredano l’intero volume di 184 pagine, per una lettura consigliata non solo ai milanisti, ma a chiunque creda che il calcio possa essere anche letteratura, memoria e racconto di un’epoca.

BIO: Massimiliano Ruzzante è nato a Milano il 24/05/1976, Scrittore freelance, correttore di bozze, recensore e curatore di saggi e antologie di narrativa fantastica. Grande appassionato di calcio e di sport in generale, tifoso rossonero da quarant’anni, ha da poco pubblicato il suo primo saggio sportivo dedicato alla squadra del cuore intitolato: Milan 1993-94. Sulla vetta dell’Olimpo e la Biografia Ufficiale di Dejan Savicevic: “Dejan Savicevic. Il genio. La biografia ufficiale”

3 risposte

  1. Bella testimonianza Massimiliano volta a ricordare un periodo opaco dei rossoneri, al quale fece seguito solo un lustro dopo e con l’avvento del Presidente Berlusconi, come hai giustamente rimarcato, la conquista dei massimi trofei calcistici riportando il Milan dove assolutamente merita di essere.
    Buona domenica.

    Massimo 48 ❤️🖤

  2. Fu un Milan molto spettacolare che, dopo un inizio non proprio eccellente, ci fece divertire immensamente, anche in coppa Italia.
    Era un Milan ben costruito, con due torri iniziali (Jordan e Serena) e due cursori sulle fasce, come Pasinato ed Evani.
    Poi, Serena ebbe qualche problema fisico, ma “flipper” lo sostituì egregiamente.
    Il campionato fu un crescendo, ma la coppa Italia fu entusiasmante: a San Siro con il Cagliari sembrava di essere in coppa Campioni e poi ci fu la beffa col Verona di Bagnoli e Dirceu dove i nostri giocatori fecero una grandissima partita.
    Buona giornata.

  3. Inutile dire che oggi rimpiango persono quella stagione dove avevamo una squadra nella quale immedesimarci, della quale andare fieri. Avevo solo 15 anni e per me di Genova andare a Milano non era semplice, ma la sensazione durante alcune partite, prime tra tutte il 5-0 al bologna e il 5-1 alla Lazio sotto la pioggia, era il senso di appartenza ad un Milan che A o B sentivo che poteva battere tutti, e che mi faceva sentire orgoglioso. E poi c’era LUI, e con LUI non mi faceva paura nulla per LUI, il nostro Capitano, poteva tutto.

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