Ci sono giocatori che meriterebbero di essere esposti all’interno di un museo, al Louvre o al Prado, di essere annoverati in una sorta di lista UNESCO come patrimonio mondiale del calcio. Dev’essere stato un calciatore del Manchester United a dirlo riguardo al suo avversario, Paolo Maldini, che, per la prima volta, avrebbe giocato contro un monumento. Si può dire senza alcun dubbio la stessa cosa per Marcos Evangelista de Moraes, in arte Cafu, che, guarda caso, avrebbe trovato sulla fascia opposta nella sfida di Champions.
Una lista, che in realtà è l’esito di una votazione, l’ha stilata il noto giornale calcistico France Football che ha inserito il brasiliano nella formazione ideale di tutti i tempi come terzino destro. Avete capito bene, di tutti i tempi, in una linea difensiva a tre mostruosa, composta anche da Franz Beckenbauer e Paolo Maldini. Togliendo Kaiser Franz, praticamente il Milan degli anni 2000.
Cafu nasce a Itaquaquecetuba, il 7 giugno 1970, anno giubilare del calcio brasiliano che conquista la sua terza Coppa Rimet tra le alture messicane, lì dove Pelé e Maradona sono diventati semidei.
Al ragazzino di Jardim Irene, quartiere in cui è cresciuto, piace il calcio, difficile pensare diversamente in una terra dove di solo futebol vive l’uomo, ma viene rifiutato nove volte durante la sua infanzia.
Questi fallimenti temprano il carattere del giovane Cafu, il cui soprannome si rifà all’ala brasiliana Cafuringa, famoso per la sua velocità, tratto distintivo anche per Marcos Evangelista, che percorre a gran velocità quella fascia destra, per una media di diciotto chilometri a partita.
Al San Paolo inizia la sua gloriosa carriera nel 1988.
Nel 1990 arriva Tele Santana, CT della nazionale brasiliana a Spagna ‘82 e a Messico‘86. Santana in un match lo mette al posto del terzino destro infortunato, nonostante le resistenze di Marcos che non si vede affatto in quel ruolo. L’intuizione del Professore Tele, così come lo chiama Cafu, ha segnato la storia del calciatore… e del calcio. Carlos Alberto, capitano del Brasile 1970 e finito secondo nei voti del famoso giornale francese, diventa la fonte di ispirazione per il terzino del San Paolo, una squadra di assoluto valore con fuoriclasse, come Cerezo e Leonardo, e giocatori che sono passati dalla Serie A, come l’ex torinista Müller, che miete successi in patria e all’estero con le due Coppe Libertadores e le due Coppe Intercontinentali, una vinta contro il Barcellona di Cruijff e l’altra dolorosamente sottratta al Milan di Fabio Capello, suo futuro allenatore, nel 1993.
La convocazione con la Seleção è la naturale conseguenza delle sue prestazioni: esordio nella sconfitta di Gijon contro la Spagna.
Carlos Alberto Parreira lo chiama per fare parte della spedizione americana del 1994. Gioca due spezzoni di partita, contro i padroni di casa agli ottavi e ai quarti contro l’Olanda. In finale Jorginho, il terzino destro titolare per tutto il Mondiale, esce dopo venti minuti. Lo sostituisce Cafu che gioca la prima di tre finali mondiali consecutive, l’unico nella storia, delle quali, lo anticipiamo, ne vincerà due (1994; 2002). La vittoria del primo mondiale coincide anche con un titolo individuale, quello di miglior giocatore sudamericano dell’anno (1994).
Nel gennaio del 1995 arriva in Europa, nelle file del Real Saragozza.
Con gli aragonesi è protagonista di un’importante cavalcata europea che lo porta a conquistare la Coppa delle Coppe in finale contro l’Arsenal, detentore del trofeo, sfida decisa dal clamoroso gol da quasi metà campo di Nayim.
Torna in Brasile, Juventude prima e poi al Palmeiras, dove rimane fino al 1997. È a questo punto, all’età di 27 anni che capisce che è arrivato il momento di giocare nel campionato più bello e difficile del mondo, la Serie A. La Parmalat fa da sponsor al club brasiliano, quindi è nell’orbita del Parma dei Tanzi. Il terzino brasiliano avrebbe potuto scegliere la destinazione emiliana ma lui stesso ha confessato un retroscena importante: «Dovevo andare al Parma, poi Zeman mi volle alla Roma. Gli piacevo perché correvo tanto perché con Zeman si corre…»
È la Roma, quindi, ad acquisire i diritti delle prestazioni sportive del forte brasiliano, che si pone alle dipendenze del tecnico boemo dove corre, eccome, nel suo 4-3-3.
Il primo gol in Italia arriva alla 29^ giornata contro l’Inter. È un samba brasiliano quello che va di scena all’Olimpico, con la doppietta di Ronaldo e il momentaneo pareggio di Marcos Evangelista.
Il rapporto tra Zeman e la Roma finisce nella stagione 1998/1999.
Sulla panchina dei giallorossi arriva Fabio Capello.
Con Candela compone le corsie di spinta, due esterni a tutta fascia nel 3-5-2 che porta la Roma allo storico Scudetto del 2001 e alla Supercoppa Italiana.
Diventa per tutti il Pendolino, treno velocissimo e affidabilissimo, che alle falcate da ghepardo associa una grande tecnica, come quella che esibisce nel triplo sombrero nel derby del 2000/2001 a Pavel Nedved, ad un futuro Pallone d’Oro, per capirci.
Nel 2002 con la Roma sfiora ancora il titolo, svanito per un punto in un finale di campionato convulso, quello del famoso 5 maggio.
In estate è il capitano del Brasile Pentacampeao. Alza il trofeo, privilegio per pochi mortali.
Alla fine della stagione 2002/2003 il Giappone sembra la sua futura destinazione, ha infatti già firmato un precontratto con lo Yokohama Marinos. A trentatré anni si potrebbe andare pure in Giappone per giocare un calcio meno impegnativo, ma comunque remunerativo, ma se chiama il Milan che si fa?
Ovvio, si rimane in Italia e le idee sul da farsi sono subito chiare: «Non vedo l’ ora che arrivi la prima partita per scendere in campo con la maglia del Milan. Abbiamo sei obiettivi a disposizione, perché scegliere? Puntiamo a centrarli tutti» (Fonte Corriere della Sera).
Alla corte di Carlo Ancelotti, uno di quelli che ha fatto la stessa tratta in carriera, Roma giallorossa Milano rossonera, diventa il perno della difesa Campione d’Europa in carica che conquista la Supercoppa Europea a Montecarlo contro il Porto di José Mourinho. Parte dalla panchina ma entra in partita in corso per dare il suo apporto.
Qualche giorno più tardi, ad Ancona, esordisce con il Milan in campionato ed entra nell’azione geometrica made in Brazil che porta al gol Ševčenko, proprio su assist del Pendolino. Dei sei obiettivi da centrare, a dicembre sono però svaniti due, la Supercoppa Italiana e la Coppa Intercontinentale contro il Boca Juniors a Yokohama, dove Cafu ha alzato la Coppa del Mondo, dove avrebbe dovuto giocare.
Per il Milan è il momento più delicato della stagione.
L’Udinese, corsara a San Siro, centra la sua quarta vittoria consecutiva con i gol di Fava e dell’eterno Nestor Sensini, confermando la mini-crisi rossonera e la sindrome pre-natalizia del Diavolo che prima del panettone ha vinto solo due volte negli ultimi dieci anni. Ancelotti suona la carica e il 6 gennaio 2004 all’Olimpico la Befana porta il carbone alla Roma che perde lo scontro diretto e le certezze che l’avevano portata in testa alla classifica. Ševčenko è autore di una storica doppietta, Cafu gioca una partita discreta e cerca di sfruttare lo spazio sulla sua corsia, appena ne ha la possibilità. La vittoria sulla Roma sposta gli equilibri della stagione e nello scontro finale del ritorno il gol di Sheva, e di chi se no?, riporta lo Scudetto nella Milano rossonera dopo cinque anni. Il contributo di Cafu alla causa risulta molto importante: «Arrivato in estate a Milano ritrova lo smalto del “Pendolino” e quando al Milan serve la spinta il brasiliano non tradisce. Dai suoi piedi partono i cross giusti e segna anche un gol contro l’Udinese.»
Gli obiettivi sono sempre stati importanti e motivanti in quel Milan e la stagione 2004/2005 si preannuncia affascinante e impegnativa. L’assalto al fortino europeo è il primo obiettivo, poi c’è da confermarsi in campionato e vincere la Supercoppa Italiana. Archiviata la vittoria del primo trofeo stagionale contro la Lazio (3-0), il Milan è costretto ad una faticosa rincorsa sulla Juventus, che ha il suo epilogo nella sfida dell’8 maggio 2005, terminata a favore dei bianconeri. Il Milan finisce alle spalle della Juve di Capello. Cafu gioca una buona stagione e va a segno in campionato nel 3 a 0 netto al Parma.
Sfumato il secondo Scudetto consecutivo, ad Istanbul il Milan punta a vincere la sua settima Champions League. I rossoneri conducono a fine primo tempo 3 a 0 nella finale contro il Liverpool. Marcos Evangelista ci offre la testimonianza dell’inspiegabile tracollo: «Avevamo segnato tre gol al Liverpool, che è una delle squadre tatticamente più intelligenti che abbia mai affrontato. Ci siamo rilassati, abbiamo pensato che quello fosse il nostro giorno. Quando hanno segnato i primi due gol, abbiamo subito il colpo. Quando hanno pareggiato non ci potevamo credere.» (Fonte Corriere dello Sport).
Nella stagione 2005/2006 viene impiegato meno delle passate stagioni ma quando vede il Parma si esalta e alla 37^ giornata segna la rete del 2-0 nel 3-2 esterno. Non arrivano successi, ma nel complesso la stagione rossonera è ancora di altissimo livello, con la semifinale contro il Barcellona, vincitore di quella edizione della Champions League.
L’annata successiva è segnata dalla penalizzazione in campionato per i fatti di Calciopoli che impongono ai rossoneri i preliminari di Champions League. L’Inter vince uno Scudetto annunciato alla vigilia e il Milan concentra tutte le sue forze nel torneo continentale che ha il suo atto finale nella sfida al Liverpool ad Atene, la rivincita di due anni prima. Cafu non gioca ma potrà gloriarsi del titolo per club più importante e completare la sua invidiabile bacheca di successi.
A Yokohama entra negli ultimi minuti di un’altra rivincita, quella al Boca Juniors, mentre qualche mese prima contro il Siviglia aggiunge un’altra Supercoppa Europea al suo palmares incredibile.
A fine stagione lascia il Milan e lo fa segnando un gol all’Udinese, l’ultimo in rossonero, l’ultimo della sua gloriosa carriera.
In realtà potrebbe accettare l’offerta del Santos e l’idea di giocare con Ganso e Robinho lo affascina non poco, ma le condizioni di salute di suo padre sono critiche. Ha inoltre compreso che a 38 anni non può mantenere più quel livello che lo ha portato ad essere il migliore nel suo ruolo, il terzino destro più forte di sempre secondo France Football.
Nel 2019 vivrà il dramma della perdita del più grande dei suoi tre figli, Danilo, allora trentenne, colpito da infarto mentre giocavano nella loro casa in Brasile.
Con il Brasile ha vinto praticamente tutto.
Oltre ai due mondiali, vanno ricordate una Confederations Cup (1997) e due Coppie America (1997; 1999), oltre al secondo posto a Francia ‘98.
Con il Milan ha vinto uno Scudetto (2003/2004), una Supercoppa Italiana (2004), una Champions League (2006/2007), due Supercoppe Europee (2003; 2007), un Mondiale per club (2007).

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










2 risposte
Bravissimo Vincenzo, ancora una Leggenda vera dei nostri colori e del calcio mondiale giocatore unico e persona meravigliosa ❤️🖤raccontata con maestria
Grazie Stefano❤️🖤, sempre gentilissimo! Cafu è stato davvero un calciatore pazzesco e quando il Milan lo prese fu davvero un colpo eccezionale! Come ci mancano questi colpi…alla Modrić, per intenderci😉