A sentire gli stessi tifosi del Milan, ma anche quelli delle squadre avversarie oltre alla schiera di opinionisti sparsi tra giornali, radio e tv, cosa ci facciano i rossoneri in testa alla classifica dopo 14 giornate resta un bel mistero. Nella migliore delle ipotesi, al di là dell’Allegri pubblico che non perde occasione per ricordarlo, arriverà in zona Champions. Altra domanda senza risposta è come abbia potuto perdere sin qui una sola partita di campionato, la prima in casa e per di più contro la Cremonese: un bell’indizio sulla mediocrità del gruppo.
Lassù la capolista è arrivata senza Leao sino ai primi di ottobre, praticamente 6 giornate compresi gli spezzoni contro il Napoli e quello sciagurato contro la Juve, poi senza Rabiot e Pulisic. Lassù ci è arrivata senza centravanti e adesso senza punte, perché Gimenez dopo essere evaporato in campo, è proprio sparito dalla circolazione; Nkunku vagola smarrito là davanti; Leao in mezzo fa fatica (dicono).
Lassù la capolista è arrivata grazie alle parate di Maignan che gli avversari definiscono “miracoli”, gli stessi 3 centrali (Tomori, Gabbia, Pavlovic) che l’anno scorso hanno incassato 43 gol in serie A arrivando ottavi, più un’altra dozzina abbondante tra coppe e Supercoppa, senza Theo Hernandez e con un cambio di modulo forzato, determinato da un mercato deficitario. Al posto di Theo non ha convinto Estupinian, di conseguenza la promozione di Bartesaghi. A destra, spostato Pulisic, è rientrato nei ranghi Saelemaekers: contrariamente a Fonseca che non fu ascoltato, Allegri ha ottenuto la sua conferma ed è titolare inamovibile. Loftus Cheek fa il pendolare tra la panchina e il campo, come Ricci, mentre Jashari non si è mai visto causa infortunio. Fofana galleggia grazie alla vera forza conclamata della squadra, Modric e Rabiot (arrivato dopo la sconfitta contro la Cremonese e forse solo a causa di quella…). De Winter è solo un prospetto, appare e scompare come una luce di Natale senza aver ancora inciso. Athekame (un gol pesante contro il Pisa a San Siro) e Odogu fanno per lo più tappezzeria.
Insomma: questi sono in testa grazie al portiere, due fenomeni a centrocampo, i gol di Pulisic e il soldatino Saelemaker perché, a sentire molti, dell’indolente Leao sarebbe meglio fare a meno, se solo ci fosse un sostituto all’altezza. Eppure il Milan ha battuto Bologna, Napoli, Roma, Inter, Lazio sbagliando un rigore e 2 gol clamorosi contro la Juventus. E – in questo filotto di 6 partite con le migliori del campionato – subendo una sola rete su rigore. Qual è il suo vero volto? Quello degli svagati fanciulli nel bosco di sera contro Cremonese, Pisa, Parma, Atalanta? Quello a singhiozzo contro Fiorentina e Torino? Quello fluido e leggero di Lecce e Udine?
I social, che sono diventati ormai terreno fertile anche per giornali e tv i quali riportano i deliri degli hater nei servizi da Firenze (per esempio), gli insulti, i sospetti cialtroneschi, i commenti volgari e sboccati, attribuiscono questo exploit rossonero a sfacciati favori arbitrali: una tesi tanto meschina e miope quanto fasulla, da non poter essere nemmeno citata, non fosse che qualche migliaio di teppisti che popolano il web hanno sistematicamente il sopravvento sull’educazione, la civiltà, i toni e i modi rispetto a una maggioranza composta, ma assai più silenziosa. Dunque, la capacità di analisi. Del resto anche qualche ex giocatore ha preso l’andazzo di comportarsi come un influencer di 20 anni, truci nel linguaggio e tranchant nei giudizi.
“Ci vorrà un bel mercato profondo e incisivo a gennaio”, rullano i tamburi. A vuoto, perché le occasioni in quel mese non saranno più di tante e comunque la proprietà non pare proprio disposta ad aprire il portafoglio. E dunque?
Dunque, la porta sui luoghi comuni è spalancata: il calcio non è una scienza esatta, tanto per cominciare. E anche quello dell’allenatore fenomeno. un altro toscanaccio come Allegri, il grande Nedo Sonetti, mi ha sempre detto che “noi si po’ migliorare una squadra del 30 per cento, ma si posson fa’ danni per il cento per cento…”. Credo che la prima percentuale possa essere alzata di molto, almeno questo ad Allegri concedeteglielo. Il resto è tutto dannatamente, incomprensibilmente casuale.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di Sportitalia e direttore della Fiera digitale dello sport. Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.










6 risposte
Pezzo superlativo Luca, Chapeau! Probabilmente il nostro Max ha sottolineato e molto probabilmente applicato le regole dettate dal grande e compianto Nereo Rocco, il Paron che descriveva la squadra perfetta con una frase iconica: «Una squadra perfetta deve avere un portiere che para tutto, un assassino in difesa, un genio a centrocampo, un ‘mona’ che segna e sette asini che corrono».
Non siamo perfetti, ma nemmeno così scarsi dato il primo posto e allora… sperem!!
Buona serata!
Massimo 48
Magnifica citazione, uno dei dogmi di Rocco che amo di più
Ciao Massimo, mi spiace ma questa citazione nel calcio odierno non ha piu senso. Nereo Rocco rimane un gigante della nostra storia.
Fantastico Filippo che si legge tutti i commenti di tutti gli articoli del suo blog! Resti il mito che sei sempre stato! Grazie!!!
PS guarda che non e’ uno sfotto’ 🙂
Grazie a te Alessandro. qualcuno però me lo son perso!
Buonasera a tutti.
Io sono uno di quelli perplessi per la posizione che stiamo occupando “offendendo” così i “predestinati”.
È vero però che dopo 14 giornate, il Milan al primo posto dovrebbe far riflettere e così, in qualche modo, devo recitare il “mea culpa”.
Però vorrei anche dire che, l’atteggiamento della squadra, sia a Roma con la Lazio, che a Torino con i granata, non mi è andato giù per nulla e mi ritengo “offeso” come tifoso.
Passando ad Allegri, sin dall’estate scorsa, ho detto che era l’acquisto di “garanzia ” o meglio, l’acquisto per “calmare” la tifoseria, portata al limite di una crisi di nervi.
Grazie all’intelligenza tattica di Allegri, la squadra ha ottenuto punti insperati: basta pensare alla vittoria col Napoli, condotta in inferiorità numerica per tutto il secondo tempo; con gli allenatori della scorsa stagione, non credo che avremmo vinto.
Ma un altro aspetto fondamentale è stato l’acquisto di Rabiot, tatticamente fondamentale, soprattutto per Modric.
Poi ci sono altri aspetti di Allegri, come il lancio di Bartesaghi, mettendo da parte Estupinan: con le dovute proporzioni (abbiate pietà!), mi ricorda quando il Maestro lasciò da parte Turone per far posto a Franco Baresi.
Se avessimo il centravanti saremmo a punteggio pieno.
Vorrei concludere con una considerazione su Nereo Rocco, che ricordo da bambino che già seguiva il Milan.
Ricordo Rocco come una persona preparata tatticamente ed anche l’approccio coi giocatori, basta sentire le testimonianze di chi lo ha avuto, era molto buono.
Un po come Liedholm, molto diverso, soprattutto nel carattere (almeno da fuori), che ricordo più di Rocco.
Di Liedholm ricordo in particolare la piacevolezza del gioco: passammo da un Milan altalenante di Castagner (bravo), al Milan dell’anno successivo, dove si vedeva molto bene la mano di Liddas, con un gioco bellissimo: io ero abbonato in quegli anni e devo dire che ho visto partite bellissime, a volte anche con gravi assenze.
Scusate se sono andato fuori tema, mi sono fatto prendere dall’entusiasmo.
Ad ogni modo, speriamo di arrivare sino in fondo….primi!