Quando si parla di favorite per la vittoria d’un mondiale o almeno d’un europeo, non si menziona la grande nazionale della piccola (un decimo della superficie e un sesto della popolazione italiana) nazione europea; eppure, i calciatori belgi, non di rado vincitori (al di fuori dei confini patri) di campionati e coppe, hanno spesso e volentieri dato buona prova di sé.
La rappresentativa calcistica del Belgio (Paese che tra le sue glorie sportive annovera il ciclista Eddy Merckx – l’atleta più titolato della sua disciplina, e il pilota automobilistico Jacky Ickx), giunta nel 2021 a un (allora non troppo sorprendente) primo posto nel ranking Fifa, magari non punta a vincere il Mondiale (o forse ci pensa, ma non lo dice): l’intenzione di mantenere il proprio posto tra le “big” però c’è. Un posto d’onore ottenuto nel 2018, nel pieno del fulgore della “golden generation”, la squadra che si guadagnò il terzo posto al Mondiale; un posto messo in discussione nel torneo successivo, quando la suddetta “golden generation” intonò il suo canto del cigno uscendo da un girone difficilissimo, surclassata dalla Croazia vicecampione uscente e dal sorprendente Marocco, staccando soltanto il Canada.

UNA FORMAZIONE DELLA “GOLDEN GENERATION”
Cosa sarà del nuovo Belgio? È ancora una “piccola” big, come lo è stata negli anni ’80 e circa una decade fa, o tornerà una Cenerentola, spettatrice del calcio che conta, come negli anni ’90 e nei primi anni del Duemila?
La legione straniera
Su ventisei convocati belgi per il mondiale del Ventisei, soltanto tre giocano nel campionato belga (tutti e tre con i nerazzurri del Bruges). Cinque giocano in Italia (due nel Milan – il difensore Koni De Winter e il centrocampista Alexis Saelemaekers; due nel Napoli – il centrocampista Kevin De Bruyne e l’attaccante Romelu Lukaku; e uno nell’Atalanta – l’attaccante Charles De Ketelaere) e, dei sette che invece si cimentano nella Premier League, uno ha appena disputato la finale di Champions League a Budapest (Leandro Trossard, attaccante dell’Arsenal che si è arreso soltanto ai rigori ai campionissimi del Paris Saint-Germain) e due hanno invece vinto l’Europa League con l’Aston Villa: i centrocampisti Amadou Onana e Youri Tielemans, capitano della stessa nazionale nonché marcatore del primo gol con cui i “Villans” di Birmingham hanno prevalso 0-3 sul Friburgo nella finale di Istanbul, presso l’arena del Besiktas.

Questo status quo riassume la storia del calcio belga: i club valloni e fiamminghi raramente si sono imposti sullo scenario internazionale; le sole due squadre che abbiano vinto coppe europee sono l’Anderlecht (la più titolata in patria, a dispetto d’una recente crisi): due Coppe delle Coppe, una Coppa UEFA (il successo più recente, o il “meno antico”, risale al 1982-’83) e due Supercoppe europee; e il Malines, protagonista d’un clamoroso exploit a fine anni ’80: una Coppa delle Coppe, una Supercoppa europea e uno scontro da antologia col Milan di Sacchi (che superò i giallorossi di Mechelen soltanto ai supplementari dopo un doppio 0-0, nella Coppa dei Campioni 1989-’90).

IL MALINES DI FINE ANNI ’80
Eppure, i giocatori belgi si sono spesso distinti sullo scenario europeo. Michel Preud’homme e Jean-Marie Pfaff (“El Simpatico”, ragazzo di umilissime origini diventato estremo difensore del Bayern Monaco), due tra i portieri più forti degli anni ’80; grande protagonista dei mondiali dello stesso periodo fu anche Jan Ceulemans, centrocampista del Lierse e soprattutto (quattordici stagioni) del Bruges; a metà decennio comparve brevemente al Milan il barbuto terzino Eric Gerets, ex Standard Liegi, poi allenatore di svariati club europei e commissario tecnico del Marocco; Vincenzo Scifo fu uno dei giocatori più ammirati di Italia ’90 (forse il trauma dell’immeritata eliminazione agli ottavi con l’Inghilterra fu l’evento scatenante del successivo declino), anche grazie a un gol contro l’Uruguay segnato quasi da centrocampo, molto apprezzato al Torino dopo un disastroso periodo all’Inter; indietro nel tempo spicca il leggendario Paul Van Himst, storico attaccante dell’Anderlecht nonché attore (assieme a Pelé, Ardiles e Bobby Moore compare nel “dream team” guidato da Michael Caine e Sylvester Stallone nell’incontro patrocinato da Max von Sydow tra prigionieri alleati e soldati tedeschi della Seconda Guerra Mondiale in Fuga per la vittoria, film “cult” diretto da John Huston). Anche più recentemente, il Belgio ha espresso alcuni dei giocatori più quotati d’Europa la crisi del primo Duemila è stata superata grazie anche al minuto attaccante Dries “Ciro” Mertens, beniamino dei tifosi napoletani, all’imponente difensore “Super” Jan Vertonghen, star di Ajax e Tottenham Hotspur, e al suo collega di reparto e di squadra Toby Alderweireld; Radja Nainggolan, noto in Italia per prestazioni maiuscole con Cagliari e Roma, e un passaggio meno felice all’Inter, prima di essere travolto da una personalità oscura; e soprattutto Edin Hazard, vincitore di due Europa League col Chelsa, e di una Champions, una Supercoppa e un mondiale per club col Real Madrid, ritiratosi appena trentaduenne nel 2023.
Ancora oggi, la nazionale della piccola nazione poliglotta vanta dei “top player”: Thibaut Courtois, portiere e bandiera del Real Madrid, con cui ha vinto tutto; Kevin De Bruyne, centrocampista blasonatissimo, eletto quattro volte miglior calciatore della Premier League; Alexis Saelemaekers, punto di riferimento del Milan; e l’enigma Romelu Lukaku (ancora mentre scriviamo non è chiaro quanto sia compromesso il suo rapporto col Napoli), con gran distacco il maggior marcatore della sua nazionale (89 gol su 124 presenze; il secondo è De Bruyne con 36 su 117), che proprio trattenendosi in Belgio ha recentemente provocato una frattura nel rapporto (che sino ad allora sembrava idilliaco) col Napoli.
Un’occasione per Rudi
Un’incognita è l’allenatore, il francese Rudi Garcia, che dopo il miracoloso “double” (campionato e Coppa di Francia) col sorprendente Lille del 2010-’11 è stato posto alla guida di club importanti (Roma, Marsiglia, Olympique Lione, Al-Nassr), anche più blasonati dei “Mastini” biancorossi (curiosamente, il Lille annovera oggi giocatori della nazionale belga), senza più vincere nulla, sino al disastro partenopeo del 2023: incaricato da Aurelio De Laurentiis di mantenere il Napoli campione d’Italia in carica sui livelli ai quali lo aveva portato Luciano Spalletti nella stagione precedente, Garcia si è trovato esonerato già in novembre, attirandosi il rancore della piazza (nonostante risultati discreti in Champions League) e lasciando a Walter Mazzarri un campionato compromesso (e che il Napoli scudettato terminerà con un deludente decimo posto).
Un’altra “golden generation”?
Al predecessore di Garcia, lo spagnolo Roberto Martinez, fu affidata dal 2016 al ’22 la “golden generation” del calcio belga (Hazard, Mertens, Vertonghen e Alderweireld); di quella schiera restano in attività, nonché convocati per il mondiale americano, Courtois, De Bruyne e Lukaku.
Quel Belgio si è lasciato dietro il rimpianto degli Europei di Francia 2016, quando un suo successo sarebbe stato meno sorprendente di quello della Danimarca nel 1992 o della Grecia nel 2004. Dopo aver perso 0-2 nella fase a gironi contro una delle rappresentative italiane più malinconiche di sempre (eppure portata da Antonio Conte a risultati sopra le aspettative), il Belgio travolse agli ottavi l’Ungheria per 4-0 per poi uscire, già ai quarti, contro la rivelazione del torneo, il Galles che sconfisse i diavoli rossi per 1-3. Due anni dopo la nazionale belga raggiunse il terzo posto nei Mondiali in Russia: sconfitta 0-1 dalla Francia, vinse la finalina per 2-0 contro l’Inghilterra (gol di Meunier e Hazard). Uno dei migliori risultati della storia calcistica belga, assieme a un altro terzo posto, agli Europei disputati da nazione ospitante nel 1972 (sconfitto in semifinale per 1-2 dalla Germania Ovest, il Belgio vinse il bronzo prevalendo con lo stesso risultato sull’Ungheria, gol di Lambert e Van Himst), col secondo posto agli Europei di Italia 1980 (quando perse la finale a Roma, ancora per 1-2 con la Germania Ovest: non bastò un rigore siglato da Vandereycken) e con la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Anversa 1920 (2-0 sulla Cecoslovacchia, rigore di Coppée e gol di Lamoe; entrambe le compagini avevano allenatori scozzesi – William Maxwell per il Belgio e John Madden per i cecoslovacchi).
America ’26: il Belgio al bivio
I “Diavoli rossi” di oggi forse stanno un passo indietro rispetto ai ragazzi della “generazione dorata”; oppure sono soltanto penalizzati dal confronto (e dall’esito infelice dello scorso, anomalo Mondiale invernale). Resta una squadra molto valida, con un ottimo organico: nomi importanti, e non solo. Esperienza, qualità, mentalità vincente.
Al Mondiale americano del 2026 il percorso del Belgio comincia, almeno sulla carta, in discesa: testa di serie del gruppo G, il 15 di giugno a Seattle affronta l’Egitto, il 21 a Inglewood l’Iran e il 26 a Vancouver la Nuova Zelanda. Avversari apparentemente abbordabili, ma si sa: le sorprese non mancano (nella scorsa edizione il Belgio pagò cara – anche con gravi tumulti avvenuti a Bruxelles dopo la diretta televisiva della partita – quella del Marocco), e l’arroganza non premia. Con la formula allargata a 40 nazionali, anche i terzi classificati si giocano una chance: ma l’auspicio, per la compagine capitanata dal “villan” Tielemans, è guidare il girone.
I convocati
Portieri: Thibaut Courtois (Real Madrid), Senne Lammens (Manchester United), Mike Penders (Strasburgo)
Difensori: Timothy Castagne (Fulham), Zeno Debast (Sporting Lisbona), Maxim De Cuyper (Brighton), Koni De Winter (Milan), Brandon Mechele (Bruges), Thomas Meunier (Lille), Nathan Ngoy (Lille), Joaquin Seys (Bruges), Arthur Theate (Eintracht Francoforte)
Centrocampisti: Kevin De Bruyne (Napoli), Amadou Onana (Aston Villa), Nicolas Raskin (Rangers Glasgow), Youri Tielemans (capitano, Aston Villa), Hans Vanaken (Bruges), Axel Witsel (Girona)
Attaccanti: Charles De Ketelaere (Atalanta), Jérémy Doku (Manchester City), Matias Fernàndez-Pardo (Lille), Romelu Lukaku (Napoli), Dodi Lukébakio (Benfica), Diego Moreira (Strasburgo), Alexis Saelemaekers (Milan), Leandro Trossard (Arsenal)

BIO: Tommaso de Brabant è nato a Milano nel 1987 ed è cresciuto in Brianza.
Ha studiato lettere e storia dell’arte, è stato addetto alla sicurezza negli stadi di Como, Milano e Monza, è comparso in tre film di Pupi Avati (“Lei mi parla ancora”, “La quattordicesima domenica del tempo ordinario” e “L’orto americano”) e ha pubblicato due libri di storia contemporanea: “La Lupa e il Sol Levante” (Firenze 2021), sulla Seconda Guerra Mondiale, e “Il garofano e la fiamma” (Sesto San Giovanni 2024), riguardante Bettino Craxi. Già tifoso del Milan, simpatizza per la Roma.










