Processo, volume e vantaggi: le basi di un attaccante completo
Pio Esposito con il gol al Pisa è salito a quota 5 gol e 6 assist in 1.134 minuti in stagione, ovvero 1 G+A ogni 103 minuti.
Se già questi numeri sono buoni, per un calciatore di soli 20 anni alla prima stagione in Serie A, è andando oltre, cercando di leggere le sue performance in maniera più globale, che viene il bello.
Secondo DataMB Pio ad oggi si colloca:
– nel 98° percentile per tocchi in area, dato che descrive presenza, continuità e centralità nel gioco offensivo;
– nel 96° percentile per duelli offensivi vinti, segnale di una già sviluppata capacità di reggere il contatto e creare vantaggio anche spalle alla porta;
– nell’88° percentile per non-penalty xG, segnale di una capacità costante di arrivare in zone ad alta probabilità;
– nell’87° percentile per expected assists, valore atipico per un centravanti di soli 20 anni;
– nell’86° percentile per duelli aerei vinti, a conferma di un impatto fisico già “adulto”.
Il rovescio di questa bella medaglia è una conversione realizzativa ancora bassa (19° percentile), che indica un possibile margine di crescita ancora importante.
Questo scarto non racconta infatti un limite strutturale, quanto una fase di assestamento fisiologica per un profilo così giovane, che fino all’anno scorso era abituato a giocare uno scalino sotto alla Serie A.
Il confronto con gli attaccanti U23 delle top 7 leghe europee rende il quadro ancora più chiaro, infatti normalizzando i dati sui 90 minuti Pio risulta:
🥇 1° per assist;
🥇 1° per key pass;
🥇 1° per chance creation ratio;
🥇 1° per tocchi in area;
🥇 1° per npxG + xA;
🥇 1° per accuratezza nei passaggi progressivi;
🥈 2° per shot assist;
🥈 2° per falli subiti;
🥈 2° per duelli vinti.
Numeri che descrivono un attaccante che non vive solo di finalizzazione, ma che connette il gioco, alza il volume offensivo della propria squadra, facilita la produzione degli altri ed occupa stabilmente la zona più pericolosa del campo.
In altre parole Pio Esposito, oggi, è un “piccolo” moltiplicatore di gioco, prima ancora che un finalizzatore puro.
Il fatto che la produzione di gol non sia ancora allineata al resto del profilo ed alla sua ultima stagione in B, quando si è laureato capocannoniere della cadetteria a soli 19 anni, non è un’anomalia da correggere in fretta quanto una variabile che ci possiamo aspettare possa tendere normalizzarsi se volume e qualità delle occasioni resteranno così alti.
Il punto, quindi, non è chiedersi “perché segna poco” (1 gol ogni 226 minuti), ma cosa sta GIA’ facendo a un livello molto superiore alla media dei suoi pari età.
E la risposta mi pare chiara: sta costruendo basi da attaccante completo, non da semplice “terminale”.

BIO: Francesco Federico Pagani, classe 1985: nasce in una famiglia di ginnasti, in una provincia di baskettofili. Dopo una giovinezza passata a dare calci ad un pallone nei posti più impensabili diventa prima giornalista pubblicista e poi osservatore professionista diplomato a Coverciano, professione che svolge attualmente.
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