Grazie a MAGLIAROSSONERA.IT per la foto di copertina trasformata con chatGPT
La storia la conoscete tutti.
È il 10 maggio 1981 e a Torino si gioca la sfida scudetto tra Juventus e Roma. Il cielo è plumbeo, come il clima che si respira in Italia. Un anno prima c’è stato il calcioscommesse, mentre il 1982 sarà l’anno del tripudio Mundial. Ma questo nessuno può saperlo. La Juventus gioca meglio dei giallorossi nel primo tempo, ma l’espulsione di Furino complica i piani degli uomini di Trapattoni. Nella ripresa, la Roma cresce, spinge e su una combinazione volante tra Pruzzo e Turone va in vantaggio. Bergamo convalida il gol, ma il guardalinee Sancini alza la bandierina. Non fidarsi del collaboratore sarebbe come tradire il proprio barbiere, e così l’arbitro non può che annullare la rete dell’ex Genoa e Milan. Il dopo partita è rovente. Gli studi televisivi diventano l’arena di aspre polemiche. La classifica finale recita: Juventus 44, Roma 42.
È forse l’episodio più famoso della carriera di Maurizio Turone, il gol più bello, ma anche il più importante, che non trova spazio nei tabellini.
Lo chiamano Ramon perché “ero un moretto piccolino”, dice alla Gazzetta dello Sport.
I suoi esordi sono con il Genoa, quattro stagioni tra la Serie C e la Serie B, prima di essere chiamato alla corte del Milan. Il ragazzo è un libero atletico e possente, ma Rocco non lo vede nel ruolo. A dire il vero, quella posizione è occupata dall’intoccabile Schnellinger. Inizia così il dilemma del Paròn su dove piazzare il giovane difensore. Lui lo vede stopper, ma sarebbe disposto a schierarlo in mediana, piuttosto finisce spesso in panchina. È bravo con le fotografie e, di tanto in tanto, durante le trasferte ama scattare istantanee ai suoi compagni, a tal punto che qualcuno si sente autorizzato a proporre questa passione come alternativa al calcio. Eppure, Turone avrebbe voluto continuare il liceo scientifico per poi diventare ginecologo. Forse ci avrà tanto pensato nel suo peregrinare tattico nel campo. La prima stagione in rossonero coincide con la vittoria della Coppa delle Coppe e della Coppa Italia, trofeo che in carriera vincerà per ben quattro volte.
Ma tra questi importanti trionfi vive il dramma della Fatal Verona, e non sarà un dettaglio. Rocco lo schiera tra i titolari e lui si rende protagonista in negativo con una prestazione per nulla brillante, aggravata dall’autogol del 5-1. Lo scudetto se ne va, ma per Turone c’è tempo per riprovarci. Ha ancora 25 anni, gioca in una grande squadra e la sua occasione arriverà. La disfatta in terra veneta lascia scorie che difficilmente saranno smaltite. Gli anni che seguono sono pieni di sofferenza. Ci sono le amare sconfitte nelle finali europee. A Rotterdam il Magdeburgo di Sparwasser, prossimo a scrivere la storia nella rassegna iridata, vince 2-0. Qualche mese prima l’Ajax, orfano di Cruijff, demolisce il Diavolo nella partita di ritorno della Supercoppa europea.
Nel 1977 si rischia la Serie B, ma arriva la Coppa Italia nel derby contro l’Inter. Turone aggiunge questo trofeo alle sua personalissima bacheca.
Non è uno avvezzo ai gol.
Facile riferire delle sue uniche marcature in rossonero, entrambe segnate nella stagione 1977/1978. Il primo gol è datato 2 ottobre 1977 contro il LR Vicenza. È uno di quelli da ricordare: Turone recupera il pallone all’altezza della trequarti, parte in uno slalom a lui inconsueto, sfruttando anche un rimpallo. Supera infine il portiere e deposita in rete.
Realizza il gol del pareggio l’8 gennaio 1978 contro l’Hellas Verona, vendicandosi in parte dell’autogol di qualche anno prima. Non è l’inizio di una vita da goleador, anche perché il suo addio coincide con l’ascesa di un giovanotto che risponde al nome di Franco Baresi. La società si priva del suo Ramon, che sceglie il Catanzaro di Carletto Mazzone.
In un’intervista al Guerin Sportivo ricorda quel cambio di maglia: “Ci fu qualcosa con la società ma preferisco non parlarne. Io a Milano sarei rimasto volentieri. Parlai con Mazzone: la squadra era buona, mi disse chi voleva prendere e alla fine sono andato. Facemmo un campionato incredibile arrivando noni, col mister mi trovai bene”.
La sorte con lui fa le bizze ed è alquanto crudele quando nella stagione successiva il Milan vince proprio a Catanzaro 3-1, cucendosi praticamente mezza stella sul petto.
La buona stagione in Calabria spinge i dirigenti della Roma a puntare su di lui. Vince altre due Coppe Italia, ma non può fregiarsi del titolo di campione d’Italia con la Roma, che sfiora ancora una volta. Prima ci si mette il guardalinee Sancini, poi il calciomercato che, nell’estate del 1982, lo manda al Bologna, che disputa una stagione da dimenticare, finendo in Serie C.
Turone non è riuscito a realizzare il sogno di giocare in Nazionale, ma riconosce che la concorrenza era davvero spietata: “Sinceramente avrei giurato di arrivare molto più in alto. E lo dico non per presunzione. Ecco, la Nazionale mi sembrava un obiettivo da poter centrare, anche se in italia i liberi sono numerosi e molto bravi. Solo che ho avuto qualche disavventura sotto forma di infortuni vari, allora mi sono fermato.”
Chiamatela malasorte, sfortuna, coincidenze. Turone la chiama senza mezzi termini sfiga. E come non provare una sana compassione per un giocatore che in carriera ha provato con tutte le sue forze a vincere quell’agognato titolo?
Turone tifa Genoa, il suo primo amore, ma è rimasto legato alle sue squadre con cui ha giocato.
Riferisce spesso di non essere nella storia per quei risultati, ma di essere contento delle sue esperienze a Catanzaro e Roma. Lo sarà senz’altro del Milan che gli ha regalato importanti soddisfazioni, prima fra tutte la vittoria della Coppa delle Coppe nella battaglia di Salonicco contro l’indomabile Leeds.
Con il Milan Maurizio Turone ha disputato 191 partite e realizzato 2 reti.
Con il Diavolo ha vinto la Coppa delle Coppe (1972/1973) e 2 Coppe Italia (1972/1973;1976/1977).

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.











5 risposte
grazie per il bel ricordo di uno degli eroi di Salonicco. ricordo la diretta TV, l’ansia e poi la felicità
Buongiorno Vincenzo, un bel ritratto meritato di un giocatore molto bravo quanto sfortunato.
Lo ricordo al Milan prima ed alla Roma successivamente con la parentesi Catanzaro.
Non un campione ma giocatore serio ed affidabile.
Lui, come Biasiolo, Anquilletti e Sabadini, avrebbe meritato la Stella.
È stato sfortunato anche perché sulla sua strada è spuntato un giocatore “non normale” e lui ha dovuto andare a Catanzaro.
Eppure, ricordo una sua intervista, quando Vincenzo la Stella, dove fece i complimenti a colui che gli aveva portato via il posto.
E poi il famoso gol…
Grande Maurizio Turone.
E grande Vincenzo per il ricordo.
Vincendo la Stella…
Vincemmo…
Bravo Vincenzo, bel pezzo!
Turone è stato tanto bravo quanto sfortunato. Quel famoso gol è passato nella storia degli errori arbitrali al pari di quello di Muntari…un secolo dopo!
Indubbiamente il suo miglior ricordo è attribuibile al Milan nella notte di Salonicco…dimenticando poi l’amaro proseguio!
Buona giornata e un caro abbraccio!
Massimo 48❤️🖤