I giovani rossoneri non sfigurano in casa di un’avversaria più quotata. Anzi, i tre punti sarebbero stati meritati. Ossola si infortuna, rientra Lontani, show di “Pandolfic” che gestisce decine di palloni e sfiora il gol su punizione
Il Milan Primavera pareggia in casa della più quotata Atalanta, terza con 16 punti alle spalle di Genoa e Fiorentina, e – ottavo con 12 punti – resta invischiato nel gruppo alle spalle della zona playoff. Peccato, perché per la seconda volta consecutiva sarebbe bastato poco per fare bottino pieno, e con merito. Ma andiamo ai fatti.
Rispetto alla formazione di quindici giorni fa cambia solo il portiere: mister Renna schiera i suoi ragazzi con il tradizionale 1-4-3-3 con Longoni in porta e difesa a quattro composta da Nolli, Zukic (unico 2004 della squadra), Colombo e Pereira: continua a mancare per infortunio Piermarini che mi aveva ben impressionato all’esordio; a centrocampo le due mezzali sono Plazzotta e La Mantia, con al centro Fabio Pandolfi, per un bel terzetto di 2008; in attacco ancora le tre non-punte, con capitan Scotti a destra, Castiello a sinistra e Ossola (fresco di contratto) al centro, a galleggiare fra il ruolo di trequarti e quello di falsa punta.
Avvio nervoso, poi tanto Milan
La partita inizia un po’ nervosa, fallosa (La Mantia ammonito al 5’), spesso interrotta: si capisce che le squadre non vogliono perdere il controllo del gioco e ricorrono volentieri al fallo. Poi emerge la qualità del Milan, che sale palla al piede con belle azioni corali, ma fatica a concretizzare negli ultimi metri. Al 24’ c’è una bella ripartenza 3 contro 3, ma Castiello finisce in fuorigioco. Al 27’ Ossola con un solo tocco mette un bellissimo filtrante sempre per Castiello, che si fa parare la conclusione. Al 28’ c’è un fallo su Pereira, che però riesce ad alzarsi da terra e a mantenere il possesso della palla in una zona pericolosa, ma l’arbitro sbaglia a non concedere il vantaggio. Al 35’ Ossola lascia il campo per un problema fisico: al suo posto entra Simone Lontani, attuale capocannoniere della squadra con tre gol; ci metterà un po’ a entrare in partita. Al 40’ c’è un gran cross di Nolli dalla trequarti destra: Castiello salta in solitudine sulla sinistra ma non impatta la palla da ottima posizione. L’Atalanta è pericolosa solo in contropiede, specie al 40’ quando Baldo si trova a tu per tu con Longoni, che esce e para a terra. Alla fine del primo tempo, il Milan è leggermente avanti per atteggiamento e occasioni create.
Atalanta più decisa, poi Lontani entra in partita
Il secondo tempo inizia con un’Atalanta più intensa e più alta nel pressing, che batte due corner nel giro di un minuto intorno al 55’. Atalanta che inizia subito i cambi: al 59’ entra Michieletto, una punta più fisica di Bono, che lavora con efficacia spalle alla porta, aprendo spazi per i compagni. Ma intanto si risveglia il Milan, diretto da un Pandolfi davvero ispirato, che recupera e smista palloni senza una sbavatura, tanto che viene la tentazione di chiamarlo Pandolfic. Non solo il regista rossonero comanda il gioco dalle retrovie, ma inizia ad avanzare un po’ il suo raggio d’azione, forse constatando la fatica dei compagni nel trovare la porta. Al 62’ difende bene la palla, si procura una punizione da buona posizione e la calcia dando l’illusione del gol, che sarebbe meritatissimo: invece la palla esce di un soffio. Intanto l’Atalanta fa altri due cambi intorno al 70’ (e ne farà un altro all’85’), per affrontare con forze fresche la fase finale della partita. Il Milan non ne fa nessuno, se non l’ingresso di Di Siena al 90’, a cose sostanzialmente fatte. Prima, però, si accende il duo Pandolfi-Lontani: al 71’ il regista mette un gran lancio in area piccola, che l’attaccante conclude con un pallonetto di sinistro al volo, di poco alto (sarebbe stato un gol da antologia); un minuto dopo, altro lancio, questa volta per la testa della stessa punta, che non trova la porta. Applausi.
All’80’ si capisce che il Milan è stanco: l’Atalanta sta giocando con quattro giocatori subentrati, i rossoneri con uno solo, oltretutto entrato nel primo tempo. E qui viene da chiedersi perché Renna non abbia pensato di immettere un po’ di energia nuova: il Milan perde qualche pallone di troppo, l’Atalanta ci prova in contropiede con Michieletto che per due volte viene messo davanti a Longoni ma sbaglia, e la partita finisce.
Pochi gol, tanta classe
Quali conclusioni? Se un pareggio in casa di una squadra più quotata è sempre da festeggiare, anche questa volta, come due settimane fa, resta un po’ di amaro in bocca per le occasioni avute e per i larghi momenti di superiorità nel costruire gioco. Rimaste all’asciutto le due mezzali (contro il Monza avevano segnato proprio La Mantia e Plazzotta, oggi meno “on fire”), il contributo che viene dai giocatori offensivi risulta oggettivamente insufficiente: Ossola e Scotti (che oggi si è sacrificato moltissimo in fase difensiva, da vero capitano, ma ha anche perso qualche pallone sanguinoso, intestardendosi troppo) sono due giocatori di uno contro uno; Castiello rimane un enigma: se è una punta centrale perché gioca così defilato a sinistra? Resta Lontani, sulla carta una punta, certamente dotato di senso del gol, che probabilmente in futuro torneremo a vedere in campo (ha saltato qualche partita per infortunio) ma non un centravanti fisico. Infine, una citazione per “Pandolfic”: vederlo giocare è un piacere per gli occhi. So che il paragone può sembrare audace, so che seguendo il calcio giovanile ci si illude spesso di avere trovato “il nuovo qualcuno”, ma la pulizia e la visione con cui questo ragazzo riceve palla (e spesso la intercetta), la pulisce, la sposta dalla zona di pericolo con un dribbling, per far poi ripartire il gioco sia sul lungo che sul corto, a me ricorda tanto il marziano con la maglia numero 14. La cautela è d’obbligo e le variabili, come mi ricorderebbe il padrone di casa di questo blog, sono molte, dall’equilibrio psicologico allo sviluppo fisico. Insomma, godiamocelo e speriamo in bene.

BIO: Luca Villani è nato a Milano il 31 gennaio 1965. Giornalista professionista, oggi si occupa di comunicazione aziendale e insegna all’Università del Piemonte Orientale. Tifoso milanista da sempre, ha sviluppato negli anni una inspiegabile passione per il calcio giovanile e in particolare per la Primavera rossonera. Una volta Kakà lo ha citato in un suo post su Instagram e da quel momento non è più lo stesso.









