FOTO DI COPERTINA DA : “MAGLIAROSSONERA.IT”
Fuoriclasse di signorilità e correttezza.
Calciatore leggendario.
Indiscutibilmente il miglior libero di sempre con Baresi e Beckenbauer.
Anacronisticamente elegante e moderno.
Mai rude e perennemente leggiadro.
Titanicamente campione del mondo.
Indubitabilmente uno dei volti più iconici e cristallini del calcio italiano e planetario.
La sua leggiadria era tecnica, stilistica.
E umana.
Nessuna cicatrice sugli avversari.
E da questi ultimi solo ammirazione.
È stato uno dei pochissimi calciatori a essere amato in modo unanime, trasversalmente, da ogni tifoseria.
Scirea è stato un meraviglioso paradosso: un difensore che non distruggeva il gioco altrui, ma creava la bellezza del proprio.
Un eroe silenzioso che, ancora oggi, rappresenta la parte più nobile e poetica dello sport.
Giocava a testa alta.
Guardava il mondo intorno a sé.
Il suo movimento era una transizione fluida: rubava palla senza inveire, usciva dall’area con l’eleganza di un centrocampista e faceva ripartire l’azione.
La fine tragica, in Polonia, nel 1989, cronologicamente ad un passo dalla caduta dell’Unione Sovietica e del muro di Berlino, allorquando forte e sferzante era il vento di una nuova unione fra i popoli, ha cristallizzato la sua figura nell’immaginario collettivo, ulteriormente suggellando una figura mitica e pura.
Alla stregua degli eroi della letteratura classica.
Lasciando un’eredità di valori indistruttibile.
Enea è l’eroe guidato dalla pietas.
Che per i romani non era la compassione, ma il senso del dovere.
Il rispetto per chiunque.
Enea è un eroe malinconico, che non cerca la guerra per vana gloria (come Achille), ma combatte per necessità, guidando i suoi uomini con una responsabilità silenziosa e incrollabile.
Gaetano non ha mai alzato la voce.
Era il capitano e il leader della Juventus e della nazionale senza bisogno di urlare o rendersi protagonista, anche solo a livello agonisticamente dimostrativo, di falli violenti.
Zero cartellini rossi in carriera.
Ribadisco.
Zero cartellini rossi in carriera.
In un’epoca calcistica dominata da stopper ruvidi e battaglieri (si pensi al suo storico compagno di reparto Claudio Gentile, perfetto “marcatore d’altri tempi”).
Come Enea, Scirea incarnava una leadership morale, un senso del dovere così puro da renderlo un punto di riferimento assoluto per i compagni.
La sua forza trovava sublimazione nel silenzio e nell’esempio.
Il ruolo del difensore, specialmente negli anni ’70 e ’80, era associato alla foga, alla marcatura a uomo asfissiante e, spesso, alla durezza fisica.
Scirea ha portato l’ordine apollineo nell’area di rigore.
Non aggrediva l’avversario; intercettava il pallone come se sapesse già dove sarebbe andato a finire, trasformando un’azione difensiva in un gesto d’arte e di classe assoluta.
Era la luce della ragione geometrica applicata al gioco del calcio.
L’ordine che vince sul caos.
La simmetria, la bellezza razionale.
La grazia che placa la brutalità.
C’è una sfumatura di solitudine e di sobria accettazione del proprio ruolo che accomuna l’eroe epico, schiacciato dal peso del Fato, e il libero della Juventus, che interpretava il ruolo con un senso di responsabilità quasi sacrale.
Enea guida i superstiti di Troia con la forza della sua resilienza.
Scirea guidava la difesa con un’eleganza morale e una compostezza che ricordano il temperamento controllato e malinconico dell’eroe virgiliano.
La rarissima virtù dell’eroismo epico applicato alla quotidianità dello sport: la capacità di vincere tutto rimanendo umili, giusti e devoti ai principi più nobili del gioco.
Vicino.
Disteso.
Nel pieno della giovinezza, a due passi dal pubblico.
Un atto di semplicità quasi arcaico rispetto ai tempi odierni in cui appariscenza, supponenza, estetica estremizzata e pretese sottese di idolatria folle caratterizzano i protagonisti del calcio.
Un’istantanea che suscita malinconia verso tempi più autentici e nostalgia di un calcio genuino, più posato, più umano.

BIO: ANDREA FIORE
Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.











Una risposta
Buongiorno Andrea.
Mi viene da dire: finalmente!.
Finalmente leggiamo un articolo su un campione leggendario.
Un articolo che rende giustizia ad un uomo prima ancora che a un calciatore.
È vero: Scirea era universalmente rispettato per la sua compostezza, la sua eleganza, la sua correttezza e la sua voce, quasi ad aver paura di disturbare anche durante le interviste, durante le quali analizzata con semplicità e concretezza ciò che la partita aveva raccontato.
E se c’era da riconoscere i meriti altrui, era onesto nel sottolinearlo.
Un uomo così manca tanto, non solo allo sport…