Anche questa stagione calcistica sta per concludersi e, al di là di punti, classifiche, vittorie o sconfitte, il bilancio del lavoro svolto nella mia Under 15 porta con sé anche un altro tipo di riflessione.
Uno dei giocatori del gruppo è vicino al passaggio ad una realtà professionistica, e altri tre potrebbero andare verso un percorso simile.
L’aspetto interessante, però, non riguarda semplicemente il destino dei singoli giocatori. La particolarità sta nel fatto che tre su quattro sono arrivati, ad inizio stagione, da percorsi precedenti differenti e nessuno, probabilmente, avrebbe immaginato un’evoluzione simile nel giro di pochi mesi. A novembre, infatti, sono arrivate le prime manifestazioni di interesse.
Anche il resto del gruppo presentava una situazione simile. La rosa proveniva infatti da tre gruppi differenti e diversi ragazzi, fino a quel momento, non avevano praticamente mai giocato insieme, né a 9 né a 11.
Da questa premessa nasce la mia riflessione.
Quanto può incidere il contesto metodologico sulla crescita di un calciatore? Quanto il campo, i numeri (e le conseguenti relazioni), i vincoli e la complessità delle proposte possono accelerare – o al contrario limitare – lo sviluppo tecnico, cognitivo ed emotivo?
Più che soffermarmi sui singoli casi, quello che mi interessa approfondire è il contesto, il campo, la metodologia e il modo in cui scegliamo di costruire e proporre il Gioco e la qualità delle relazioni che si sviluppano quotidianamente all’interno dell’ambiente squadra.
Perché, come sostengo ormai da anni, in campo ci sono i giocatori, non i Mister. Il contesto che costruiamo attorno a loro può aiutarli ad accendersi oppure, inconsapevolmente, a spegnersi.
Non schemi ma coraggio e libertà
Anche su questo sito ho scritto più volte di quanto io sia orientato ad una metodologia basata sul Gioco, sulla presenza costante della palla e sulla necessità di vincolare il Giocatore all’interno del Gioco nella sua complessità e, non viceversa.
Quando parlo di “libertà”, però, non mi riferisco all’assenza di Principi, organizzazione o riferimenti collettivi. Al contrario, credo che il compito dell’allenatore sia proprio quello di costruire contesti capaci di guidare il giocatore verso continue letture, decisioni e adattamenti ma senza imposizioni.
Il rischio, soprattutto nel settore giovanile, è quello di ricercare continuamente il controllo: nelle posizioni, nelle scelte, nei movimenti e perfino nelle giocate dei ragazzi.
Il calcio però resta un Gioco aperto, instabile e profondamente complesso, dove ci sono continui adattamenti in funzione di spazi, tempi, compagni, avversari e relazioni.
Per questo motivo ritengo che il percorso offerto (e qui mi riferisco anche alle categorie più avanzate del settore giovanile come U15, U17 ma anche U19) debba cercare di sviluppare soprattutto giocatori capaci di interpretare il Gioco, piuttosto che essere bravi esecutori.
L’utilizzo costante della palla, la costruzione di esercitazioni situazionali, la presenza di variabili e vincoli non rappresentano soltanto una scelta metodologica, ma un modo per esporre il giocatore alla complessità del Gioco e a responsabilizzarlo.
Ed è proprio dentro questa complessità che, molto spesso, un ragazzo può ritrovare fiducia, partecipazione e capacità di esprimersi, in autonomia, misurandosi con le sfide proposte.
La vicenda dello schema mai usato
Un esempio che voglio raccontare e che probabilmente farà saltare alcuni sulla sedia nel leggerlo, riguarda una vicenda legata ai calci d’angolo.
Per buona parte della stagione abbiamo adottato una gestione piuttosto libera delle palle inattive offensive da calcio d’angolo, legandoci ai nostri Principi di Gioco e cercando quindi soprattutto imprevedibilità nei movimenti e negli attacchi alla porta.
Poco prima dell’inizio del girone di ritorno, però, per dare ulteriore imprevedibilità, disponendo di buoni tiratori e di giocatori con determinate caratteristiche, ho deciso di introdurre uno schema. Semplice ma, a mio avviso, potenzialmente efficace.

Lo schema si sviluppa così:
- 2 battitori B1 e B2 sull’angolo;
- B1 parte in rincorsa come per calciare, non calcia, e va a prendere come riferimento l’angolo di parte dell’area grande;
- Appena B1 passa sopra alla palla S1 viene a sostegno per ricevere il passaggio di B2;
- B2 effettuato il passaggio rimane “in zona” per ricevere un eventuale passaggio di ritorno se la situazione non si dovesse concretizzare e quindi poter crossare;
- S1 cerca rapidamente B1 al limite dell’area il quale tira in porta (caso 1) oppure il movimento sul secondo palo dei giocatori al limite dell’area piccola (caso 2).
La cosa interessante è che questo schema, pur essendo stato provato molte volte in allenamento e perfettamente conosciuto dai ragazzi, in partita non è mai stato utilizzato. Nemmeno una volta.
Eppure i giocatori ne conoscevano tempi, sviluppi, soluzioni e possibilità. In allenamento riuscivano ad applicarlo senza particolari difficoltà, anche in situazioni variabili e con avversari più o meno attivi.
La domenica, invece, la squadra ha sempre scelto altro.
E cos’ho fatto…? Assolutamente nulla.
È proprio qui che nasce la mia concezione di libertà.
Il contesto gara e tutto ciò che di contorno ne fa parte, non è meccanico e non funziona sempre in maniera lineare, non è un ingranaggio ad interruttori. Una squadra è un sistema complesso e proprio per questo motivo credo che alcuni comportamenti collettivi non possano essere semplicemente “imposti”, ma debbano emergere in maniera naturale dal contesto, dalle relazioni e dall’identità che il gruppo sviluppa nel tempo.
Probabilmente la mia squadra, pur conoscendo perfettamente quello sviluppo, non lo ha mai percepito realmente come parte del proprio modo di interpretare il Gioco, non riuscendolo ad esprimere liberamente in gara.
Ed è proprio in questa capacità di lasciare emergere comportamenti e scelte all’interno di un contesto definito solo dai Principi di Gioco che, a mio avviso, prende forma il vero concetto di libertà nel Gioco.
Numeri e relazioni: il giusto rapporto giocatori/squadra è un acceleratore di apprendimento e capacità
Quando si parla di organizzazione delle squadre, il riferimento più comune è quasi sempre quello della classica rosa composta da 18 giocatori di movimento e 2 portieri.
Una struttura sicuramente utile sotto diversi aspetti: gestione degli imprevisti, copertura numerica durante la stagione, possibilità di avere continuità anche in caso di assenze o infortuni e può avere anche un importante valore sociale, permettendo a molti ragazzi di vivere l’esperienza squadra e di trovare, bene o male, spazio durante la stagione.
Eppure credo che, molto spesso, il tema numerico venga affrontato quasi esclusivamente sotto un aspetto organizzativo e molto meno dal punto di vista metodologico, il numero di giocatori presenti all’interno di una squadra, infatti, modifica inevitabilmente il contesto di apprendimento.
Modifica il numero di relazioni che si sviluppano durante l’allenamento, il volume delle interazioni, la frequenza delle decisioni, la partecipazione reale del singolo giocatore e perfino la sua esposizione continua al Gioco.
In gruppi numerosi, soprattutto nel settore giovanile, è concreto il rischio che alcuni ragazzi riescano inconsapevolmente a “sopravvivere”, a “nascondersi” all’interno della seduta: partecipano, eseguono, si allenano, ma senza essere realmente coinvolti con continuità.
Al contrario, in contesti numericamente più contenuti e adeguati, il giocatore è costantemente esposto:
- alla palla,
- alle relazioni,
- alle scelte,
- agli errori,
- alle letture,
- alle responsabilità,
- alla necessità continua di collaborare con i compagni e conoscerne sempre più profondamente caratteristiche, tempi e comportamenti,
- all’interpretazione continua di ciò che accade nel Gioco.
Ed è proprio questa esposizione costante che, a mio avviso, accelera apprendimento, capacità ed evoluzione del giocatore, favorendo l’emergere in gara di comportamenti, relazioni e letture realmente costruite nel quotidiano.
La seduta di allenamento
Vorrei soffermarmi ora sulla seduta di allenamento, il principale contesto che noi Mister abbiamo a disposizione per orientare Principi di Gioco, comportamenti e relazioni.
E questo non soltanto dal punto di vista tecnico o tattico, ma soprattutto attraverso la qualità e la tipologia delle proposte portate in campo.
Ad inizio stagione (anche per la situazione citata nell’introduzione) il lavoro è stato orientato al singolo in maniera importante, ho dato molta attenzione ai comportamenti individuali.
Non in un’ottica analitica o scollegata dal Gioco, ma nella necessità di creare un contesto che permettesse ai ragazzi di ritrovare fiducia, coraggio, disponibilità all’errore e libertà di espressione all’interno del campo facendosi conoscere calcisticamente dai nuovi compagni.
Nella fase iniziale della stagione, l’obiettivo non era soltanto “giocare” e integrare la parte atletica, ma permettere ai ragazzi di sentirsi progressivamente parte del Gioco, aumentando coinvolgimento, partecipazione e qualità delle relazioni.
Per questo motivo le proposte erano orientate a far comprendere i Principi di Gioco, non attraverso una mia imposizione arbitraria ma attraverso le esercitazioni portate in campo.
Ricerca di “aggressività” nei duelli e nel recupero della palla, collaborazione nelle situazioni di gioco e peso decisionale.
Il mio fine voleva essere che, se in costruzione bassa avversaria noi portiamo pressing forte, questo deve emergere perché è il risultato di come ci alleniamo e non solo perché lo dico io!
Con il passare dei mesi il lavoro ha iniziato a spostarsi verso aspetti sempre più collettivi e complessi, dove le proposte richiedevano ai ragazzi una crescente capacità di relazionarsi, collaborare ed interpretare continuamente ciò che accadeva nel Gioco.
La proposta che segue rappresenta, nella pratica, ciò che intendo.
Seduta del 26 maggio 2026: Terzo uomo nella costruzione e sviluppo del Gioco
1. Esercitazione a duelli per la ricerca del terzo uomo

Si tratta di una progressione di attivazione tecnica e fisica che si sposta gradualmente dalla struttura iniziale verso comportamenti sempre più relazionali e situazionali introducendo quello che è il macro-obiettivo della seduta.
Per una prima breve parte è un’esercitazione tecnica sul giro palla indicato dai giocatori di colore Blu dove possiamo variare il numero di tocchi e lavorare sulle posture del corpo e le trasmissioni.
Come prima progressione si inseriscono gli avversari Rossi che lavorano sulle marcature e le pressioni.
Come seconda progressione i giocatori, nello stesso spazio e non più posizionati, con compiti diversi devono: i Blu costruire con terzo uomo e andare a gol oppure a meta, i Rossi recuperare palla e consolidare il possesso invertendo il compito: andare a meta/gol tramite l’utilizzo del terzo uomo.
2. 9v6 per la ricerca del terzo uomo

Possesso palla dove ogni 8 passaggi i Blu, che partono in possesso e giocano con 6 esterni e 3 interni, ottengono 1 punto.
2 punti per ogni terzo uomo trovato.
I Rossi devono cacciare la palla e se consolidano con solo 2 passaggi (stimolo alla riaggressione per i Blu) fanno 1 punto.
La disposizione dei giocatori esterni Blu e la pressione dei Rossi dovrebbe andare a facilitare quella che è la ricerca dell’uomo libero esterno.
3. Partita a tema per la costruzione con terzo uomo, l’ampiezza e la finalizzazione

Ogni squadra ha due giocatori in ampiezza e si gioca una partita dove ogni uscita efficace in costruzione tramite terzo uomo da +1 punto.
Gli esterni, ricevuta palla, hanno diverse scelte a disposizione secondo i Principi di Gioco adottati (se ci riescono sono +2 punti), ad esempio:
– giocare dentro per dare ancora riferimento esterno e quindi risalire il campo con il gioco dentro-gioco fuori;
– Rimanere in ampiezza, dribblare e assumersi individualmente la responsabilità della risalita del pallone;
– “Entrare dentro” il campo e fare uscire fuori un altro compagno;
– Cercare uno-due.
Qui si lavora sui Principi di Gioco adottati su palla esterna. E il peso qui, anche nel punteggio, viene progressivamente spostato dal terzo uomo in costruzione ai comportamenti successivi ad un’uscita efficace.
La cosa importante è che il giocatore esterno ed i compagni dovranno essere veloci a leggere la situazione comportandosi di conseguenza.
Come giocatori esterni e in genere in tutte le situazioni di gioco, io faccio ruotare i giocatori di tutti i ruoli considerando che in caso ad esempio di una ripartenza con squadra “messa male” potenzialmente chiunque potrebbe trovarsi ovunque…
4. Partita
Cerco sempre di terminare le mie sedute con la partita, un mezzo allenante a tutti gli effetti, un elemento di fondamentale importanza nella complessità del Gioco. Con la partita libera, pur giocando senza vincoli, il Mister potrà osservare, in contesti reali, l’efficacia di quanto appreso durante la seduta.
Il valore del contesto
Sono convinto che sia proprio il contesto metodologico a poter incidere profondamente non solo sulla crescita della squadra, ma anche sul percorso del singolo giocatore all’interno della stessa.
Nel nostro caso, ciò che ad inizio stagione appariva molto frammentato, insicuro e poco relazionale, in pochi mesi ha iniziato a trasformarsi in comportamenti collettivi più spontanei, condivisi e consapevoli facendo emergere il vero valore del Gioco come strumento metodologico.
Non nel tentativo di controllare ogni comportamento, ma nella capacità di costruire un ambiente fatto di decisioni, relazioni e responsabilità.
Quello che ho cercato di fare durante la stagione non è stato costruire una squadra attorno ai singoli, ma creare un contesto collettivo capace di valorizzarne caratteristiche, qualità ed espressione, mettendo i singoli a disposizione del gruppo.
Noi Mister, a mio avviso, dobbiamo essere apparecchiatori di contenuti: il nostro compito dovrebbe essere studiare proposte e sedute efficaci, capaci di coinvolgere i giocatori, responsabilizzarli e permettere loro di esprimersi, anche senza utilizzare lo schema su angolo proposto dal Mister…
Ed è probabilmente proprio qui che, a mio avviso, si chiude il cerchio. Non tanto sul percorso futuro che attenderà alcuni ragazzi, o nella fiducia ritrovata da altri, ma nella consapevolezza che il bilancio di una stagione non si misura solo con i dati. Si misura anche sulla qualità del percorso offerto e condiviso. Perché la vera vittoria di un allenatore penso che stia nel consegnare ai propri ragazzi un contesto metodologico che permetta loro, nella complessità del Gioco, di sapersi orientare da soli.

BIO: Cristiano Guazzotti – Allenatore UEFA B (Patentino C + Licenza D). Ossessionato dallo studio del Gioco e delle sue evoluzioni, porta in campo idee moderne attraverso una metodologia orientata ai Principi, alla complessità e alla crescita del calciatore.










