“PIETRO PAOLO, PIETRO PAOLO…” IL BOMBER GENTILUOMO CHE FECE INNAMORARE SAN SIRO 

Pietro Paolo, Pietro Paolo, dalla curva si alzerà, noi ti amiamo e ti adoriamo segna ancora per gli ultrà…

Era questo il coro che si levava potente dalla Curva Sud, e io ero lì, tra sciarpe rossonere e battiti di tamburo, con il cuore che correva più veloce del pallone. Per noi, Pietro Paolo Virdis non era soltanto un centravanti: era il simbolo di un Milan che stava rinascendo, un uomo discreto, elegante e implacabile sotto porta.

Nato a Sassari il 26/05/1957, Virdis iniziò la sua avventura calcistica appena sedicenne in prima squadra nella Serie D 1973-1974, segnando 11 gol con la maglia della Nuorese.

L’anno successivo passò al Cagliari di Gigi Riva, suo idolo da sempre, con cui debuttò in Serie A a soli 17 anni. 

Il talento era evidente: controllo di palla morbido, istinto da rapace e quella calma tutta sarda che lo distingueva da molti attaccanti più rumorosi.

Dopo quasi 90 presenze e 25 gol con i rossoblù, approdò alla Juventus di Trapattoni nel 1977/78, dove imparò cosa significasse giocare in una grande squadra, vincendo anche due campionati (1977/78 e 1981-82) pur restando spesso all’ombra di campioni affermati. Successivamente visse un passaggio all’Udinese Calcio dove in due stagione disputò 45 partite segnando 12 gol in Serie A.

Ma il destino di Pietro Paolo era scritto a Milano, sponda rossonera. Firmò con il Milan nella stagione 1984 fino al 1989, visse gli anni più intensi e luminosi della sua carriera..

In 186 presenze con la maglia rossonera, mise a referto 77 gol, contribuendo in modo decisivo allo scudetto del 1987-88, memorabile fu il 1° maggio, una giornata che rimarrà indelebilmente incisa nella memoria di tutti i tifosi del diavolo. Virdis segnò una doppietta al Napoli di Diego Maradona allo “Stadio San Paolo”, e grazie a quel risultato il Milan sorpassò i campani in classifica e volò verso la vittoria del campionato.

Fu presente, subentrando nel secondo tempo al posto di Gullit, anche nella storica finale del 24 maggio 1989 al Camp Nou contro la Steaua Bucarest vinta per 4 a 0 davanti a 90.000 cuori rossoneri, conquistando così la terza Coppa dei Campioni della storia del Milan. Quella squadra ricca di campioni era capitanata in panchina dal leggendario Arrigo Sacchi.

Diventò anche capocannoniere della Serie A nel 1986-87 con 17 reti, davanti a mostri sacri come Maradona e Platini.

Eppure, Virdis non è mai stato un uomo da copertina. Non alzava mai la voce, non cercava riflettori, era un professionista silenzioso, un bomber dallo sguardo buono, che preferiva lasciar parlare i numeri e il campo. 

Chi lo ricorda sa che i suoi gol non erano solo precisi, ma anche poetici: arrivavano al momento giusto, spesso con la freddezza di un uomo che non sbaglia mai la misura del passo o del tempo. 

C’è anche un dato che racconta la sua freddezza nelle aree di rigore avversarie, su 24 rigori calciati nella carriera ne ha realizzati 23.

E ci sono anche gli aneddoti, quelli che oggi si raccontano con un sorriso. Come quella volta che, dopo un gol pesante al Napoli, scelse di non esultare, per rispetto del pubblico partenopeo che l’aveva applaudito al suo ingresso. O quando, in ritiro, portò ai compagni una bottiglia di Cannonau, dicendo che “Il vino, come il calcio, non si beve in fretta: si gusta”.

Nel 1991, dopo una parentesi con il Lecce, Virdis appese le scarpe al chiodo, lasciando dietro di sé oltre 500 partite ufficiali e più di 160 gol tra serie dilettanti, serie A, coppe e nazionali.

Non ama le luci dei riflettori, eppure il suo nome è rimasto inciso nella memoria dei tifosi rossoneri, di quelli che non dimenticano gli uomini veri, quelli che vincono senza bisogno di gridare.

Oggi, lontano dai campi, Pietro Paolo Virdis ha trovato un’altra forma di arte e passione. Insieme alla moglie, ha aperto nel cuore di Milano un piccolo ristorante dai sapori sardi e mediterranei dal nome evocativo: “Il Gusto di Virdis”.

Lei ai fornelli, con la grazia di chi conosce il valore del tempo e delle attese. Lui tra i tavoli, a raccontare vini e ricordi con quella voce pacata che un tempo precedeva il silenzio di uno stadio intero, un attimo prima di un rigore. Ogni bicchiere è un frammento di memoria, ogni piatto un capitolo di vita vissuta. E quando il profumo del Cannonau si mescola con bottarga di muggine di Cabras e con il brusio caldo del locale, basta chiudere gli occhi un istante per sentire, da qualche parte nel cuore, quel coro che torna a salire dagli spalti di San Siro… “Pietro Paolo, Pietro Paolo…” come se il tempo, per un momento, avesse deciso di non passare più.

BIO: Franco Morabito

Nato a Milano nel 1970, vive in provincia di Milano e, oltre ad essere milanista da sempre, è amante della lettura, dei viaggi e dello sport in generale e del calcio in particolare.

‘’Ogni libro che leggo, ogni luogo che visito e ogni sfida sportiva che affronto mi regalano nuove emozioni, che cerco di trasformare in storie da condividere con chi ama lasciarsi trasportare dalla fantasia e dall’avventura’’.

E’ l’autore del romanzo ‘’Il sogno di Moleque’’ e lavora come impiegato in una struttura ospedaliera di Milano.

5 risposte

  1. Buongiorno Franco bei ricordi. Andrò sicuramente a mangiare dal bomber Pietro Paolo. Tanta nostalgia di un altro calcio e di un altra curva e della gioventù che è già fuggita. Domenica però sarò a soffrire in curva Sud

  2. Gran bel pezzo Franco, Chapeau!
    Scrivi bene nel descrivere Virdis come un calciatore attaccante estremamente volitivo ma mai sopra le righe, silenzioso come s’impone ai sardi veraci, quasi ad emulare l’ormai anziano ma ancora godibilissimo cantautore comico originario di Oristano che, nelle sue comparse televisive anni 70 ed 80 veniva invitato a dimostrare di essere Sardo…e la sua risposta era un fischiettante refrain inneggiante la dua meravigliosa isola!
    Buona giornata!

    Massimo 48

  3. Un articolo che mi riporta a San Siro. Quante volte ho visto giocare Virdis?. Tante e sempre bene o quantomeno sapevi che Virdis, con la sua calma “svedese “, avrebbe fatto tutto per il meglio.
    Ricordo in particolare la partita con la Juventus il 17 Febbraio 1985, dove segnò due gol, il secondo di…”fortuna”, giocando una grandissima partita (e con lui Di Bartolomei) e facendoci vincere una partita molto complicata anche per l’assenza del Capitano.
    Nella stagione 86/87, segnò, come giustamente segnalato nell’articolo di Franco, 17 gol: se non sbaglio in quella stagione, il Milan ne fece 26, per cui, quei 17 gol valevano veramente tanto.
    Anche nell’anno dello scudetto fu decisivo e sempre pronto, non facendo rimpiangere l’assenza forzata di Van Basten. Poi arrivò il “pensionamento “, ma Pietro Paolo Antonio Virdis, nato come me, il 26 Giugno, è una di quelle persone che ti restano nel cuore e non soltanto per i gol…

  4. Complimenti per il bell’articolo, che rende il giusto omaggio alla leggenda Virdis, per i tifosi rossoneri di una certa eta’, e al mescitore Pietro Paolo, per gli avventori del suo locale in Via Piero della Francesca a Milano, che accoglie e coccola insiema alla sua bravissima Claudia. Non lesina i suoi punti di vista disinteressati sul calcio di oggi e ogni tanto svela anche qualche retroscena dei suoi tempi.
    Ultima nota per i piu’ giovani – dopo Virdis nell’87, il titolo di capocannoniere della Serie A lo hanno vinto fino a oggi solo tre attaccanti in rossonero: nell’ordine, Van Basten, Shevchenko e Ibrahimovic. Capito chi era Virdis??

  5. Gran bel pezzo ,complimenti mi sono emozionato. Virdis, eroe di un calcio Dimenticato che fece innamorare intere generazioni in patria e all estero

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