EDEN HAZARD, CAMPIONE O BLUFF?

IMMAGINE DI COPERTINA – ANSA

Dal giugno 2019 esiste “Pendolino”, un podcast semi-serio (ma molto simpatico e fatto molto bene) incentrato sul calciomercato e curato da tre redattori de “L’Ultimo Uomo”, Emanuele, Dario e Marco. Nel parlare dei vari giocatori che passano da una squadra all’altra durante il mercato, esiste una sotto-rubrica che si chiama “Norimberga” dove i tre conduttori si pongono la domanda se un giocatore è “sottovalutato”; “sopravvalutato” o “giustamente valutato”.

La storia del calcio è piena di giocatori di questo tipo. In pochi possono essere in tutte e tre le categorie. Uno di questi è, senza dubbio, Eden Hazard. In merito ad Hazard però c’è da parlare, nonostante i 35 anni compiuti lo scorso 7 gennaio, al passato in quanto nell’estate 2023 il fantasista belga ha deciso di ritirarsi. Una carriera la sua tra picchi vertiginosi, cadute abissali e risalite per poi decidere di appendere gli scarpini al chiodo dopo l’amaro mondiale qatarino del 2022 e quattro stagioni al Real Madrid davvero pessime.

Quindi, quando si parla di Eden Hazard è facile chiedersi: “Cosa è stato Hazard? Cosa ha dato al calcio?”

Per parlare della carriera del folletto di La Louvière, è necessario partire dai suoi inizi al Tubize e quando a 16 anni veste la maglia del Lilla (meglio noto come LOSC Lille), uno dei club più vincenti del calcio francese e che, insieme al Monaco, è una delle due squadre che è riuscita, finora, a “distrarre” il dominio del PSG sulla Ligue 1 tra il 2012 e oggi. Il club dell’Hauts-de-France è il primo, nella stagione 1932/1933, a vincere il campionato francese (con il vecchio nome di Olympique Lillois) e nella sua ultracentenaria storia ha avuto ottimi giocatori che hanno poi fatto le fortune di altre squadre europee: da Aubameyang (solo 14 presenze) a David, da Debuschy a Guirassy, da Rami e Abidal fino ai milanisti Maignan e Rafa Leao. Hazard rientra nei top 5 dei migliori giocatori che sono scesi sull’erba dello stadio “Mauroy”, se non, forse, il più forte di sempre.

Hazard rimane al Lilla fino alla stagione 2012, giocando 194 partite e segnando 50 reti. Il ragazzo si mette in mostra soprattutto nella stagione 2010/2011, tanto da guidare il Lilla alla vittoria del titolo nazionale che mancava da 57 anni. Quella stagione è fatta per sognare e il Lilla vince anche la sua sesta Coppa di Francia, alzando il trofeo che manca dal 1955. La stagione successiva è quella della consacrazione per Hazard: prima volta in doppia cifra in campionato, debutto in Champions League e carriera che ora deve decollare. Un po’ come tutti quelli che giocano allo stadio “Mauroy”, anche lui deve spiccare il volo.

Hazard è arrivato a Lilla ancora adolescente, nel 2009 e nel 2010 vince il titolo di miglior giovane della massima serie e nel 2012 il titolo di miglior giocatore della Ligue 1: in tre anni è dominante. Ed infatti nell’estate 2012 Eden Hazard attraversa la Manica e approda alla corte del Chelsea di Roman Abramovich che per lui stacca un assegno da 40 milioni di euro. Il coach è Di Matteo.

Si pensa che il talentuoso attaccante belga in Premier League possa spaccare tutto ed infatti nelle sette stagioni di permanenza a Stamford Bridge diventa un giocatore da copertina, un giocatore che vede la porta, un giocatore di cui non si può fare a meno, un dribblatore seriale.

Gioca nella squadra campione d’Europa in carica, in quegli anni i Blues sono tra le più forti d’Europa e l’approdo del ragazzo di La Louvière è essenziale per vincere due titoli, una FA Cup, una Coppa di Lega oltre a due Uefa Europa League. È davvero forte e il Chelsea se lo tiene stretto.

Hazard nella corsa al “Pallone d’oro” si classifica ottavo nel 2015 e nel 2018: forse avrebbe meritato qualche posizione in più. Sono gli anni del miglior Hazard e della “generazione d’oro belga”. Eh sì perché il fantasista vallone è il numero 10 dei Diavoli rossi che, in due tranches, tra il 2015 ed il 2016 e tra il 2018 ed il 2022, sono al numero 1 del ranking FIFA. Una Nazionale che nel 2009 era 66^ e che in pochi anni, grazie ad una ricostruzione totale dei vivai e ad una attenta programmazione, arriva al vertice del calcio mondiale.

La Nazionale belga è tra le favorite per la vittoria del Mondiale russo del 2018, che vede però i ragazzi del CT Martinez fermarsi in semifinale contro la Francia futura vincitrice della Coppa del Mondo. Capitan Hazard e soci arrivano terzi sconfiggendo nella “finalina” l’Inghilterra: quel terzo posto, molto amaro, è a oggi la miglior posizione raggiunta dal Belgio in un Mondiale. Hazard, nel complesso, è dominante in tutta la manifestazione, segna tre reti (tra cui quella che chiude sul 2-0 la partita contro gli inglesi) e fa del dribbling il suo marchio di fabbrica. Un sogno spezzato per lui (che avrebbe alzato la Coppa del Mondo da capitano) e per un intero Paese ma che ora vede il fantasista figlio d’arte (il padre Thierry e la madre Carine hanno giocato a calcio in Belgio) nella ristretta cerchia dei più forti del Mondo.

E quando si è nella ristretta cerchia dei più forti è facile che arrivi l’offerta a cui non si può rinunciare. A maggior ragione se a fartela è il Real Madrid. Il presidente blanco Florentino Perez nell’estate 2019 esagera: 120 milioni al Chelsea e contratto di 15 milioni per cinque stagioni al giocatore. Tanti storcono il naso perché 120 milioni sono davvero tanti come cartellino, segno di un calcio che sta prendendo una brutta piega. Hazard diventa così il sesto giocatore più caro della storia dopo Neymar, Mbappé, Dembélé, Coutinho e Joao Felix. Eden Hazard diventa, con un po’ di ritardo, un “galactico 2.0”.

Con un ingaggio di quel valore, torna alla mente ciò che si diceva prima: Hazard, sopravvalutato, sottovalutato o giustamente valutato? 15 milioni all’anno sono 1,25 milioni al mese: davvero tanti ma visto cosa fa in campo l’allora ventottenne fantasista belga la risposta è la terza. Su di lui c’è tanto hype, tanti lo invidiano, tanti sognano con lui.

L’avventura di Eden Hazard a Madrid è un totale flop con solo settantasei partite giocate e sette gol in quattro anni, uno ogni 10,85 partite giocate. In quegli anni il club castigliano vince due titoli nazionali, una Coppa di Spagna, due Supercoppe di Spagna, una Champions League, una Supercoppa europea e un Mondiale per club, ma in queste vittorie l’impatto di Hazard è pari a zero. Per capirci: su dodici “Clasici” a disposizione, non ne giocherà nessuno, perdendo la sfida virtuale contro Lionel Messi, suo rivale come fantasia nel Barça. Subisce tanti, troppi infortuni tra perone, piede, coscia, infortuni muscolari, problemi al tendine, rotuleo, botte varie subite e Covid 19.

Il giocatore, forse per l’eccessiva pressione dovuta alle aspettative, subisce una violenta involuzione tanto da non finire mai nella lista dei gradimenti dell’allenatore Zidane (anche Zinedine, nel 2001, passò per 150 miliardi di lire dalla Juventus al Real diventando il giocatore più caro della storia del calcio per otto anni).

Una delusione colossale visto quanto il club paga il giocatore belga: il Chelsea, magari poco contento nel 2019, alla fine ride sotto i baffi.

La parentesi madridista rivela però il “dark side” di Eden Hazard: un giocatore baciato da un talento immenso, ma pigro, indolente, svogliato. Sembra strano, ma Hazard è stato sempre così, solo che tra gli anni a Lilla e a Londra gioca in un contesto fortissimo, lui è molto sul pezzo, ma tutti notano che non si impegna quanto dovrebbe: lo dicono i compagni che godono nell’averlo in campo ma non durante gli allenamenti. E poi il giocatore ha un difetto, che si porta dietro da anni: dal punto di vista alimentare, è uno che sgarra. Tanto. Così tanto che addirittura nel giugno 2011 l’allora CT belga Leekens, dopo la partita pareggiata contro la Turchia nel 2011 valevole per le qualificazioni a Euro 2012, dopo averlo sostituito scopre che a fine partita va con i suoi famigliari a mangiarsi un hamburger: giocatore non convocato per le due successive come punizione. Non perderà mai il vizio di spizzicare qua e là a tavola, oltre a non disdegnare il cibo-spazzatura.

Anche a Madrid la forma fisica del ragazzo vallone è precaria. Insomma, tanto talento ma poca accortezza personale. Come dire: “ho raggiunto il mio (personale) eden, sono a posto così, vi ho fatto sempre divertire, ora accontentatevi”. E al termine della stagione 2022/2023, a soli 32 anni, Hazard con un post sui social prende la drastica decisione: “devi ascoltare te stesso e dire ‘basta’ al momento giusto”. Basta calcio, basta tutto: neanche i soldi arabi o qatarioti lo smuovono, scarpini legati al chiodo e ciaone.

Se Eden si è ritirato, i suoi tre fratelli minori Thorgan, Kylian e Ethan giocano ancora, ma il solo Thorgan si è un po’ avvicinato al talento del fratello, tanto da giocare diverse stagioni in Bundesliga e far parte della Nazionale belga terza classificata in Russia. Ma è difficile essere come Eden Hazard, uno che ha un nome e un cognome scritti nel destino: “Eden”, come il paradiso terrestre ed il bengodi, e “Hazard”, come l’azzardo ed il rischio. E purtroppo se si ferma il classico “uomo della strada” e gli si chiede l’elenco dei miglior calciatori del Mondo degli ultimi dieci-quindici anni, sicuramente non farà il nome di Hazard, ma ricordandoglielo dirà “caspita è vero, c’è anche Hazard!?!?”.

Cosa rimane oggi di Eden Michael Walter Hazard? Alla fine è un giocatore sottovalutato, sopravvalutato o giustamente valutato? Tutte e tre e nessuna. Un bluff, però. Sicuramente una carriera piena di rimpianti, ma piena di felicità personale. Per lui, non per i suoi fan che sognavano di vederlo battersi per il Pallone d’oro con Lionel Messi e Cristiano Ronaldo.

BIO Simone Balocco: Novarese del 1981, Simone è laureato in scienze politiche con una tesi sullo sport e le colonie elioterapiche nel Novarese durante il Ventennio. Da oltre dieci anni scrive per siti di carattere sportivo, storico e “varie ed eventuali”. Tifoso del Novara Calcio prima e del Novara Football Club dopo, adora la sua città e non la cambierebbe con nessun altro posto al Mondo. Collabora da tempo con la redazione sportiva di una radio privata locale e ha scritto tre libri, di cui due sul calcio. I suoi fari sono Indro Montanelli e Gianni Brera, ma a lui interessa raccontare storie che possano suscitare interesse (e stupore) tra i lettori. Non invitatelo a teatro ma portatelo in qualunque stadio del Mondo e lo farete felice.

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