Nel suo libro “Splendori e miserie del mondo del calcio” Eduardo Galeano parla del portiere. Un essere solitario, condannato a guardare la partita da lontano. Lui i gol non li segna, impedisce che vengano fatti. Un tempo indossava una maglia nera, ora esibisce divise sgargianti. Se la squadra vince, lui ha fatto soltanto il suo dovere. Se perde, paga il conto per tutti e per primo. Per questo porta sulle spalle il numero uno. La storia del Milan è colma di grandi portieri che, ad essere sinceri, sono stati molto più che spettatori. Ci sono stati alcuni che sono passati alla storia per altri motivi. Sapete quante volte ha indossato Giulio Nuciari la maglia numero 1 in Serie A? Diciassette volte, subendo 27 gol e mantenendo inviolata la sua porta per sole 2 volte. Detiene un record: il maggior numero di panchine in Serie A. Mica roba da poco. Sarebbe stato bello sottoporre all’illustrissimo signor Galeano il particolare caso di Giulio Nuciari che tanto aveva giocato all’inizio della sua lunga carriera.
Ha esordito con la Ternana nella stagione 1980, dopo il prestito al Montecatini. È titolare della porta degli umbri in Serie C1 dove gioca 68 partite.
Nel 1982 fa il grande salto della sua carriera. Arriva al Milan. Parte come riserva di Ottorino Piotti. Fino alla partita di Como, Castagner lo tiene in panchina. Sono gli eventi della disputa calcistica a metterlo in campo. Perchè il portiere è quello che paga per tutti. Palanca non ha calciato una punizione irresistibile e in società qualcuno lo fa notare. Castagner parla di un Piotti poco sereno e che in quel particolare momento al Milan servono persone con i nervi a posto. È difficile anche la vita del numero 12, quello che vive nell’attesa di eventi escatologici e che “spera” nella cattiva sorte altrui. O forse no. Perchè quando va tra i pali il livello di tolleranza a lui riservato si abbassa ulteriormente. Deve farsi trovare pronto per sostituire quell’altro e se sbaglia, apriti cielo! Quel giorno arriva anche per Giulio che finora ha pensato a curare molto di più i suoi inconfondibili baffi. Il Milan vince 2 a 0 e titoli sono per altri protagonisti. Nuciari ha semplicemente fatto il suo dovere. Qualche mese più tardi diventa titolare nell’anonima sfida contro il Campobasso.
I giornali tessono le lodi dei molisani che se avessero voluto osare di più, avrebbero potuto anche portare a casa l’intera posta. Nuciari mantiene la titolarità e diventa così tra gli artefici del ritorno dei rossoneri in A. Forse qualcuno l’ha pure dimenticato, ma le sue prestazioni sono senza dubbio importanti per il conseguimento dell’obiettivo e il numero 12, divenuto improvvisamente numero 1, reclama i suoi meriti. Rivendica anche la sua titolarità. Essere il numero 12 logora chi la maglia numero 1 non ha. Sa che Piotti è un osso duro e che reclama il suo posto tra i pali: “Partiamo da una considerazione importante: Piotti non è affatto rassegnato, basti osservare come sta lavorando in questi giorni ad Arcidosso. Certo, personalmente spero di partire con un po’ di vantaggio nei suoi confronti perché, se non altro, ho giocato metà campionato di serie B, la Coppa Italia e il Mundialito[…]. Piotti è lì in agguato e si tratta di un portiere che potrebbe giocare tranquillamente in qualsiasi squadra di serie A, Milan compreso.”
L’esordio in Serie A non si scorda mai, soprattutto se devi raccogliere quattro palloni in fondo alla rete. Il ritorno dei rossoneri nella massima serie è un incubo. L’Avellino vince 4 a 0 in un pomeriggio da dimenticare per Baresi (espulso) e compagni. Nuciari non può essere l’unico colpevole, ma si sa, l’estremo difensore deve opporre la sua resistenza. Quattro gol sono un bel groppone da portare, anche moralmente. I giornali non infieriscono però sulla sua prestazione e si prende un 5,5. La fiducia di Castagner resta anche per le partite successive, fino alla sfida di Torino contro la Juventus, persa per 2 a 1.
Di solito i numeri 1 pagano dazio per le performance di squadra, figurarsi dei numeri 12 che meriterebbero di essere assistiti da un particolare sindacato. Decide l’allenatore, che rimette tra i pali l’ostinato Piotti e che diventa decisivo per il successo rossonero contro la Sampdoria. Le sue parate salvano il Milan nel momento cruciale del match. E il buon Giulio torna a fare il suo mestiere di numero 12. Piotti va via, ma la società non considera Nuciari. Il Milan si affida ad altri mani e…ad altri baffi. Terraneo è titolare nelle stagioni successive. Non ne salta una! È in quel momento che Nuciari impara, forse, ad essere il numero 12 che conosciamo.
Arriva Silvio Berlusconi e acquista Giovanni Galli. Nella stagione 1986/1987. Il 5 aprile 1987 ritorna tra i pali contro l’Avellino. Non sembra avere un buon rapporto con i Lupi, come del resto tutto il Milan che, fino ad allora, non aveva mai violato il Partenio e che cade ancora per 2-1. Torna in panchina la domenica successiva contro il Torino. Giovanni Galli si fa male ed è chiamato a difendere la porta rossonera nella proibitiva trasferta di Napoli, contro la capolista di Diego Armando Maradona. Liedholm lo considerava potenzialmente il miglior portiere d’Italia. Sicuramente il miglior numero 12, che sa cosa significa aspettare: “Mio zio (ex portiere) mi ha insegnato a saper aspettare il mio turno. Tra le doti di un portiere c’è anche la pazienza, la calma. Ho avuto il mio periodo d’oro quanto Castagner mi mise sullo stesso piano di Piotti, scegliendo qualche volta anche me. Poi sono arrivati i grandi portieri ed io sono tornato nei ranghi. Ma far parte del Milan è un grande onore, non mi lamento.” Quel giorno compie 27 anni e la Campania per lui non è una terra felix. Maradona e Carnevale non fanno regali. Il Napoli mette in cascina due punti preziosi nella lotta scudetto. É titolare nello spareggio UEFA contro la Sampdoria, vinto dal Milan con il gol di Massaro.
Il 1988 rappresenta il ritorno al titolo per il Diavolo.
Nuciari passa la stagione in panchina, con l’obbedienza che spetta ad un numero 12. C’è la speranza di giocare l’ultima partita a Como e Sacchi vorrebbe concedergli minuti di gloria: “Dipenderà da come si metterà l’incontr, Nuciari lo merita. È proprio grazie a ragazzi come lui e come Costacurta che il Milan è riuscito a giungere a un passo dallo scudetto.” A Como sarà invece la sua ultima partita in rossonero. O meglio panchina. Da ricordare, però. Quando si vince, lo meritano tutti. Anche coloro che hanno vissuto una stagione da gregari. Dopo un anno a Monza, va a giocare nella più grande Sampdoria di tutti i tempi. Giocare è un parolone perchè disputa due partite nell’anno dello scudetto blucerchiato e ha la sfortuna di commettere l’errore decisivo per il vantaggio del Lecce. Lui l’aveva pure preannunciato nell’intervista ad Alberto Costa: “So già che cosa diranno di me se farò un errore con il Lecce”. È la sorte dei numeri 12 che devono tanto faticare per mantenere la calma e la professionalità ma che non possono sbagliare. Mai.
Con la Sampdoria arriva però lo scudetto con il minutaggio che gli era mancato in rossonero. Giocherà altre cinque partite prima di chiudere la sua carriera.
L’ultima sua presenza risale al 4 giugno 1995 nella partita interna col Bari.
Ha iniziato la carriera di preparatore dei portieri facendo parte anche dello staff dell’Italia che nel 2021 ha vinto il campionato europeo a Wembley.
Se Galeano avesse scritto di lui, avrebbe parlato di un Giobbe della panchina, uno che ha fatto della pazienza la sua miglior dote. Perchè le squadre si costruiscono anche su uomini come lui, sul più forte numero 12 della sua generazione.
Il suo non è stato tempo perso. Le sue qualità e la sua esperienza sono state messe al servizio di tanti ragazzi, ai quali ha insegnato l’importanza dell’attesa, della pazienza e della vittoria silenziosa. Proprio come ha fatto lui, Giulio Nuciari.
Con il Milan ha disputato 44 partite. Ha vinto lo Scudetto del 1988 ed ha ottenuto la Promozione in Serie A nella stagione 1982/1983.

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.











4 risposte
Gran bell’articolo Vincenzo! Ricordare vecchie figure di un Milan tra luci ed ombre aiuta a digerire meglio la tormentosa attuale situazione che si vive nel cokpit di Via Aldo Rossi.
A mio avviso un Giulio Nuciari di quel tempo potrebbe degnamente ricoprire Il ruolo odierno sulla panchina rossonera in sostituzione di Mike Maignan
(…il quale, detto tra noi, pensi che resterà??)
Buon weekend ed un caro abbraccio!
Massimo 48 ❤️🖤
Buongiorno Vincenzo.
È sempre un piacere leggere storie di giocatori che hanno vestito “sulla pelle” la maglia rossonera.
Nuciari, uno di quei giocatori del cosiddetto “piccolo diavolo”.
Un buon numero 12, che, nel campionato 82/83 si fece ben valere.
L’anno successivo prese 12 gol in 5 partite, ma glieli si possono attribuire tutti.
A pensarci bene, credo il gol di Maldera, contro la Roma: lì, avrebbe potuto fare meglio.
Gli anni successivi, come hai giustamente detto tu, giocò poco.
Andò via in punta di piedi, così come era arrivato.
Ma io ho sempre fatto il tifo per quei giocatori che quando andavano via, sapevi che avevano dato tutto….
Oggi?.
Beh, niente tifo.
Non glieli si possono.
Nato a Vicenza, ma ternano a tutti gli effetti…❤️🖤