MERCATO MILAN: E SE IL PROBLEMA NON FOSSE GIMENEZ?

La stampa sportiva insiste con toni quasi sadici: “Pazienza finita, il Bebote in partenza a gennaio”. Ma se a uscire fosse l’evanescente Nkunku, in favore di una prima punta, avremmo un attacco molto più duttile ed equilibrato

Quindi il verdetto è stato emesso. La testa da tagliare è quella di Santiago Gimenez. Non c’è articolo di giornale che non dia per scontata (e quasi auspicata con voluttà) la partenza del centravanti messicano nel prossimo mercato di gennaio, per sostituirlo con un centravanti più vero, più nove, più grosso, più da area di rigore: “Per Gimenez non c’è più spazio nel Milan, a gennaio può andare via”, titola un articolo della sempre equilibrata Gazzetta dello Sport, facendolo seguire da un sommario ancora più drastico: “L’attaccante è ancora out per infortunio, al rientro non dovrebbe avere chance”. Speriamo che venga ripristinata la pena di morte. A sinistra risponde uno squillo, come scriveva Alessandro Manzoni: “Gimenez, arriva l’offerta da 30 milioni dalla Premier. Già scelti i successori”, titola il giorno successivo la Repubblica, che per non essere da meno mostra di conoscere destinazione (è il Leeds? O il Sunderland? Non importa, quello che conta è spararla grossa), valore della transazione e nuovi acquisti (Mateta? Panichelli? Pellegrino? Fullkrug? Boh, basta metterli tutti e sperare che qualcuno arrivi per fingersi esperti di mercato). Caso chiuso, la seduta è tolta.

In effetti quella di Santi Gimenez è una delle tante storie di insuccesso del mercato rossonero: l’attaccante classe 2001 è arrivato a Milano nel mercato di gennaio 2025, in una situazione diversa dall’attuale, ma pur sempre dominata dalla ricerca di una soluzione estemporanea a un vizio di programmazione. In quel momento, il Milan era ottavo in classifica e i suoi migliori marcatori erano Pulisic e Rejinders con 6 gol a testa, seguiti da Leao con 5 e Theo Hernandez con 3. Pochi, pochissimi gol dalle punte, dunque, malgrado in rosa ci fossero un centravanti fisico come Tammy Abraham (2 gol fino a quel momento) e un grande anche se discontinuo opportunista come Luka Jovic. A fine anno le marcature del Milan di Fonseca-Conçeiçao sarebbero state come segue: Pulisic (11), il sorprendente Reijnders (10), Leao (8), Gimenez (5), Hernandez (4), Chukwueze e Abraham (3), Gabbia, Jovic e Pavlovic (2), Okafor e Fofana (1). Dunque Gimenez non ha certo risollevato le sorti del Milan, finito ottavo proprio come era all’arrivo del Bebote, ma non le ha neppure peggiorate: i suoi cinque gol in 16 giornate (0,31) lo pongono più o meno allo stesso livello del capocannoniere Pulisic (0,28).

La consacrazione di Santi Gimenez era avvenuta nella squadra olandese del Feyenoord, dove in due anni e mezzo, considerando tutte le competizioni, aveva segnato la bellezza di 65 gol in 105 partite (0,62). Si può certamente obiettare che il campionato olandese non è fra i più selettivi al mondo, ma credo che nessun tifoso milanista per questo motivo avrebbe voluto rimandare al mittente Gullit e Van Basten o, in tempi più recenti, Tijjani Reijnders. C’era di meglio in giro? Può darsi. Ma la scorsa estate Viktor Gyökeres, una macchina da gol da una rete a partita allo Sporting Lisbona, è passato all’Arsenal per 63,5 milioni più 10 di bonus (e non sta andando benissimo); un altro gioiello come Benjamin Šeško è stato pagato 85 milioni dal Manchester United (che nella speciale classifica di squadra rovina-attaccanti è leader indiscussa) e fin qui ha segnato due gol. Quindi diciamo che per un club in difficoltà, attento ai conti e in cerca di una prima punta, Santiago Gimenez era una scommessa ragionevole.

Ma veniamo a tempi e faccende più vicini a noi. La stagione in corso non è ancora cominciata e per tutta l’estate la stampa “bene informata” non fa che parlare del patto di ferro Allegri-Vlahovic (il quale, poverino, guadagna solo 12 milioni netti all’anno, che certamente Furlani non vede l’ora di corrispondergli). Addirittura, arriviamo al possibile scambio Gimenez-Dovbyk annunciato da Igli Tare, di solito impeccabile nella comunicazione, nel prepartita di Milan-Lecce del 29 agosto. Da allora Gimenez, forse non proprio super-motivato dalle parole del suo direttore sportivo, ha giocato poco (9 partite), ha “lavorato per la squadra” meritandosi i complimenti di Allegri, non ha mai segnato in campionato, finché il 4 novembre 2025 ha annunciato via Instagram di essere costretto a fermarsi per curare un infortunio alla caviglia che lo affligge da “varios meses”, non sappiamo di preciso quanti: non vengono forniti dettagli sui tempi di recupero. L’annuncio è certamente inusuale e sembra di intravedervi da un lato una spiegazione per il deludente inizio di stagione e dall’altro quasi un sospiro di sollievo del giocatore, che si scansa così dalle critiche e dalla sfiducia che lo accompagnano praticamente dal suo arrivo a Milano e scivola fuori dai radar del calcio giocato.

Nel frattempo, va ricordato, in estate il Milan ha cambiato modo di giocare. Quando Santi è sbarcato, il modulo principale era l’1-4-2-3-1 (o 1-4-3-3), in cui Gimenez si muoveva fra i due esterni, in genere Leao a sinistra e Pulisic a destra. Con Allegri (ricorderete il gustoso siparietto con Franco Ordine che gli chiede “Andiamo col 4-3-3?” e Max che con tempi comici da professionista gli risponde “Dove?”) si passa in realtà a un prudente 1-3-5-2 nel quale la prima preoccupazione è proteggere la difesa con un centrocampo folto e due esterni non troppo offensivi. Due punte, quindi: in rosa il Milan ha già i tre attaccanti succitati (Leao, Pulisic e Gimenez); se per ogni maglia servono due giocatori, la tipologia di attaccante da acquistare è certamente una prima punta, in modo da avere due prime punte (Gimenez e X) e due giocatori bravi a correre con il pallone, a dribblare, a svariare, insomma due seconde punte (Leao e Pulisic).

Ed è precisamente a questo punto che avviene l’incomprensibile: con la non nuova isteria da notte prima degli esami, il 30 luglio 2025 il Milan porta a casa Christopher Nkunku, classe 1997, fra i migliori giocatori d’Europa nei suoi anni all’RB Lipsia (70 gol in 172 partite in quattro stagioni), passato poi nel 2023 in Premier League (al Chelsea) come ogni stellina europea che si rispetti, dove ha gradualmente perso l’hype dei giorni migliori. Il francese non arriva a costo zero, in prestito o con una formula particolarmente creativa: il cartellino dell’attaccante viene valutato 37 milioni più 5 di bonus, non proprio un’offerta speciale. Anzi, un acquisto costoso in valore assoluto per un club attento come il Milan; ma soprattutto non quella punta d’area attesa come il Messia. Nkunku, 177 centimetri per 75 chili, è infatti un fantasista, una seconda punta, un esterno, un giocatore che – semplificando molto – si situa a metà strada fra Leao e Pulisic.

Si può giocare senza una prima punta, ma non se si parla di acquistare una prima punta dal primo giorno di mercato. Si può giocare senza una prima punta, se c’è un progetto tecnico per farlo. Si può giocare senza una prima punta, certo, anche se lo stesso Guardiola, quello de “il nostro attaccante è lo spazio” ha pensato bene di far riposare lo spazio e di schierare al suo posto il gigantesco Erlin Haaland, 195 centimetri di agonismo e di feroce senso del gol, una media di un gol a partita qualunque cosa succeda. Si può giocare senza una prima punta, insomma, ma è sempre meglio avere qualcuno cui indirizzare i palloni alti quando il gioco latita (cioè spesso) e le squadre cosiddette piccole si chiudono e non lasciano spazio ai nostri contropiedisti. Se proviamo a guardare in casa dei nostri concorrenti che giocano con un modulo simile al nostro ci viene in mente ad esempio l’Inter, che ha quattro attaccanti come noi: i giocatori offensivi sono Marcus Thuram (1,92), Ange-Yoan Bonny (1,89), Francesco Pio Esposito (1,91) e Lautaro Martinez (solo 1,74 ma il più letale di tutti). Insomma, l’altezza non è l’unico indicatore e anche Rafa Leao ha una struttura fisica imponente pur senza essere una prima punta. Ma, credo, ci siamo capiti: l’attacco del Milan è stato costruito male, specie se – scusate se mi ripeto – dal primo giorno di mercato si dichiara di cercare una prima punta e il penultimo giorno di mercato si trovano quaranta milioni per acquistare una seconda punta.

Tornando a questo dicembre 2025, con il Milan che malgrado tutto è primo in classifica, la stampa si dice certa che il problema sia Gimenez, che verrà ceduto a gennaio (il padre e l’entourage del giocatore negano: chi avrà ragione?), mentre è di tutta evidenza che il problema sia Nkunku (niente di personale contro di lui, anzi: solo un tentativo di esaminare i fatti) che da inizio stagione è fermo a un gol in Coppa Italia e nessuno in campionato e che, soprattutto, sembra sempre più spaesato a ogni partita, incapace di trovare una posizione in campo, di puntare un avversario, di creare superiorità numerica, di tirare in porta, tutte cose che dovrebbero far parte del suo repertorio. Se il Milan cedesse il francese in favore di una prima punta forte fisicamente, si troverebbe – diciamo così per convenzione – due prime punte e due seconde punte, con più opzioni per costruire il suo attacco (al limite anche un 4-2-4 per eventuali assedi finali), magari con un Gimenez finalmente guarito e soprattutto rinfrancato sul piano psicologico, che forse merita un’altra opportunità. Certo, forse è più facile vendere Gimenez a 30 milioni (lo vedremo) che Nkunku a 40: se almeno quest’ultimo fosse portoghese si potrebbe chiedere a Jorge Mendes di portarlo al Wolverhampton. Ma niente. Nkunku rimane ostinatamente francese, e pure nazionale.

BIO: Luca Villani è nato a Milano il 31 gennaio 1965. Giornalista professionista, oggi si occupa di comunicazione aziendale e insegna all’Università del Piemonte Orientale. Tifoso milanista da sempre, ha sviluppato negli anni una inspiegabile passione per il calcio giovanile e in particolare per la Primavera rossonera. Una volta Kakà lo ha citato in un suo post su Instagram e da quel momento non è più lo stesso.

2 risposte

  1. Buongiorno Luca, articolo che condivido in pieno.
    Mi permetto di aggiungere il mio pensiero.
    Non ho mai capito l’acquisto di Nkunku se non per una eventuale cessione di Leao (questo era il mio sospetto): invece no – ed è peggio – perché la società con l’acquisto di Nkunku, ha dimostrato soltanto confusione (mi viene in mente l’acquisto di Emerson Royal, con la cessione alla Juventus di Pierino Kalulu).
    Gimenez è un attaccante con grossi problemi tecnici che avrebbe bisogno di punture per guarire: le punture Liedholm.
    A parte le battute -nemmeno troppo- il Milan avrebbe dovuto investire in un attaccante di accertato valore, ma questa società non ci sente.
    Così Allegri ci sta provando con Leao, che di per sé, potrebbe funzionare.
    Personalmente ricordo due casi in cui “non prime punte” diventarono tali: Bettega e Vialli.
    Dal punto di vista tecnico potrebbe essere che Leao ci riesca, ma il problema di Leao è la professionalità.
    Tornando a Gimenez, avrebbe bisogno del carattere di Pavlovic: solo così potremmo sperare in qualcosa di buono.
    Ma il Milan, se vuole tornare ad essere il Milan (Cardinale disse:” sarò il Berlusconi 2.0″), deve smetterla con certi acquisti e fare sul serio.
    Buona giornata.

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