La seconda semifinale di Champions League fra Atletico Madrid e Arsenal, preliminarmente valutata tatticamente distante, per peculiarità identitarie, da quanto espresso nel primo atto fra PSG e Bayern Monaco, ha da un lato confermato la configurazione aprioristica di un incontro che si è concluso regalando al tabellino la “miseria” di due reti (peraltro frutto di due tiri dagli undici metri), dall’altro ha verosimilmente inconsapevolmente avvalorato quanto sostenuto a livello di riflessione analitica relativamente allo spettacolo pirotecnico offerto dai campioni di Francia e di Germania al Parco dei Principi, ulteriormente evidenziando come approdi di produzione offensiva simili in termini numerici possano derivare da interpretazioni tattiche e livelli qualitativi completamente non similari, or dunque scongiurando definitivamente l’idea che ci sia stato molto di velleitario nell’interpretazione difensiva degli attori protagonisti all’ombra della Torre Eiffel.
Pur facendo leva su una struttura difensiva particolarmente attenta e organizzata, Simeone e Arteta hanno prodotto, nell’arco dell’incontro, un numero complessivo maggiore di tiri, all’interno e all’esterno dei confini dell’area di rigore, e sentenze di expected gol molto vicine rispetto a quelle prodotte dai “folli” Luis Enrique e Kompany.
Ecco il confronto statistico:22 sono state le conclusioni tentate in terra di Gallia da Dembele, Kvaratskhelia, Harry Kane, Olise, Luis Diaz e compagni contro le 29 di Griezmann, Alvarez, Gyokeres e il resto dei componenti, con 23 tiri su azione a 16 a favore dei protagonisti in riva al Manzanarre.
Quanto agli “expected goals” (xG), 3.72 (2.21 Atleti, 1.51 Arsenal) contro 4.96 (1.90 PSG, 3.06 Bayern) nonostante le sette realizzazioni di differenza.
In PSG-Bayern la qualità pura del parco attaccanti ha fatto sì che le difese venissero punite immediatamente.
La differenza di punteggio non è però stata dettata solo dalla qualità dei singoli ma da un mix di fattori strutturali e di precisione; la qualità della finalizzazione è stata estrema:a Parigi il 40,1% dei tiri totali ha prodotto gol. Al contrario, al Metropolitano, gli attacchi hanno prodotto molto volume (più tiri su azione) ma entrambi i gol sono giunti, come sottolineato, su calcio di rigore.
Il PSG ha addirittura segnato con tutti e 5 i suoi tiri in porta; l’Atletico ha dominato per xG (2.21) ma ha concretizzato solo dagli 11 metri.
In sintesi, mentre Atletico-Arsenal è stata una partita di pressione e volume all’interno di un contesto che si presentava elitario a livello difensivo, PSG-Bayern è stata una lezione di cinismo puro in un contesto tattico spettacolare, che ha accettato qualsivoglia tipologia di “rischio” nell’uno contro uno, sottoponendo le retroguardie ad una sollecitazione continua e mostruosamente qualitativa.
Altresì, le sofferenze patite dall’Atletico Madrid nel corso della prima frazione di gioco sono state figlie del blocco basso con cui inizialmente “il Cholo” ha deciso di affrontare i “gunners”, con Giuliano e Lookman costretti, sulle avanzate degli esterni bassi di Arteta, ad indietreggiare così tanto da comporre una linea di sei uomini che ha indirizzato possesso e pressione a favore di Odegaard e compagni:per sovvertire l’andamento della gara, pur inserendo un difensore, Simeone ha abbandonato il blocco basso per giocare uomo contro uomo dando vita ad un secondo tempo di chiaro dominio spagnolo e sottolineando quanto controproducente sia presentarsi in Europa con un atteggiamento estremamente difensivista ( ogni riferimento è puramente casuale).

BIO: ANDREA FIORE
Teoreta, assertore della speculazione del pensiero quale sublimazione qualitativa e approdo eminentemente più aulico della rivelazione dell’essenza di sé e dello scibile, oltre qualsivoglia conoscenza, competenza ed erudizione quali esclusive basi preliminari della più pura attuazione di riflessione ed indagine. Calciofilo, per trasposizione critico analitico di ogni sfaccettatura dell’universo calcistico, dall’ambito tecnico-tattico all’apparato storico, dalla valutazione individuale e collettiva ai sapori geografici e culturali di una passione unica. La bellezza suprema del calcio è anche il suo aspetto più controverso: è per antonomasia di tutti e tutti pensano di poterne disquisire.










2 risposte
Ben detto, ci vogliono attaccanti di qualità. Beato chi ce li ha (noi ❤️🖤 no)
Simeone riesce a motivare i giocatori come pochi altri . Riesce a far capire che l’ accontentarsi è nemico del miglioramento e che il talento va coltivato con disciplina,uscendo dalla propria zona di comfort e lottando per emergere. La lezione più grande del suo Atletico: Non importa quanto talento hai ma importa quello che fai con quello che possiedi.