MILAN LEGENDS – FRANCESCO ROMANO: ALLE ORIGINI DI FRANCESCO ROMANO

Francesco Romano viene spesso ricordato per i suoi successi al Napoli, soprattutto per essere stato l’equilibratore nel centrocampo del primo storico Scudetto partenopeo. Maradona lo chiamava “Tota” ovvero “mamma”, colei che governa la casa: Francesco, per Diego, governava il centrocampo azzurro. La sua carriera, però, aveva conosciuto un inizio folgorante con il Milan.

Dopo aver debuttato a soli 17 anni in Serie C con la Reggiana, Francesco arriva in rossonero e l’esordio è di quelli che fanno tremare i polsi.

È  il 7 ottobre 1979: a San Siro va di scena Milan-Juventus. Sono passati dieci lunghi anni dall’ultima vittoria rossonera firmata da Pierino Prati e l’atmosfera tra gli spalti è elettrica. Per i giornali dell’epoca è la prima grande sfida della stagione ed arriva dopo soltanto quattro giornate. I padroni di casa riescono a imporre il loro ritmo e soprattutto a bloccare gli uomini chiave dei bianconeri, come fa Romano con l’estroso e prorompente Cabrini, quest’ultimo definito da molti terzino goleador.

La vittoria è di quelle storiche, tanto da essere festeggiata negli spogliatoi con fiumi di champagne.

Ai giornalisti, Romano prova a mascherare l’emozione con la schiettezza che lo contraddistingue: “Sapevo che non sarebbe stata una partita facile. Un po’ di paura l’avevo. Soltanto Qualche minuto. Poi più nulla.”

Ragazzo con i piedi ben piantati a terra, Romano non trascura gli studi. Assieme a Gabriello Carotti frequenta l’Istituto per geometri Solferino, conciliando allenamenti e lezioni, nonostante gli arrivi notturni a Milano dopo le trasferte. Emblematica la mattina successiva a Perugia quando il preside dell’istituto – milanista dichiarato – tesse gli elogi ai suoi due studenti illustri: “Bravi ragazzi, credevo non venissero e invece mi hanno fatto una bella sorpresa.”

Lo stesso Romano ricorda così quel primo momento della sua carriera: “Ero ancora scapolo e abitavo a  Milanello. Dovevo svegliarmi alle 6 per arrivare in tempo a scuola, l’istituto  Solferino, e talvolta rientravo che l’allenamento era già cominciato. Conciliare calcio e studio non era facile.”

L’appuntamento con San Siro è foriero di gioie per il giovane Francesco. Dopo l’esordio contro la Vecchia Signora avvenuto due domeniche prima, ecco il primo gol in maglia rossonera, contro l’Ascoli. I padroni di casa, in grande forma, hanno gioco facile contro i marchigiani e Romano apre le marcature nel 3 a 0 finale. Questa volta le emozioni non possono essere frenate e il futuro sembra sempre più roseo per il giovane calciatore, salito improvvisamente alla ribalta delle cronache sportive. Il primo gol in Serie A non si scorda mai, ma qualcuno gli rammenta che nella passata stagione ha messo a segno soltanto un gol. Francesco prova a scacciare questo pensiero: “Spero che la storia non si ripeta. Il gol di oggi lo dedico a un tifoso milanista di Ascoli, immobilizzato su una carrozzella, che stamattina incontrandomi mi aveva detto che avrei segnato. E domani mattina non andrò a scuola. A casa mia si festeggia la mia prima rete in campionato”.

Pensiamo che i professori abbiano ritenuta consona la motivazione della giustificazione per l’assenza del giorno dopo. La scuola resta un impegno che Francesco porta fino in fondo, conseguendo il diploma di maturità con 38 sessantesimi. Resta, tuttavia, confermato il numero di marcature stagionali: il gol all’Ascoli resta l’unico della sua prima ed esaltante stagione.

Il Milan non regge il passo dell’Inter che alla diciassettesima giornata, seconda di ritorno, vede aumentare il suo vantaggio a cinque punti, grazie alla vittoria sull’Udinese per 2 a 1 e alla contemporanea sconfitta dei cugini ad Avellino. A seguito di questa sconfitta, montano i malumori in casa Milan, con Rivera che accusa la squadra di scarso impegno. Il giovane centrocampista rossonero replica pubblicamente alle dichiarazioni del dirigente: “Le parole di Rivera, che ho letto ieri sui giornali mi hanno offeso — ha mormorato Romano, che solitamente quando nomina il suo vice-presidente arrossisce in volto — È vero che dopo il gol dell’Avellino la squadra ha avuto una reazione, come sempre accade in questi casi, ma è anche vero che noi giocatori ci siamo impegnati per tutti i novanta minuti della partita. La nostra professionalità è fuori discussione. Capisco la sua amarezza, ma non approvo le sue accuse. Tutta la squadra è rimasta delusa per la sconfitta di Avellino.” (Corriere della Sera del 22 gennaio 1980)

La prima stagione di Romano è positiva con ventitré presenze e una rete, un ottimo inizio per un diciannovenne di belle prospettive.

Nonostante il terzo posto, il Milan retrocede in B a seguito degli sviluppi del calcio scommesse.

I giovani sono alla base del progetto su cui si poggia il club per centrare l’immediata promozione in Serie A. Romano paga l’anno di naja ed è spesso relegato in panchina. Giacomini gli preferisce Sergio Battistini perché “rende più dinamico il fraseggio della squadra.”

Sono diciannove le presenze stagionali con il Milan che fa il suo ritorno in A nella stagione 1981/1982.

Dopo la B a pagamento, arriva quella a gratis, come ebbe a dire una volta l’Avvocato Prisco. Triste, allora, ricordare l’inutile rimonta di Cesena all’ultima giornata del campionato pre Mundial. Il Milan sotto di due reti ribalta il risultato all’82° con la rete di Antonelli, dopo che Joe Jordan e lo stesso Romano avevano riportato a galla il Diavolo. Il Milan è salvo per la classifica virtuale ma all’85° il gol di Faccenda del Genoa regala ai rossoblù quel punto che basta per salvare il Grifone e condannare il Diavolo ad una dolorosa retrocessione.

Ritornare in Serie A è il diktat di dirigenti e tifosi.

Romano gioca diciannove partite e segna due gol, in casa, contro Arezzo e Foggia.

Poche, ma di assoluto valore.

Contro i toscani segna di mezzo volo, ancora più spettacolare quello ai pugliesi con una serie di tre palleggi consecutivi, seguiti da una conclusione potentissima di collo destro tutto al volo.

Ancora oggi tanti tifosi del Milan ricordano quella memorabile prodezza.

A fine stagione arriva la promozione in A, ma le strade di Romano e del Milan si separano, complice anche un brutto infortunio che ha compromesso le sue prestazioni.

Recentemente, il giocatore di Saviano ha fatto un bilancio delle sue stagioni milanesi: “Al Milan avevo solo 19 anni, e quindi prendevo tutto quello che veniva. Ricordo che arrivavo dalla Reggiana ed ero al settimo cielo per il fatto di giocare con una delle squadre più importanti d’Italia, con una grande storia alle spalle. Facemmo un ottimo campionato ma venimmo retrocessi per via del calcio scommesse. In ogni caso, in rossonero, nonostante gli infortuni e gli alti e i bassi, ho vissuto quattro anni molto belli e intensi.” https://www.toronews.net/interviste/francesco-romano-un-toro-milan-senza-tatticismi/

Sceglie la Triestina dove diventa uno dei leader della squadra che arriva a un passo dalla promozione in A.

Per sostituire Pecci, finito a Bologna, Pierpaolo Marino affonda il colpo per l’acquisto di Francesco Romano che ha sangue napoletano e che torna nell’ottobre del 1986 nella terra dei suoi avi. A fine stagione, i partenopei vincono il primo tricolore della loro storia. Romano contribuisce al successo con due reti, una pesantissima alla Juventus nella sfida scudetto del 29 marzo 1989, che spiana il cammino verso il tanto atteso titolo.

Sotto il Vesuvio vince anche una Coppa Italia e una Coppa Uefa.

Dal 1989 al 1991 va a giocare al Torino, poi Venezia, infine Palazzolo.

Francesco Romano ha giocato con il Milan 108 partite e ha segnato 4 gol.

Con la maglia rossonera è stato protagonista delle due promozioni dalla B alla A (1980/1981; 1982/1983) e ha vinto la Mitropa Cup del 1982

BIO: VINCENZO PASTORE

Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.

Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.

Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”

Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.

4 risposte

  1. Bel pezzo Vincenzo! Mi hai fatto ritornare alla mente questo pur bravo Francesco Romano che forse ha avuto la sola sfortuna di giocare col Milan in uno dei momenti più bui della sua gloriosa storia.
    Buona serata ed un caro abbraccio.
    Massimo 48

    1. Grazie Massimo, sempre gentilissimo! Esatto, si è trovato forse nel periodo più complesso della storia del nostro amato Milan. Aveva classe, l’ho dimostrato poi col Napoli di Maradona.

      Buona giornata, un abbraccio

      Vincenzo

  2. Bellissimo racconto Vincenzo.
    Ricordo perfettamente l’esordio di Romano contro la Juventus: era assente Malderaterzo(tutto attaccato) e lui indossava il numero 3.
    La Juventus fu letteralmente spazzata via, ma ci pensò l’arbitro a tenerla a galla nel primo tempo.
    Romano fu senza dubbio tra i protagonisti di quel grandissimo primo tempo.
    Anch’io ricordo il Bellissimo gol col Foggia: ero lì a San Siro e la settimana prima, con la famosa Cavese, pure.
    Non capii mai perché Romano fu ceduto: quelle cessioni incomprensibili tipo Anquilletti o Aldo Maldera.
    Infatti, Romano dimostrò soprattutto a Napoli, di essere un gran regista, poco appariscente ma di sostanza.
    Grazie ancora per il tuo gran contributo e grazie a Francesco Romano per aver illuminato per qualche tempo San Siro.

    1. Grazie Gian Paolo, sempre molto gentile!
      Francesco Romano ha avuto la sfortuna di trovarsi in un momento storico complicato per il nostro Milan, gli anni della B, della Cavese… Il gol al Foggia resta una prodezza assoluta e, come ho scritto, molti ancora oggi se lo ricordano. Proprio come te!

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