INDAGARE L’INCUBO (2^ PARTE)

6. QUALI SONO I PRINCIPALI OSTACOLI DELL’APPROCCIO QUALITATIVO E COMPLESSO NELLA PRATICA DI CAMPO NEL CALCIO?

L’approccio ecologico mira a formare giocatori in grado di adattarsi a tutte le situazioni caotiche che incontrano nel match. Tuttavia, la sua applicazione pratica incontra diversi OSTACOLI. Come riuscire dunque a superare la TRADIZIONALE RESISTENZA CULTURALE E METODOLOGICA, la RIPETIZIONE ANALITICA (coni, slalom, assenza di avversario), la SCOMPOSIZIONE DEL GESTO TECNICO, l’AMARTOFOBIA  imparando ad accettare l’errore come parte naturale della crescita, non come un fallimento personale?

Pur avendo assistito ieri sera ad una delle migliori espressioni di calcio degli ultimi anni, leggo nei commenti accenni importanti relativamente alla mancanza di linee difensive, paragoni con la Nazionale cantanti, con gli acrobati del circo, nostalgia del mitico calcio di una volta. Io boh. Per lasciarci alle spalle questo giurassico, domandiamoci invece come sostenere gli allenatori nel DT, nella difficoltà di progettare sedute allenanti, di manipolare vincoli ambientali, spaziali e temporali. Come trascinare nella seduta di allenamento le richieste della partita? Come passare dal ruolo di istruttore direttivo a quello di FACILITATORE DI ABILI EMERGENZE? Poiché l’approccio è dinamico e generativo, non possono esistere consolidate prescrizioni operative. La qual cosa genera insicurezze. E fu così che per mancanza di tempo il Mister si rifugiò in percorsi già conosciuti, spesso lineari, forse copiaincollati dal web. Dove dunque trovare il tempo per un aggiornamento che sia tale? Inoltre aumentando la complessità, cresce per calciatori e Mister e Staff il carico cosiddetto cognitivo (!!!) richiedendo una maggiore capacità di lettura della situazione, scanning, risoluzione dei problemi e presa di decisione rispetto all’allenamento tradizionale. Per niente facile. Ma doveroso.

7. QUALI QUALITÀ E CARATTERISTICHE DEL SISTEMA COMPLESSO PARTITA DI CALCIO POTREBBERO ESSERE ULTERIORMENTE OSSERVATE?

Abbiamo già brevemente ragionato sul ripensamento spazio-temporale, su come possa condizionare una innovativa vision di gioco. Vision che non potrà prescindere dall’osservazione delle dinamiche di relazione e struttura – NETWORK ANALYSIS -, determinante per identificare i giocatori chiave, quelli in grado di collegare diversi reparti, i giocatori collegati ad altri giocatori a loro volta iperconnessi, quelli che faranno schizzare verso l’alto il livello di gioco della squadra. Sempre in quest’ottica acquista senso osservare le reti di passaggio – PASSING NETWORKS – per analizzare non solo chi passa a chi, ma la frequenza, la direzione e la pericolosità dei passaggi stessi, i nodi cruciali del gioco, le distanze dinamiche inter-reparto, come e quando i giocatori si adattano a situazioni impreviste, il movimento sincronico di squadra e le formazioni fluide emergenti, quando i giocatori si muovono all’unisono per chiudere linee di passaggio o creare spazi. Tutto chiarissimo nell’incantevole prolusione del premio Nobel Giorgio Parisi.

Decisivo sarà anche osservare i PATTERN RICORRENTI DI SQUADRA che rivelano l’intenzione tattico-strategica dell’allenatore proprio o del Mister avversario, la velocità di riorganizzazione transitiva da una fase all’altra, il passaggio del calciatore o della squadra da fasi di dominanza a fasi di calo, la capacità di mantenere l’equilibrio in situazioni di pressione o svantaggio. Superare il concetto di EXPECTED GOAL per valutare come ogni passaggio o conduzione aumenti la probabilità di segnare, valutare l’impatto dei calciatori sostituiti in corsa sull’organizzazione e sull’interazione e sull’assetto del nuovo sistema- squadra che si è andato formando all’entrata del nuovo calciatore dalla panchina.

8. QUALI SONO LE SFIDE PRINCIPALI NELL’AMBITO DELLA RICERCA SUI SISTEMI COMPLESSI IN TEMA DI SPORT INVASION?

La ricerca sui sistemi complessi applicata agli sport di invasione quale il calcio tende a comprendere le dinamiche di squadra non come semplice somma delle prestazioni individuali, ma come UN INSIEME AUTORGANIZZATO E ADATTIVO. Gli sport di invasione sono intrinsecamente dinamici e non lineari.  La sfida sarà catturare i comportamenti emergenti e la sincronizzazione tra i giocatori in tempo reale. E, con l’aumento esponenziale delle tecnologie, confrontare l’enorme mole di dati spaziotemporali e tradurli in informazioni tatticostrategiche significative, utili per ciascun tipo di invasion. Superando l’analisi riduzionista e imparando a leggere il comportamento di ogni squadra non come un ectoplasma confuso ma come ORGANISMO FUNZIONALE INTEGRATO: avendo contezza di come i giocatori invadono e gestiscono lo spazio, delle interazioni offensive e difensive, delle spinte da privilegiare verso l’auto-organizzazione.

9. COME POSSONO ESSERE STIMOLATE, SUPPORTATE, VALUTATE E DIFFUSE AL MEGLIO LE INNOVAZIONI?

Stimolando la curiosità, sostenendo la formazione, imparando a valutare dati oggettivi, diffondendo quanto acquisito attraverso reti di condivisione. Mettendo a disposizione strumenti facili da usare, che non alterino le abitudini di allenamento, ma offrano REPORT RAPIDI. Aiutando gli allenatori a gestire la pressione delle prestazioni, lavorando su concetti propri del calcio in modo innovativo. Valutando la rapidità di percezione e azione, l’inibizione decisionale. Condividendo i propri successi educativi tramite banche dati interne al club o piattaforme online creando una cultura di condivisione. Organizzando workshop online in cui venga data enfasi all’incontro in primis con la persona e con l’esperienza del professionista protagonista della puntata. Un incontro in cui le relazioni non saranno lineari e il contesto sarà dinamico, sistemico. Anche in queste situazioni i vari attori del sistema si influenzeranno reciprocamente creando una rappresentazione visiva delle interazioni chiave in tempo reale. Perchè delle slide anche basta. Come anche basta delle lezioni frontali.

Data l’incertezza intrinseca dei sistemi complessi, i Mister dovranno prepararsi dunque a SCENARI INASPETTATI attraverso lo sviluppo di piani per affrontare potenziali cambiamenti drastici, dotarsi di una FLESSIBILITÀ OPERATIVA, generare progetti pilota lanciando esercitazioni su piccola scala per osservare gli effetti prima di espanderli nella scuola calcio o nel gruppo squadra. Inoltre cicli di feedback continuo e mappatura del sistema attraverso autovalutazione.

10. COSA LEGGERE NEL FRATTEMPO?

In questo tempo tra due tempi vorrei indicare due meraviglie che ho letto recentemente ma in un lungo tempo. Perché i libri facili si dimenticano, a differenza di quelli fatti di lacrime e sangue, che si intrecciano con la vita di chi li ha scritti e rimangono dentro a chi ha la fortuna di impattarli. Quelli che hanno un’anima. Li anticipo e saranno oggetto dei prossimi pensieri sparsi.

STAY TUNED. IT’S CHEAPY.

BIO: SIMONETTA VENTURI

Insegnante di Scienze Motorie.

Tecnico condi-coordinativo in diverse scuole calcio e prime squadre del proprio territorio (Marche)

Ha collaborato con il periodico AIAC L’Allenatore, con le riviste telematiche Alleniamo.com, ALLFOOTBALL.

Tematiche: Neuroscienze, Neurodidattica

3 risposte

  1. Sulla base della mia esperienza personale provo a rispondere al punto 6.

    L’antidoto al “Giurassico” metodologico? Una formazione sistemica.

    Leggendo l’articolo non posso fare a meno di sorridere amaramente pensando ai “nostalgici” del calcio di una volta, spaventati dalla fluidità e dall’assenza di linee rigide. Eppure, la risposta alla domanda su come superare questa tradizionale resistenza culturale e metodologica si riduce, a mio avviso, all’identificazione del vero ostacolo di fondo: la mancanza di una formazione solida, aggiornata e sistemica.
    Sono un allenatore di Futsal dal 2009. Posso confermare per esperienza diretta che i corsi del settore tecnico della FIGC (almeno quelli che hanno formato la mia generazione e le precedenti) non indirizzavano minimamente verso una prospettiva qualitativa e complessa.
    Il mio personale cambio di paradigma ovvero il passaggio da una metodologia prescrittiva a un approccio qualitativo e complesso non è nato sui campi, ma sui libri, in età matura.
    Nel 2019, a 44 anni, ho deciso di azzerare le mie certezze, ho superato il test d’ingresso e ho intrapreso il percorso accademico all’Università degli Studi di Salerno. Questo percorso, conclusosi nel 2024, mi ha portato a conseguire due lauree che hanno stravolto (in positivo) il mio modo di vedere l’allenamento, una in Scienze Motorie con una tesi che indagava l’importanza dello sport in una prospettiva ecologica in età evolutiva, dimostrando come il contesto e l’interazione ambiente-individuo siano i veri motori dell’apprendimento, e l’altra in Management e organizzazione delle attività motorie e sportive per il benessere sociale, con una tesi che esplorava lo sport dal punto di vista sociale.
    Nel mezzo di questo cammino di destrutturazione delle mie vecchie convinzioni, l’illuminazione pratica. Nel 2022 ho avuto l’opportunità di toccare con mano l’approccio complesso ad altissimi livelli, vivendo una breve ma intensa esperienza come secondo allenatore al fianco di Mister Salvo Samperi (attuale Commissario Tecnico della Nazionale italiana di Futsal) nella Feldi Eboli. In quel contesto ho visto cosa significhi davvero abbandonare i modelli tradizionali: ho visto la manipolazione sapiente dei vincoli spaziali e temporali, l’incremento voluto del carico cognitivo, e la transizione perfetta dell’allenatore da “dittatore del gesto tecnico” a facilitatore di abili emergenze.
    Perché gli allenatori si rifugiano nel copia-incolla dal web o in percorsi lineari rassicuranti? Perché per progettare sedute basate sull’approccio ecologico e generativo serve uno sforzo cognitivo non solo per i giocatori, ma soprattutto per lo staff. Significa accettare il caos, significa abbandonare la prescrizione per abbracciare l’incertezza, e significa soprattutto sconfiggere l’ amartofobia: l’errore del giocatore nel CLA non è un difetto da correggere con la ripetizione meccanica, ma un tentativo di adattamento del sistema all’ambiente.
    Ma come si può chiedere a un Mister di tollerare l’errore e manipolare i vincoli se non gli sono stati forniti gli strumenti teorici per comprendere le dinamiche dei sistemi complessi?
    Finché la formazione di base continuerà a proporre il calcio o il futsal come una somma di tecniche isolate anziché come un sistema complesso e caotico, la maggioranza degli allenatori continuerà a guardare al “giurassico” come a un rifugio sicuro, e la complessità resterà un’esclusiva di chi ha avuto il coraggio (o la fortuna, come nel mio caso a 44 anni) di andarsela a studiare da solo.

  2. Carissimo Vito, il suo commento in quanto intrecciato alla narrazione di una fecondissima esperienza di vita già si colloca tra le più belle aspettative per una che come me prova a spargere pensieri. Le sue riflessioni, che condivido completamente, analogamente a quelle scovate nel libro di Max Bellarte, vanno meditate nel tempo, con calma e non solo da un punto di vista che lei chiama cognitivo ma che nel mio modo di percepire non separerei da una visione olistica della vita. Grazie e buon lavoro

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