LA COMPLESSITÀ DELL’ESSERE FIGLI DEL PROPRIO TEMPO (PIU’ CHE DEI PROPRI GENITORI)

Sarà capitato anche a voi di rivedere un vecchio film anni ’90 o di osservare il differente materiale con cui venivano assemblate magliette e abiti o ancora di trovare in qualche vecchio baule della soffitta il fumetto o il Guerin Sportivo del 1989 con Roberto Baggio con la maglia della Nazionale priva di sponsor tecnico. C’è uno stato d’animo che identifica con chiarezza queste situazioni nel collegamento fra emozione e passato, si chiama nostalgia ed è quell’indicatore capace di omettere i risvolti negativi di un oggetto, di un rapporto o di una persona. E più in generale di un tempo appartenente al passato, a cui con la nostra personale mappa, ci aggrappiamo riflettendovi il nostro vissuto, i nostri ricordi e le situazioni ormai trascorse. La nebbia del ricordo distoglie la memoria dall’oggettività e rende il paesaggio soffuso, ovattato, a tratti magico. Di sicuro meritevole di un pensiero prolungato, perché in esso ci rifugiamo, rivedendo abitudini a cui eravamo legati e persone che magari non ci sono più.

Mi ricollego al bell’articolo di Franco Morabito di qualche giorno fa e a come sia stata abilmente descritta la zona oscura dei tempi presenti, fatti di studenti incapaci di rispettare l’insegnante che hanno davanti, di educatori isolati rispetto a orde di giovani smaliziati, o ancora di contesti spersonalizzati, figli di algoritmi e di chatbot.

Uno dei principali compiti di un mental coach è quello di partire da ciò che si può fare con quello che si ha e di vederlo come elemento distintivo e premiante, sfruttandolo, all’uso, come punto di forza. In questo senso vorrei contestualizzare anche con riferimento a quanto da me indicato nell’articolo intitolato Non ci sono più i giovani di una volta. O forse sì”: ogni generazione critica, anche duramente, quella che la segue, ne enfatizza mancanze e difetti, ne giudica i limiti e minimizza le virtù. Si tratta di un’abitudine, tanto diffusa quanto caratterizzata da una base positiva, legata all’istinto di sopravvivenza (assurdo all’apparenza!) che ci porta a proteggerci da ciò che è “nuovo”. E quindi anche i Del Piero, i Totti e i Maldini Paolo sono ben poca cosa rispetto ai Boninsegna, ai Rivera o ai Maldini Cesare.

Nel gergo coaching, siamo soliti parlare di necessità di un cambio di paradigma, per cui l’errore interpretativo sta nel vedere qualcosa di paragonabile fra epoche (forse ere geologiche) diverse e lontane. È tanto nostalgico e romantico ricordare le porte fatte con le felpe appallottolate le une sulle altre e le linee laterali come ipotetiche corsie delineate dai pietroni di un campo spelacchiato. Ma perché non può essere altrettanto ammirevole, apprezzare la preparazione di professionisti a bordo di un campo sintetico che educano con impegno bambini anche di età molto piccole, all’importanza dell’autonomia nel prepararsi la borsa, all’aiuto del compagno in difficoltà, all’ascolto. La possibilità di avere strutture adeguate ai tempi (in questo caso docce funzionanti, palloni gonfi ecc.) non è forse il mantra ricorrente quando parliamo di stadi e ci lamentiamo dell’inadeguatezza di essi rispetto al contesto internazionale? Si è spesso focalizzati a osteggiare il cambiamento come tale, anche se questo vuole dire accogliere nuove opportunità, maggiore comfort e crescita del movimento.

Il presente nasconde tanti punti di forza e un’attenzione sicuramente assente negli anni ’80 rispetto al “diverso”, il tutto sta nel direzionare l’attenzione selezionando le caratteristiche (non le differenze, ma appunto le caratteristiche) dei campetti nel 2025, ma anche dei film, dei giornali in digitale e più in generale del nostro tempo presente, rispetto a qualcosa di trascorso e che magari potrà riaffacciarsi sotto forma di moda vintage o di tendenza occasionale. Sicuramente passato ma grazie al quale viviamo il tempo presente.

Bio: Francesco Borrelli

 Francesco è un Mental Coach certificato Acsi – CONI. Oltre alla Laurea in legge presso l’Università degli Studi di Genova, si è formato in PNL attraverso corsi e Master conseguiti nell’ambito di aziende private di cui ha fatto parte. Negli anni ha coltivato la sua passione per lo sport scrivendo per testate giornalistiche liguri, oltre a svolgere il proprio lavoro di consulente d’azienda in ambito bancario. L’attività di Mental Coach lo porta da diverse stagioni ad accompagnare sportivi impegnati a preparare Olimpiadi e Mondiali, oltre a calciatori di tutte le età, agevolandone i rispettivi percorsi e seguendone tutta la trafila giovanile fino all’approdo in prima squadra. Il suo sogno è continuare ad aiutare i giovani calciatori, anche rossoneri, dal suo ufficio a Milanello, di fianco alla “palestra delle leggende”.

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