MILAN LEGENDS – VINICIO VERZA: IL VOLATORE DI AQUILONI

Il deltaplanista Urca ha vissuto gran parte della sua vita tra le montagne. Il suo sogno recondito è quello di vedere il mare. Un giorno decide di partire, ma il suo deltaplano è costretto a fare un atterraggio di emergenza sul manto erboso di San Siro. Urca viene coinvolto in modo surreale in un’azione calcistica. È costretto a parare i tiri di un giocatore del Milan di quegli anni, tanto amato dai tifosi: Vinicio Verza.

Calciatore dalla grande classe, un brasiliano cresciuto in Veneto, Verza è stato uomo simbolo per una generazione di tifosi che hanno vissuto gli anni delle vacche magre, delle trasferte di provincia in Serie B e del ritorno avventuroso in Serie A.

Il suo talento è una straordinaria rivelazione per molti osservatori che giungono nel suo paese per vederlo. Ad accorgersi di lui sono gli emissari della Juventus, che lo ingaggiano e lo portano a Torino. Inizia la trafila nelle file delle giovanili della Juventus, prima di essere mandato in prestito al Vicenza. È una stagione importante, che coincide con la promozione in Serie A dei veneti alla quale Verza offre il suo contributo, andando in rete due volte.
L’anno successivo entra a pieno titolo nella rosa della Juventus che si aggiudica il campionato proprio davanti al Lanerossi di Paolo Rossi e dell’allenatore Giovan Battista Fabbri.

Alla ventiduesima giornata la Juve gioca in trasferta a Bergamo contro l’Atalanta. Al 7’ della ripresa, Trapattoni toglie Furino e inserisce il giovane Verza che al 56’ batte Pierluigi Pizzaballa per il vantaggio bianconero.

Con la Juventus va in rete 11 volte in 60 partite. Ma la rete più importante è quella che realizza il 17 maggio 1981 a Napoli, alla penultima giornata di campionato. Sulla fascia si invola Marocchino che mette in mezzo per Verza, compagno di marachelle, IL suo tiro viene deviato da Guidetti che sorprende Castellini. Negli almanacchi passa come autogol, ma Verza lo sente suo. Non si sente nemmeno di aver privato il Mezzogiorno dal suo primo scudetto: “No, non mi sento assolutamente colpevole, anzi mi sento contentissimo di quello che ho fatto. Se tornassi indietro, lo rifarei senz’altro.” Come biasimarlo, è anche per merito suo se la Juventus vince un titolo combattuto e sofferto. L’esperienza torinese segna il ragazzo che mostra anche un bel caratterino. Il Trap ne sa qualcosa “Una volta mi aveva fatto davvero arrabbiare e l’ho attaccato al muro. Io sono una persona molto schietta e sincera. Il sabato sera, durante il ritiro, mi aveva praticamente escluso dalla partita successiva con una scusa, per far rientrare un altro giocatore. Il giorno dopo, quando ha dato la formazione lasciandomi fuori con una motivazione che non era corretta, l’ho chiamato davanti a tutti e gli ho fatto fare una figuraccia.”

Verza vuole giocare, non si accontenta di fare il comprimario. Non è il nuovo Furino. Accetta di buon grado la proposta del Cesena. Il primo gol con i bianconeri romagnoli lo segna proprio alla Juve.  È un gol inutile. I torinesi vincono infatti per 6 a 1. Segna altre tre reti e non si dimentica di essere stato un giocatore della scuderia Agnelli, quando all’ottava giornata apre le marcature nella vittoria del Cesena sulla Fiorentina. Quella sconfitta risulterà fatale per la Viola nel computo finale. A fine stagione i piemontesi vincono il campionato con un punto di vantaggio sui toscani. Ma i suoi gol sono molto più importanti per la squadra: il Cesena finisce la stagione al decimo posto, con tre punti di vantaggio sulla terz’ultima, il Milan.

Proprio il Milan diventa la sua nuova squadra. Da piccolo sognava di indossare la maglia rossonera numero dieci, quella del suo idolo, Gianni Rivera, a cui un giorno scrisse una lettera rimasta nel  cassetto. È una scelta importante: Verza accetta di scendere in B pur di giocare nel Milan: “Fu un’emozione indescrivibile anche perché esser stato richiamato da Farina per me significò tanto, fu un’enorme gratificazione la sua stima nei miei confronti. Stima che poi, però, venne meno al termine della mia ultima stagione in rossonero. Quella di trasferirmi al Milan fu una scelta sofferta, perché avrei potuto continuare a giocare in Serie A con il Cesena, ma non mi sono mai pentito, poiché fu una soddisfazione essere fra i principali artefici della risalita del Diavolo.”

Il suo contributo è fondamentale per la rapida risalita del club in Serie A grazie ai nove gol. Il momento più alto, forse della sua intera carriera, lo vive in un pomeriggio di fine marzo del 1983. Il Milan batte 3 a 0 il Varese grazie alla sua tripletta. Verza è incontenibile, gli avversari passano alle maniere forti pur di fermarlo, ma inutilmente. Verza sfugge ad ogni marcatura e fa il bello e cattivo tempo. Quando viene sostituito, i 60000 tifosi di San Siro gli tributano una standing ovation. È uno di quelli che possono accendere la luce in qualsiasi momento, ma di tanto in tanto, in virtù del suo spirito, tende ad eclissarsi dalla scena.

Per questo Ilario Castagner lo soprannomina Van den Bosc. Indefinito fuoriclasse della Frisia o brasiliano per investitura, Vinicio diventa ben presto idolo delle folle rossonere che in lui vedono una sorta di liberatore dalla sofferenza. Nella prima stagione in Serie A con il Milan il numero dieci realizza quattro gol e si distingue per le sue generose prestazioni. Ma Liedholm lo vede più adatto sulla fascia e lo declassa a numero 7. Il rapporto tra i due non inizia nei migliori dei modi, ma lui si adatta anche perchè diventa difficile immaginare che possa mettere al muro un omone come Liddas. Sulla fascia offre ottime prestazioni. Chiedere a Bruno Conti che in Milan-Roma (2-1) impazzisce letteralmente e che viene espulso per essergli salito sopra. Nel dopogara “Marazico” si lamenta del comportamento dell’arbitro D’Elia: “Dopo un contrasto con Verza, lui è caduto a terra per fare la scena ed io l’ho toccato con la punta del piede per invitarlo ad alzare: l’arbitro a questo punto mi ha mostrato subito il cartellino rosso.”

Verza soffre quel dirottamento a destra, non segna più.

Il 17 marzo va di scena il Derby della Madonnina. All’andata Hateley è salito più in alto di Collovati regalando ai rossoneri uno storico successo.

Al ritorno il Milan passa con Virdis ma subisce la rimonta dell’Inter. A segno Rummenigge e Altobelli. Ma come nel match d’andata, il gol di Spillo sembra rivitalizzare i rossoneri che si buttano all’arrembaggio. È di Verza il gol del pareggio ed è proprio lui a raccontarci come è venuto : “Un gol d’astuzia? Alt, non cominciamo. Questo gol l’ho voluto, l’ho cercato e alla fine è venuto. Quando ho visto Bergomi indeciso mi sono buttato e ho piazzato la palla. Era destino che segnassi, poco prima Zenga per fermarmi mi aveva quasi staccato una gamba. Cosa ho pensato in quell’istante? Che se sbagliavo non sarei uscito vivo da San Siro. Vorrei che ci si ricordasse ogni tanto che nel Milan ci sono anche io.” (https://video.corriere.it/milan-inter-quel-derby-17-marzo-1985-il-gol-capolavoro-rummenigge-rete-vinicio-verza/51a2bc6e-472c-11e9-93fb-6bb49234797c)

Verza è disposto a firmare in bianco pur di legare la sua vita al Milan. Farina non la pensa così e i tifosi minacciano di bruciare la città. Vinicio se ne va  e Milano non brucia.

Verza viene ceduto al Verona campione d’Italia dove gioca per tre stagioni, prima di andare al Como. Ma non si riconosce più in questo calcio.

Van Den Bosc riprende il suo deltaplano, decide di eclissarsi nella sua vita privata, con la famiglia e la sua occupazione di agente immobiliare. 

Al Milan tanti l’hanno amato e ne hanno apprezzato la classe da “brasiliano”, un talento irregolare, difficile da incasellare, capace di entusiasmare e sparire, a volte anche nella stessa partita. Il destino, purtroppo,  non gli ha concesso di vincere qualcosa di importante con i rossoneri, ma gli ha garantito la stima di molti.

In 106 partite in rossonero ha realizzato 17 reti e ottenuto la promozione in Serie A nella stagione 1982/1983.

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

7 risposte

  1. Buongiorno Vincenzo, ricordo anche io questo “brasiliano”: Verza era un giocatore geniale, forse discontinuo.
    L’anno in serie B fu devastante: come hai giustamente sottolineato, col il Varese fu strepitoso, ma ricordo anche la partita a San Siro con la Reggiana.
    Forse, tornati in serie A, le sue prestazioni furono meno brillanti.
    L’anno 83/84 fece benino in un piccolo diavolo che aveva grande bisogno di lui (come di flipper Damiani), mentre nell’84/85 fu più discontinuo, come del resto Battistini che non a caso fu anche lui ceduto.
    Non saprei se il Milan stesse acquisendo una nuova dimensione per cui c’era la necessità di alzare l’asticella, ma resta il fatto che veder giocare Vinicio Verza è stato un gran piacere.
    Grazie a te che rispolveri giocatori dimenticati, soprattutto per farli conoscere ai giovani.

    1. Grazie a te, Gian Paolo, per la tua costante lettura!
      Sono nato proprio quando Vinicio giocava in rossonero. Sicuramente aveva tanto talento. Peccato che avesse finito altrove la carriera. Si era legato molto ai nostri colori.

    1. Complimenti Vincenzo! Hai il potere di evidenziare le gesta di calciatori del nostro vecchio Milan che non hanno potuto godere, per vari motivi, del riflesso degli spot nel loro percorso. Ed uno di questi è il valoroso ma purtroppo altalenante Vinicio Verza che vidi giocare all’Olimpico nei primi anni 80.
      Un caro abbraccio e buona serata.

      Massimo 48 ❤️🖤

      1. Grazie Massimo, sempre gentile! C’è una grande umanità dietro questi personaggi, un’umile grandezza che li ha resi indimenticati. Era altalenante, lo sai meglio di me, ma era capace di grandi gesti. Alcuni quei protagonisti avrebbero meritato di più.

        Vincenzo ❤️🖤

  2. Alcuni non conoscono pienamente la storia dietro mio padre nel ritorno del Milan in serie A. Nel 1983, dopo la stagione in serie B degna di nota, il Milan ha optato per il cambio gestione in panchina con il ritorno in serie A, sostituendo Castagner con Liedholm. Non racconto nei dettagli quanto accaduto ma mio padre, da fantasista, si trovò per una serie di vicissitudini ad essere spostato nel ruolo di mezz’ala destra con il numero 7 che gli impedì di esprimersi nelle sue caratteristiche. Va detto inoltre che mio padre aveva avanzato la proposta del contratto a vita con i rossoneri senza sapere che era già stato ceduto a Verona dalla allora presidenza Farina. Saluti e complimenti per il bell’articolo e lo dico da interista. A papà fa sempre piacere leggere queste cose. ❤️

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