LA NOTTE DEL SODALIZIO: PICCOLA STORIA DI UNA PAROLA, DI MIKE E DI HAKAN

Certe notti, a San Siro, non serve nemmeno il tabellone per capire chi ha vinto il derby: basta guardare la luce, prima ancora che la partita inizi. E l’altra sera la luce era tutta rossonera, una parola gigante sospesa nel buio – “SODALIZIO” – costruita non con uno striscione, ma con migliaia di telefoni che hanno trasformato il divieto della Procura in un’opera d’arte collettiva. Poi ci ha pensato Pulisic a mettere il punto esclamativo, mentre Calhanoglu lo metteva… in curva sbagliata. E in mezzo c’era Maignan, architetto silenzioso del trionfo, che ha ricordato a tutti perché restare al Milan, quando credi in qualcosa, ha sempre più senso che scappare altrove.

Ma andiamo con ordine. San Siro strano, senza coreografie di ordinanza, nonostante sia un derby dal sold out col più alto incasso di sempre in serie A. Ma senza il supporto delle curve: la stretta sui tifosi è oggetto di cronaca giudiziaria, non entriamo nel merito di questioni che non appartengono al campo o all’amore per l’AC Milan e sulle quali le indagini devono far chiarezza. 

Ma l’epifania di quella parola luminosa che campeggia sul Secondo Blu, costruita non con stoffa e vernice, ma con migliaia di telefoni accesi, merita un approfondimento. “Sodalizio”. Proprio quella parola che la Procura di Milano aveva deciso di vietare, ipotizzando collegamenti con la criminalità, e che invece la Curva Sud ha rimesso al centro del mondo con un gesto semplice e potentissimo, trasformando un divieto burocratico in uno spettacolo poetico in mondovisione. 

E qui viene quasi da sorridere, perché bastava aprire la Treccani per capire che cosa significhi davvero sodalizio: dal latino sodalicium, associazione, comunanza, fratellanza. Nell’antica Roma era un gruppo religioso o politico, nella Chiesa è ancora oggi un termine che indica legami spirituali, mentre nella letteratura diventa la forma più alta dell’amicizia, come quando Ranieri racconta i suoi anni accanto a Leopardi o quando Dante evoca il “collegio dei beati”. 

Insomma, un legame nobile, profondo, tutt’altro che criminale. Ma tant’è: lo striscione “Sodalizio Rossonero”, autorizzato a settembre, è stato bloccato perché qualcuno deve aver pensato più a Gomorra che al glossario.

La Sud non si è scomposta: ha cantato tutta la notte dopo aver aggirato il divieto con un’intuizione geniale. Nessuna stoffa? Nessun problema. E allora ecco quella scritta enorme, luminosa, viva, che sembrava muoversi al ritmo dei cori. Un messaggio chiaro a tutti, soprattutto ai giocatori: noi ci siamo, noi siamo il vostro sodalizio

Ed è da lì, da quella comunanza tra squadra e tifosi, che nasce il gol partita, una combinazione che sembra uscita da un manuale di appartenenza più che da uno tattico. Palla rubata al turco (ma di lui parleremo dopo), Saelemaekers che ci crede con tutte le sue forze, Pulisic rapace. Ma il Milan, più che vincere con un’azione, vince con un patto.

E se il sodalizio è stato protagonista, qualcuno invece continua a inciampare sulla parola “fedeltà”, e quel qualcuno si chiama Hakan Calhanoglu. Stesso stadio, questa volta sotto la sua curva, stessa presunzione di sempre: quando vede il rigore contro di noi, ci va convinto di essere il nuovo padrone di Milano. Nessun milanista ha dimenticato quel 7 novembre 2021 quando, dopo aver abbandonato le nostre maglie, ha avuto l’ardire di rubacchiare un rigore inciampandosi da solo sulle gambe di Kessie, di andarlo a tirare, ma soprattutto di esultare sotto la Sud sfregandosi le orecchie, come per dire “non vi sento”. Tradimento, orribile tradimento.

Stavolta l’unico a non sentire è lui: il boato dopo il suo errore è fortissimo. Lo sbaglia perché di fronte non aveva un portiere qualsiasi, ma Mike Maignan, uno che è rimasto al Milan non per caso, ma per un progetto condiviso, nato dal lavoro di Claudio Filippi – “uno dei migliori preparatori che ci siano”, come ha ricordato Allegri – e dalla forza di una visione comune. Il rigore è un gioco psicologico prima ancora che tecnico, e Mike lo ha trasformato in una partita a scacchi: si decentra un po’ a sinistra per invitare Hakan a tirare dall’altra parte, poi rientra al centro un secondo prima della battuta, finta, aspetta e infine va a prendersi il pallone. Calhanoglu cade nella trappola, convinto che al Re di Milano basti calciare non troppo angolato. 

E invece no.

Alla fine il derby lo decide un gol (e probabilmente l’Inter meritava di più), certo, ma soprattutto lo decide quella parola che la Questura aveva provato a censurare e che invece ha finito per raccontare, meglio di ogni analisi tattica, la verità di questa squadra. Il Milan ha vinto grazie al suo sodalizio: quello tra i giocatori che si fidano l’uno dell’altro, quel nuovo senso si appartenenza e del saper soffrire e difendersi assieme che Allegri è riuscito a distillare nelle anime dei calciatori, quello tra Maignan e il suo preparatore, quello tra un gruppo che resta unito e una Curva che canta anche quando vorrebbero spegnerla. 

Perché “sodalizio” non è una minaccia, non è una sigla sospetta, non è un codice nascosto: è la descrizione perfetta di ciò che significa essere milanisti. E che ieri notte, a San Siro, ha brillato più del risultato. Anche se 0-1, detto tra noi, brilla parecchio. 

BIO: Mauro Pigozzo (Castelfranco Veneto, 9 gennaio 1980) è  giornalista appassionato narratore di storie legate al running (ne scrive su corriere.it), al vino e al territorio veneto (su Corriere del Veneto). Rossonero fin dalla nascita, sogna ancora i gol di Van Basten e quando si sveglia vede gli occhi di Sheva prima di quel rigore. Il paradiso esiste, è San Siro che canta… non ti ho tradito mai. 

11 risposte

  1. Complimenti per l’articolo! Queste parole hanno interpretato perfettamente il sentimento di noi che eravamo in curva, tutti abbracciati, e che abbiamo cantato tutta la partita col Milan nel cuore❤️🖤

  2. Buongiorno Mauro, effettivamente l’Inter meritava di più, ma la palla è rotonda e tante volte, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 i nostri tulipani prendevano a pallonate Zenga e non sempre si vinceva.
    Ci portiamo a casa questa vittoria, consapevoli che questa squadra non è completa, né per lo scudetto e tantomeno per fare la Champions l’anno venturo.
    Per quanto riguarda quel signore che non si rende conto di quanto i suoi atteggiamenti possano essere pericolosi, considerando che è un personaggio pubblico, lasciamolo pure ai cugini, contenti di lui, più che altro perché pensano di averci fatto uno sgarbo.
    Poi ti giri qualche anno indietro e ti ritrovi Pirlo, ma soprattutto il grande Sedoorf.
    Di chi è il dispetto più grande?…

  3. Dimenticavo: per quanto riguarda Maignan, penso sia l’unico portiere del Milan ad aver determinato 4 anni fa la vittoria in campionato con le sue prodezze, eccetto Albertosi naturalmente, che oltre a farci vincere la Stella, ci evitò 2 anni prima, una clamorosa retrocessione.
    Ma questa piccola società sarà in grado di fare un contratto al nostro capitano?. Per me no, anche se spero di essere smentito.

  4. Buonasera Stefano, forse mi sono spiegato male, ma mi riferivo al rigore parato in un derby: Belgrado e Manchester non erano derby con l’Inter

  5. Mi sono emozionato, per chi vive di Milan e, per chi “morirebbe” per questi colori e’ un articolo che descrive perfettamente il nostro modo/mondo di vivere il tifo, a c… tutto il resto (gos, procura ecc …)

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