NON È GATTUSO A DOVER PUNIRE BASTONI

Purtroppo, dell’ultimo Inter-Juventus andremo avanti a parlarne, leggerne, ascoltarne per anni. Non di calcio, non di risultato, non di tattica e tecnica, ma delle molte nefandezze che ci hanno umiliati nel ludibrio della stampa straniera: persino in America, Africa e Polonia le tv di Stato si sono divertite a sfottere la Serie A. Non facendo distinzioni e, aggiungo, come è giusto che sia.

La Serie A, non Inter-Juventus, perché arbitraggi, VAR, simulazioni, risse, falsificazioni, mistificazioni sono proprie del nostro campionato e solo del nostro. È qui che i bilanci delle società sono per aria, è qui che per la prima volta nel mondo è stato introdotto il VAR (nel frattempo Uefa, Fifa e Federazioni straniere si affidano a regole, codici, norme, noi proseguiamo con i nostri squinternati “protocolli”) senza saperlo usare, è qui che il sistema non ha spina dorsale, è qui – nella terra dei vincitori di 4 Mondiali – che rischiamo di non andarci per la 3^ volta di fila. Potrei andare avanti con le questioni stadi, settori giovanili, società dilettanti, procuratori, misteriosi fondi stranieri… Un allegro portofranco alla deriva da decenni.

Detto questo, vorrei soffermarmi su un aspetto e uno solo, su cui alla fine si è focalizzata l’attenzione di tutti: l’atteggiamento di Alessandro Bastoni. La prima ammonizione comminata dall’arbitro La Penna a Kalulu era anche più fantasiosa della prima, ma festeggiare una simulazione che costa il rosso all’avversario battendo il petto ad Akanji, mentre Zielinski addirittura rimprovera Kalulu e Chivu nel dopopartita gli dà elegantemente del babbeo, è davvero troppo. Non è educato, non è sportivo, non è etico: lo stesso dissi e scrissi di Pavlovic che scava la buca sul dischetto da dove tra poco gli avversari batteranno un rigore o Tomori che gli esulta in faccia per averlo sbagliato. 

I calciatori sono diventati tutti guitti, attori, falsari del contatto, ingannevoli nei confronti del pubblico, degli avversari, degli arbitri, dei propri compagni persino… perché quando stai giù a gridare e contorcerti per finta, prendi per i fondelli anche coloro che stanno continuando a correre e giocare. Gli allenatori sono complici di questo andazzo insopportabile. Bisogna fare qualcosa. Bisogna punire i simulatori. Hai preso una botta così dolorosa? Bene, stai fuori 3 minuti a farti curare così ti riprendi. Il VAR vede che non ti hanno nemmeno colpito? Cartellino giallo. Squalificato per somma di ammonizioni per simulazione? Una giornata in più della squalifica standard, così come per proteste, insulti, condotta antisportiva. Un conto essere ammoniti perché si entra duri in un contrasto, un conto è perché sei un pagliaccio. 

Ci devono pensare la Federazione, la Lega, la Giustizia Sportiva e casomai le società con multe salate e non irrisorie. È ora di punire questi millantatori. Simulare è un atto di vigliaccheria. Non è però tra i compiti né tanto meno il ruolo di un Commissario Tecnico, quello di stabilire e infliggere la punizione della non convocazione. Questione di ruoli. Una volta in Nazionale non potevano essere convocati i giocatori squalificati – per convenzione, non per regolamento -, lo avevano stabilito gli organi preposti, non l’allenatore.

Non sta a Gattuso dover giudicare e condannare Bastoni. Anche perché se dovessero aderguavisi i CT di tutte le altre Nazionali, ormai ad ogni impegno dovrebbero rinunciare a convocare il 90 per cento dei selezionati… 

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di  Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.

2 risposte

  1. Carissimo Luca, Chapeau per il tuo condivisibilissimo articolo!
    In un ingresso secondario del carcere di San Vittore una sovrastante scritta così recita:
    ” Qui vigila vigilantes ” Che ritengo alla luce del tuo scritto sia l’unico, veritiero e confluente risultato a farci comprendere la indicibile bassezza nella quale, in questo dantesco bailame calcistico tutto italico, siamo purtroppo impantanati. Le colpe, quelle reali, non sono a mio avviso da attribuire soltanto all’immaturo Bastoni, né ai suoi trainers, di club o di Nazionale, bensì ai veri gestori del Sistema Calcio che negli anni ne hanno snaturato il naturale lignaggio ….facendoci rimpiangere il fascino del vecchio pallone in cuoio e della gioia di esultare, con piena franchezza, solo quando entrava in rete!
    Un caro abbraccio!

    Massimo 48

  2. Buongiorno Luca Serafini, concordo con la prima parte dell’articolo: i calciatori e non solo, sono diventati degli attori, che influenzano anche le nuove leve.
    Pessimo esempio, anche perché, Bastoni, come tutti gli altri, entrano in campo stringendo la mano di un bambino.
    Se fossimo ai tempi dell’antico testamento, il bambino si dovrebbe poi purificare.
    Pur comprendendo il contenuto dell’articolo e rispettando il pensiero espresso, non sono molto convinto sulla questione Nazionale: a mio avviso Bastoni, e non perché sia dell’Inter, non dovrebbe essere convocato in Nazionale perché un calciatore così è un pessimo esempio per i giovani: una punizione esemplare, sarebbe da monito a chiunque ed indurrebbe a comportarsi in maniera diversa e maggiormente sportiva.
    Troppo spesso, certe situazioni sono passate in secondo piano ed oramai le si considera normale.
    Il rischio dell’imitazione, da parte delle nuove leve, è altissimo.
    Poi, sono dell’idea che i vari personaggi juventini che hanno parlato, non si ricordano delle “loro”: per esempio, chiederei a Chiellini (e Buffon capo delegazione della nazionale più antipatica di tutti i tempi), cosa ne pensa del gol di Muntari….
    Da milanista, non ho mai goduto dei tuffi di un famoso centravanti dell’era berlusconiana.
    A mio avviso è meglio essere il Milan degli anni ’70 che essere la Juventus degli anni ’70.

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