Avevo già parlato del Genoa nella presentazione del campionato 2025/2026 e pare che ci sia un copione che accomuni Gilardino, Vieira e De Rossi. L’allenatore subentra e salva la squadra spacciata. Inizia la stagione con grandi aspettative, si parla finanche di piazzamenti europei, ma i risultati non arrivano ed ecco che novembre si trasforma per lui in un brutto scherzo di Halloween.
Il Genoa di Vieira iniziava la stagione su basi stabili e forti. Partiva dal tredicesimo posto, conquistato dimostrando un bel gioco e grande personalità. Il tecnico francese godeva della cieca fiducia di tutto l’ambiente, che contava di poter vivere una stagione tranquilla, con una salvezza raggiunta anzitempo. Per il suo grande lavoro era stato incluso nella rosa dei papabili dei successori di Simone Inzaghi per la panchina dell’Inter.
A Vieira era toccata la stessa sorte di Alberto Gilardino, che fu esonerato il 24 novembre del 2024.
Dal 6 novembre 2025, invece, siede sulla panchina rossoblù Daniele De Rossi, che a sua volta ha preso il posto del francese. Nella passata stagione è riuscito ad ottenere una meritata permanenza in Serie A.
Era inevitabile che ci fosse entusiasmo ad inizio stagione. Alla vigilia della partita di Coppa Italia contro l’Ascoli, l’allenatore rossoblù aveva detto che i tifosi avevano il diritto di sognare. Ha poi ha aggiunto: “Partiamo tutti dallo stesso punto, a quota zero in classifica, quindi non dobbiamo inseguire nessuno per raggiungere la salvezza. Possiamo affrontare la stagione con maggiore serenità e programmare meglio il nostro percorso che deve essere finalizzato alla permanenza nella massima serie.”
Ma la serenità da quelle parti è talvolta un sogno di mezza estate. Lo stesso precampionato non è stato semplice: il Genoa ha dovuto affrontare l’onta dell’umiliante sconfitta per 10-1 subita nell’amichevole contro il Bournemouth. È stato un campanello d’allarme che la società ha debitamente contestualizzato, ma che ha messo in agitazione l’ambiente.
De Rossi parte comunque da alcune certezze.
Il modulo di riferimento è il 3-4-2-1, con due giocatori offensivi alle spalle del centravanti e un ruolo importante affidato agli esterni. Vuole una squadra capace di costruire dal basso, avere qualità tra le linee e accompagnare l’azione con i quinti, mantenendo però la struttura a tre dietro. L’ossatura della squadra è costruita dal tandem difensivo di altissimo livello Østigard-Vasquez. I due difensori hanno disputato un buon Mondiale e la loro abilità nel gioco aereo li rende pericolosi anche nell’area avversaria. Frendrup è il faro del centrocampo, colui che rompe e avvia l’azione, mentre Vitinha è l’uomo che sa dribblare e servire la punta.
Il calciomercato ha sconquassato letteralmente la squadra e l’inserimento dei nuovi richiede maggior tempo per ottenere l’equilibrio tattico sperato da De Rossi. Sono partiti, tra gli altri, Ekhator, Vogliacco, Consiglio, Odero e Debenedetti, mentre alcuni giocatori sono stati mandati in prestito. Il mercato ha portato soprattutto Djibril Sow, esperienza e qualità in mezzo al campo, Tommaso Baldanzi, confermato con obbligo di riscatto dopo il prestito dalla Roma, e Lorenzo Colombo, acquistato a titolo definitivo dal Milan. Sono arrivati anche Hamed Traoré, Franz-Ethan Meichtry, Samuel Wiafe, David Puczka, Mario Mitaj, Milutin Osmajic ed Elias Havel. Infine, non va dimenticato il ritorno di Stephan El Shaarawy. Una scelta di cuore che l’ex Milan ha spiegato così: “E’ stata un’emozione speciale. Dopo 16 anni dall’ultima partita fuori casa. Qui al ‘Ferraris’ non avevo mai giocato con la maglia del Genoa e con questo pubblico è stato bello.”
Il Genoa ha collezionato soltanto un punto in cinque gare, frutto di un solo pareggio e di quattro sconfitte.
La difesa non si è dimostrata all’altezza: ben dieci le reti subite. Al Genoa non era chiesto probabilmente di fare punti all’esordio contro il più forte Napoli, né contro l’ambizioso Como di Fabregas, né tantomeno contro la sorprendente Lazio di questo inizio stagione. Contro il Frosinone di Alvini, i rossoblù hanno perso punti fondamentali contro una concorrente diretta per la salvezza, ma di questi tempi anche i ciociari sono un osso duro da affrontare. Nelle prime giornate si è riproposto l’atavico problema del gol, che la società ha provato a risolvere con la conferma di Colombo. Ma proprio l’attaccante scuola Milan ha sbagliato il rigore che avrebbe potuto cambiare la partita contro il Frosinone. De Rossi l’ha difeso: “Abbiamo provato tanti rigoristi. Se devo pensare ad un rigore che Colombo ha sbagliato in allenamento devo andare indietro di parecchio tempo. L’importante è avere un’identità, un modo di calciare. Sono comunque soddisfatto della prova di Colombo.”
Sabato scorso il Genoa ha perso la quarta partita in cinque gare. Osmajić (secondo timbro stagionale) ha ripagato la fiducia del tecnico segnando l’1-1. Nonostante l’intraprendenza e l’aggressività dell’avvio, il Grifone ha subito il quinto gol stagionale nell’ultimo quarto d’ora finale.
Dopo la desolante sconfitta di Parma, De Rossi si è definito un uomo triste, deluso e dispiaciuto.
Il Genoa visto finora sembra il più classico dei cantieri aperti e il tecnico romano dovrà lavorare per evitare di essere da subito immischiato nella lotta salvezza.
Novembre non è lontano e nubi si addensano all’orizzonte per De Rossi.
Intanto la società gli ha riconfermato la fiducia (a tempo) e lo spogliatoio è con il suo allenatore.

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










