Ci siamo divertiti come dei matti, martedì 28 aprile 2026, con quel PSG-Bayern Monaco 5-4. A parte i sofisti del “Sì, ma le difese…”, che comprendo in piccolissima parte, noi poveri spettatori da divano – abituati alla Serie A, per di più – eravamo in sollucchero e aspettiamo il ritorno con frittata di cipolla, birra eccetera come Fantozzi e Filini quella sera per Italia-Inghilterra.
Tecnica, talento, poca tattica e molto spettacolo. Questo ci aspetta. Certo, anche Carlo Ancelotti con Cafu e Serginho, Ronaldinho e Kakà, Seedorf, Shevchenko e Inzaghi, della tattica se ne fregava abbastanza: aveva dietro 4 lanzichenecchi a difendere, gli altri potevano fare come volevano. Kompany e Luis Enrique sono un po’ meno gestori di Carletto, sono un filo più scientifici, ma vorrei andare a sbirciare dietro il palcoscenico europeo più prestigioso, dove tra i bavaresi e i francesi emerge un altro confronto sempre molto rilevante: quello finanziario.
Entrambi i club hanno potenzialità enormi. Il Bayern si autoalimenta con un fatturato mostruoso (978,3 milioni a giugno 2025), ma percorre alcune strade parallele di sostenibilità estremamente interessanti. Ha una società di catering di sua proprietà che – da sola – fattura 100 milioni l’anno. L’Allianz Arena utilizza sistemi avanzati per il risparmio energetico e l’illuminazione a basso consumo. Il club tedesco ha inoltre investito in mobilità sostenibile, incentivando i tifosi a raggiungere lo stadio con mezzi pubblici.
Sono approcci diversi ma complementari: i tedeschi oculati e visionari, i parigini (o meglio, i qatarioti del Qatar Sports Investments controllata dal fondo sovrano Qatar Investment Authority, con Nasser Al-Khelaïfi come presidente), più disinvolti e spendaccioni, ma poi rientrati a più miti strategie: dopo anni di figurine e poster, adesso hanno finalmente allestito una squadra di calcio vera, forte, sensata.
Il Bayern percorre da anni (da sempre…) un percorso prudente, con una struttura finanziaria solida e investendo molto sulla crescita interna dal settore giovanile o comunque pescando in Germania. Anche a livello sociale, il club è profondamente radicato nel territorio distinguendosi con iniziative che coinvolgono comunità locali, giovani e progetti educativi. Il PSG rappresenta invece un modello più recente, legato a una forte espansione globale. Grazie agli investimenti della proprietà qatariota, il club è diventato un brand internazionale, con una grande influenza anche fuori dal campo. Di recente il PSG ha avviato programmi per ridurre l’impatto ambientale, come la gestione più sostenibile degli eventi al Parco dei Principi e partnership con organizzazioni impegnate nella tutela climatica. Certo, quando si tratta di fare mercato ed elargire ingaggi è assai meno oculato dei bavaresi, sebbene abbia copiato l’impegno con progetti nelle periferie parigine e iniziative legate all’inclusione, cercando di rafforzare il legame con la città.
Le lezioni impartite da questi due club sono gratuite per il Milan di Gerry Cardinale, in particolare: si può vincere sui libri contabili e in campo, si può perseguire l’ambizione storica e sportiva mantenendo una gestione ricca ed equilibrata, si può sfruttare il brand e lavorare nel marketing allestendo squadre solide e competitive. Il PSG in fondo questo ha fatto: con Al-Khelaïfi partì a tutta birra spendendo e spandendo. Senza vincere niente, a parte il campionato francese dove appare fuori competizione. Dopo di che ha studiato il modello europeo più virtuoso, quello del Bayern appunto, e per questo potremmo dire che questa semifinale di Champions è un po’ il derby tra il maestro e l’allievo. Chissà che non nasca in Italia, il prossimo allievo: sperare è gratis, come le lezioni di Bayern e PSG.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.










Una risposta
Concordo con te Luca! I sofismi, la tecnica, il bon ton possono pure attendere e senza fretta a beneficio di tante frizzanti marcature per creare quel divertimento puro, Fantozziano, Filiniano con o senza birrone cipollato che purtroppo nel nostro decadente calcio italico avevamo da tempo immemore dimenticato!
Grazie e buona giornata!
Massimo 48 ❤️🖤