SILENZIO, PARLA FONSECA (E RIPARLA IBRA)

Ieri abbiamo conosciuto il nostro nuovo allenatore e abbiamo cercato di capire non tanto il “che cosa”, ma piuttosto il “come”. Anche Zlatan Ibrahimovic è tornato in scena, mettendo in mostra decisi miglioramenti

Il titolo, i lettori più attenti di questo blog lo avranno notato, è una citazione. Ricalca infatti quello che avevamo usato quando, il 13 giugno, Zlatan Ibrahimovic aveva rotto un silenzio che durava da troppo tempo e aveva debuttato come operating partner di Redbird con una forte delega sul Milan. Oggi, di nuovo, la società ci ha convocati (non fisicamente, purtroppo), per farci conoscere il nostro nuovo allenatore, ma non solo: la scelta di far sedere Ibra al fianco di Fonseca e tutto il resto del top management in prima fila rafforza l’idea che sia lo svedese il vero capo dell’area sportiva. Il che non mi dispiace, come dirò meglio in seguito. Ma che cosa hanno detto, i due? Non molto, in apparenza. Ma abbastanza, specie se si guarda ai modi. Vediamo.

Mercato – Una punta “senza spazio”

La domanda che aleggiava nell’aria, pur sapendo che nessuno (ripeto: nessuno) risponde mai direttamente a domande sul mercato, era proprio il mercato. Ibra e Paulo ci hanno spiegato che la priorità assoluta è una punta. La società ci sta lavorando, arriverà a breve (quantomeno l’annuncio, poi magari la punta andrà in vacanza e arriverà con calma). Quale punta? Nessun nome, ma una specie di identikit: forte negli ultimi trenta metri. Fonseca ha ribadito che “l’attaccante deve giocare negli ultimi trenta metri e deve sapersi muovere senza spazio”. Quel “senza spazio” è interessante: che cosa vuol dire? Proviamo a decodificare: non un attaccante fortemente associativo (come Zirkzee), che viene a prendere palla a centrocampo, e nemmeno uno che prende la palla e corre nel campo aperto; piuttosto un uomo da gol o al massimo da uno-due finale, che lo spazio non lo trova nel campo ma se lo deve “scavare” dove non c’è, nel traffico. Tutto porta a pensare che la punta nel mirino sia Alvaro Morata, che Ibra ci si stia dedicando, che ci sia piena identità di vedute con Fonseca. E Zirkzee? “Zirkzee è il passato”, ha detto Ibra. Quindi c’è stato un interessamento per Zirkzee? “Fra le cose raccontate e la realtà c’è una differenza”, ha detto. Quindi l’interesse non ci sia mai stato. Ma allora come fa a essere il passato? Boh, non importa. Andiamo avanti.

Sugli altri ruoli, non è stata detta mezza parola: niente sui difensori centrali, niente sui terzini, niente neppure su un centrocampista centrale. Non arriverà nessuno? Difficile: saranno mosse di complemento, gerarchicamente meno importanti rispetto all’attaccante.

Qualcosa è stato detto, invece, sulle uscite: altroché. “Non vogliamo una rosa da trenta giocatori”. Tanto per cominciare, Origi e Ballo-Tourè sono aggregati al Milan Futuro, “non fanno parte del progetto della prima squadra”, ha detto Ibra, bello secco: immaginando che la loro massima ambizione non sia fare le riserve di Camarda e di Bartesaghi, il messaggio è chiaro. Sugli altri giocatori in uscita possiamo fare delle ipotesi ragionevoli, a partire da Alexis Saelemaekers, da cui ci si aspetta il gruzzoletto più ricco, ma nomi non ne sono stati fatti. E Theo? “Theo è un giocatore del Milan”, ha risposto Ibra , “sta bene a Milano, ha la famiglia qui”: ci tocca tifare che a Zoe Cristofoli non venga mai voglia di visitare Parigi. Anche Fonseca lo ha sempre citato come uno dei perni intorno a cui gira la squadra.

In generale – è importante sottolinearlo – Fonseca ha detto che ha un’alta considerazione della rosa esistente e che non vede la necessità di stravolgerla (proprio come Conte, eh?). Che lo pensi veramente o no, è una dichiarazione intelligente che di sicuro fa piacere alla società ma che, soprattutto, non regala alibi a nessuno.

Tattica – Sempre più lontani!

Sulla tattica, Fonseca non si è sbilanciato molto, ha parlato di diverse “strutture” (che immagino voglia dire moduli, ma magari anche modi di applicare un modulo: lo capiremo). Due cose relativamente alla difesa. Uno: essendoci Theo a sinistra, a destra “potremmo avere un terzino più bloccato”, e allora Kalulu (dichiaratamente apprezzato per la sua versatilità) potrebbe finalmente conoscere una piena valorizzazione; ma allora perché il Milan seguirebbe Emerson Royal? Che sia una balla pure questa? Due, che la difesa deve giocare più lontana dalla porta. Più lontana? (Qui ci vorrebbe l’emoticon con gli occhi sbarrati). Tutti i tifosi hanno il ricordo vivido delle praterie lasciate a disposizione dei nostri avversari e in particolare di UN avversario, il peggiore. Tutti abbiamo negli occhi Thuram che sposta Thiaw e se ne va. Tutti abbiamo negli occhi Thiaw che si fa espellere contro la Juve per non lasciare trenta metri a Kean. Siamo sicuri? Non per dare sempre la colpa a Thiaw, ma con questi giocatori vogliamo giocare ancora più alti? Come soluzione a una difesa fra le peggiori della serie A? Ecco: qui speriamo davvero che Fonseca abbia le idee chiare. Auguri a tutti noi.

Infortuni – Cambiamenti in corso

A quanto pare, sono stati fatti investimenti e cambiamenti sul “settore medicale”, come ha detto Ibrahimovic nel suo italiano divertente che oggi ci ha regalato anche la definizione “americano calcio”, nemmeno fossimo in Asterix e i Britanni (“Una romana pattuglia!”). Era ora. In parte è ovvio, perché con Pioli è uscito il responsabile della preparazione atletica, il contestato Matteo Osti, e con Fonseca è entrato Paulo Mourao. Attenzione: non intendo dire che la colpa degli infortuni fosse di Osti, perché non lo so. La sensazione, e la speranza, è che comunque – al di là del nuovo preparatore, scelto dall’allenatore – la società abbia ragionato sugli infortuni numeri alla mano e abbia apportato i giusti correttivi.

Piccole grandi note a margine

Insomma, Fonseca mi è parso una persona vera: non ha potuto dire molto (ovvio), ma non ha neanche fatto finta di dirlo infilandosi in gigantesche e vuote supercazzole. Ha detto quello che poteva, che è la prima regola di una comunicazione sana e trasparente. La stessa scelta di indossare una spilla con la bandiera ucraina è un segno di personalità, considerato come il mondo dello sport italiano – e del calcio in particolare – giri molto al largo dalle questioni sociali. Anche la decisione di “vivere a Milanello” la trovo semplicemente straordinaria, anche se ha suscitato l’ilarità dei soliti commentatori da social (“non hanno i soldi per pagargli una vera casa”), gente che non ha mai gestito niente ma è prodiga di consigli ai miliardari.

Fonseca – che è qui senza la famiglia – taglia di netto una serie di impegni (scegliere e arredare una casa non è banale, anche se disponi dei migliori consulenti del mondo), risparmia due ore di macchina al giorno e si tuffa dentro il mondo Milan, con vista su Milan Futuro, dal giorno uno. Inoltre, dà un segnale forte e un esempio: io sono qui, se qualcuno vuole arrivare in anticipo mi trova; se qualcuno vuole fare due chiacchiere sul tardi, mi trova. Show, don’t tell. Fare, non dire. Un gesto da vero manager che, specie agli inizi del suo incarico, sceglie di abitare accanto alla fabbrica e non in via Monte Napoleone (sapendo che quando avrà voglia di un buon ristorante potrà permetterselo). Bravo.

Chiudo su Ibra. Dopo la sua prima conferenza stampa che, come detto in apertura, avevamo ampiamente commentato su questo blog, mi è sembrato molto migliorato, anche grazie al format della coppia: meno parole, scelte meglio, interventi più verticali e di merito, da manager. Qualche battuta, giustamente cattivella in stile Ibra ma senza esagerare con gli “io”, anzi, i “dio”. Un passo avanti. Io un Ibra così me lo tengo tutta la vita, e direi anche di smetterla con i paragoni con Maldini: non perché Maldini non sia bravissimo e iconico, ma perché l’ingresso nell’età adulta comprende l’accettazione del principio di realtà, e la realtà dice che Maldini non c’è.

BIO: Luca Villani è nato a Milano il 31 gennaio 1965. Giornalista professionista, oggi si occupa di comunicazione aziendale e insegna all’Università del Piemonte Orientale. Tifoso milanista da sempre, ha sviluppato negli anni una inspiegabile passione per il calcio giovanile e in particolare per la Primavera rossonera. Una volta Kakà lo ha citato in un suo post su Instagram e da quel momento non è più lo stesso.

3 Responses

  1. La difesa alta fa davvero paura!! Ma perchè nessun giornalista lo ha fatto notare a Fonseca citando gli esempi del derby o contro la Juve?

    1. Marco, sai che me lo sono chiesto anch’io? Non l’ho scritto perché non volevo divagare troppo, ma è veramente assurdo. Un saluto rossonero.

  2. Ottimo commento a mio parere. Il Milan è in assoluto stand by. Da tifoso cerco di guardare il lato positivo delle cose , da sportivo non posso non essere perplesso, per usare un eufemismo.
    Ci sono molti ragionevoli dubbi sulla qualità del gruppo dirigente americano, di Ibra e dei suoi delegati Furlani e Moncada . Sul modo di fare mercato con figure abbastanza frequenti ( Taremi, Frattesi, Arda Guler fino a Zirkze) e sempre con trattative lunghissime. E sul modo di comunicare praticamente nullo e incapace di accendere entusiasmo. Evidente la distanza dal …cuore rossonero. Il Milan sembra uno dei tanti progetti Red Bird e Ibra non è esattamente Baresi , Filippo Galli…
    Detto questo perché non credere in questo giovane allenatore? Che viene ritenuto bravo da chi se ne intende ed è stato amato dai tifosi delle squadre che ha allenato. Non era il nome che speravo come De Zerbi che avrebbe acceso entusiasmo. Ma sembra una persona di valore. Ora come sempre sarà il campo a dare i suoi verdetti. Il Milan sembra partire di nuovo senza una rosa all’altezza delle più forti squadre europee e non credo che il 4 posto possa ancora andarci bene sennò si teneva Pioli giusto?
    Fino ad ora la società non ha rafforzato la squadra come si sperava. Ma il mercato non è finito e c’è sempre una possibilità: che Fonseca possa creare il valore aggiunto. Che vuol dire gruppo, strategia e … struttura come dice lui. Si può vincere anche senza essere i più forti. Mi tengo questa speranza. Ma come ho sempre detto questa scommessa deve essere vinta… subito. Non è un progetto che potrà chiedere ai tifosi di aspettare tanto… Buona fortuna Paulo! Forza vecchio cuore rossonero!

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