EURO ’24 – PRE GARA – QUARTI DI FINALE: PORTOGALLO – FRANCIA

Con tre sole marcature all’attivo, fortuitamente frutto di due autoreti e del solo centro autoctono  realizzato da Mbappè su calcio di rigore contro la Polonia, la Francia, dopo aver faticosamente eliminato il Belgio dalla rassegna continentale, affronta il Portogallo dell’eterno e sempre più emotivamente viscerale Ronaldo con l’intento naturalmente sottinteso di superare il turno ma, altresì e principalmente, con il desiderio ardente di sfoderare una prestazione tale da rispedire al mittente le molteplici critiche sin qui incassate e rivestirsi di quella grandezza che nell’ultimo decennio ha inequivocabilmente fatto sì che l’antica Gallia venisse identificata quale rappresentante principe, per qualità individuale, del panorama europeo (del resto due finali mondiali ed una continentale testimoniano senza ombra di dubbio la bontà dell’investitura).

Priva di Rabiot, squalificato, la selezione transalpina è dunque chiamata ad innalzare l’espressione collettiva, al fin di elevare le possibilità di avere la meglio su un Portogallo che ha sì sofferto più del previsto l’ottavo di finale contro la Slovenia, domata soltanto ai calci di rigore grazie ad uno straordinario Diego Costa (decisivo anche in prossimità del triplice fischio  su Sesko, la cui conclusione è stata miracolosamente neutralizzata), ma rinfrancato dal successo finale ed euforico di affrontare Mbappè e compagni per conquistare l’accesso alle semifinali.

Per rendere possibile l’impresa è innanzitutto necessario che i lusitani tornino a sciorinare quel calcio di qualità di cui la popolazione iberica è geneticamente provvista, esposto nelle prime due uscite e largamente dipinto sul terreno di gioco da gente del calibro di Cancelo, Nuno Mendes, Vitinha, Bruno Fernandes, fino al tridente idealmente composto da Bernardo Silva, Cristiano e Leao.

Il cinque volte pallone d’oro è ormai sopraffatto dalla trabocchevole voglia di siglare la prima rete nella competizione dopo aver chiuso all’asciutto il primo girone e aver fallito, al cospetto di Oblak, il calcio di rigore che avrebbe potuto consentire agli uomini di Martinez di evitare l’ulteriore dispendio rappresentato dalla disputa dei tempi supplementari contro la Slovenia: sbloccarsi contro la Francia acquisirebbe per le velleità del Portogallo e per il nutrimento del proprio ego un valore inestimabile, significherebbe stuzzicare la platea mondiale e, incredibilmente, dopo l’esilio dorato in Arabia Saudita, candidarsi nuovamente alla conquista del più prestigioso riconoscimento individuale qualora la selezione portoghese riuscisse a far suo il titolo di campione d’Europa.

Un doppio obiettivo strabiliante che costringerebbe a scrivere nuovi capitoli relativamente alla carriera del fuoriclasse di Madeira e che ridimensionerebbe chi, alla soglia dei ventisei anni, non è ancora riuscito a collocare nella propria bacheca, quale scrigno imprescindibile, il pallone d’oro.

È per questo che Mbappè, fresco di trasferimento al Real Madrid, seppur non al meglio della condizione, vuole evitare che questa prospettiva diventi reale: per mettere in discussione l’assegnazione del trofeo ai futuri compagni di squadra Vinicius e Bellingham, nonché per scongiurare il profilarsi di un Ronaldo beffardamente dorato per la sesta volta alla soglia dei quarant’anni, al giocatore attualmente più forte in circolazione non resta che vincere l’Europeo con la propria nazionale possibilmente divenendone assoluto protagonista fino all’atto conclusivo.

È per tutti questi motivi che il quarto di finale di scena quest’oggi in quel di Amburgo “costringe” entrambe le compagini a rendere quanto mai aulico e sublime il livello collettivo ed individuale: gli schieramenti, più o meno speculari (la Francia protegge con Kante e Tchouameni maggiormente la retroguardia concedendo a Griezmann, Dembele, Thuram e Mbappè di liberare la propria potenza in fase offensiva, il Portogallo, con il solo Palinha a schermare, è più votato al possesso e alla conduzione all’interno di un sistema numericamente riconducibile per disposizione grafica a quello dei rivali odierni), poggiano sinteticamente la propria caratura sulla solidità difensiva, sul predominio delle corsie esterne e sull’imprevedibilità della manovra.

L’equivoco, in riva all’Oceano, è rappresentato da Leao, concettualmente titolare ma sommariamente sin qui opaco e sostanzialmente avulso dalla manovra nonostante qualche consueto e tipico spunto partorito contro la Slovenia: il dubbio per Martinez è confermare o meno l’esterno rossonero che, qualora nuovamente protagonista dal primo minuto, dovrà vedersela con Kounde , forte in marcatura e coadiuvato territorialmente da Upamecano e dall’onnipresente Kante.

La sensazione è che i due aghi della bilancia, le variabili decisive delle due squadre, potrebbero risultare tatticamente Griezmann e Bernardo Silva, specie se quest’ ultimo potrà godere di un Cancelo in versione smagliante sulla corsia di preferenza e godere conseguentemente di più libertà sulla trequarti.

Sarebbe però bello se la sfida fosse decisa dalle prestazioni e dalle reti di Ronaldo e Mbappè, un desiderio che supponiamo sia condiviso dalla totalità degli appassionati del football.

BIO: ANDREA FIORE, con DIEGO DE ROSIS, gestisce la pagina INSTAGRAM @viaggionelcalcio.

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