Milan-Padova ha l’aria di essere una finale poco interessante, di un duello tra due squadre che hanno ampiamente deluso durante la stagione 1966/1967. I patavini, grande sorpresa del torneo, hanno chiuso la classifica al sesto posto, ma guai a pensare ad una stagione in lotta per le prime posizioni. A seguito di un campionato altamente equilibrato, solo cinque punti separano la squadra di Humberto Rosa dalla quart’ultima posizione, occupata dal Savona. Il Milan di Arturo Silvestri, che sarà sostituito dal Paron Rocco, ha disputato invece una delle sue stagioni più difficili: finisce ottavo in campionato, riesce a farsi eliminare nella Mitropa Cup dalla Dinamo Zagabria e partecipa senza lasciare il segno nella Coppa delle Alpi. Resta dunque la Coppa Italia, la cui vittoria porterebbe in bacheca un trofeo e aprirebbe le porte dell’Europa ai rossoneri.
In uno Stadio Olimpico mezzo vuoto, il 14 giugno 1967 si gioca l’ultimo atto del torneo. Il Padova si impegna e prova attraverso la corsa e il dinamismo a sopperire alla maggior classe dei rossoneri che controllano la partita senza grossi patemi. Vivacchia il Diavolo, sa che gli basterebbe alzare leggermente il ritmo per creare problemi ai bianchi. È una partita che vive di improvvise fiammate, quelle del Milan. In una di queste, Fortunato si proietta sulla fascia e crossa in mezzo dove è pronto a farsi trovare il brasiliano Amarildo che da pochi passi segna con un fortissimo tiro. È il gol che decide una partita non proprio esaltante, un gol che ha una valenza storica importante per il club perché segna il primo sigillo nella competizione. È anche uno degli ultimi fotogrammi della carriera in rossonero di Amarildo Tavares da Silveira, semplicemente chiamato Amarildo, il suo ultimo gol con la maglia del Milan.
Ma riavvolgiamo il nastro e torniamo lì dove tutto ha avuto origine, nel lontano Brasile, autentica messe di campioni funambolici e tecnicamente superiori dalla quale il mercato Italiano pesca a piene mani. Tra questi fuoriclasse rientra anche il giovane Amarildo che per tutti è il Garoto (il ragazzo), per via di quella faccia da ragazzino.
Il Milan lo acquista nel 1963 dal Botafogo con il quale ha segnato tanto e vinto diversi titoli. Oltre ai successi in patria, nel 1962 partecipa alla spedizione della Seleçao in Cile, dove i Verdeoro devono difendere il titolo vinto in Svezia, terra nordica che rivelò al mondo, in una sorta di boreale epifania, la classe assoluta di Pelé. Nella Coppa del Mondo del 1962 Amarildo è la riserva del fuoriclasse brasiliano, ma lui ci tiene a far sapere che non ama essere dietro nelle gerarchie. Non è che i due si sopportino, anzi, quando Amarildo può esternare tutta la sua frustrazione nei confronti di Edson Arantes do Nascimento, lo fa senza peli sulla lingua, come accadde in questa circostanza: “Non intendo fare la riserva a Pelé” borbottò fra i denti nei corridoi di San Siro quando in maggio, dopo 26 minuti di gioco, il prodigioso Edson usciva tra i fischi e si trattava di provvedere alla sostituzione. “Io oggi non gioco. Dovevo entrare in campo prima…”
Succede che Pelé si fa male e allora entra in scena il Garoto che sostituisce la Perla Nera e toglie le castagne dal fuoco contro la Spagna segnando la doppietta che ribalta la partita e in finale ristabilisce la parità dopo il gol di Masopust, prima che Zito e Vavà chiudano i conti e regalino al Brasile la seconda Coppa Rimet.
Quando lui arriva al Milan trova (per poco) una piccola colonia brasiliana e Amarildo pare inserirsi molto bene nei meccanismi della squadra, contribuendo con ben 14 gol, il primo già all’esordio, nella trasferta di Mantova. In campionato segna un’importante doppietta nel 2 a 1 del 5 aprile 1964 contro la Juventus e nella finale di andata di Coppa Intercontinentale contro il Santos (4-2) realizza due gol sotto gli occhi del suo compagno e rivale di nazionale Pelé, che esce dallo stadio sconsolato. “Un brasiliano ha mostrato ai suoi connazionali come si gioca a calcio” scrivono i giornali il giorno dopo. Purtroppo al ritorno i paulisti, che sono brasiliani come Amarildo, si ricordano dell’umiliazione e vincono per 4 a 2. Si va alla “bella” che premia la squadra di Pelé, che viene aiutata anche dall’incompetenza dell’arbitro argentino Brozzi.
Sono dunque 16 le reti al primo anno con la casacca rossonera per il Garoto che, sul campo, non è un tipo facile e che sente il richiamo del Brasile, la saudade dei caroselli e dei balli del Carnevale di Rio. Sul campo è irrimediabilmente irrequieto e quando le prende dagli avversari, lui si accende e ricambia la rudezza con il suo caratterino per nulla mansueto. Fioccano allora le espulsioni che ne compromettono le prestazioni e la continuità.
Tirando le somme, i primi due anni al Milan sono positivi e ai 16 gol della prima stagione, si aggiungono i 14 del 1964/1965 ma nelle due annate successive il rendimento cala, i gol diminuiscono e i numeri sono eloquenti: in 62 presenze le reti sono soltanto 8. Tuttavia, se in 8 partite contro l’Inter metti a segno 5 marcature, è inevitabile entrare di diritto nel cuore dei tifosi casciavit. Indimenticabile è la vittoria del 15 novembre 1964 nella quale Amarildo segna il gol del definitivo 3 a 0 con una grandissima azione in contropiede, che segue la doppietta di Giovanni Lodetti. Un successo per certi versi clamoroso, che gli interisti non prendono per nulla bene e che proietta il Milan al comando della classifica di Serie A.
Dopo la finale di Coppa Italia vinta contro il Padova, Amarildo lascia il Milan per vestire la maglia della Fiorentina e nella città toscana diventa idolo dei tifosi che tuttavia mette in ansia nell’estate che precede la stagione 1968/1969. Ritarda il suo ritorno, la sorella Nicea, temutissima procuratrice, gioca al rialzo per un contratto migliore e manda telegrammi allarmanti alla società Gigliata. Intanto l’argentino Pesaola è diventato allenatore della Fiorentina, uno che sa di che pasta sono fatti i brasiliani. Riesce a convincere il Ragazzo a tornare a Firenze e gli affida le chiavi dell’attacco, libero di agire su tutto il versante offensivo, in una sorta di regista avanzato.
È una mossa vincente.
Il suo contributo è importante per la conquista del secondo Scudetto della Viola: in campionato gioca 25 partite e segna 6 gol. L’anno dopo ripete le prestazioni del recente passato ma il rapporto con l’ambiente inizia a incrinarsi e così sceglie la Roma di Helenio Herrera senza però lasciare il segno.
Torna in Brasile, al Vasco da Gama, successivamente inizia la carriera da allenatore che termina nel 1992.
Con la Nazionale brasiliana ha vinto il mondiale del 1962 ma il rapporto con il Brasile finisce precocemente nel 1966, dopo 19 partite e 7 reti.
Con Milan ha vinto la Coppa Italia del 1966/1967, la prima della storia del Diavolo.

BIO: VINCENZO PASTORE
Pugliese di nascita, belgradese d’adozione, mi sento cittadino di un’Europa senza confini e senza trattati.
Ho due grandi passioni: il Milan, da quando ero bambino, e la scrittura, che ho scoperto da pochi anni.
Seguire lo sport in generale mi ha insegnato tante cose e ho sperimentato ciò che Nick Hornby riferisce in Febbre a 90°: ”Ho imparato alcune cose dal calcio. Buona parte delle mie conoscenze dei luoghi in Gran Bretagna e in Europa non deriva dalla scuola, ma dalle partite fuori casa o dalle pagine sportive[…]”
Insegno nella scuola primaria, nel tempo libero leggo e scrivo.










2 risposte
Ed io c’ero carissimo Vincenzo in quel mercoledì sera in un Olimpico mezzo vuoto ad applaudire il match winner Garoto che regalò al Milan la sua prima ed indimenticabile, per il sottoscritto 19nne, Coppa Italia.
Pensa che solo 12 ore dopo sostenevo la prova scritta di Italiano presso l’Istituto Tecnico Guglielmo Marconi all’esame della mia maturità!…e la valutazione fu ottima, come il nostro vecchio e grande Milan!
Un forte abbraccio e buona giornata.
Massimo 48 ❤️🖤
Grazie Massimo, non avevo dubbi che tu ci fossi a vedere il nostro primo successo in questa competizione per noi non sempre fortunata… il calcio si lega sempre con gli eventi della nostra vita e li condisce di ulteriore senso. Il gol del Garoto avrà reso più dolce l’esito della tua maturità… Forza Milan
Vincenzo