Se è vero, come disse il divo statunitense John Barrymore, che “un uomo non è vecchio finché i rimpianti non sostituiscono i sogni”, la giovinezza di Lajos Détári — calciatore ungherese ritenuto uno dei migliori dell’epoca del dopo-Puskás — è finita il 16 aprile 1988.
Quel sabato pomeriggio — che in Italia ancora ricordiamo per il drammatico assassinio de senatore Roberto Ruffilli per mano delle Brigate Rosse per la costruzione del Partito comunista combattente — al Waldstadion di Francoforte l’Eintracht di Détári affrontava il Borussia Mönchengladbach per la 28ª giornata di Bundesliga. Tra i 22.000 spettatori presenti sulle tribune dell’impianto assiano vi erano due osservatori d’eccezione: Giampiero Boniperti e l’Avvocato Agnelli. Il primo, ancora alla ricerca di un erede di Michel Platini, aveva convinto il secondo che il magiaro fosse l’uomo giusto per riportare la Juventus — già eliminata dalla Coppa UEFA, pressoché fuori anche dalla Coppa Italia e scivolata al settimo posto in Serie A — ai fasti perduti.
In effetti, a quel biondino di nemmeno 25 anni (li avrebbe compiuti otto giorni dopo) le credenziali non mancavano: in doppia cifra già alla sua prima stagione in Germania, in procinto di essere eletto miglior straniero della Bundesliga e, come se non bastasse, il successivo 28 maggio un suo gol avrebbe regalato alla ‘Diva vom Main’ la Coppa di Germania – tutto senza contare ciò che aveva già vinto in patria indossando la gloriosa maglia dell’Honvéd.
Ma quel pomeriggio, nella partita che poteva cambiargli la carriera, “il nuovo Puskás” fece cilecca. L’harakiri di Détári è stato ben raccontato dal giornalista della Gazzetta dello Sport Marco Degl’Innocenti, protagonista, quel giorno, di un curioso aneddoto: “A partita ancora in corso, d taxi nei dintorni non c’era l’ombra. Leggermente spazientito Agnelli mi domandò: ‘Come possiamo andare all’aeroporto? È possibile essere accompagnati da un’auto della polizia?’.
Faticai nel mantenere un certo aplomb, spiegandogli che in Germania la polizia non dava strappi a privati cittadini che erano andati allo stadio. Però offrii loro ospitalità sulla mia automobile. Agnell accettò ringraziando, ma con Boniperti dovette sobbarcarsi ancora un paio di centinaia di metri a piedi, prima che raggiungessimo il parcheggio dove avevo lasciato l’auto presa a noleggio. Era ovviamente un’utilitaria, una modesta, piccola, Opel Corsa, per giunta a due sole porte.
L’Avvocato non disdegnò di accomodarsi nella vetturetta di una marca della concorrenza. Boniperti sgattaiolò sul sedile posteriore. Seduto accanto a me che ero al volante, piuttosto nervoso, Agnelli cominciò, come solo lui sapeva fare, a pormi domande sulla partita. Cercavo di rispondere nel modo meno deludente possibile, per un intenditore di calcio quale l’Avvocato, e nel concentrarmi sbagliai persino strada. Tanto che fu proprio il mio illustre passeggero a indicarmi dove avrei dovuto girare per raggiungere il terminal dei voli privati, sulla cui piazzola attendeva il jet della Fiat. ‘Détári si vede che ha classe, è un buon giocatore, mi ricorda Vycpalek’, mi disse l’Avvocato. ‘È solo uno dei molti fuoriclasse che stiamo seguendo, sarebbe errato tirare già certe conclusioni’, precisò Boniperti.
Un istante prima che spegnessi il motore, ormai giunti a destinazione, Gianni Agnelli mi rivolse l’agghiacciante domanda: ‘Secondo lei Détári vale più o meno del 50 per cento di Platini?’. Furono attimi terribili. Non soltanto non sapevo cosa replicare, ma sapevo bene, invece, che Boniperti stravedeva per l’ungherese. Anzi, a tutti noi addetti ai lavori risultava che la Juve lo avesse in pratica già acquistato: ‘Direi proprio meno’, ebbi l’ardire di rispondere, con tono quasi impercettibile per l’imbarazzo di essere stato chiamato a simile giudizio. ‘Anche secondo me’, fu il secco commento di Agnelli. Boniperti era livido in volto”.
Il giorno dopo La Gazzetta dello Sport uscì con il titolo in prima pagina: “E Agnelli a Francoforte boccia Detari”. Per il campioncino ungherese fu una botta terribile.Perduta la Juve, per Détári iniziò un lungo girovagare per l’Europa: Olympiacos, Bologna, Ancona, Ferencváros, Genoa, Neuchâtel Xamax, St. Pölten, Budapesti VSC, Dunakeszi VSE, Ostbahn XI e Družstevník Horná Potôň.
Tuttavia, come ci ricorda Antonello Venditti ogni volta che Radio Italia passa la sua meravigliosa “Amici mai”, certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. E in effetti, dopo un giro immenso, Détári riuscì davvero a vestire la maglia bianconera. Accadde nel giugno del 1991, quando Madame, reduce dalla fallimentare esperienza con Gigi Maifredi, portò il magiaro in tournée. Détári giocò con la Juve tre amichevoli: 90 minuti contro la nazionale statunitense (0-0), 90 minuti contro i salvadoregni del Club Deportivo Luis Ángel Firpo (4-2 ai rigori per l’undici di Usulután) e 78 minuti contro i messicani del Leon (2-0 per i biancoverdi). È difficile quantificare quanti appassionati ricordino ancora quei tre match che la Vecchia Signora giocò (male) nel nuovo mondo; tra di loro, però, c’è sicuramente Détári.
Ma torniamo al 16 aprile del 1988. Cosa tradì Détári quel pomeriggio? Difficile dare una risposta, ma considerando che non era infortunato, si può supporre che a frenarlo fu la testa. In tal caso, i rimpianti di Détári ci ricordano che anche su un campo di calcio, così come in ogni contesto in cui il margine di errore consentito è pressoché pari a zero, il controllo delle emozioni e la capacità di compiere l’azione giusta al momento opportuno sono skills imprescindibili. Non a caso, nel calcio contemporaneo il mental training è entrato stabilmente nei programmi di allenamento di un numero sempre maggiore di club e nei percorsi individuali di molti calciatori di vertice. La capacità di gestire pressione, aspettative e scelte in frazioni di secondo non è più considerata una dote accessoria, ma una componente della prestazione tanto quanto la tecnica o la condizione fisica.
Così Giuseppe Vercelli, psicologo, psicoterapeuta e responsabile dell’area psicologica della Juventus: “Le performance dipendono dalle risorse tecniche e mentali, mediate con il modello della ripetibilità delle stesse. È la capacità di ripetersi a livelli assoluti che fa la differenza tra un campione e un buon atleta”. Sì, è così che si misura, oggi come nel 1988, la distanza tra un buon giocatore quale è stato Lajos Détári e un autentico fuoriclasse.

BIO: Davide Pollastri nasce a Monza il 26 marzo 1977.
Fin da giovanissimo manifesta un forte interesse per la lettura e talento per la scrittura.
Tra il 2000 e il 2004 alcuni suoi scritti vengono pubblicati da alcuni importanti quotidiani nazionali.
Nello stesso periodo inizia a fare musica e a farsi chiamare Seven, riuscendo a farsi apprezzare all’interno della scena Hip Hop Underground grazie allo stile scanzonato e all’originalità dei testi.
Nel 2014 scrive e stampa il suo primo romanzo dal titolo “L’Albero della Vanagloria”.
Nel 2016 con il racconto “L’Amore Assente” è tra i vincitori del concorso letterario Stampa Libri realizzato in collaborazione con Historica Edizioni.
Nel 2019 è tra i semifinalisti del “Cantatalento”-Festival di Arese. Sempre nel 2019 realizza alcuni video sulla storia della Juventus e apre su Facebook il Blog “Seven Racconta”; i racconti del Blog, dedicati a tutti quei calciatori capaci di farlo innamorare del “gioco più bello del mondo”, fanno breccia nel cuore di molti appassionati e riscuotono interesse. Alcuni degli ex calciatori protagonisti dei suoi racconti ringraziano pubblicamente Pollastri per le storie scritte su di loro.
Dal 2020 è ospite di importanti trasmissioni web-televisive tra cui ‘Signora Mia’, ‘Che Calcio Che Fa’ e ‘LeoTALK’, condotto dalla nota giornalista Valeria Ciardiello.
Nel 2021 è l’ideatore del programma web ‘Derby d’Italia-Una trasmissione pensata da chi ama il calcio per voi che amate il calcio’.
Sempre nel 2021 esce il suo secondo libro dal titolo “C’era una volta la Danimarca Campione d’Europa”.
Il 20 ottobre del 2021 appare in una puntata di ‘Guess My Age-indovina l’età’, il quiz show trasmesso da TV8 e condotto da Max Giusti.
Nel 2022 esce il suo terzo libro dal titolo “Maccheroni alla Trapattoni”. Dal 2023 collabora con ‘Monza Cuore Biancorosso’ e ‘Fatti Nostri’, un giornale indipendente online dedicato a tutti gli italiani che vivono nelle diverse parti del mondo.
Dal 2024, dopo aver frequentato la scuola di alta formazione per il calcio ‘Elite Football Center’, scrive anche per Sporteconomy.it, market leader nell’informazione applicata all’economia dello sport.










Una risposta
L’ho sempre detto che eri un grande intenditore, in bocca al lupo