(COOPETIZIONE: crasi tra cooperazione e competizione)
Introduzione
Nel panorama degli sport di invasione, come il calcio, la pallacanestro o l’hockey, la dinamica tra giocatori non può essere ridotta a una semplice alternanza tra cooperazione e competizione. Per descrivere in modo più immediato e funzionale questa complessità, propongo un nuovo termine: “coopetizione”, coniato personalmente per rappresentare la compresenza simultanea di azioni cooperative e oppositive in una stessa configurazione di gioco.
Origine e necessità del termine
L’introduzione di un nuovo termine nasce dalla necessità di dare maggiore enfasi a concetti complessi, difficili da esprimere con il linguaggio tradizionale. La coopetizione permette di comunicare in modo chiaro e diretto ciò che accade sul campo: un equilibrio fluido tra collaborazione con i compagni e opposizione agli avversari, che definisce le configurazioni di gioco nello spazio e nel tempo.
Definizione e applicazione
La coopetizione descrive la condizione in cui tutti i soggetti coinvolti in un gioco di invasione agiscono contemporaneamente su più piani:
• • Cooperativo: con i compagni per creare opportunità di avanzamento, protezione della palla o gestione della struttura tattica.
• • Competitivo: contro gli avversari, attraverso marcature, pressing, intercettazioni o occupazione degli spazi.
Questa simultaneità non è casuale: rappresenta una vera configurazione di gioco, un concetto chiave dell’approccio fenomenologico-enattivo, in cui l’interazione tra giocatori e contesto genera senso, significato e azione.
Originalità e valore comunicativo
Coniare il termine coopetizione consente di trasmettere immediatamente un concetto complesso, senza dover ricorrere a spiegazioni lunghe o astratte.
Inoltre, offre uno strumento linguistico utile a tecnici, allenatori e analisti per descrivere le situazioni di gioco come sistemi dinamici, in cui ogni attore contribuisce sia alla costruzione del gioco che alla sua resistenza.
La coopetizione diventa quindi non solo un neologismo, ma una chiave di lettura innovativa delle dinamiche sportive.
Evidenzia come gli sport di invasione siano caratterizzati da una rete complessa di azioni simultanee, in cui la cooperazione e la competizione coesistono costantemente.Con questo termine, coniato da me, si apre la possibilità di comunicare con maggiore chiarezza, vivacità e precisione le configurazioni di gioco, promuovendo una comprensione più profonda della realtà autentica del gioco.
IL PROCESSO CIRCOLARE

COLLETTIVI AGENTI IN MANIERA ANTAGONISTA
La cui prevalenza sarà determinata dalla qualità di comprensione delle due intelligenze collettive manifestate dai due sottosistemi contrapposti.
Comprendo il gioco, e mi faccio comprendere attraverso il saper giocare.
Questo è il viaggio di ricerca/azione intrapreso già da qualche anno.Questa visione, consentitemi la presunzione, ribalta radicalmente ciò che si è pensato fino a ora: unico sistema ( il gioco), non più dinamico e aperto, ma caotico, dove due sottosistemi interagiscono tra di loro in maniera cooperativa e competitiva ( opposti scopi) nel medesimo spazio.
Il problema vero è questo. Se ammettiamo la complessità della prestazione, dobbiamo anche ammetterla per quanto concerne il gioco in sé. E mi spiego, anzi pongo una domanda:
Quale è la sua complessità?
Perché, se è oramai chiaro a tutti che la persona è complessa, la squadra è complessa, la realtà è complessa, e il gioco, come procediamo per non frazionarlo?
A cominciare dal superamento della classificazione delle fasi.

Ciascuna è progenitrice e figlia dell’altra e viceversa, senza soluzione di continuità e in condizione di notevole incertezza.
Per questo, ritengo che sia più evoluto allenare reversibilità ( cambiamento di statuto: attaccante/difensore), e la reciprocità ( pari opportunità), che per il loro succedersi caotico e improvviso attribuiscono grande imprevedibilità alle sequenze di gioco.
Inoltre, tali situazioni, proprio per essere aperte, vale dire che emergono in corso d’azione, non hanno un’unica soluzione.
E ciò non può non ricondursi al tema della comprensione (interpretazione, valutazione, selezione, azione) del, nel e attraverso il gioco dei costrutti del tempo e dello spazio, veri protagonisti dello sviluppo del gioco perché sono essi che danno senso e significato alle azioni.
ADATTAMENTO, VARIABILITÀ, INTENZIONALITÀ, ANTICIPAZIONE PROBABILISTICA, COGNIZIONE INCARNATA
Saper fronteggiare reciprocità e reversibilità delle configurazioni del gioco, dei comportamenti nel qui e ora dei contendenti, fortemente influenzati dal tipo di rapporto di forze, questo sarà il futuro del processo dell’allenamento calcistico.
E se è così, rafforza ancora di più l’idea che a prevalere degli uni sugli altri saranno la qualità, la tempestività, e l’intenzionalità dell’agire consapevole, utilizzando in maniera ecologica gli strumenti che si posseggono, che saranno sempre più contestuali quanto più essi sono stati formati nell’ambiente reale del gioco.
Converrete con me, che se dovrà essere il prossimo futuro, dovranno cambiare molte delle prassi “ didattiche” , non solo quelle tradizionali, ma anche quelle che si ritengono “ moderne”.
Diverrà necessario sostituire questo dogma riduttivo di semplice causalità e scelta sterilizzante con un modello più complesso emergente di organizzazione, interazioni, effetti reciproci e fenomeni contestuali, più adeguato alle relazioni di opposizione prodotte dalle due squadre.
GIOCHI ENATTIVI DI COOPETIZIONE
Ambienti che si sviluppano intorno alle categorie dello spazio e del tempo, allenarsi nella dialettica del gioco reale, come fonte di interesse e campo di esperienza, nel corso della quale i giocatori dovranno comprendere contemporaneamente le azioni e le reazioni, questo sarà ancora più fondamentale.
Il gioco è costituito da una successione non lineare di momenti ed eventi correlati tra di loro.
Con il passare del tempo, le configurazioni del gioco cambiano stato e, in qualsiasi momento, un evento può sconvolgere il tutto in modo imprevedibile.In un ambiente caotico( non prevedibile) come quello degli sport di invasione, comprendere lo stato attuale del gioco e anticipare le azioni dei compagni di squadra e degli avversari vanno di pari passo per garantire un controllo ottimale delle azioni.
Quando ciò avviene, si sollecita anche una dimensione proattiva che implica anticipare e incoraggiare azioni future, o anche retroattiva che significa ripristinare e mantenere un certo equilibrio dopo che si è verificato un fenomeno inaspettato.

È superato l’approccio riduzionistico teso a separare i vari aspetti, a cominciare dalla distinzione delle fasi di gioco e soprattutto quello fisico del lavoro a secco (che per la maggior parte delle nostre squadre rappresenta gran parte della mole di lavoro che si svolge anche durante l’anno) a vantaggio di un modello sistemico con al centro la promozione, lo sviluppo e l’ affinamento delle categorie dello spazio e del tempo individuali e collettive attraverso attività integrate di cooperazione/opposizione.
SAPER GIOCARE CON IL TEMPO NELLO SPAZIO

Da sempre, il tempo e lo spazio, hanno stimolato la riflessione filosofica prima e quell scientifica poi.
Molti si sono incamminati nella strada dell’ indagine speculativa.
Oggi, con questi due costrutti, tutti si devono rapportare, specie chi si occupa e pratica lo sport di COOPETIZIONE, ivi compreso il calcio. I greci utilizzavano due vocaboli per definire il tempo: Kronos e Kairos. Tempo oggettivo ( sono le 17, c’è buio ecc.), tempo qualitativo ( che significa per ciascuno di noi “ vivere le 17? Percezioni , Emozioni, Stati d’ animo) .
Penso che questa distinzione abbia molto a che vedere con il gioco del calcio.
Siamo al quarantesimo del primo tempo: tutti vivono questo momento allo stesso modo?
Sicuramente no.
Questo stato d’animo influenzerà sicuramente il processo enattivo ( circolarità percezione/ decisione/ azione).Con queste premesse, tutti quelli che si sono cimentati nello studio dello spazio e del tempo in ambito sportivo, oramai concordano su questi punti.
1) Spazio egocentrato ( il proprio corpo), spazio allocentrato ( spazio geometrico);
2) Spazio vissuto, spazio percepito;
3) Spazio topologico, spazio dinamico.
Queste classificazioni determinano in ambito calcistico le seguenti tipologie di spazio/tempo:
1) Spazio tecnico ( distanza tra un giocatore e il suo avversario);
2) Spazio tattico ( spazi che si liberano e si occupano continuamente;
3) Spazio proiettivo ( spazio che si costruisce).
Questa classificazione ha comportato nella semantica calcistica di utilizzare i seguenti termini:
– Zona ombra;
– Zona cieca;
– Zona debole;
– Zona forte;
– Ampiezza relativa e assoluta;
– Profondità: verso la palla, verso la porta;
– Zona di prima costruzione;
– Zona di seconda costruzione;
– Zona di rifinitura;
– Diagonale;
– Piramide difensiva;
– Sistemi di gioco
Siamo partiti dallo spazio, adesso concentriamoci sul tempo.
Il tempo, in ambito calcistico sul piano soggettivo, lo troviamo in queste azioni:
– Tempo del passaggio;
– Tempo dello smarcamento;
– Tempo del tiro;
– Tempo della pressione;
– Tempo dell’anticipo;
– Tempo dell’intercettamento;
– Tempo dell’elastico individuale.
Sul piano intersoggettivo:
– Tempo dell’incrocio;
– Tempo dell’ esca;
– Tempo della sovrapposizione;
– Tempo del raddoppio;- Tempo dello scambio della marcatura;
– Tempo del pressing;
– Tempo della diagonale;
– Tempo della piramide;
– Tempo dell’elastico;
– Tempo del fuorigioco.
Ma siccome queste sono “ temporalità “ fortemente interrelate tra di loro, il campo di indagine non può non essere sistemico.
Infatti, se vogliamo prendere in esame la relazione che intercorre tra passaggio, smarcamento e ricezione, non possiamo non considerare la presa di posizione, la pressione individuale, l’anticipo e la marcatura.
Sul piano intersoggettivo , invece, la riflessione diventa ancora più complessa perché nelle varie e diverse configurazioni di gioco è molto alta la probabilità che emergano situazioni impreviste.
Infatti, chi attacca lo fa occupando tutti gli spazi ( scaglionamento offensivo), fa muovere in maniera coordinata i propri giocatori ( mobilità), vuole raggiungere il più velocemente possibile la porta avversaria ( penetrazione), se non è possibile, gioca in ampiezza, se vede che tutto ciò non basta, ricorre alla sorpresa ( imprevedibilità).
Di contro, chi difende, ricorre a:
Lo scaglionamento difensivo ( tutti i giocatori assumono la corretta presa di posizione), azione ritardatrice ( pressing/ densità), equilibrio ( superiorità numerica in zona palla), concentrazione nell’imbuto difensivo, al controllo e alla cautela .
NUOVO PARADIGMA: Non direttivo, antiautoritario, maieutico
ORIENTAMENTI METODOLOGICI
– Interazione (tutti gli aspetti della prestazione individuale e di squadra e del processo)
– Emergenza (là e allora, qui ed ora, lì e poi)
– Specificità (realtà del gioco)
– Sfondo integratore (ambiente formativo: dimensioni spazio, numero giocatori e delle squadre, attività del/degli avversari, numero tocchi, tema tattico)
– Ricorsività ( ripetere nella variabilità)
– Reciprocità : Per definizione, la reciprocità dei fenomeni è un concetto relazionale.
Presa in senso molto generale, la reciprocità si riferisce a uno stato o una relazione che implica un’azione o un’influenza reciproca. È l’atto di due entità che interagiscono e mantengono scambi reciproci che servono come fondamento della loro relazione.
– Eterarchia ( decisori distribuiti, diffusi e partecipati)
– Facilitazione (livelli di complessità);
– Continuità- Flessibilità.
Ne deriva che il lavoro della formazione e dell’insegnamento calcistico deve tendere ad unificare, non a disperdere; esso deve costantemente sforzarsi di assicurare e nutrire l’unitaria complessità della logica del gioco, così come circa la complessità della prestazione del calciatore e delle squadre alla continua ricerca di saper giocare con il tempo nello spazio
AGIRE: Percepire, scegliere, decidere, in corsa d’azione rispetto al contesto e al compito
Pertanto, tutte le proposte:
– Devono essere generatrici di competenze.
– Devono presentare difficoltà crescenti, a complessità variabile.
– Devono essere significative
– Devono stimolare a prendere decisioni in autonomia: porre problemi non soluzioni
– Devono sollecitare al massimo la catena Percezione – Decisione- Azione,
– Devono essere realistiche, costruttrici di esperienze autentiche.
– Devono sollecitare in maniera ricorsiva la cognizione incarnata, favorendo così autoefficacia e autostima. .
– Devono presentare sempre elementi di incertezza.
– Devono tenere sempre in conto la logica del gioco, inserire sempre porte che abituino il giocatore alla dinamica e spesso incerta reversibilità della disponibilità della palla

Coopetizione: il nuovo paradigma linguistico e operativo per gli sport di invasioneOltre la dicotomia cooperazione-competizione nell’approccio fenomenologico-enattivo
«Negli sport di invasione cooperazione e competizione non si escludono: si co-generano.
Coopetizione è la parola che racconta questa verità.»
Il linguaggio non è un semplice rivestimento della realtà, ma una sua co-costruzione.
L’approccio fenomenologico-enattivo introduce il termine ‘coopetizione’, crasi tra cooperazione e competizione. Non è un vezzo linguistico, ma una necessità per descrivere la natura ibrida e circolare del gioco, dove l’uno e l’altro non sono opposti, bensì intrecciati e co-costitutivi.
- Perché il linguaggio conta
Ogni paradigma si distingue anche per il linguaggio che introduce. La fenomenologia ci ha insegnato che il modo in cui nominiamo i fenomeni ne orienta la comprensione.
‘Coopetizione’ diventa una parola-chiave capace di rinnovare la nostra lettura degli sport di invasione.
2) Coopetizione: oltre l’opposizione duale
Gli sport di invasione non si riducono né alla pura cooperazione né alla pura competizione.
Sono intreccio costante: la qualità della mia cooperazione dipende dal livello di competizione con l’avversario. ‘Coopetizione’ fotografa questa dialettica come co-presenza permanente.
3) Necessità, non semplice neologismo
‘Coopetizione’ è necessaria per tre motivi:
• Concettuale: pensare il gioco senza dualismi.
• Metodologico: progettare allenamenti dove cooperazione e competizione si intrecciano.
• Educativo: insegnare ai giovani che l’altro non è mai solo avversario o solo alleato.
4)Applicazioni pratiche nel calcio
La coopetizione si manifesta in molteplici forme:
• nella pressione collettiva;
• nelle transizioni non lineari della disponibilità della palla;
• nelle micro-intese tattiche;
• negli allenamenti, dove la competizione con i compagni alimenta la cooperazione in partita.
Box pratico — Suggerimento per allenatori
Proponi giochi enattivi dove gli obiettivi premiano contemporaneamente la collaborazione con i compagni e la competizione con gli avversari. Ad esempio: 4v4+3 jolly, punto solo se sirecupera palla e si conclude entro 6 secondi. Così cooperazione interna e competizione esterna si intrecciano in un’unica esperienza.
Quindi, ‘Coopetizione’ non è solo un termine nuovo: è un modo nuovo di guardare e vivere gli sport di invasione. È la chiave linguistica e metodologica per riconoscere che l’essenza del gioco nasce dalla tensione viva tra cooperare e competere.
«È dalla coopetizione che nasce la bellezza e la verità del calcio.»











Una risposta
Finchè non si riuscirà a fornire spunti in tempi e modi corretti, ma si cadrà nel prescrittivo prima e durante (per poi farsi confondere dagli avvenimenti) sarà difficile attuare un valido e duraturo cambio di paradigma.
La chiave, ad oggi quasi utopica, da quel che ho modo di osservare, sta proprio qui; immagino, preparo buchi nei quali fuoriusciranno determinati comportamenti, affianco i calciatori nel percorso di ricerca soluzioni, avendo anche la bravura di mordermi la lingua (!) se necessario.
Dovremmo essere causa di dubbio, non fornitori di soluzioni.
Quelle spettano a chi pratica, ma si possono trovare (e interiorizzare) solo esprimendo se stessi al massimo, e per fare questo è necessario instillare FIDUCIA.
COMPETENZA -> FIDUCIA
FIDUCIA —> GIOCO CALCIO