IL POSSESSO PALLA E LA COMPLESSITA’: TRA INTERVISTE E DISCUSSIONI.

Oggi non avevo intenzione di pubblicare alcun articolo ma le sollecitazioni avute leggendo ed ascoltando sui social discussioni ed affermazioni relative a due temi a me cari mi hanno spinto a scrivere qualcosa che fosse una sorta di riassunto di quanto letto ed ascoltato.

Iniziamo dalla discussione tra Caressa, Bucciantini e Adani rispetto al possesso palla.

In sostanza Adani dice, e mi trova d’accordo, che il possesso palla e’ uno strumento che consente, in estrema sintesi di fare goal, l’obiettivo che le nostre squadre dovrebbero avere giocando il nostro caro amato giuoco del calcio.

Adani a sostegno della sua tesi porta l’esempio del Napoli che, nel campionato in corso, ha il dato più elevato del possesso palla, e’ in testa alla classifica con 15 punti di vantaggio sulla seconda, ha vinto diciannove delle ultime venti partite e ha il miglior attacco e la migliore difesa. Lo stesso avviene nella Liga spagnola, Barcellona, Real Madrid e Real Sociedad, le squadre che sono davanti, hanno i dati piu’alti del possesso palla.

Quello che si puo’ contestare ad Adani e’ che, non sempre è riscontrabile, e comunque avremmo la necessita’ di indagare attraverso un analisi più approfondita,  che per arrivare alla cosa più importante nel calcio, il goal, le probabilita’ aumentino all’aumentare del possesso palla. Questo perchè all’aumentare del possesso palla non necessariamente aumenta il dato delle conclusioni in porta.

“Il dato lo vai a rilevare alla fine, al termine della gara, e’ importante contestualizzare dove hai il possesso palla”, e’ cio’ che sostiene Caressa dal suo osservatorio. Forse l’osservatorio da cui molti guardano.

 Come dargli torto?

La percentuale di possesso palla, intesa come tutti la intendiamo, ha un impatto sul risultato della partita, ma questo impatto non è così significativo. Spesso il risultato finale di una partita non rispecchia il possesso palla. Detta in modo diretto: se una squadra ha più possesso palla, ovviamente, non significa che quella squadra ha vinto e viceversa. 

Basta guardare l’ultima giornata del campionato italiano di serie A:

Juventus-Torino 4-2 42%-58%

Cremonese-Roma 2-1 33%-67%

Milan-Atalanta 2-0 47%-53%

Salernitana-Monza 3-0 38%-62%

Bologna-Inter 1-0 47%-53%

Su 10 partite, 5 mostrano come chi ha il possesso palla inferiore, abbia vinto. Quindi è un dato poco correlato.

Ma l’errore è proprio prendere questo dato “semplicistico” come concetto di possesso palla. Quando invece è molto più importante il possesso nelle varie fasi di gioco e via discorrendo, nonche’ prendere in considerazione altri parametri.

In generale, il possesso palla è un importante indicatore di successo nel calcio, ma ci sono molti altri fattori che contribuiscono alla vittoria di una squadra, come la tattica, la qualità dei giocatori e la capacità di segnare gol.

Di seguito la correlazione tra % di possesso palla e classifica nei 5 piu’ importanti campionati europei grazie a Kama.Sport

CLASSIFICA SERIE A IN BASE ALLA % DI POSSESSO PALLA
CLASSIFICA DELLA LIGA SPAGNOLA IN BASE ALLA % DI POSSESSO PALLA
CLASSIFICA DELLA BUNDESLIGA IN BASE ALLA % DI POSSESSO PALLA
CLASSIFICA DELLA LIGUE 1 FRANCESE IN BASE ALLA % DI POSSESSO PALLA
CLASSIFICA DELLA PREMIER LEAGUE IN BASE ALLA % DI POSSESSO PALLA

Ci sono casi ed esempi dove non è stato così, perché la squadra aveva caratteristiche molto particolari. Ad esempio il Leicester di Ranieri quando ha vinto la Premier League.

Per rispondere alla domanda “Statisticamente, le squadre di calcio che hanno vinto negli ultimi 20 anni, è vero che hanno un possesso palla maggiore?”

Sì, è generalmente vero che le squadre di calcio che hanno vinto maggiormente negli ultimi 20 anni hanno anche avuto un maggiore possesso palla.

Cioè chi ha la palla e il controllo della partita, mediamente vince.

Questo è dovuto al fatto che il possesso palla è un indicatore importante di controllo del gioco e di dominio sul campo. Le squadre che detengono il possesso palla hanno maggiori possibilità di creare occasioni da gol e di limitare le possibilità di attacco degli avversari.

Tuttavia, ci sono eccezioni a questa regola e ci sono stati casi in cui le squadre vincenti hanno avuto un possesso palla inferiore. Ad esempio, nella finale della Coppa del Mondo del 2018, la Francia ha vinto la partita contro la Croazia con solo il 34% di possesso palla.

Detto tutto cio’ e portato dati oggettivi la mia posizione in proposito ha una connotazione legata a cio’ che in molti definirebbero filosofica.

Ebbene sarò filosofico ma cio’ che piu’ conta e’ il pensiero che sta dietro a cio’ che facciamo e l’eredità che vogliamo lasciare: devo voler la palla, perche’ con la palla mi diverto e quando l’hanno gli altri devo rincorrere per conquistarla. L’ho detto piu’ volte in questo blog: vale per il settore giovanile cosi’ come per gli adulti.

 Avere la palla mi rende protagonista del mio destino, mi permette di compiere le scelte piu’ complesse rispetto a quelle che devo compiere senza palla, perchè, senza soluzione di continuita’, senza un prima e un dopo, devo scegliere ed eseguire con i piedi!

Compiere delle scelte complesse e’ cio’ che, verosimilmente, accompagnera’ tutti noi nella nostra esistenza, nella quotidianità.

 Sappiamo quali siano le percentuali di giovani calciatori che iniziano nelle scuole calcio e arrivano al professionismo, non possiamo pensare ai 999, citando il titolo del libro di  Paolo Amir Tabloni?

Lo stesso Spalletti, sul possesso palla, alla vigilia di Napoli-Lazio, si e’ espresso in maniera favorevole: “Ti dà la possibilità di decidere dove andare a giocare la partita…”, aggiungendo poi quanto sia importante saper alternare i ritmi del gioco e di come sia importante la capacita’ di verticalizzare che, aggiungo io, permettendomi di dare una spiegazione al suo enunciato, non significa perdere il possesso, perche’, ben diverso e’ verticalizzare con l’intento di procedere e mantenere il possesso del pallone, dal “buttare palla in avanti per fare male”, come sostengono alcuni talent nei contesti media nazionali e non.

Spalletti elogia il lavoro del collega Sarri ai tempi in cui quest’ultimo allenava il Napoli affermando che era solito vedere in televisione ed applaudire le gare dei Partenopei.

 Spalletti aggiunge poi, sempre riferendosi al possesso palla e a quel Napoli, sublimando un pensiero di calcio: “Questo fatto per me e’ la bellezza del calcio e non mi importa se e’ meglio o e’ peggio”.

Infine due parole sull’intervista rilasciata da Mister Paulo Sosa della Salernitana prima della gara con la Lazio giocata lo scorso 19 febbraio.

Il giornalista fa una domanda sulla condizione fisica della squadra. Sousa, con eleganza e rispetto per tutti, spiega al giornalista come l’approccio metodologico del suo staff incida sulle quattro componenti della prestazione del giocatore tenendole insieme, non separandole. E ancora, come l’approccio sia relativo alla specificita’ del gioco.

Torna alla mente un’intervista di Pep Guardiola, se non erro, nel post gara di Juventus-Barcellona, in cui l’allenatore catalano, ad una domanda sulla condizione fisica fatta dal giornalista, risponde: ” La condizione fisica non esiste, si tratta di una questione animica” anche qui a significare come separando ci allontaniamo dalla realta’ delle cose.

Bello che Paulo Sosa porti avanti questo pensiero

4 risposte

  1. Faccio mia ogni considerazione ed argomentazione di questo contributo che, umilmente, sottoscrivo, ratifico e approvo.
    Aggiungo un paio di spunti.
    1. talvolta, quando si parla impropriamente di possesso palla (che come spiegato da Filippo è un concetto espresso in maniera non sempre corretta) si divide in posseso palla sterile e possesso pallla che porta alla conclusione.
    Nella mia idea non è importante il numero di conclusioni. Il possesso palla (lo ribadisco, nella mia estrema visione) non è mai sterile, il fatto stesso che tenga palla consente ad una squadra di poter provare a giocare.
    Pensiamo a quanti goal si realizzzano su palla inattiva o calcio d’angolo, che non vengono considerati derivati diretti dalla costruzione da dietro, e magari sono arrivato a quel calcio d’angolo con il possesso palla e la costruzione da dietro… Non ho concluso a rete, vero, ma il possesso ha inciso. E anche se ho tenuto palla sulla mia metà campo, posso aver inciso lo stesso può essere accaduto che in 9 circostanze su 10 non abbia trovato la linea di passaggio e sia dovuto ripartire arretrando ma, allla decima, l’abbia trovata anche grazie al possesso sulla mia trequarti. Se ci provo solo 3 volte ho meno possibilità di trovare la linea giusta.
    Nell’esempio che ho fatto i nove tentativi andati a vuoto non sono stati sterili ma propedutici alla costruzione del decimo.
    E’ stato citato il Napoli di Sarri. Ebbene, il Napoli di Sarri andava a segno spesso a seguito di azioni molto simili tra loro nell’esecuzione. Gli avversari conoscevano perfettamente le intenzioni dei partenopei, tanto erano note le dinamiche in fase di sviluppo e rifinitura, eppure il goal si materializzava spesso allo steso modo. Eh certo!, perchè se provo un movimento sincronizzato 20 volte ho più chances di metterlo in pratica rispetto a chi ci prova 5 volte…
    Su 20 situazioni che pongo in essere la difesa avversaria può leggerne 19 ma una la posso rendere letale. A quel punto le 19 precedenti non sono da considerarsi sterili ma propedeutiche alla ventesima.
    2. Con tutto il rispetto per Caressa, che di sicuro è più preparato di me, non mi convince la considerazione secondo cui il possesso palla non sia elemento primario per vincere poichè vi sono squadre che han vinto titoli senza che la percentuale sul possesso fossero dalla loro.
    Al netto dell’approccio di Filippo, che è quello a cui in maniera infinitamente più modesta mi ispiro, la considerazione dovrebbe essere sui margini di crescita delle squadre di possesso.
    Lo Spezia di Italiano e Motta si sarebbe salvato senza quel gioco? Soprattutto nell’anno in cui il Benevento, poi retrocesso, veleggiava con 11 punti di vantaggio?
    La Fiorentina di Montella sarebbe arrivata per tre campionati di fila nelle prime quattro?
    Il Napoli di Sarri avrebbe conteso un campionato alla Juve dei campioni?
    Anche se non valuto la bontà del gioco di una squadra dai risultati, concedetemi questi dubbi…
    Affermare che conta la giocata del singolo più dell’organizzazione, come le mie orecchie hanno udito dopo il goal di Di Maria a Nantes, è un concetto ancronistico. Perchè nelle giornate in cui Di Maria (o Chiesa) non incide cosa faccio? dico alla squadra di non scendere in campo?
    E poi ci sarebbe la questione del bello… Ci lamentiamo perchè il calcio perde seguito tra i giovani…
    Io, che con i giovani interagisco, li sento spesso elogiare Guardiola e, rimanendo in casa nostra, De Zerbi, Sarri, Italiano, Spalletti.
    Bentornato Paulo Sousa.
    Chiedo scusa a tutti per la lunghezza.

    1. Ciao Alessio, grazie per il tuo contributo chiaro, appassionato e puntuale.Il tuo allarme sulla perdita di seguito del calcio da parte dei piu’ giovani non dovrebbe essere lasciato cadere. A presto!

  2. Nelle condizioni ideali di rosa, a parità di tutte le altre condizioni, il possesso palla, sia nella fase difensiva che in quella di attacco, dovrebbe sicuramente portare nell’arco di un campionato risultati migliori, rispetto agli altri moduli di gioco.

    Chiaro il concetto: se la palla c’è l’ho io tu non puoi segnare, mentre io invece si.

    Ma. come anche detto da Filippo, le variabili in gioco sono moltissime.
    Intanto, la qualità e la struttura della rosa per attuare un proficuo gioco di possesso palla.

    Poi, la valutazione, partita per partita, di chi si ha di fronte. Se ho una squadra superiore alla mia nella gestione del possesso palla, la partita l’ho già persa, se uso le stesse armi.

    Da qui, la necessità di generare una variante che necessariamente non dovrebbe prevedere il possesso palla, ma ad esempio l’aggressione alta e chiusura immediata dell’azione.

    Io non sono nè contrario e nè favorevole, ma sono solo situazionista, prendo di volta in volta in considerazione le qualità e le caratteristiche di gioco dell’avversario e vedo se affrontarli a viso aperto (possesso palla), oppure “svolazzare come una farfalla e pungere come un’ape” (grosso modo fu l’autopresentazione di Cassius Clay – allora si faceva chiamare ancora così- nel suo primo mondiale).

    1. Condivido la sua analisi, penso che una squadra, per definirsi competitiva al 100%, debba saper differenziare il proprio approccio e stile di gioco a seconda dell’avversario e delle situazioni all’interno della partita stessa. Essendo ormai l’atletismo predominante nel calcio (come del resto credo in ogni sport) è inverosimile che un team possa imporsi solo sfruttando la sua superiorità tecnica o fisica (rispetto alla media) per cui il sapersi adattare al contesto credo sia fondamentale. Ed è un aspetto non sempre presente, anche ad altissimi livelli, motivi per cui spesso team sulla carta più forti vengono messi in difficoltà da avversari magari meno dotati tecnicamente ma che preparano ottimamente la partita per sfruttare le debolezze avversarie. Ciò nulla toglie alla bellezza del gioco espresso dai campioni, é solo la componente tattica che esiste, a pensarci bene, in tutti gli sport.

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