NEL NOME DEL CALCIO, DEL RUGBY E DEL FOOTBALL AMERICANO

Perché gli statunitensi il football lo chiamano “soccer”? La risposta più ovvia la conoscono tutti. Per loro il football è quello con il pallone ovale, le yard, i caschi, le spalline e un quarterback che arretra cercando nello spazio un uomo libero. Ma dietro quella risposta ce n’è un’altra più antica, la quale ci riporta nella Londra del 1863, più precisamente in Great Queen Street, in un’osteria che si chiama Freemasons’ Tavern. È la sera di lunedì 26 ottobre e attorno a un tavolo siedono i rappresentanti di una dozzina di club della città e dei dintorni. A convocarli, con una lettera al giornale Bell’s Life, è stato un avvocato, Ebenezer Cobb Morley, capitano del Barnes. Il suo proposito è dare al football un regolamento standardizzato, come quello di cui altre discipline dispongono da tempo. In Inghilterra, infatti, tutti già tirano calci al pallone, ma ognuno lo fa a modo suo.

A Sheffield, dove qualche anno prima Nathaniel Creswick e William Prest hannofondato il club calcistico più antico del mondo, si gioca con i piedi, mentre a Rugby, nella contea di Warwickshire, si corre con il pallone sotto l’ascella e si trova normale fermare l’avversario prendendolo a calci negli stinchi. Ci vorranno sei riunioni per trovare un accordo e, come spesso capita, l’accordo non piacerà a tutti. Quando la neonata Football Association stabilisce che non si può correre con il pallone tra le mani e che gli stinchi altrui vanno rispettati, Francis Maule Campbell, tesoriere dell’associazione e uomo del Blackheath, ritira il suo club. Sette anni dopo, i club che la pensano come lui fonderanno la Rugby Football Union. Da allora il football inglese avrà due anime, il rugby football e l’association football.

Se la prima diventa presto semplicemente “rugby”, la seconda conserva un nome macchinoso, che fatica a entrare nel linguaggio di tutti i giorni. Ad alleggerirlo, una ventina d’anni più tardi, sono gli studenti di Oxford, avvezzi a contrarre le parole chiudendole con il suffisso -er. È così che l’association diventa “soccer”. Il termine, attestato nelle riviste scolastiche già nel 1885, non avrebbe mai lasciato il suolo inglese se oltreoceano non fosse diventato indispensabile per distinguere due sport uniti dal desiderio di correre dietro a un pallone ma in disaccordo su tutto il resto, a cominciare proprio dalla forma della palla. Negli Stati Uniti, infatti, football diventerà sinonimo di palla ovale, costringendo il calcio a cercarsi un altro nome. E pensare che, dei due, il primo a sbarcare in America è proprio il gioco nato in Great Queen Street. Lo fa il 6 novembre 1869 a New Brunswick, nel New Jersey, dove Rutgers e Princeton danno vita alla prima partita tra college della storia americana, giocata venticinque contro venticinque davanti a un centinaio di spettatori e vinta da Rutgers per 6 a 4.

Da quel giorno, per qualche tempo, sembra che l’America abbia scelto il calcio. Ad Harvard, però, si è fedeli al Boston game, un gioco che intreccia una parte del football calcistico di Ebenezer Cobb Morley con una parte di quello rugbistico legato alla tradizione di William Webb Ellis. Tuttavia, proprio per il suo ibridismo, la variante praticata nel più antico ateneo degli Stati Uniti non piace agli altri college. A decretare la fine di quella disciplina eterodossa è una sfida lanciata da una delle culle nordamericane del rugby, la McGill University di Montréal.

Dei due match che gli atenei disputano a Cambridge, il secondo si gioca con le regole degli ospiti. Finisce zero a zero, eppure c’è uno sconfitto. È il Boston game, che Harvard abbandona per il rugby, giudicato più maschio e spettacolare. La conversione, in breve, si propagherà anche a Yale e Princeton, contribuendo al sorpasso della palla ovale sul pallone. Ma per rendere il gioco davvero americano serve l’intuizione di un brillante studente di Yale particolarmente portato per le discipline sportive. Il suo nome è Walter Camp. È lui a sostituire la mischia con la linea di scrimmage e a introdurre il sistema dei down, due novità che finiranno per segnare l’atto di nascita di un nuovo, adrenalinico sport: il football americano. C’è però un ultimo capitolo, e ha qualcosa di comico. Per decenni, nel lessico degli inglesi, “soccer” convive con “football”, e tra il 1960 e il 1980, sui giornali britannici, i due termini si alternano quasi indifferentemente.

Poi, come ha ricostruito l’economista Stefan Szymanski, il termine nato a Oxford imbocca il viale del tramonto. Non perché qualcuno abbia scoperto che fosse sbagliato, ma perché nel frattempo, a furia di essere pronunciato dagli yankee, è diventato un’americanata. E ai sir d’Oltremanica, eleganti e un po’ snob, le americanate non piacciono. Nemmeno quando le hanno inventate loro.

Davide Pollastri nasce a Monza il 26 marzo 1977. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, elenco pubblicisti, dal giugno 2026, ha manifestato fin da giovanissimo un forte interesse per la lettura e talento per la scrittura. Tra il 2000 e il 2004 alcuni suoi scritti vengono pubblicati da alcuni importanti quotidiani nazionali. Nello stesso periodo inizia a fare musica e a farsi chiamare Seven, riuscendo a farsi apprezzare all’interno della scena Hip Hop Underground grazie allo stile scanzonato e all’originalità dei testi. Nel 2014 scrive e stampa il suo primo romanzo dal titolo “L’Albero della Vanagloria”. Nel 2016 con il racconto “L’Amore Assente” è tra i vincitori del concorso letterario Stampa Libri realizzato in collaborazione con Historica Edizioni.

Nel 2019 è tra i semifinalisti del “Cantatalento”-Festival di Arese. Sempre nel 2019 realizza alcuni video sulla storia della Juventus e apre su Facebook il Blog “Seven Racconta”; i racconti del Blog, dedicati a tutti quei calciatori capaci di farlo innamorare del “gioco più bello del mondo”, fanno breccia nel cuore di molti appassionati e riscuotono interesse. Alcuni degli ex calciatori protagonisti dei suoi racconti ringraziano pubblicamente Pollastri per le storie scritte su di loro.

Dal 2020 è ospite di importanti trasmissioni web-televisive tra cui ‘Signora Mia’, ‘Che Calcio Che Fa’ e ‘LeoTALK’, condotto dalla nota giornalista Valeria Ciardiello. Nel 2021 è l’ideatore del programma web ‘Derby d’Italia-Una trasmissione pensata da chi ama il calcio per voi che amate il calcio’. Sempre nel 2021 esce il suo secondo libro dal titolo “C’era una volta la Danimarca Campione d’Europa”. Il 20 ottobre del 2021 appare in una puntata di ‘Guess My Age-indovina l’età’, il quiz show trasmesso da TV8 e condotto da Max Giusti. Nel 2022 esce il suo terzo libro dal titolo “Maccheroni alla Trapattoni”. Dal 2023 collabora con ‘Monza Cuore Biancorosso’ e ‘Fatti Nostri’, un giornale indipendente online dedicato a tutti gli italiani che vivono nelle diverse parti del mondo. Dal 2024, dopo aver frequentato la scuola di alta formazione per il calcio ‘Elite Football Center’, scrive per Sporteconomy.it, market leader nell’informazione applicata all’economia dello sport, e dal 2025 anche per The Daily Cage, portale specializzato negli sport da combattimento.

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