Va di moda il Made in Italy, del resto – per quanto riguarda gli allenatori nostrani – va sempre di moda: nella storia non è servito essere tanto Trapattoni, Capello, Ancelotti, Ranieri, Sarri o Conte, vincenti anche all’estero, ma è bastato Di Matteo (poi scomparso dai radar)… Oggi è il turno di De Zerbi, Maresca, Farioli: il primo ha portato il Marsiglia in testa, il secondo ha ridato diginità e competitività al Chelsea campione del mondo, il terzo comanda il campionato con il Porto.
Bravi, giovani, emigrati mentre in casa nostra vecchi lupi come Allegri, Conte, Gasperini devono tenere testa a Fabregas, Chivu, Tudor. Eppure c’è chi preferisce il giovane straniero, come Cuesta (per dire).
Scelte. Rispettabili, ci mancherebbe: le società pagano, hanno diritto di ingaggiare e semmai esonerare chi e quando vogliono. Il Milan ha fatto marcia indietro: dopo gli improbabili Fonseca e Conceiçao è andato, anzi è tornato, sulla sua storia e su quella del suo allenatore: Massimiliano Allegri.
Conosce l’ambiente, conosce la serie A, conosce il verbo vincere. Si è di nuovo immerso in un mondo rossonero nel frattempo depresso, ridimensionato gravemente dopo lo scudetto, 2 secondi posti, una semifinale di Champions. Difesa colabrodo, retrovie in classifica, una finale di coppa Italia presenziata senza giocarla, calibri come Reijnders e Theo Hernandez ceduti al primo offerente. Rivoluzione sul mercato tra arrivi e partenze come in Stazione Centrale.
Max ha cambiato in tempo reale la sua postura, non intesa come incedere ma come presenza: pacato, disteso, riflessivo nelle conferenze stampa, sorridente negli allenamenti senza perdere lucidità e intransigenza nelle scelte. Un camaleonte che ha capito come né lo spogliatoio né tanto meno la tifoseria, avessero bisogno di slogan o proclami. Profilo basso, bassissimo, sotto il livello del mare. Compostezza nelle dichiarazioni sin dalle amichevoli estive, dopo le vittorie come dopo l’unica sconfitta in campionato.
Squadra corta, compatta, essenziale, fin troppo attenta alla teoria – soprattutto in attacco – rispetto al senso pratico che invece brilla nel senso e nello spirito di squadra, nella solidità difensiva.
L’unico posto in cui Allegri è rimasto lo stesso di Torino, l’unico momento in cui è ancora quello della Juventus, è in panchina, è in partita. Calci alle bottigliette, giacca che vola via, un cartellino rosso, battute anche sferzanti ai giocatori. Nei 90’ Max è quello che abbiamo salutato e ritrovato.
Non ci eravamo lasciati bene, 12 anni fa: gli rimproveravo lo scudetto perso nel 2012 e lo smantellamento della squadra, cui non si era opposto, soprattutto la cessione silenziosa di Pirlo. Spero avremo modo di vederci prima o poi, fare due chiacchiere, chiarirci: di lui sono innamorati tutti quelli che ci hanno lavorato e ci lavorano insieme, ci deve essere più di una ragione.
Poi mancò mia mamma nell’ottobre del 2012, erano le 3 del mattino. Alle 7.50 il primo, il primissimo sms di condoglianze che mi arrivò sul cellulare fu il suo. E in questo aneddoto che porto naturalmente nel cuore, c’è l’uomo. Che nella mia graduatoria di vita viene e verrà sempre prima del professionista.

BIO: Luca Serafini è nato a Milano il 12 agosto 1961. Cresciuto nella cronaca nera, si è dedicato per il resto della carriera al calcio grazie a Maurizio Mosca che lo portò prima a “Supergol” poi a SportMediaset dove ha lavorato per 26 anni come autore e inviato. E’ stato caporedattore a Tele+2 (oggi SkySport). Oggi è opinionista di MilanTv e collabora con Sportitalia e 7GoldSport. Ha pubblicato numerosi libri biografici e romanzi.










7 risposte
Come sempre, impeccabile.
Hai ben descritto Luca la figura di Massimiliano Allegri sia come trainer ma soprattutto come uomo. Dopo la sua lontana e mesta dipartita da Milanello il nostro Max è migliorato ulteriormente e sotto tutti gli aspetti, ed hai ben detto nel definirlo un ottimo conoscitore del verbo vincere dove, sottolinerei, ne articolerebbe con cura maniacale tutte le sue coniugazioni: passato, presente, futuro …e a queste ultime due noi tutti tifosi rossoneri ne saremmo particolarmente legati!
Buona giornata.
Massimo 48
Bellissimo ritratto del professionista e dell’uomo !!!
Giusto, prima l’uomo.
Pensiero che non fa una piega. Allegri può piacere o meno male è un grande professionista e sa che il calcio, come lui stesso sottolinea sempre, è più semplice di quello che alcuni vogliono fare credere. Quello che conta è avere la capacità di compattare lo spogliatoio e di portarlo tutto a remare dalla stessa parte, questo è quello che sembra in questo momento.
Saluti
Ho dovuto ricredermi sul professionista. Non mi piacciono le “minestre riscaldate” ma in pochissimo tempo ha saputo dare tanto, anche perché è migliorato. Ha riportato lo stile Milan. Credo sarebbe piaciuto al nostro caro Silvio. Spero sia l’alba di un nuovo impero
Inizio Maggio 2025 mattino intorno alle 9.00 mi sto recando in ufficio a Torino incontro Allegri; mister buongiono porti pazienza ma con il calcio si torna un po bambini…ma torna a Milano o no?! E lui scoppia a ridere e dice ” ehm vediamo vediamo…”. Ho avuto la percezione che i suoi occhi si fossero “accesi” alla mia domanda e ho capito che probabilmente sarebbe tornato e sopratutto quanto gli avrebbe fatto piacere e ne sarebbe stato fiero di sedersi nuovamente sulla ns panchina….