IL RINVIO DEL PORTIERE MODERNO – 8 – NON ESISTE UN SOLO MODO DI COSTRUIRE IL GIOCO

Cosa possiamo imparare dai migliori specialisti

Quando parliamo di portiere moderno e di distribuzione, il rischio più grande è quello di cercare un modello unico da imitare. Guardiamo un portiere di alto livello, osserviamo la qualità del suo calcio, la precisione del passaggio, la capacità di giocare sotto pressione e siamo portati a pensare che il nostro obiettivo debba essere quello di riprodurre esattamente quel comportamento. Ma è proprio qui che, secondo me, comincia l’errore metodologico: i migliori portieri non sono efficaci perché fanno tutti la stessa cosa, sono efficaci perché riescono a mettere le proprie qualità tecniche, percettive e decisionali al servizio delle esigenze della squadra e delle situazioni che la partita propone.

È una differenza sostanziale, perché significa passare dal concetto di “portiere che sa distribuire” al concetto di “portiere che sa scegliere come distribuire”. E osservando il calcio di alto livello questa differenza diventa sempre più evidente. FIFA, analizzando il Mondiale 2026, ha rilevato come il portiere sia diventato una componente integrante della costruzione, fino ad assumere il ruolo di un vero e proprio giocatore di movimento aggiunto; durante la fase a gironi soltanto il 52% dei rinvii dal fondo è stato eseguito direttamente dai portieri, contro il 91% del Mondiale 2022, perché molte squadre hanno utilizzato il centrale difensivo per iniziare la costruzione, concedendo così al portiere più tempo per leggere il comportamento della pressione avversaria e scegliere successivamente se giocare corto, attraverso la pressione oppure sopra di essa. 

Questo dato, apparentemente legato soltanto alla gestione del rinvio dal fondo, racconta in realtà qualcosa di molto più profondo: il portiere non viene più valutato soltanto per ciò che esegue con il pallone, ma per ciò che riesce a far accadere attraverso la propria decisione.

Ed è proprio osservando i migliori specialisti che possiamo comprendere questa evoluzione.

Maignan: la qualità non è soltanto nel passaggio, ma nella variazione

Un esempio particolarmente significativo arriva dall’analisi UEFA della prestazione di Mike Maignan contro il Real Madrid in Champions League 2024/25. L’osservatore tecnico UEFA Ole Gunnar Solskjær ha evidenziato non semplicemente la qualità tecnica del portiere del Milan, ma soprattutto la sua capacità di alternare modalità differenti di costruzione: un possesso lento e controllato quando la situazione lo consentiva e transizioni rapide quando si apriva la possibilità di attaccare. In una delle situazioni analizzate, Maignan riceve una palla corta dal difensore e, invece di limitarsi a restituire il possesso, riconosce lo spazio disponibile e trova con precisione un compagno capace di ricevere oltre la pressione. 

Questo episodio contiene una lezione metodologica molto importante. Se osservassimo soltanto il gesto tecnico, potremmo dire che Maignan possiede un ottimo calcio. Ma questa spiegazione sarebbe incompleta. La vera competenza emerge dalla relazione tra percezione, tempo, spazio, pressione e tecnica.

Il calcio arriva dopo.

Prima c’è la lettura.

Il portiere deve capire se l’avversario sta realmente aggredendo, da quale direzione lo sta facendo, quali linee di passaggio sono disponibili, quale compagno può ricevere e soprattutto quale soluzione permette alla squadra di mantenere il controllo della situazione. La tecnica diventa quindi lo strumento attraverso il quale rendere concreta una decisione già presa.

Per questo motivo, quando alleniamo il rinvio, dovremmo smettere di chiederci soltanto se il portiere calcia bene e iniziare a domandarci perché ha scelto proprio quel calcio in quel momento.

Hampton: la distribuzione diventa una forma di partecipazione al gioco

Un altro esempio particolarmente interessante arriva dal calcio femminile. Durante UEFA Women’s EURO 2025, Hannah Hampton è stata analizzata dagli osservatori tecnici UEFA non soltanto per le sue qualità nella difesa della porta, ma per il contributo offerto alla costruzione offensiva dell’Inghilterra. UEFA ha evidenziato come la portiera abbia utilizzato distribuzioni a distanze differenti, contribuendo direttamente alla costruzione di due delle reti dell’Inghilterra contro i Paesi Bassi. 

Il dato interessante non è quindi che Hampton sappia giocare lungo oppure corto. Il dato interessante è che sappia cambiare soluzione in funzione della situazione.

La stessa UEFA, nel Technical Report di Women’s EURO 2025, ha inserito Hampton nella Team of the Tournament sottolineandone, oltre alle parate decisive, anche il ruolo nella distribuzione. 

È esattamente questa la direzione verso cui dovrebbe andare la formazione del giovane portiere: non insegnargli una determinata giocata come risposta automatica, ma costruire progressivamente la capacità di riconoscere quando quella giocata è realmente utile.

Un portiere che conosce soltanto il passaggio corto diventa prevedibile. Un portiere che conosce soltanto il calcio lungo diventa prevedibile. Un portiere che sa fare entrambe le cose, ma non sa scegliere quando utilizzarle, rimane comunque un portiere incompleto.

La vera competenza nasce quando la tecnica diventa adattabile.

Courtois: la distribuzione non può essere separata dalla gestione del rischio

Anche Thibaut Courtois rappresenta un caso interessante, soprattutto perché la sua evoluzione non può essere letta esclusivamente attraverso la qualità del gesto tecnico. In un’analisi FIFA sul Club World Cup 2024, Pascal Zuberbühler ha sottolineato come il portiere belga abbia compiuto negli ultimi anni un importante miglioramento nella distribuzione, associandolo però alla sua capacità di posizionarsi correttamente e di prendere decisioni nei momenti cruciali. 

È un passaggio che considero fondamentale per chi lavora sul campo: la distribuzione non è una competenza isolata dal resto del comportamento del portiere.

Il portiere deve infatti sapere quando può assumersi un rischio e quando, invece, la soluzione più efficace è ridurre il rischio stesso. Non esiste una superiorità assoluta del corto rispetto al lungo, né del passaggio rasoterra rispetto al lancio. Esiste una soluzione più o meno adeguata rispetto alla configurazione del gioco.

Questa è una delle ragioni per cui considero limitante parlare semplicemente di “portiere bravo con i piedi”. Un portiere può avere un’eccellente tecnica podalica e contemporaneamente prendere decisioni inefficienti. Allo stesso modo, un portiere può non possedere una tecnica esteticamente perfetta ma essere estremamente efficace perché interpreta correttamente il contesto.

FIFA, proprio analizzando il Mondiale 2026, ha evidenziato questa varietà attraverso portieri come Zion Suzuki, Thibaut Courtois e Jordan Pickford, citandoli come esempi della capacità di progredire attraverso una singola giocata precisa, anche con una distribuzione lunga. Nella stessa analisi, Cabo Verde’s Vozinha è risultato il portiere più alto nella graduatoria relativa al gioco in possesso, grazie alla capacità di alternare passaggi corti e lunghi. 

Quindi il modello non è “calciare come Courtois” oppure “giocare come Maignan”.

Il modello è possedere abbastanza soluzioni per non essere prigionieri di una sola soluzione.

Il vero specialista è quello che sa adattarsi

Questa considerazione diventa ancora più evidente quando osserviamo il settore giovanile. Alla FIFA U-17 Women’s World Cup 2025, gli esperti FIFA hanno messo a confronto Kim Son-Gyong della Corea del Nord e Maren Groothoff dei Paesi Bassi, due portieri con caratteristiche e modalità di partecipazione al gioco molto differenti.

Kim ha rappresentato una soluzione maggiormente orientata al gioco diretto, con una capacità di calcio particolarmente ampia, arrivando a distribuire a 45-50 metri e contribuendo con un lancio alla costruzione dell’azione che ha portato al primo gol della Corea del Nord nei quarti di finale. Groothoff, invece, è stata descritta come elemento centrale di una squadra orientata maggiormente alla costruzione dal basso, nella quale portiere e difensori utilizzavano angoli di passaggio e superiorità numeriche per mantenere il controllo del possesso. 

Due portieri.

Due modelli.

Due identità.

Entrambi efficaci.

Questo è forse uno degli insegnamenti più importanti che possiamo portare dentro il nostro lavoro quotidiano: non dobbiamo costruire portieri fotocopia, dobbiamo costruire portieri capaci di esprimere le proprie qualità all’interno del modello di gioco della squadra.

Se un giovane portiere possiede una straordinaria capacità di calcio lungo, dobbiamo svilupparla senza trasformarla automaticamente nella sua unica risposta. Se un altro possiede qualità eccezionali nella gestione del pallone corto, dobbiamo valorizzarle senza impedirgli di sviluppare la capacità di superare una pressione attraverso una soluzione diretta.

La specializzazione non deve diventare specialismo.

Dal modello del campione al principio allenante

Ed è qui che, dopo più di vent’anni di campo, ritengo necessario fare una distinzione molto netta tra osservare un campione e copiarlo.

Quando analizziamo un portiere di alto livello non dovremmo chiederci: “Quale esercizio devo fare per far diventare il mio portiere come lui?”. Dovremmo chiederci: “Quale comportamento di quel portiere voglio comprendere e quale principio posso trasferire nel mio contesto?”.

È una differenza enorme.

Se osservo Maignan, non devo necessariamente costruire una seduta dedicata al “passaggio di Maignan”. Devo individuare il principio che rende efficace quel comportamento: riconoscere la pressione, creare una soluzione, attirare l’avversario, identificare il momento in cui rompere la pressione e possedere la tecnica necessaria per eseguire la scelta.

Se osservo Hampton, non devo semplicemente allenare il suo calcio lungo. Devo comprendere la capacità di riconoscere gli spazi disponibili e di utilizzare distanze differenti per contribuire alla progressione della squadra.

Se osservo Courtois, non devo replicare il suo gesto. Devo comprendere la relazione tra posizione, tempo, rischio e decisione.

Se osservo un giovane come Kim Son-Gyong, devo capire come la qualità del calcio lungo possa diventare uno strumento tattico; se osservo Groothoff, devo comprendere come il portiere possa diventare un elemento strutturale della costruzione attraverso posizione, angoli e partecipazione.

In altre parole, il campione non è il modello da copiare: è il problema da studiare.

E questo cambia completamente l’allenamento

Se accettiamo questo principio, anche la seduta cambia. Non parto più dal gesto e poi cerco una situazione nella quale inserirlo; parto dalla situazione, individuo il problema decisionale e costruisco progressivamente le condizioni affinché il portiere possa riconoscerlo, interpretarlo e risolverlo.

È una prospettiva perfettamente coerente con la metodologia proposta a Coverciano, dove il lavoro specifico del portiere viene articolato attraverso fasi globale, analitica e situazionale e successivamente integrato nel lavoro con la squadra, mentre l’allenatore dei portieri è chiamato ad analizzare le necessità dell’atleta, collaborare con lo staff e utilizzare feedback descrittivi e domande per accompagnarne l’apprendimento. 

Non sorprende quindi che nel percorso UEFA GK A di Coverciano l’analisi video di una situazione di gioco costituisca il punto di partenza per la proposta di una seduta secondo il metodo PAGS: Play, Analitico, Globale, Squadra. 

È esattamente il passaggio che considero decisivo per il rinvio del portiere moderno: dalla tecnica osservata alla situazione compresa, dalla situazione alla decisione, dalla decisione all’esecuzione e dall’esecuzione alla capacità di adattarsi alla situazione successiva.

Perché alla fine della partita non ricorderemo quante volte abbiamo allenato il passaggio interno del piede o quante ripetizioni di calcio lungo abbiamo fatto. Ricorderemo, invece, se il portiere è stato capace di riconoscere il momento in cui doveva attirare la pressione, quello in cui doveva giocare fuori dalla pressione, quello in cui doveva cambiare lato e quello in cui doveva semplicemente superare tutto con un calcio preciso.

Il portiere moderno non deve avere un buon rinvio.

Deve avere più possibilità di soluzione e la capacità di scegliere quella più efficace.

Ed è probabilmente questa, oggi, la vera definizione di specialista: non il portiere che esegue meglio un gesto, ma quello che riesce a trasformare la propria tecnica in una risposta intelligente alle esigenze della partita.

La prossima evoluzione del rinvio, quindi, non riguarda soltanto come calciare meglio.

Riguarda la capacità di capire prima quale calcio serva davvero.

BIO: FERRARO ANTONIO

Allenatore dei portieri con oltre vent’anni di esperienza nel calcio, maturata in contesti professionistici e dilettantistici ad alto livello. Nel corso della carriera ha operato all’interno del settore giovanile professionistico del Torino Calcio, affiancando allo sviluppo tecnico una costante attenzione agli aspetti percettivo-decisionali della prestazione del portiere.

In possesso di Laurea Magistrale in Scienze Motorie, integra competenze accademiche e metodologiche con l’esperienza di campo, sviluppando modelli di allenamento basati sull’evoluzione del ruolo nel calcio moderno.

È abilitato UEFA A e specializzato come Allenatore dei Portieri con qualifica UEFA Goalkeeper B (UEFA GKB), titoli che certificano una preparazione avanzata nella gestione e nello sviluppo della prestazione specifica.

Nel corso del proprio percorso ha lavorato in diverse categorie, dalla Serie C ai campionati di Eccellenza e Promozione, confrontandosi con contesti competitivi differenti e contribuendo alla crescita di portieri in tutte le fasi del loro sviluppo.

L’attività è orientata allo studio e all’applicazione di modelli prestativi innovativi, con particolare riferimento ai processi di scanning, anticipazione e preparazione motoria, elementi chiave nel ruolo del portiere nel calcio contemporaneo.

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