Il caso è uno, ma ne ha generati molteplici dopo che un petardo lanciato dalla Curva nerazzurra, lo scorso 1 febbraio durante la partita Cremonese-Inter, è esploso a pochi centimetri dal portiere grigiorosso Emil Audero.
Il primo riguarda l’ordine pubblico. Andrebbe spiegato come sia possibile che nel 2026 con i tornelli, le tessere del tifoso, i controlli, le perquisizioni, sia ancora possibile portare indisturbati un petardo all’interno di uno stadio (per di più di piccole dimensioni). E qui – per assurdo – se la responsabilità oggettiva non è della Cremonese, davvero poco ci è mancato…
Il secondo riguarda il regolamento. Non è vero che lo 0-3 a tavolino sia stato abolito più di 30 anni fa, è previsto eccome nel regolamento: “La società, ritenuta responsabile di fatti o situazioni che abbiano influito sul regolare svolgimento di una gara o che ne abbiano impedito la regolare effettuazione, è punita con la perdita della gara stessa con il punteggio di 0-3 o con il punteggio eventualmente conseguito sul campo dalla squadra avversaria, se a questa più favorevole (…)”.
E questo ci porta diretti al terzo punto: Audero. Fosse uscito dal campo per lo stordimento, un capogiro o qualsiasi altro plausibile sintomo, lo svolgimento della gara non sarebbe stato affatto regolare e le conseguenze per l’Inter sarebbero state molto diverse. Ed ecco irrompere la nostra ineffabile italianità: chi non tifa Inter si è indignato con il portiere della Cremonese, buttati giù e fatti ricoverare, così quelli là perdono la partita. Cosa vuoi che sia, oggi che ad ogni soffio e carezza svenite o urlate come se vi avessero amputato un arto, cavato un occhio, stritolato una caviglia… Fai un po’ di scena e chiama i barellieri. Ça va sans dire. Ripeteva spesso il grande medico argentino René Favaloro, inventore del bypass: “A volte gli onesti devono dare più spiegazioni dei corrotti”. Difatti, i finti preti elogiano Audero “per la sua correttezza e sportività”. Come se essere onesti fosse appunto un fatto straordinario! Coscienza da tifosi, ma fortunatamente Audero ne ha un’altra.
Quarto punto: la giustizia divina e quella umana. Il 19enne che ha compiuto la bravata ha perso 3 dita e pare sia stato anche picchiato dai compagni di Curva, 48 ore dopo è stato arrestato. Chi è causa del suo mal…
Quinto punto: la giustizia sportiva. Multa al club nerazzurro, trasferte vietate alla Curva interista. Questo è il caso che fa più sorridere: trattati tutti come hooligans per un solo cretino, bravi in casa e cattivi in trasferta. Ma che senso ha? Sentenza che genera un’altra arrabbiatura, stavolta dei milanisti: al derby Milan-Inter in programma l’8 marzo i tifosi della Curva interista saranno comunque ammessi. Perché? Beh, è presto detto: non si tratta tecnicamente di una trasferta. E come abbiamo detto, per il giudice sportivo sono tutti buoni buoni in casa e cattivi in trasferta. Erano altri tempi quando per “colpa” di uno ne venivano colpiti 10. La differenza è che, a quei tempi, quell’uno spesso non era colpevole di niente, se non di ideologia. Qui invece un colpevole c’è eccome, ha pagato e pagherà: lo hanno menato, ha perso 3 dita, lo hanno arrestato. Mi dite cosa c’entrano gli altri?
Il caso Audero, meglio sarebbe dire il caso petardo di Cremona, farà giurisprudenza. Nella speranza che non accada più o – in caso contrario – sperando che i giudici siano diversi e abbiano un po’ più di buonsenso.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport . Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.










2 risposte
Concordo quanto da te scritto Luca, ma vorrei sottolineare che raramente giurisprudenza e buon senso viaggino nella medesima corsia. Audero è stato, forse da ex nerazzurro, pilotato dal suo cuore, mentre un suo omonimo di ruolo 14 anni prima in terra Sabauda e con il pallone entrato in rete di 80 cm preferì usare la corsia di emergenza e vergognosamente tacere, ma anche quello, a mio modo di vedere, fu esattamrnte come la deflagrazione di un petardo! Due correnti di pensiero? Forse, da un lato la pura moralità e dall’altro il rude interesse aziendale. Mi torna alla mente un celebre brano della Rettore…È solo questione di chimica…Sì la complessa chimica che governa un calcio di fatto terribilmente “precipitato” al pari di una irreversibile reazione chimica.
Buona giornata .
Massimo 48
La responsabilità oggettiva purtroppo non sempre ” è giusta”. Intanto, concordo con te per quanto riguarda l’episodio in discussione; ivi compresa la potenzialità responsabilità della Cremonese.
Sicuramente ciò che è successo in Svizzera è riportabile non solo a responsabilità oggettiva, ma forse anche all’aggravante di colpa grave per i proprietari/gestori del locale incendiato.
Se dal mio balcone cade qualcosa che provoca danni è evidente che debba scattare la responsabilità oggettiva.
Ma in un evento pubblico in cui sono state prese tutte le misure cautelari ed un idiota lancia un petardo che non fa male e non influisce sul risultato, io non vedo responsabilità oggettiva sicuramente dell’Inter e nemmeno della Cremonese (non è difficile far passare un petardo ai controlli).
Non conosco la norma calcistica specifica, ma immaginate la ricattabilità delle società da parte dei tifosi e della malavita, se non mi paghi o fai quello che ti dico, lancio una bomba carta e ti faccio perdere la partita.
Quindi, in questi casi, condividendo il pensiero di fondo di Luca, bisogna necessariamente essere elastici. Non dimentico che in una partita Uefa giocata dalla Fiorentina a Salerno (campo neutro), un tifoso della Salernitana lancio un oggetto (non ricordo quale) e la Fiorentina fu di fatto esclusa dalla competizione.
Infine, non mi piace l’atteggiamento dei calciatori, che, pur di ottenere un risultato a breve, fingono di farsi male. Lì si che userei il Var.