PER CUORI ROSSONERI: DA SALONICCO ALLA STELLA, UN’ALTALENA DI EMOZIONI.

Essere appassionato di calcio con l’aggravante di essere pure tifoso e’ uno degli stati d’animo piu difficili e controversi che la ragione umana possa gestire per chi si e’ fatto ammaliare da questo meraviglioso gioco.

E’ a proposito di questa considerazione che voglio cercare di raccontare alcuni episodi che  hanno segnato la mia passione per i colori rossoneri.

Episodi che riassumono tutta la sua imponderabilità: vittoria, sconfitta, rivincita si alternano  provocando in  noi la miscela dei più profondi sentimenti quali gioia, rabbia, speranza ,delusione. 

L’età di colui che li vive diventa solo un fattore secondario e puo’ capitare , come e’ successo a me,  di esserne stato in alcuni casi diretto spettatore.

Salonicco 16 maggio 1973

In  una  serata di primavera il mio Milan si appresta ad affrontare l’emergente  Leeds United nella finale di Coppa delle Coppe.

La squadra inglese allenata da Don Revie e’ una compagine molto quadrata e fisica con un ossatura composta da importanti giocatori della nazionale  scozzese, il portiere Harvey, lo stopper Mc Queen, Peter Lorimer centrocampista dal tiro al fulmicotone, lo Squalo Joe Jordan in attacco e il mitico Billy Bremner capitano indomito.

Ricordo che fu una partita terribile dal punto di vista fisico e mentale sbloccata al sesto minuto da una punizione di Luciano Chiarugi.

Da quel momento in poi fu un assalto continuo degli inglesi, il grande William Vecchi si erse protagonista, in un campo paragonabile ad una piscina.

Alla fine il Milan riuscì a spuntarla e fare sua la Coppa; con il sottoscritto che aveva trasformato il salotto nella Curva Sud…..

Ma il focus principale di tutti noi tifosi milanisti era per l’impegno che ci sarebbe stato in campionato 4 giorni dopo, ovvero la partita col Verona al Bentegodi, che avrebbe potuto significare lo scudetto della Stella.

Verona 20 maggio 1973

Avevo 9 anni e mezzo, il cuore in gola e 40 di febbre e mi stavo apprestando a vivere una giornata il cui epilogo fu a dir poco devastante, sportivamente parlando.

Il Milan e’ al comando del campionato con 44 punti, seconda la Juventus con 43, terza la Lazio a 42.

I rossoneri sono impegnati a Verona contro una squadra già retrocessa (Verona), i torinesi a Roma e i Laziali a Napoli.

Con trepidazione mi collego con il “calcio minuto per minuto” per i secondi tempi (a quel tempo impossibile sapere cosa succedesse prima) ma arriva la prima delusione da Enrico Ameri: il Milan stava perdendo 3-1 che nel corso della partita diventerà addirittura 5-1 (5-3 il finale).

A quel punto mi aggrappai, come un naufrago in mezzo all’oceano, alla partita di Roma dove la Juve stava perdendo ma anche lì peggio che mai, pareggio e gol vittoria di Cuccureddu all’87.

Scudetto ai bianconeri con conseguente mio pianto a dirotto per tutta la serata.

Quella giornata è stata per me in assoluto la piu’ dolorosa da tifoso milanista, anche più di Istanbul, perché fu preceduta da brutti presagi: per esempio il gol del pareggio di Chiarugi a Roma con la Lazio annullato (con  Polentes che chiaramente rimise in gioco di testa il milanista) e con Lo Bello (arbitro) che, non contento, espulse Rivera e Rocco per proteste;  in piu’ la “controversa” richiesta dello spostamento dell’ultima giornata di campionato non concessa al Milan.

Però i rossoneri a Giugno ebbero una piccola rivincita nella finale di Coppa Italia: battendo proprio i bianconeri ai rigori con Vecchi ancora protagonista, ma che non basto’ a togliermi la profonda delusione.

La stagione seguente andò ancora peggio.

Il campionato fu anonimo, con la macchia del Derby di ritorno perso in casa 1-5  che vide la mia prima volta a San Siro con mio padre interista…….

La sconfitta in supercoppa europea  per 0-6 nella partita di  ritorno contro l’Ajax con conseguente mia disperazione e, dulcis in fundo, la sconfitta in finale di Coppa delle Coppe contro il Magdeburgo di Sparwasser (autore quell’estate dello storico gol vittoria della DDR contro la Germania Ovest ai mondiali tedeschi) con le mie lacrime che erano ormai finite .

Gli anni successivi ancora tempi duri, tanti protagonisti rossoneri erano andati via ed in società c’erano battaglie interne tra il presidente Buticchi e Gianni Rivera; stagioni per noi tifosi molto buie, con un unico sussulto, la vittoria nell’estate del 1977 per 2-0 in Coppa Italia contro l’Inter (ultima partita di Sandro Mazzola).

Stagione 1978/1979, passavano gli anni ed io stavo crescendo (avevo 15 anni) ma malgrado le cocenti delusioni la mia fede rossonera si era rafforzata sempre di più.

Il Milan aveva allestito una bella squadra allenata dal grande Nils Liedholm con Albertosi in porta, in difesa i “muri” Bet e Collovati, il grandissimo e determinante Aldo Maldera ed un giovanissimo Franco Baresi futuro leggendario capitano. A centrocampo il solido De Vecchi, il “centopolmoni” Buriani, il fosforo di Capello, guidati dal piu’ grande di tutti Gianni Rivera che aveva il compito di innescare lo scudiero Bigon, l’estroso Novellino, il rigorista infallibile Chiodi e gli insrimenti di Maldera. 

Di quella cavalcata finalmente trionfale contro l’ottimo Perugia di Castagner (imbattuto per tutto il torneo) mi ricordo i tre episodi decisivi.

Il primo fu la vittoria a Firenze contro la Fiorentina per 3-2, i primi  giorni di marzo, che andai a vedere insieme al mio amico di fede Paolo; una partita emozionantissima sbloccata da Maldera con una delle sue famose galoppate con  Albertosi che paro’ il rigore ad Antognoni e due perle di Bigon che di fatto chiusero l’incontro, la ricordo soprattutto per un episodio che adesso mi fa sorridere ma ripensando a quel momento…. molto meno: dovetti uscire dallo stadio solo dopo aver acquistato un cappellino della Fiorentina in quanto fuori c’erano un centinaio di Ultras viola che ci attendevano in assetto tutt’altro che amichevole. Riuscimmo a ripartire verso Livorno indenni  ed al sicuro nel pullman già in moto, riuscimmo persino a “salutare” calorosamente la tifoseria gigliata che tornava a casa a capo chino, ehhhh…. l’incoscienza dei 15 anni.

Altro episodio cruciale fu il derby di ritorno alcune settimane dopo, in svantaggio di 2 reti rimontammo nel finale i neroazzurri con due “missili terra aria” dell’Avvocato De Vecchi e con il nostro portiere Albertosi che neutralizzo’ un rigore di Altobelli.

6 Maggio 1979: dopo giorni di intenso lavoro diplomatico con i miei genitori ho l’ok per andare a Milano.

Io, Paolo e suo padre partimmo alle 5 del mattino con il club Rossonero della nostra città (Livorno) alla volta di San Siro per vedere il match decisivo contro il Bologna.

Arrivammo  alle 10:30 circa ed intorno allo stadio c’era gia’ aria di grande festa, alle 12 entrammo allo stadio e ci posizionammo esattamente in mezzo ai Commandos Tigre che a quel tempo erano nel primo anello dalla parte opposta la Curva Sud.

Lo spettacolo era incredibile, da quella postazione potevo vedere tutta la tifoseria: Fossa dei Leoni e Brigate Rossonere in primis sventolare centinaia di bandiere.

L’attesa fu snervante ma ad un certo punto accadde un episodio imprevisto, quando mancava ancora un pò di tempo al calcio d’inizio sbuco’ Gianni Rivera dal piccolo tunnel d’ingresso al campo e il suo apparire scatenò il tripudio generale.

In realtà la sua entrata servì per fare un annuncio al pubblico del secondo anello che aveva invaso una zona chiusa per lavori di ristrutturazione, naturalmente in poco tempo tutto tornò alla normalità. 

La partita fortunatamente passò via  liscia e tranquilla e lo 0-0 finale sancì di fatto la conquista del decimo scudetto e della tanto sospirata Stella festeggiata a dovere come solo questa magnifica gente sa fare con un pensiero dolce per il paron Rocco scomparso 2 mesi prima.

Questo racconto e’ una piccola testimonianza di uno dei migliaia di ragazzi rossoneri nati i primi anni ‘60 che hanno sofferto, pianto, gioito per questi colori che sono diventati una seconda pelle; colori che in seguito hanno dominato per anni in campo nazionale ed internazionale ma che inevitabilmente sono dovuti passare anche da periodi bui e tortuosi come furono gli anni ‘70 e i primi anni ’80, che sono pero’ serviti a forgiare una delle tifoserie più belle, appassionate e fedeli del mondo del calcio.

BIO: Stefano Salerno nato a Livorno classe 1963, vivo a Firenze dal 1997  lavoro nel campo delle Telecomunicazioni, sono milanista dalla nascita appassionato di calcio inglese dai primissimi anni 70  e sostenitore della squadra dei 3 Leoni .   

10 Responses

  1. Io sono del 1955 ….ero a Verona 😭. Ma ero nella Fossa il 4 maggio ⭐ fatta la tessera popolari quando co hanno mandato in B x le scommes
    Poi abbonamento fino al 90 il MILAN degli IMMORTALI visto dal vivo
    Scusa dimenticavo finale andata contro Estudiantes campionato del mondo x club
    FV❤️❤️🖤 7 🏆

  2. bravo Stefano ancora un racconto appassionato che descrive il sentimento di noi che abbiamo conosciuto ed amato il calcio in qegli anni. Aspetto con impazienza il nuovo articolo.

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