Tanto è già stato detto e scritto su quanto accaduto in Federazione. Ora c’è la gara ad attribuire l’Oscar della brutta figura e intanto non abbiamo ancora un CT. La cosa ancor più preoccupante, almeno per ciò che concerne i temi a me più cari, quelli metodologici, è che ora i propositi di rifondazione del Settore Tecnico si stiano allontanando sempre di più.
Tornando al veto su Andrea Pirlo la scoperta del legame con la società di scommesse russa non poteva che portare alle polemiche con la decisione di Andrea di rinunciare all’incarico. Lo sport e, nel nostro Paese, il calcio in modo particolare, sono strumenti nelle mani dell’uomo e l’utilizzo politico, strumentale, che piaccia o no, è nella nostra natura.
Sorprende che l’Advisor, Leonardo, non ne abbia compreso in tempo le possibili conseguenze. Se sei l’Advisor, devi consigliare, mettere in guardia, anche e soprattutto dai franchi tiratori.
Difficile capire come Paolo non abbia avuto contezza del pericolo. Non sappiamo quali siano stati gli accordi verbali tra lui e il Presidente Malagò ma, al di là di quella che poteva essere l’autonomia garantita forse era necessaria un po’ più di accortezza. Già la messa in piazza della chiacchierata con Ancelotti e poi l’incontro con Guardiola erano sembrate azioni avventate. Dal Covid in poi lo strumento della videocall è il passaggio che, visti i rapporti con Pep, sarebbe bastato per conoscerne la volontà o meno di abbracciare il progetto. Poi l’annuncio di Andrea Pirlo con annessi e connessi: un boomerang impossibile da evitare.
Nelle mie esperienze in un ruolo manageriale ho avuto autonomia di lavoro. L’autonomia porta con sè delle responsabilità: verso le persone a cui tu devi riportare e verso coloro che riportano a te e, soprattutto, verso il Club, la Federazione, l’Ente che rappresenti. Occorre maneggiarla con cura. Avevo un perimetro economico-finanziario, un budget preventivo entro cui muovermi, la libertà nella scelta delle professionalità da impiegare con cui discutevo mansioni e contratti. Trovato l’accordo era mio dovere avvertire l’interlocutore che quanto stabilito doveva essere ratificato dal nostro AD Adriano Galliani (nell’esperienza con AC Milan). Non mi piace parlare di gerarchie nei processi ma, inevitabilmente, occorre tenerne conto anche perchè è presumibile che la persona a cui si riporti abbia un’esperienza ed una conoscenza del contesto, specifico e generale, maggiore della tua.
Ecco forse in questo il duo Maldini-Leonardo ha peccato. È probabile che nei prossimi giorni conosceremo altri particolari della vicenda, il quadro sarà più completo e una nuova lettura sarà necessaria.
Adesso aspettiamo la nomina del CT e chissà se si penserà ancora ad una figura come quella scelta per Paolo. Me lo auguro e, soprattutto mi auguro che chi verrà designato possa abilitare al cambiamento perchè se è vero che la mancata partecipazione ai mondiali 2030, considerando il possibile ulteriore aumento delle squadre partecipanti alla fase finale, sarebbe un’impresa titanica é anche vero che il nostro movimento ha bisogno di un pensiero che guardi al futuro, un futuro che deve cominciare domani!











9 risposte
In questo momento assai destabilizzante e amaro per gli amanti del calcio e per l’orgoglio nazionale abbiamo bisogno di punti di vista competenti come quelli che ritrovo in questo articolo che aiuta la corretta lettura della situazione e la consapevolezza degli eventi. Grazie dunque e buon lavoro
Condivido la preoccupazione sulla pochezza di lunga visione sulla metodologia ma soprattutto sulla formazione, che sta diventando sempre più TRASformazione.
Ogni volta si parla di rivoluzione dí trasformazione, ripartendo sempre da Zero.
Tutti vogliono TRASformare, anziché formare.
Analisi perfetta, ho ricoperto ruoli aziendali importanti sul lavoro come responsabile di processo e di ricerca e sviluppo in sistema qualità iso9000
Rapporto questo a quello scritto da te Filippo sulle modalità di operare anche e aggiungo giustamente per gerarchie ma semplicemente anche per una visione di Team altrimenti i progetti( che in Italia in questo momento non ci sono) non possono progredire porto sempre la mia esperienza ventennale nel ruolo industriale proprio perché vedo in questo mondo molta approssimazione e sopratutto parlo di piani altissimi.
Io non sono nessuno non ho mega lauree ma posso portare il mio pensiero da strutture altamente professionali e internazionali.
Il movimento a bisogno di una rifondazione sulle persone e sul merito non sul nome da vendere, puntare sulle persone ora diventa fondamentale detto questo penso che le persone i talenti e gli allenatori ci siano in Italia e se mi permetti lì mi ci metto dentro anche io per lamor di Dio non è un ego è una voglia di riportare per quanto possibile il nostro sport nazionale a primeggiare a livello mondiale lo so forse è una mia visione utopica in questo momento ma sognare non costa nulla.
Finisco dicendo che un Filippo in federazione con un incarico di sviluppo metodologico non farebbe male.
Al di là della stima che nutro in Filippo e della sua persona giudico la competenza e la capacità.
Complimenti per l’articolo.
Sottolineo e confermo la giusta considerazione espressa dal Sig. Paolo Lontani in merito ad un eventuale ruolo che potrebbe essere ricoperto dal ns. Direttore Filippo Galli. Competenza, conoscenza della materia e interpersonalità nei rapporti umani di certo non gli mancano, inoltre è una persona che oltre al proprio integerrimo lavoro, ci metterebbe il cuore, prerogativa sentimentale spesso troppo assente nei recenti ed ondivaghi lustri vissuti dalla nostra Nazionale!
Buona estate a tutti!
Massimo Baldoni
Ciao Filippo, pezzo eccellente!
In queste ore molti milanisti tendono ad attribuire a Maldini – e qualcuno anche a Leonardo – una sorta di scudo per le scelte sbagliate. Ne sai certamente più di me, ma anch’io ho avuto l’impressione che sia Leonardo sia Maldini avrebbero dovuto sapere. L’ignoranza della legge non è mai una giustificazione, ma nemmeno quella dei fatti.
Nel mondo attuale, poi, non sapere che il CT in pectore fosse testimonial di un’agenzia di scommesse russa e che ciò avrebbe potuto provocare gli scossoni a cui abbiamo assistito mi sembra una forma di miopia dirigenziale.
Sono ancora più d’accordo con te quando scrivi che, in Italia, tutto è soggetto a strumentalizzazione politica. Qui si potrebbe aprire un tema di politica internazionale, forse ancora più strumentalizzato di quello calcistico.
Vincenzo ♥️🖤
Caro Filippo, ti ringrazio per lo scritto e mi complimento del fatto che tu abbia espresso punti di vista e anche preso posizioni. Tra il momento della tua scrittura e quello della mia lettura c’e’ stato l’annuncio di Mancini. Al momento dell’annuncio di Maldini ero rimasto sorpreso e anche un po’ deluso del fatto che Paolo avesse accettato. Per un attimo, mi ero illuso che Leo avrebbe in qualche modo accorciato l’enorme distanza tra Maldini e Malago’. Ma la mia sensazione iniziale purtroppo si e’ dimostrata quella giusta. Maldini in una FIGC guidata da Malago’: non avrebbe mai potuto funzionare
Questa vicenda è l’emblema di una disorganizzazione umana e procedimentale a dir poco sconcertante. Risalta la gestione improvvida della comunicazione mediatica, dei rapporti personali sottesi, della percezione comune; uno sfacelo prima, durante, dopo.
Le connessioni eminentemente politiche ovvero personalistiche dei soggetti in campo hanno dimostrato una mancanza di visione sconcertante.
Al di là dei nomi in campo, di programmi e prospettive già superate, soprattutto nella programmazione giovanile del calcio, emerge una mediocrità ed un senso depressivo del sistema. Questo non è calcio del presente, né calcio del futuro: è passatismo politico applicato alla federazione calcistica.
E, giusto per far qualche nome, la scelta più sensata sarebbe stata Baldini c.t., Baggio dirigente tecnico e Ranieri Advisor
Ciao Marco, concordo su Silvio Baldini.
Buongiorno a tutti, è chiaro che ci sono responsabilità in tutti i personaggi di questa ennesima bruttissima figura, che ha abbondantemente varcato i confini nazionali.
Ci sono state diverse opinioni di personaggi molto qualificati che variano dalla scusa per non prendere Pirlo, all’ingenuità di Leonardo e Maldini, al curriculum povero dello stesso Pirlo ecc.
La mia opinione è che Malagò (che non è il nuovo che avanza) abbia preso Maldini e Leonardo, convinto di avere le spalle coperte in caso di risultati negativi. e non per reale “convinzione”.
Per quanto riguarda Leonardo e Maldini, sono sorpreso che fossero all’oscuro dei contratti di Pirlo tanto è che è pubblica l’amicizia che lega il fantasista bresciano al terzino milanese, per cui mi risulta difficile credere all’ingenuità dei due dirigenti dimissionari.
Come mi risulta difficile credere che Pirlo fosse così ingenuo da non capire che cosa avrebbe comportato se si fosse scoperto dei suoi contratti.
Poi, ci sarebbe da discutere su come sono stati portati avanti i tentativi per assumere un commissario tecnico: dai colloqui, resi pubblici con Ancelotti e Guardiola, alla virata su Pirlo; sappiamo tutti che Maldini voleva portare Pirlo al Milan qualche anno fa, per cui nessuna sorpresa sul fatto che il candidato finale dovesse essere lui.
Di solito, questo tipo di informazioni, possono trapelare, ma non dai diretti interessati.
La cosa più logica per come si è sviluppata questa vicenda sono le dimissioni dei due dirigenti, non tanto per la situazione deprimente, quanto perché Malagò gli ha “bocciato” il candidato: però, come hanno accettato il no di Ancelotti e Guardiola, dovevano forse lavorare su un altro profilo che non fosse Pirlo, visto il “niet” della federazione.
Anche Malagò non ne esce indenne, soprattutto alla luce di chi ha scelto successivamente: non ho nulla contro nessuno, ma Mancini è la scelta più corretta per far allontanare ancora di più gli appassionati; forse soltanto Gravina avrebbe fatto “meglio”.
Io, comunque, sostengo che la candidatura migliore in questo frangente, sarebbe stata quella di Baldini (e l’ho scritto ripetutamente su questo blog) un pochino come successe con Bernardini e Bearzot, nel 1974 dopo i mondiali in Germania Ovest.
All’epoca, furono lasciati a casa in un colpo solo Mazzola, Riva e Rivera giusto per fare alcuni nomi, con l’obiettivo del mondiale 1978, che andò benissimo, soprattutto dal punto di vista del gioco e che (permettetemi) con un Albertosi in più, in stato di forma eccellente, sarebbe andato meglio.
Oggi siamo nelle stesse condizioni di allora, con alcuni giocatori (che non sono nemmeno lontani parenti dei fuoriclasse del 1974), che giocano con sufficienza e che in alcuni casi, sono anche degli attaccabrighe, come il capitano della nazionale a più riprese.
Forse Baldini non va bene, perché non convoca secondo i procuratori….
Qui, non si parla più di valori tecnici, per cui, chi ha fatto sport a certi livello è più preparato nel giudicare; qui si parla di etica, educazione, correttezza, valori dello sport senza interessi secondari e sotterfugi, dove, veramente i più bravi vanno avanti senza se e senza ma, dove lo Stato dovrebbe intervenire, sin dalla scuola, con una educazione ed un insegnamento a perdere (la famosa cultura della sconfitta, di un noto tecnico rivoluzionario degli anni ’80).
Riportare il calcio per quello che è: uno sport popolare e non elitario.
Purtroppo tutte queste cose, nel calcio partono già dai settori giovanili di piccole società dilettantistiche, senza nemmeno arrivare al Milan o all’Inter.
Figuriamoci a questi livelli.