CON IL MILAN, NELLA BUONA E NELLA CATTIVA SORTE …

L’indimenticabile figurina 421 dell’album Panini 1980

Gli estimatori di Marcello Mastroianni ricorderanno il film documentario, uscito nel 1997, dal titolo “Mi ricordo, sì, io mi ricordo”, diretto da Anna Maria Tatò e girato nell’estate del ‘96 durante le riprese di “Viaggio all’inizio del mondo” di Manoel de Oliveira. È l’ultimo film interpretato dall’attore originario di Fontana Liri. “Un testamento palpitante di vitalità”, come lo ebbe a definire il grande critico cinematografico Tullio Kezich che aggiunse: “alla vigilia dell’uscita di scena, Mastroianni racconta con stoico umorismo, pudica ironia e reticente tenerezza la sua vita d’arte e la sua arte di vivere”. La forza del ricordo è possente anche nelle vicende legate alla passione per una squadra di calcio. Albert Camus ci ha ricordato che quel poco che sapeva della morale lo aveva appreso sui campi di calcio e sulle scene del teatro, le sue vere università. Osvaldo Soriano, nume tutelare dei cercatori di storie di futbol, ha scritto che le storie di calcio sono fatte di risate e pianti, pene ed esaltazioni. Come la vita. Così, nella storia rossonera, alle vittorie e ai tanti trofei (ricordiamo che il confronto con l’Inter, ad oggi, vede davanti il Diavolo 50 titoli a 47, perché la Storia si analizza tutta e non a scomparti di convenienza) ci sono anche i momenti di magra, come l’attuale. In uno dei miei libri ho sottolineato che il milanismo, miscela di amore e passione sconfinati, non si misura solo in trofei vinti. Per questo, anche Joe Jordan è diventato un eroe dopo un gol in un derby di Coppa Italia del settembre 1981. Come Actarus alla guida di Goldrake, Kyashan in lotta contro Briking e i suoi mostri meccanici o Sandokan che si lancia sguainando la scimitarra contro i soldati di James Brooke per riconquistare Mompracem: lo squalo scozzese come un novello William Wallace che non temeva contrasti anche di fronte a due difensori e il portiere in uscita. La gloria imperitura – che scaturisce dall’albo d’oro del Milan – nessuno la potrà mai cancellare.

Nello sfogliare i miei “cimeli”, custoditi con grande cura, ho trovato la figurina dell’album dei calciatori Panini dell’annata 1980/81. Era l’edizione del ventennale delle “figu”. Allora ne dovetti sfogliare di pagine per arrivare a quella dedicata al Milan, che si apprestava a disputare il suo primo campionato di B. Con Massimo Giacomini alla guida, quel “piccolo diavolo” si preparava a girovagare nei campi della provincia calcistica italiana, da nord a sud, percorso obbligato prima di riveder le stelle. In una delle prime bustine, acquistate con le 50 lire che mi dava la mia amatissima bisnonna, trovai la figurina 421: la squadra del Milan. Rimasi folgorato. Da sinistra in piedi si partiva con Aldo Maldera, il capitano, uno dei miei giocatori preferiti e che cercavo, maldestramente, di imitare giocando a pallone. Al suo fianco c’era Mauro Tassotti, arrivato dalla Lazio in cambio di Bigon e Chiodi, subito dopo l’avvocato Walter De Vecchi, il nazionale Fulvio Collovati e, a chiudere la fila dei giocatori in piedi, il portiere Ottorino Piotti, appena arrivato dall’Avellino. Un guardiapali di elevata affidabilità che stimavo già quando militava nella squadra irpina. Il gruppo degli accosciati – perché un tempo i giocatori si accosciavano dando alla foto scatta prima della partita ben altra bellezza – lo apriva Ruben Buriani, “il sette polmoni della fascia”, scoperto da Nils Liedholm, entrato subito nel cuore dei casciavit dopo una doppietta nel derby d’andata dell’annata 1977/78. Subito dopo si notavano la punta Francesco Vincenzi (giocatore che avrebbe ben figurato in quel campionato cadetto) e Ciccio Romano, giovane incontrista che anni dopo sarebbe diventato perno del centrocampo del Napoli scudettato di Maradona. Il quarto da sinistra in basso era Franco Baresi, non ancora con i gradi di “capitano” ma già dotato di un grande carisma, amatissimo dai tifosi milanisti. Completavano la figurina Roberto Dustin Antonelli (il “Cruyff della Brianza” che si sarebbe laureato capocannoniere di B) e Walter Monzon Novellino che risulterà il migliore come media voto nella prima stagione cadetta del diavolo rossonero.

Alla base del DNA del tifoso milanista c’è l’umiltà. Uno degli esami più importanti per avere la laurea in “milanologia” si basa su un assunto: «amare allo stesso modo tutta la storia del Milan, anche quella meno nobile». Quindi, chi si vergogna della serie B (rinfacciataci spesso dagli interisti) è un tifoso finto, fasullo. Chi tende a cancellare la Mitropa Cup, non merita l’appellativo di vero supporter del Diavolo rossonero. “Solo chi cade può rialzarsi”: il Milan ha confermato la validità di quell’assioma, passando da una seconda, sanguinolenta retrocessione in B alla conquista di scudetti e Coppe a iosa fino a diventare, nel 2007, il “club più titolato del mondo”. Il 16 maggio 1982 piansi lacrime amare al gol di Faccenda, maledicendo mille volte il portiere del Napoli, autore di un pateracchio epocale. Il giorno dopo festeggiai i miei dieci anni, il compleanno più triste della mia infanzia. Dopo quelle infauste stagioni, la mia passione per i colori rossoneri è uscita ancora più rafforzata. La figurina 421 dell’album Panini 1980/81 la custodisco ancora oggi come una reliquia. Chi è passato dal periodo della grande tribolazione rossonera ha gioito di più nei lunghi cicli di trionfi che hanno scandito la storia del Milan dal 1988 in avanti. Rivedo quella figurina e provo l’orgoglio di un vero tifoso rossonero. È quella la mia pergamena di “Laurea in Milanologia”.

BIO: SERGIO TACCONE, Giornalista, classe 1972, è corrispondente del quotidiano La Sicilia. Ha pubblicato 23 libri su vari periodi della storia del Milan, tra cui Milan 125, Milan Champions e Il Milan all’inferno (1981/82). Dirige il portale Storie Rossonere. Co-autore del libro “Ricky Albertosi, romanzo popolare di un portiere”, vincitore del Premio Selezione Bancarella Sport 2020. Ha curato il volume “Milan, le stagioni del piccolo diavolo. 1980-’87”, con prefazione di Filippo Galli.

10 risposte

  1. Buongiorno Sergio, ottimo articolo.
    Ricordo molto bene quel periodo perché ero spesso a San Siro.
    Ho avuto anche io la stessa passione per Malderaterzo (tutto attaccato), Buriani, la pannocchia rossonera e Ottorino Piotti, un ottimo portiere che non aveva nulla da invidiare ai portieri arrivati successivamente.
    Sono orgoglioso di quel periodo che ci ha ben forgiato, ma mi si consenta di dire che ciò è dovuto anche al fatto che quei giocatori davano tutto in campo.
    Oggi non mi vergogno delle sconfitte in sé, ma di come maturano, nell’indifferenza che hanno i giocatori e la società.
    Ricordo l’esultanza di Maldera a Genova, appena entrato dalla panchina e la domenica successiva a San Siro con l’Avellino, nel gol più bello (per me) degli ultimi 45 anni.
    Maldera, umiliato con la fascia passata a Collovati (sic!) e finito pure a sedere in panchina…
    Certamente, c’erano anche gli altri: li ricordo tutti (e qualcuno ha avuto una carriera ancora più importante), ma l’Aldo (come lo chiamava un mio amico compagno di giochi di Maldera)era la vera anima di quel “piccolo diavolo”.

      1. Ottimo articolo, come, del resto, i suoi libri. Ho rivisto il me ragazzino che piangeva per la retrocessione di Cesena. Ero felice da morire per il gol del mio idolo, Jordan. Ricordo che era arrivato in estate ad Alassio ed io, che ero al mare a Ceriale, poco distante, feci il diavolo a quattro per poterlo incontrare e purtroppo non riuscii a vederlo. Ancora oggi, riguardando le immagini su YouTube, non mi capacito dell’errore marchiano di Castellini in quel Napoli-Genoa. Grazie mille per il ricordo

  2. Condivido tutto Sergio. D’altronde a casa ho una buona parte dei tuoi libri.
    Se non ricordo male la foto fu scattata in concomitanza con la prima gara ufficiale di quell’anno.
    Un Milan vs Catania 1-0 di Coppa Italia (De Vecchi?).
    Come dico ai miei nipoti, il Milan si ama anche quando vince!!❤️🖤

  3. Buonasera Sergio, complimenti per l’articolo, su trofei conteggiati ad hoc è una cosa trasversale, mi è capitato leggendo articoli di suoi colleghi del blog che comunque stimo, qualche anno fa ho acquistato alla hoepli “racconti rossoneri” la traversa di maldera!!!

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