MILAN LEGENDS – GIUSEPPE INCOCCIATI: IL TALENTO CHE CHIAMAVANO BECCALOSSI

È per certi versi contraddittorio pensare al settore giovanile del Milan a cavallo tra gli anni 70 e gli anni 80. La società arranca dal punto di vista economico e soprattutto sportivo, con le due dolorose retrocessioni che hanno macchiato ottant’anni e passa di gloriosa storia. Contraddittorio, si diceva, perchè dal vivaio rossonero – spiraglio di speranza nella tempesta-  escono giovani assolutamente interessanti e di prospettiva.

Sarebbe giusto anche parlare di una nouvelle vague per un settore che in passato aveva sfornato fior di campioni.

Il più talentuoso, a detta di molti, è Giuseppe Incocciati.

Classe 1963, originario di Fiuggi, viene iniziato all’arte del pallone dal padre, tifoso del Napoli di Sivori.

Dopo le prime esperienze a Palestrina, arriva giovanissimo a Milano.

In un torneo giovanile ad Ascoli, Beppe lascia il segno diventando capocannoniere e miglior giocatore. Gli osservatori del club rossonero non se lo lasciano sfuggire e lo portano, quasi nottetempo, in Lombardia. L’esordio in Serie A non tarda ad arrivare. Incocciati debutta a soli 17 anni contro il Bologna, il 10 ottobre 1981, nella stessa partita che segna anche la prima in assoluto di Alberico Evani. Tra i due, il ruolo dell’artista spetta senza dubbio a Incocciati che si fa apprezzare per il palleggio, per la visione di gioco e per una conclusione che mette alla prova Zinetti. Ha un piccolo difetto, scomodo sia per il babbo sia per la tifoseria casciavit: si professa interista, da sempre. Per questo motivo, e soprattutto per la sua imberbe classe, lo chiamano Beccalossi. Prima di un derby ammette il debole per il “dieci” nerazzurro, ma arriva persino a minacciarne la riverenza, mettendolo in guardia. Il talento è cristallino e si manifesta in tutto il suo splendore nel torneo per le Nazionali juniores di Montecarlo, nel quale gli Azzurrini trionfano per la terza volta. Nella finale contro la Cecoslovacchia, Incocciati mette la firma in tutte e tre le marcature. Sublime la terza rete: Beppe fugge sulla fascia sinistra, salta gli avversari che gli si frappongono con una serie di dribbling e supera il portiere con naturalezza.

Le presenze nel Milan aumentano e Radice, suo padre putativo, lo considera uno degli uomini su cui contare. A novembre 1981 la vita del giovane talento rossonero sembra sorridergli, ma lui prova a rimanere coi piedi per terra, anche se qualche maligno gli fa notare una certa incostanza e la notorietà è diventata un ospite ingombrante. È un personaggio schietto e sincero e dice che in campo dà sempre il cento per cento. A differenza di alcuni suoi compagni di squadra, non ama i libri e afferma di essere stato bocciato un paio di volte.

Ma non si pone limiti.

Un giorno si metterà di nuovo a studiare, forse. Intanto, a fine stagione il Milan retrocede di nuovo in B. A questo punto il club decide di puntare ancora più forte sui più giovani e Incocciati diventa uno degli uomini chiave per la promozione in A. Arriva così il primo gol in campionato al Bari, esattamente un anno dopo l’esordio in prima squadra. Deve avere un conto in sospeso con le squadre pugliesi perché a loro segna cinque delle sei reti di campionato, un po’ come accadrà un decennio più tardi a Zvonimir Boban nella stagione 1993/1994.

Ne avevamo parlato, se ricordate.

Tutti si aspettano il salto di qualità, ma nella stagione 1983/1984 gioca 21 partite, lo stesso numero nella stagione seguente. In queste due annate, trova soltanto due reti, entrambe nel girone di ritorno del 1984/1985.

La società decide di mandarlo in prestito ad Ascoli, per farlo crescere sotto la guida di Vujadin Boškov. La città marchigiana è spesso il crocevia della sua importante carriera.

Come racconterà in un’intervista al Guerin Sportivo, l’esperienza in bianconero fu estremamente positiva: “Vissi una stagione entusiasmante, Boskov mi seppe rilanciare. Giocai trentatré partite e segnai dieci gol: mi sentivo veramente rinato.” Finalmente sembra aver trovato la sua dimensione ed è pronto a tornare a Milano. Ma secondo la teoria delle porte scorrevoli – pronte a determinare i destini dell’umane vicende – il Milan nel frattempo è passato nelle mani di Berlusconi che nutre un debole per un atalantino di grandi prospettive: Roberto Donadoni.

È lo stesso Incocciati a raccontare come si chiude la sua vicenda in rossonero: “L’anno seguente dovevo rientrare al Milan, era già sicuro. Poi arrivò Berlusconi e decise di cambiare tutto. S’innamorò di Donadoni e, per contropartita, il Milan dovette scegliere se dare me o Icardi all’Atalanta. Guarda caso, andai io e inizialmente, devo essere sincero, non mi dispiacque.”

Il rapporto tra il Milan e Incocciati è stato sempre problematico, nonostante le alte aspettative di club e tifosi che nutrivano per lui. Probabilmente, anche lo stesso calciatore credeva di poter lasciare un segno più profondo. A distanza di anni ha le idee chiare sulla sua esperienza in rossonero e riconosce che la notorietà improvvisa – quella inebriante sensazione di spaccare il mondo che colpisce i giovani – gli ha fatto più male che bene, peccati di gioventù che si pagano a caro prezzo: “ Molti pretendevano che io, così giovane, fossi già consapevole e misurato nel gestire questa mia esplosione. E invece no. Avevo dei punti deboli, sognavo a occhi aperti e ricevevo tante pacche sulle spalle. Ma quello di cui avevo bisogno ( un appoggio soprattutto morale, una guida) non ci fu mai. E pagai le conseguenze. Fortunatamente quella vicenda mi insegnò tante cose, e prima di tutto a soffrire. Ho avuto tanta notorietà in un colpo solo e con l’andar del tempo mi sono dovuto scontrare con un realtà diversa, più cruda. No, non ho rimpianti; certamente poteva anche andarmi meglio. Le restanti stagioni in rossonero furono più che altro passeggere: qualche apparizione, qualche gol, ma il feeling si ruppe anno dopo anno.” 

A Bergamo le cose vanno bene finché non arriva Mondonico: con lui non nasce il feeling e Giuseppe finisce ad Empoli nell’ottobre del 1987.

Successivamente, il presidente del Pisa, Romeo Anconetani, lo acquista perché gli serve un attaccante. Per Incocciati Pisa rappresenta il luogo della rinascita, un’oasi di pace per crescere e segnare, tanto. Il rapporto con il presidente è così forte che Incocciati gli chiede di fargli da testimone al matrimonio con la sua Silvia.

Dopo Pisa va al Napoli e diventa prima compagno, poi vero amico di Diego Armando Maradona. Gioca la Coppa dei Campioni e segna a Budapest contro l’Ujpest.

Bologna e Ascoli sono le destinazioni ultime della sua importante carriera.

Alla fine ha completato gli studi ed è diventato persino docente universitario alla facoltà di scienze motorie a Tor Vergata. E pensare che non amava i libri…

Ama il golf e spesso organizza partite con Marco van Basten, del quale conserva da sempre una maglia scambiata da giovani durante un torneo.

Giuseppe Incocciati ha giocato in rossonero 96 partite e segnato 9 reti.

Ha ottenuto con il Milan la promozione dalla B alla A nella stagione 1982/1983 e ha vinto la Mitropa Cup del 1982.

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

6 risposte

  1. Bell’articolo Vincenzo! Dettagliata ed esauriente cronistoria di questo giovane ciociaro che vive tutta la sua carriera da calciatore tra alti e bassi dove nei primi, forse perché affezionato ai colori nerazzurri si esprime meglio vedi Pisa ed Atalanta, mentre nei secondi ebbe la sfortuna di incocciare (perdona il gioco di parole) con un sopraffino intenditore di calcio quale il Presidente Berlusconi!
    Buona giornata e un caro abbraccio!

    Massimo 48

  2. Grazie Massimo! Un giocatore che aveva tutte le caratteristiche per sfondare e che con la Nazionale juniores aveva dato prova di essere decisivo. Come ha detto spesso lui, probabilmente aveva bisogno di persone che lo aiutassero a maturare.

    Vincenzo

  3. Grazie Massimo! Un giocatore che aveva tutte le caratteristiche per sfondare e che con la Nazionale juniores aveva dato prova di essere decisivo. Come ha detto spesso lui, probabilmente aveva bisogno di persone che lo aiutassero a maturare.

    Vincenzo

  4. Buongiorno Vincenzo, ottimo articolo, dedicato ad una grande promessa: Incocciati sapeva veramente dare del tu al pallone (col sinistro), ma era effettivamente discontinuo, altrimenti non si sarebbe mosso da Milano.
    L’anno in serie B, fu decisamente il migliore per lui eppure, anche lì, dimostrò, oltre che indubbia classe, una discontinuità che alla fine, portò la società a privarsene.
    Poi, ovviamente, Donadoni(definito da Platini, il più forte calciatore italiano degli anni ’90), era un giocatore semplicemente immenso, oltre che continuo.
    Chissà, se avesse gestito meglio la sua notorietà sarebbe andata meglio, ma male non è andata: ha anche giocato con Maradona e non è poco…

  5. Ciao Gian Paolo, grazie come sempre! Condivido il tuo commento. Come avevo detto nel precedente commento, ha pagato l’inesperienza e la mancanza di una guida. Si è ritrovato bene in provincia, soprattutto a Pisa, in un contesto più tranquillo.

  6. Buonasera Vincenzo, grazie per l’articolo su Incocciati che mi ha informato su tutti i passaggi della sua carriera! Un’ Europa senza confini e senza trattati, ti abbraccio idealmente!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *