Nel panorama calcistico brasiliano raramente un allenatore genera così tanto clamore alla sua prima esperienza in panchina. Ma Davide Ancelotti, figlio del leggendario Carlo, non è un tecnico qualunque: porta sulle spalle un cognome che pesa quanto un trofeo, e ha scelto il Botafogo, una delle piazze più passionali e complicate del Brasile, per iniziare la sua carriera da allenatore in solitaria.
Dopo anni vissuti nell’ombra del padre – prima al Bayern, poi al Real Madrid, Everton e Napoli – il salto è stato netto: una sfida in Sudamerica, in un campionato feroce, dove il margine d’errore è minimo e le aspettative massime.
Il bilancio, però, è tutt’altro che lineare: dalle prime buone impressioni alle eliminazioni cocenti in Libertadores e Copa do Brasil, passando per risultati altalenanti e paragoni ingombranti, la traiettoria dell’allenatore italiano è finita rapidamente sotto la lente d’ingrandimento.
Ma cosa sta davvero succedendo al Botafogo? E che futuro può avere Davide Ancelotti in una piazza così esigente?
Un inizio incoraggiante
La prima vera esperienza con responsabilità totale di Davide Ancelotti sulla panchina del Botafogo era iniziata in maniera incoraggiante. Arrivato come quarto allenatore stagionale dopo gli esoneri di Carlos Leiria e Renato Paiva (allontanato dopo l’eliminazione agli ottavi al Mondiale per Club) e la parentesi ad interim di Cláudio Caçapa, aveva iniziato l’avventura con 3 vittorie nelle prime 5 partite e soltanto un gol subito.
Poi qualche sconfitta era arrivata, ma il club di Rio era riuscito a risalire dall’8° al 4° posto, riavvicinandosi alle posizioni di vertice del Brasileirão Betano (vinto dal Botafogo nel 2024).
Crisi in Libertadores
Ma la stagione prende una brutta piega ad agosto. Tra il 18 e il 22, Botafogo incassa due KO che pesano moltissimo: prima la sconfitta in campionato contro il Palmeiras, poi l’eliminazione in Copa Libertadores contro la LDU Quito – dopo aver vinto 1-0 all’andata, perde 0‑2 in casa della squadra ecuadoriana, a quasi 3.000 metri d’altitudine.
Davide riconosce gli errori, chiede tempo, ma la delusione nei media e in una parte dei tifosi cresce in fretta.
Addio anche alla Copa do Brasil
Non c’è tregua: meno di un mese dopo la disfatta in Libertadores e dopo essersi parzialmente rifatto con 2 vittorie su 2 nel Brasileirão arriva anche l’eliminazione dalla Copa do Brasil ai quarti di finale. Nel giro di 20 giorni 2 eliminazioni da competizioni sempre molto considerate in Brasile: non la migliore delle situazioni da vivere.
Sotto l’ombra del padre
I paragoni con Carlo Ancelotti aumentano, inevitabili per chi porta quel cognome. Dopo la sconfitta per 1‑0 contro il São Paulo e una vetta della classifica ormai distante (14 punti), la partita contro il Mirassol diventa il momento esplosivo: in vantaggio 3‑0, il Botafogo crolla e subisce tre gol nei primi 16 minuti della ripresa.
Al triplice fischio esplode la contestazione: fischi assordanti dagli spalti e cori come “Fora, Ancelotti”, mentre sui social fioccano commenti ironici e feroci – alcuni, con becera ironia, arrivano persino a chiedere un “test del DNA” per verificare il legame con l’illustre genitore.
Una vittoria nel mezzo della tempesta
Quando sembrava tutto perduto, il Botafogo conquista un successo importante: 1‑0 contro l’Atlético Mineiro nonostante l’inferiorità numerica per oltre 45 minuti. Non è un trionfo netto, ma è sufficiente per calmare un po’ le acque e rinviare l’inevitabile resa dei conti.
Poi però un altro passo falso: il pareggio per 1‑1 contro il Grêmio, con il gol subito all’ultimo istante su rigore che riaccende critiche e dubbi sull’effettiva solidità del progetto.
Decisione fissata per dicembre
Secondo fonti brasiliane, il club non ha intenzione di cambiare allenatore prima della fine della stagione. John Textor, proprietario del Botafogo ma anche di Lione e RWDM Brussels (ed ex Crystal Palace), valuterà il lavoro di Ancelotti a dicembre: con il 1º posto sempre più lontano, l’obiettivo minimo sembra essere la qualificazione diretta alla prossima Copa Libertadores. Traduzione: chiusura nelle top 4. Se non sarà così, il contratto fino al 2026 dell’allenatore italiano potrebbe essere risolto anticipatamente, con un ritorno nello staff tecnico di papà Carlo nella Nazionale brasiliana.
Voci dalla curva
Nel frattempo, i tifosi del Botafogo non lesinano opinioni. Su social media e radio locali, molti esprimono frustrazione per alcune scelte tattiche dell’allenatore: viene criticata l’eccessiva prudenza, la gestione dei cambi e l’apparente incapacità di reagire ai momenti difficili.
Secondo quanto riportato dal Correio Braziliense, i supporter chiedono “più coraggio e personalità” da parte del giovane tecnico. Alcuni lamentano un calo di intensità dopo i primi buoni segnali, altri denunciano la mancanza di identità di gioco.
Non manca però chi lo difende: c’è chi vede nelle prestazioni della squadra elementi positivi, sottolinea gli errori individuali più che quelli tattici, e ricorda che il fardello del cognome Ancelotti rende ogni inciampo doppio.
Forza Davide!

BIO: Federico Locarno, 20 anni, è uno studente di Management dello Sport con una grande passione per il calcio. Scrive articoli circa da due mesi e si dedica con entusiasmo e curiosità ad esplorare e analizzare il mondo del calcio, sia quello attuale che quello passato. Condividendo quotidianamente i suoi pensieri e approfondimenti sul calcio tramite Instagram e LinkedIn.
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2 risposte
Bell’articolo Federico, complimenti! È fuor di dubbio che per il giovane Davide essendo un figlio d’arte la strada, a seconda del suo rendimento nel Botafogo, possa in breve tramutarsi da una tranquilla tappa di pianura alla complicata ascesa di un insidioso Mortirolo, ma dietro le quinte ci saranno sicuramente i saggi consigli del buon papà Carlo a placare la focosa anomosita’ del tifo brasiliano.
Buona giornata.
Massimo 48
Sempre molto preciso nei commenti! Bravo ciao